#13 Diario Europeo: Populismo, euroscetticismo, sovranismo

A cura del Centro Studi di Acmos
Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi ha ratificato la crisi in cui versano le categorie politiche classiche (e quindi dei partiti tradizionali), a cominciare dalla coppia “sinistra/destra”.

 

I due contendenti, Macron e Le Pen, sembrano piuttosto disporsi sull’asse “mondialismo (o globalismo) / patriottismo (o sovranismo)” e su quello “europeismo/euroscetticismo”.

L’altra categoria oggi in gran voga, quella di “populismo”, è senz’altro associabile alla Le Pen, ma per alcuni versi potrebbe attagliarsi bene anche a Macron.

 

Tutte queste nuove (relativamente) categorie politiche offrono elementi per cercare di comprendere il sentimento ostile all’Unione europea che va diffondendosi nel nostro continente.

I movimenti antieuropeisti vengono spesso genericamente indicati come “euroscettici” e/o “populisti”. Come è stato osservato, va comunque rilevata la differenza tra questi due orientamenti presenti in quei movimenti (talora più di accenti che di sostanza; tanto è vero che spesso è difficile distinguerli): possiamo dire che gli euroscettici protestano contro gli organismi sovranazionali come la Ue con le sue istituzioni, che hanno indebolito le sovranità nazionali; i populisti protestano contro le élites politiche o economiche nazionali. Infatti il populismo ha sostituito alla contrapposizione “destra/sinistra” quella “alto/basso”, “élite/popolo”: l’élite persegue obiettivi particolaristici (i suoi) ed è anche sinonimo di corruzione; il popolo, idealizzato, è un soggetto portatore e difensore di interessi comuni e di valori positivi. Il populismo contemporaneo conserva un tratto caratteristico di quello classico, come la centralità del ruolo del “nuovo” leader carismatico contrapposto alla “vecchia” classe politica, ma se ne distacca, almeno in alcuni Paesi europei, per il giudizio che dà della democrazia, in particolare diretta: invece di diffidarne, esaltando per contro il rapporto diretto tra capo e popolo, la rivendica proprio in funzione antioligarchica. Questa novità lo rende particolarmente insidioso e più difficile da combattere perché assume forme “democratiche”. Questa pericolosità vale naturalmente soprattutto per i populismi che potremmo definire “di destra” (recuperando la categoria tradizionale); per quelli “di sinistra”, come Podemos in Spagna, il richiamo alle forme democratiche risulta essere invece più sincero.

Con il termine “euroscetticismo” ci si riferisce di solito ad uno spettro di posizioni diverse: si va da chi rifiuta in toto l’idea di un’integrazione europea a chi ne accetta una di natura economica (la Ue come area di libero scambio) ma senza una moneta unica, a chi accetta anche la realtà di un’eurozona ma sempre senza un’integrazione di tipo politico.
Tutte queste forme di euroscetticismo partono da una comune radice di nazionalismo più o meno accentuato. Siamo di fronte ad un “neonazionalismo” che presenta, come già detto per il populismo, una differenza insidiosa rispetto al nazionalismo otto-novecentesco. Mentre quest’ultimo attaccava la democrazia come forma politica che introduceva divisioni nel corpo della nazione, contrapposizioni di valori ed interessi che minavano la coesione nazionale, l’attuale nazionalismo si presenta sotto le spoglie di un “sovranismo” che rivendica, oltre alla sovranità nazionale anche la sovranità popolare, annullata, ad esempio, dalle istituzioni sovranazionali prive di una piena legittimazione democratica: una sorta di “nazionalismo democratico” che vuole restituire ai cittadini il loro diritto di “scelta”.

Le elezioni francesi ci hanno offerto due varianti del sovranismo, quello “sociale” (Mélenchon) e quello “identitario” (Le Pen). Il primo mette l’accento su una condizione sociale, in particolare quella dei ceti popolari, minacciata dalla Ue che impone una politica di austerità e provoca i tagli ai servizi del Welfare. Il secondo, pur richiamandosi anch’esso alla difesa dei ceti popolari, insiste particolarmente sulle minacce all’”identità” francese (ma questo vale per tutti i “sovranismi identitari”, si pensi all’Ungheria di Orban): gli avversari sono l’immigrazione, l’islamizzazione, e naturalmente la Ue.

Le ragioni della diffusione del sentire tipico del populismo, dell’euroscetticismo e del sovranismo sono molteplici. Senz’altro, se guardiamo agli ultimi anni, a partire cioè dalla crisi del 2008, l’incapacità della Ue ad affrontare la crisi ha costituito la migliore benzina per il motore di quei movimenti (per non parlare poi delle politiche adottate, che in molti casi hanno addirittura aggravato la crisi). Questo rimanda ad una questione che ha radici più lontane: la Ue avrebbe dovuto difenderci dagli effetti nefasti della globalizzazione; a molti sembra invece il cavallo di Troia della globalizzazione. La Ue è l’unico argine allo strapotere dei mercati, ma in quanto costruita su un modello neoliberista non risulta credibile agli occhi di molti europei.

Guardando ancora più indietro, di fronte al fisiologico indebolirsi del ricordo della guerra non si è saputo formare una solida coscienza storica dei motivi che hanno condotto alla costruzione dell’Europa e dei valori che l’hanno originariamente ispirata. E questo ci conduce ad un’altra insufficienza: la mancata creazione di un “popolo europeo”, di un’opinione pubblica europea. Non esistono media, sindacati, partiti “europei” (i partiti presenti nel parlamento europeo, ad esempio, sono solo una rete di partiti nazionali): lo sforzo è stato concentrato nella creazione delle istituzioni e ci si è dimenticati di formare un popolo “europeo”.

Il nostro compito deve consistere, oltre che nell’interagire con le istituzioni europee, nel provare, con le nostre forze, a diffondere tra i giovani le ragioni storiche e valoriali dell’integrazione europea e a formare una vera “cittadinanza europea”.

 

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 #2- Brexit e profughi

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#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

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