# 8 Diario Europeo – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

A cura del Centro Studi di Acmos

 

Il Meridiano d’Europa di quest’anno ci ha aiutati a migliorare la nostra conoscenza di un Paese come l’Ungheria che è attualmente una “frontiera” della Ue. E sappiamo come interpreta questo ruolo: la motivazione ufficiale della scelta di costruire il muro di 175 km al confine con la Serbia è che solo proteggendo la frontiera esterna della Ue si può mantenere la libera circolazione delle persone nell’area Schengen. Dunque dovremmo, in qualche modo, essere “grati” (sic) all’Ungheria che, svolgendo questa funzione di gendarme, garantisce a tutti noi una fondamentale libertà quale è quella di muoversi senza impedimenti all’interno dell’Unione.

 

L’orientamento assunto dall’Ungheria di fronte alla questione dei rifugiati e più in generale rispetto ai migranti, e soprattutto i toni usati dal primo ministro Orban, rimandano ad una tappa importante dell’integrazione europea, quale il cosiddetto “allargamento a Est” del 2004, che ha visto l’ingresso di alcuni Paesi ex socialisti (Ungheria, Polonia, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca e Slovenia).

 

La storia di questi Paesi e le motivazioni che li hanno spinti ad aderire all’Unione erano diverse dalla storia e dalle motivazioni dei Paesi fondatori, anche se già questi ultimi non potevano dirsi in tutto e per tutto eredi del Manifesto di Ventotene: la crisi dei migranti ha fatto esplodere le contraddizioni.

 

Prendendo spunto da queste contraddizioni vale la pena di interrogarsi sulla storia dell’integrazione europea affrontando la lettura di testi che riflettono criticamente su di essa.

Un paio di mesi fa è stato pubblicato dalla Manifestolibri il testo di Luciana Castellina Manuale antiretorico dell’Unione europea, dal sottotitolo Da dove viene (e dove va) quest’Europa.

L’autrice è stata tra i fondatori dell’esperienza politica e giornalistica de Il Manifesto e in particolare è stata parlamentare europea per più legislature.

 

In questo testo ripropone un suo scritto del 2007 pubblicato in occasione dell’anniversario della firma del Trattato di Roma del 1957, in cui presenta, prima, una storia delle nuove istituzioni europee e, poi, una rassegna su “Le sinistre e l’integrazione europea”. A questo vecchio libro viene premesso un nuovo saggio intitolato “2007-2015. Il tempo dell’emergenza”, che integra la storia delle vicende europee ripartendo dal 2007, anno in cui si fermava la precedente trattazione.

 

Ciò che ha spinto la Castellina a scrivere è che la storia dell’integrazione europea è stata narrata “con tale agiografica esaltazione, da coprire con un velo pietoso la sua vera storia”. Questa affermazione spiega la scelta di quella espressione “Manuale antiretorico” che dà il titolo al volume. Per fare un solo esempio, l’autrice sostiene che quasi nessuno si accorse, nel 1957, della nascita della CEE: basta consultare i giornali dell’epoca e le memorie scritte dai protagonisti politici di quel tempo; per non parlare dei federalisti europei che la definirono un “mostricciattolo” e di Altiero Spinelli che la disconobbe pubblicamente.

Alla narrazione “retorica” la Castellina contrappone una lettura “critica”: in questo articolo isoliamo alcune delle tesi che costituiscono lo scheletro del suo ragionamento.

 

Da sempre due interpretazioni si confrontano sull’origine della Comunità europea: per alcuni nasce come creatura statunitense negli anni della guerra fredda (e già il piano Marshall ne è in qualche modo l’anticipazione), per altri nasce dall’intento degli europei di avere un peso maggiore nei confronti degli Usa. La Castellina sembra propendere per la prima pur riconoscendo la complessità della questione: dagli accordi di Bretton Woods  (che gettano le basi del sistema di relazioni monetarie internazionali), in cui gli Usa cercano di imporre una politica liberista che sarà incorporata nei Trattati europei, alla creazione della Ceca (Comunità europea dell’acciaio e del carbone) volta a recuperare il potenziale bellico della Germania in funzione antisovietica, la regia è nelle mani del gigante atlantico. Oggi, tramontato il pericolo sovietico, l’impronta americana sull’Unione europea si può vedere, per la Castellina, proprio nelle scelte attuali dell’Unione che tendono a costituzionalizzare il neoliberismo, cioè il principio dell’economia di mercato e della libera concorrenza. Nei Trattati europei si abbandonano i principi dello Stato sociale presenti nelle costituzioni europee: si abbandona così la tradizione europea per il modello Usa che disconosce i diritti sociali.

 

Negli ultimi 10 anni, inoltre, la Ue ha accelerato il suo cammino verso un modello istituzionale post-parlamentare e post-democratico. Sono stati creati nuovi organismi e meccanismi amministrativi privi di legittimazione democratica: ne è un esempio la cosiddetta “Troika” (composta da un rappresentante della Commissione europea, uno del Fondo monetario internazionale, uno della Banca centrale europea) che prende importanti decisioni in ambito economico e di cui il Parlamento europeo ha invano cercato di dimostrare l’illegittimità istituzionale. Persino il Tribunale costituzionale  federale tedesco ha sostenuto la non democraticità delle decisioni del Consiglio Europeo dei Ministri perché in esso siedono solo gli esecutivi, cioè i rappresentanti della maggioranza e non dell’opposizione (non vi è la dialettica prevista dai regimi parlamentari), concludendo che la Germania non può accettare un eccessivo trasferimento di sovranità alle istituzioni della Ue in quanto questa non è dotata di un sufficiente grado di democraticità. La conseguenza, per la Corte tedesca, è che, allo stato attuale, sono i parlamenti nazionali che devono avere l’ultima parola sulle decisioni assunte a Bruxelles in sede intergovernativa.

 

Il deficit democratico dell’Unione fa tutt’uno con l’assenza di un “popolo europeo”. L’impegno è stato finora concentrato sulla costruzione delle istituzioni europee e non della “società europea”: mancano corpi intermedi (associazioni, partiti, sindacati, media) in cui il popolo si esprima e attraverso cui si formi un’opinione pubblica europea (pensiamo ai partiti che sono solo una rete di partiti nazionali, all’assenza di un comune sistema radiotelevisivo). Una vera cittadinanza europea può esistere solo sulla base del senso di appartenenza ad una comunità: tale senso di appartenenza non potrà essere esclusivo perché esiste, potente, il senso di appartenenza nazionale ma deve comunque avere un connotato forte che impedisca che quello nazionale prenda il sopravvento risultando l’unico a contare (come purtroppo sperimentiamo in questi anni di crisi). Senza “cittadini europei” può risultare vano anche rafforzare i poteri del Parlamento di Strasburgo.

 

Ciò che manca è l’individuazione chiara, e la valorizzazione, di ciò che è specificamente europeo: per la Castellina lo è la storia dell’Europa come “traduttrice di valori” contro le identità rigide; lo è il Welfare e la resistenza a ridurre ogni dimensione umana alle priorità dell’economia. L’esempio paradigmatico di ciò che è Europa possiamo rintracciarlo nella sua gastronomia: “Sebbene in ognuno dei suoi Paesi, e anche in ogni sua regione, i cibi siano diversissimi, in tutti c’è un analogo gusto per la diversità, in tutti il mangiare non è solo nutrizione ma occasione sociale, e attorno al cibo si scandiscono gli eventi della vita. La mcdonaldizzazione stenta ad affermarsi, sebbene produrre mille formaggi anziché uno sia assolutamente antieconomico. La totale riduzione degli alimenti a merce, insomma, non è stata ancora possibile. Così come la competizione non è riuscita ad essere la sola regola che governa la società”.

 

Crediamo che un’iniziativa come il Meridiano d’Europa vada proprio nella direzione auspicata dalla Castellina: lavorare, attraverso l’educazione alla cittadinanza europea, alla creazione di un “popolo europeo”, di una “società europea” al cui interno possa nascere un movimento transnazionale di cittadini che operi per il rinnovamento in senso democratico delle istituzioni europee.

 

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

22/06/2016
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