#12 Diario Europeo: L’unione a più velocità

A cura del Centro Studi di Acmos
Fino a qualche tempo fa il 2017 aveva tutte le carte in regola per essere una “celebrazione” dell’Unione europea. Nei suoi primi tre mesi si concentravano tre anniversari: il primo gennaio l’euro compiva quindici anni di vita, il 7 febbraio cadeva il venticinquesimo compleanno del Trattato di Maastricht, il 25 marzo si celebravano addirittura i sessant’anni dei Trattati di Roma.

 

Il 2017 è arrivato, ma chi crede nella Ue non è propriamente nelle condizioni migliori per festeggiare. L’Unione è assediata dall’esterno e insidiata dall’interno: la strana alleanza Trump-Putin tenta di disarticolarla (per entrambi è più conveniente trattare con i singoli Stati che con la “potenza” europea), i movimenti e i partiti nazionalisti e populisti (per non parlare della Brexit) minano la sua coesione interna.

 

In questo clima, all’inizio di febbraio si è avuta, a seguito di un promemoria presentato dai Paesi del Benelux e già orientato in questo senso, la dichiarazione della cancelliera Merkel relativa alla necessità di prevedere “un’Europa a più velocità” e di inserire questo principio nel documento che concluderà il vertice del 25 marzo, in occasione della celebrazione dell’anniversario della firma dei trattati di Roma.

 

Sulla stampa italiana i commentatori si sono subito chiesti quale potesse essere il significato di questa dichiarazione, visto che un’Europa a differenti velocità è già contemplata dalle “cooperazioni rafforzate” e si è spesso parlato di “Europa a geometria variabile”. Infatti non tutti i Paesi dell’Unione aderiscono all’euro o fanno parte dell’area Schengen.

 

Ciò su cui tutti hanno concordato è che si tratta comunque di una notevole novità perché non si è semplicemente di fronte ad una presa d’atto di un dato di fatto ma si tratta ora di dare a questa realtà una ratifica formale.

Per i critici più radicali della Ue si è in presenza della dichiarazione ufficiale del fallimento del processo di integrazione; gli avversari dell’unione monetaria hanno gioito immaginando che la Merkel intendesse riferirsi all’area euro, alludendo alla necessità di creare due club con due diversi euro, uno più forte ed uno più debole, riprendendo così un’idea del suo ministro della Finanze Schauble; dopo pochi giorni, in un incontro con Draghi, la Merkel ha smentito questa interpretazione. Un’altra smentita proveniente da Berlino ha riguardato l’espressione “Europa a due velocità” (col sottinteso di un gruppo di Stati di serie A ed uno di serie B) mai usata dalla Merkel: l’espressione più corretta sarebbe ancora quella di “Europa a geometria variabile”.

 

Gli europeisti hanno tutti accolto con favore l’iniziativa della Merkel, giudicandola un primo passo verso l’uscita dall’immobilismo politico che ha contraddistinto gli ultimi anni della vita europea e soprattutto una reazione alla sfida lanciata dagli avversari esterni (Trump-Putin) ed interni (nazionalismi vari). Ciò non toglie che anche alcuni europeisti abbiano preteso alcune garanzie; è importante che l’Europa, per usare le parole di Romano Prodi “non diventi un’Europa di prima e di seconda classe; soprattutto non un’Europa in cui i passeggeri della prima classe decidono chi deve stare in seconda. E’ essenziale che tutti abbiano l’obiettivo di un’integrazione sempre più forte”.

 

Ma è proprio quest’ultimo il punto che lascia più dubbi: i paesi che attualmente compongono la Ue condividono la stessa direzione di marcia e si tratterà solo di determinare le diverse velocità e geometrie o le direzioni di marcia sono diverse? In realtà se guardiamo ai Paesi dell’Est vediamo che essi puntano ad un’integrazione esclusivamente economica e finora hanno fatto di tutto per impedire quell’integrazione politica che sembra essere l’obiettivo di un altro gruppo di Stati.

Un altro dubbio è costituito dai possibili esiti dell’iniziativa della Merkel: si rivelerà una scelta realistica per controllare le spinte centrifughe o sarà l’anticamera della frammentazione?

È possibile che già nei giorni successivi al 25 marzo si possa avere qualche prima abbozzata indicazione sulla natura e sugli sviluppi futuri della proposta della Merkel. Ma intanto il 15 marzo ci saranno le elezioni in Olanda, e poi tra aprile e maggio le presidenziali in Francia e a settembre le politiche in Germania…

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

06/03/2017
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