15# Diario Europeo: il dicembre 2017 dell’UE

A cura del Centro Studi Streben

 

Il 2017 “europeo” si è chiuso con tre eventi, nel mese di dicembre, di particolare rilievo: il 6 la Commissione ha reso pubblico un progetto per “completare l’unione monetaria ed economica”, l’8 vi è stato l’accordo che ha chiuso la prima fase della Brexit, nei giorni 14-15 si è riunito l’ultimo Consiglio europeo dell’anno.

A parte la questione “Brexit”, nelle altre occasioni la situazione è di stallo. Lo sblocco è legato alla formazione del governo in Germania e poi al futuro ed ipotetico progetto Macron-Merkel di riforma dell’Unione. Anche le elezioni in Italia potrebbero avere una certa importanza.

Le “Proposte per il completamento dell’unione monetaria ed economica” avanzate dalla Commissione contengono cinque progetti, di cui i tre più importanti sono: 1) la trasformazione del Fondo salva-Stati (European Stability Mechanism) in un Fondo monetario europeo (Fme); 2) l’inserimento del Fiscal Compact nel Trattato di Lisbona; 3) la creazione di un ministro europeo dell’Economia e delle Finanze.

1) Il Fondo salva-Stati era nato nel 2010 (e rinnovato nel 2012) a seguito della crisi del 2008 per aiutare finanziariamente gli Stati membri della Ue in difficoltà economica e garantire quindi la stabilità finanziaria della zona euro. Era stato istituito attraverso un trattato intergovernativo ed ora la proposta della Commissione è di trasformarlo in un Fondo monetario europeo sul modello del Fondo monetario internazionale (Fmi), inserendolo a pieno titolo nel Trattato di Lisbona e facendone quindi una vera istituzione comunitaria della Ue.

Il progetto originario di questa trasformazione è di marca tedesca, tanto è vero che la Germania vorrebbe che, oltre alla sua funzione originaria, venisse assegnato a questa istituzione anche il controllo dei bilanci nazionali; la Commissione vuole invece continuare a riservare a se stessa tale compito.

I falchi tedeschi infatti intendono espropriare la Commissione delle competenze sui controlli dei bilanci per affidarli a quest’organo “tecnico” che applichi in modo rigoroso e non “politico” le regole (che non conceda cioè spazi di flessibilità ai Paesi che non le rispettano in toto).

2) Il Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, più noto come Fiscal Compact (“Patto di bilancio”) è un accordo approvato da 25 paesi della Ue nel 2012 e prevede regole per l’equilibrio di bilancio; in particolare prevede che ogni Stato debba perseguire il pareggio di bilancio (introducendolo nella propria legislazione, costituzionale o ordinaria), che il deficit non debba superare una certa soglia rispetto al Pil e che ci si impegni a ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil.

La proposta della Commissione prevede che il Fiscal Compact, attualmente frutto di un accordo intergovernativo, venga inserito nel Trattato di Lisbona e divenga parte della legislazione comunitaria; il cambiamento è di rilievo perché va ricordato che tale trattato è il “responsabile” della politica di austerità economica che viene imposta all’Unione: esso limita la spesa pubblica e quindi minaccia indirettamente lo Stato sociale. A parte alcuni Stati (il Regno Unito, la Croazia e la Repubblica ceca) che non lo hanno sottoscritto, lo stesso parlamento europeo lo ha avversato (seppure, in quanto trattato intergovernativo, non ha avuto la possibilità di bocciarlo).

3) Infine la Commissione propone l’istituzione di un ministro europeo dell’Economia e delle Finanze. Tale ministro dovrebbe diventare il vice-presidente della Commissione, approvato dal Parlamento europeo, e contemporaneamente diventare il presidente dei ministri finanziari dell’Eurogruppo (i ministri finanziari dei Paesi della zona Euro); il suo compito dovrebbe essere quello di vigilare sulle finanze pubbliche e promuovere le riforme.

Alcuni commentatori si chiedono che senso potrebbe avere un tale ministro privo di autonome e consistenti finanze europee e se i 19 ministri delle finanze dei Paesi Euro saranno disposti a farsi guidare da un commissario europeo.

Quanto alla chiusura della prima fase della Brexit, si è raggiunto un compromesso tra Ue e governo britannico che, secondo quasi tutti gli osservatori, ha soddisfatto più la prima del secondo: addirittura alcuni hanno parlato di “umiliazione” e di “resa incondizionata” del Regno Unito, mentre non è mancata qualche voce critica che ha sottolineato il permanere di molte incertezze.

Sono stati definiti gli impegni finanziari di Londra verso Bruxelles e la tutela dei diritti dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito; resta incerta la questione dei rapporti tra la Repubblica d’Irlanda e l’Ulster (Irlanda del Nord). Finora, appartenendo sia l’Ulster che l’Irlanda alla Ue, non vi erano posti di frontiera e controlli al confine. Ma se il Regno unito deciderà di uscire dall’unione doganale rinascerà un vero confine tra i due Stati, mettendo in crisi gli accordi di pace del venerdì santo del 1998. Nel comunicato diffuso dalla Commissione Ue dopo l’incontro Juncker-May si legge solo che il Regno unito si è impegnato a “evitare che sia eretta una frontiera fisica” tra Irlanda e Ulster, ma la questione resta spinosa.

Infine, l’ultimo Consiglio europeo dell’anno (14-15 dicembre) ha discusso tre questioni: la politica dell’immigrazione, la politica di difesa e la riforma della governance dell’eurozona.

Sulla questione dell’immigrazione non si sono fatti passi avanti: né sulla riforma della convenzione di Dublino né sulle quote obbligatorie per la ricollocazione dei migranti (scontata l’opposizione del gruppo di Visegrad ed ora anche dell’Austria; ma persino il presidente del Consiglio europeo Tusk si è dimostrato critico).

La riforma della governance dell’eurozona è ancora ostacolata dalle divisioni sull’unione bancaria: da una parte i Paesi che vogliono introdurre subito la garanzia comune dei depositi bancari e dall’altra i Paesi (nordici, con in testa la Germania) che pretendono che prima si riducano i debiti sovrani presenti nei bilanci delle banche. Altro motivo di tensione è, come si è detto parlando delle proposte della Commissione, il nuovo Fondo monetario europeo (ex Fondo salva-Stati).

Sulla politica di difesa si è scelto di andare verso una cooperazione rafforzata sia militare che industriale. E’ forse l’unica voce su cui si è fatto un passo avanti, anche grazie alla Brexit, che ha reso ormai vana la tradizionale opposizione britannica alla difesa comune europea.

Il Consiglio europeo si è chiuso con conferenza stampa congiunta di Macron e Merkel in cui essi hanno auspicato, per la riforma dell’unione economica e monetaria, un accordo al vertice europeo di marzo, dopo la formazione del nuovo governo tedesco.

Dal primo gennaio ’18 sarà la Bulgaria (subentrando all’Estonia) a presiedere la Ue: è la prima volta nella storia dell’Unione; nel secondo semestre toccherà all’Austria.

Ma gli occhi di tutti saranno puntati sul Consiglio europeo del marzo 2018 in cui il tandem franco-tedesco dovrà scoprire le sue carte ed indicare quale sia il suo progetto per il rilancio dell’Europa.

 

 

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

#12 – L’unione a più velocità

#13 – Populismo, euroscetticismo, sovranismo

#14 – Il populismo 2.0 in Europa

 

17/01/2018
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