Libri

Cittadini si diventa

a cura del Centro Studi di Acmos

Cittadini si diventa è la narrazione del metodo pedagogico che Acmos propone per educare alla cittadinanza, attraverso l’analisi del suo dispositivo educativo principale: il Gruppo di Educazione alla Cittadinanza.

A partire dalle parole di alcuni pensatori e educatori che con le loro parole, le loro idee e le loro azioni hanno contribuito a definire nei contenuti e nei metodi la nostra educazione alla cittadinanza, si propone una riflessione sull’importanza rivestita dalla formazione permanente di cittadini che, giovani e adulti, devono abituarsi a partecipare alla vita sociale e civile.

Uno snodo importante del nostro ragionamento è quello relativo ai soggetti e agli ambienti dell’educazione: anche se l’educazione alla cittadinanza deve avvenire anzitutto in un contesto scolastico, tuttavia la scuola non può essere l’unico attore di questo processo formativo: di qui, l’esigenza di uscire dalla scuola e, in stretta connessione con il territorio, educare i ragazzi in spazi e tempi extra-scolastici.

Prendersi carico della formazione dei cittadini dentro e fuori dalla scuola e costruire contesti democratici di partecipazione, sono le basi teoriche che permettono di introdurre il lavoro dei Gruppi di educazione alla cittadinanza.

La pubblicazione presenta, quindi, i principali dispositivi educativi promossi dall’associazione, a partire dell’attività nelle scuole (il progetto Scu.Ter.) per arrivare alle proposte di vita in comunità e di formazione permanente.

 

La mossa del riccio. Al potere con tenerezza e disciplina

di Davide Mattiello

 

Da anni Davide Mattiello è la forza motrice di un movimento di educazione alla legalità, difesa dei più deboli, lotta alle mafie e alle ingiustizie. Instancabile animatore di eventi, incontri, dibattiti in tutta Italia, è un personaggio carismatico capace di essere leader e punto di riferimento.La sua esperienza di guida di migliaia di giovani lo ha portato in ogni luogo in cui ci fosse bisogno di intervenire per rivendicare il valore della giustizia e della legge. Davide non si è mai tirato indietro, vivendo in prima persona molti dei momenti più difficili della lotta alla mafia e non solo. In queste pagine le storie che ha incontrato sono lo sfondo e la linfa delle riflessioni su come e dove intervenire per cambiare davvero le cose. Il libro è un segnale forte e nitido di un cambiamento necessario che sia in grado di ridare ai cittadini il senso di appartenenza e di partecipazione diretta. Sono molti i lettori che lo aspettano, e sono tutti quei ragazzi, più o meno giovani, che in Davide vedono il simbolo di scelte di vita condivise, sono i tanti che, anche grazie a lui, credono in una società migliore.

Adesso. Fare nuova la politica

di Davide Mattiello

 

Una nuova esperienza politica e culturale, un nuovo approccio per vivere e costrui- re politiche nuove in questo paese che sta attraversando un momento di forte crisi. L’autore parte dalla sua esperienza, maturata insieme al Gruppo Abele, a Libera e ad Acmos, e racconta le potenzialità, l’entusiasmo e le modalità di questo nuovo modo di “fare politica dal basso”, di muovere verso una partecipazione attiva della cittadinanza e di ri-donare a i giovani il piacere e la voglia di mettersi in gioco.

Non è solo il manifesto della Fondazione “Benvenuti in Italia”, il libro è il racconto delle storie di tanti giovani torinesi che si sono incontrati e che sono cresciuti insie- me ad altri giovani ed hanno condiviso sogni, idee, progetti.

La scuola è un diritto. La vita anche

di Francesca Rispoli

22 novembre 2008.

Un sabato mattina autunnale e fresco.

In Val Susa, in provinciaa di torino, il vento è insistente da qualche giorno. L’intervallo è appena finito al liceo scientifico Chalses Darwin di Rivoli: alcuni ragazzi sono già in aula, altri si apprestano ada entrare. Si aspetta l’arrivo dell’insegnante. La porta sbatte forte e un attimo l’aula si trasforma in un infernodi polvere e cemento, il soffitto precipita sul pavimento. Tra quelle macerie. Finisce il futuro di Vito Scafidi.

Fino ad allora un adolescente con tanti sogni nel cassetto e la passione per il calcio.

Da quel giorno il simbolo di una battaglia che si arresterà solo quando tutti gli edifici scolastici saranno sicuri.

Perché ciò che è successo al Darwin di Rivoli, non accada MAI PIU’.

VESPA, Valutazione Esperienza Scolastica PArtecipata

 

 

La pubblicazione VESPA, Valutazione Esperienza Scolastica PArtecipata, è il frutto di un lungo lavoro che vede protagonisti i ragazzi di ACMOS che nel 2009/2010 sono stati impegnati nella Campagna per la Cittadinanza “Diritto a Scuola”.

In quell’anno i GEC hanno approfondito il tema della funzione pubblica della scuola, come componente essenziale della vita democratica del nostro paese, ed hanno elaborato uno strumento di valutazione ed autovalutazione della scuola.

 

La pubblicazione racconta l’origine e lo sviluppo di questa ricerca-azione, che vede oggi coinvolte 60 scuole appartenenti al territorio della Provincia di Torino e di 7 Regioni Italiane.

 

Nei suoi capitoli introduttivi viene narrata la genesi del Progetto, nelle sue fasi ideative e di sperimentazione, restituendo la prima analisi dei risultati raccolti.

Nella seconda parte sono stati raccolti i 5 racconti premiati nel 2010 e viene descritto il nuovo strumento, modificato e corretto, che vede la sua attuazione nell’anno scolastico in corso.

La pubblicazione VESPA ha quindi la duplice finalità di essere sia la restituzione di un percorso di ricerca e valutazione partecipata, sia di essere uno strumento concreto da poter essere usato e agito dai soggetti che a diverso titolo vivono la scuola.

 

Il metodo di indagine VESPA è composto di 3 strumenti:

  • un questionario per studenti e docenti che rileva il capitale sociale prodotto a scuola, e più nello specifico: la qualità delle relazioni all’interno della Scuola, il protagonismo nel processo di apprendimento e la capacità di far sviluppare negli studenti la voglia di sognare un futuro di inclusione;

  • un percorso di 3 focus group che, attraverso gruppi di discussione autogestiti dai rappresentanti delle classi coinvolte, hanno l’obiettivo di approfondire gli esiti del questionario;

  • un concorso letterario per dare la possibilità di narrare, in forma di racconto e con la massima creatività e libertà, la propria esperienza scolastica. 

Il suono di una sola mano. Storia di mio padre Mauro Rostagno

di Maddalena Rostagno e Andrea Gentile

Mauro Rostagno crede che un giorno potrà sentire il suono di una sola mano che applaude: crede nell’impossibile. Per questo sfida la mafia. Ma la mafia non ci sta e nel 1988 lo ammazza a colpi di fucile. C’è un prima. Ed è la storia di Rostagno: leader del ’68 a Trento, fondatore del primo centro sociale italiano, seguace di Osho in India, giornalista a Trapani. Un padre che ama sua figlia Maddalena. E c’è un dopo. Dal 1988 a oggi: ventitré anni alla ricerca di un processo. Depistaggi, incongruenze, indagini e mancate indagini, passioni e speranze. Fino al processo, aperto solo oggi nel 2011. Un libro-sceneggiatura: tra inchiesta giornalistica e racconto intimo, film e romanzo picaresco.

Nomi, cognomi e infami

di Giulio Cavalli

“Credo che la scorta migliore che si possa dare a Giulio sia proprio quella di fargli sapere che siamo in tanti ad apprezzare quello che fa e che quindi le minacce che qualcuno gli rivolge le rivolge a tutti noi.” Marco Travaglio

Il libro di Giulio Cavalli non è un libro come gli altri. Nomi, cognomi e infami è il diario impersonale di un anno di storie incrociate in una tournée che è scesa dal palco per diventare la sua storia: quella di un attore di teatro che vive sotto scorta da due anni. È un viaggio nel tempo e nello spazio che accompagna il lettore dall’attentato di via D’Amelio al sorriso di Bruno Caccia, dalle parole di Pippo Fava all’omicidio di don Peppe Diana passando attraverso il coraggio di Peppino Impastato, Rosario Crocetta e i ragazzi di Addiopizzo, fino a svelare la presenza della mafia al Nord che l’autore è stato tra i primi a denunciare. È anche una storia corale dedicata alle 670 persone che oggi nel nostro Paese vivono sotto tutela.

È una rivoluzione morbida contro coloro che, abituati a comprarsi giudici, onorevoli, senatori, funzionari, sindaci, imprenditori, giornalisti, sanno bene che nulla possono contro la parola, quel mitra senza proiettili che instilla germi; germi di consapevolezza, germi di coscienza, germi di libertà. È una ninna nanna recitata per tenerci tutti svegli, mentre urliamo che disonorarli, comunque, è una questione d’onore.

Giulio Cavalli, nasce a Milano nel 1977 e nel 2001 fonda a Lodi la compagnia Bottega dei Mestieri Teatrali. Nel 2006 Paolo Rossi lo spinge a salire sul palco, segnando l’inizio della sua vita di “narratore”. Nel 2007 debutta al Piccolo Teatro di Milano con Linate, 8 ottobre 2001: la strage, al quale seguirà nel 2008 Do ut Des, spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi. A causa di questo spettacolo inizia a ricevere le prime minacce. Nel 2009 porta in scena A cento passi dal Duomo, scritto con il giornalista Gianni Barbacetto. Sempre nel 2009 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo invita al Quirinale per esprimergli solidarietà e sostegno. Nel gennaio 2010 gli viene consegnato il premio Pippo Fava. Attualmente calca le scene con Nomi, cognomi e infami, i cui monologhi sono raccolti in questo libro.

Organizzare il coraggio

di Pino e Marisa Masciari

Pino Masciari, imprenditore edile calabrese, ha sfidato la malavita organizzata e per questo ha dovuto rinunciare alla propria vita e alla propria libertà. Da solo ha denunciato, combattuto, ricercato la verità fino a far condannare oltre quaranta persone, dalla piccola manovalanza della ’ndrangheta fino ai massimi vertici dell’organizzazione e della cupola politica che spesso si lega alla delinquenza.
Dal 1997 Masciari e la sua famiglia rientrano nel Programma speciale di protezione e devono abbandonare la loro casa e la loro terra. Niente più lavoro e affetti, niente più Calabria, ma una continua serie di spostamenti che sembrano un abbandono continuo e prolungato. In questi anni Masciari diventa testimone di giustizia, figura istituita dallo Stato italiano nel 2001 per segnalare quei cittadini esemplari che sentono il senso civico di testimoniare sempre a favore della giustizia. Ma attorno a lui trova un muro di gomma che vorrebbe isolarlo. Nonostante la situazione in cui si è costretto a vivere (senza scorte, senza prospettive per il futuro, lontano dalla sua vita) Masciari andrà sempre a testimoniare facendo nomi e cognomi, non tacendo nulla della sua drammatica esperienza di imprenditore fatto fallire per mano delle famiglie di ’ndrangheta. Ad accorgersi di lui e della sua famiglia sarà però la società civile che interviene numerosa e solidissima, sostituendosi alle scorte e alle carenze dello Stato. Grazie a loro Pino Masciari è ancora vivo e la sua storia ha preso una strada di libertà. Chi lo voleva nascosto, abbandonato, debole, non ce l’ha fatta. Le sue denunce hanno colpito nel segno e per questo la ’ndrangheta lo voleva morto.
Con lui, la moglie Marisa e i due figli. Una famiglia che ha sofferto per la propria scelta di giustizia e per la voglia di uno Stato dove a governare siano le leggi e non il malaffare. Questo libro è la loro storia.

Le mafie nel pallone

di Daniele Poto

Riciclaggio di soldi mediante sponsorizzazioni, partite truccate, scommesse clandestine, presidenti prestanome, il grande affare del mondo ultra’, le “mani” sulle scuole calcio. Piu’ di 30 clan direttamente coinvolti o contigui censiti nelle principali inchieste riguardanti le infiltrazioni mafiose ed i casi di corruzione nel mondo del calcio. E alla spartizione della torta il gotha della mafia, dai Lo Piccolo ai Casalesi, dai Mallardo ai Pelle, dai Misso alla cosca dei Pesce e Santapaola.  In libreria “Le mafie nel Pallone” il libro inchiesta del giornalista Daniele Poto edito da Ega, Edizioni Gruppo Abele con la prefazione di Gianni Mura e realizzato in collaborazione con Libera. Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie. E’ il primo tentativo in letteratura di sistematizzare l’enorme influenza del sistema delle mafie nazionali ed internazionali nel grande e spesso equivoco affare che è il calcio. Una fotografia inedita e aggiornata sull’esistente, una descrizione dell’intreccio calcio- mafie attraverso il racconto di casi particolari che coinvolgono l’intera penisola: dal Lazio alla Sicilia passando dalla Basilicata, Campania,Puglia e Calabria. “Una cosa è innegabile- scrive il giornalista Gianni Mura nella prefazione-dove c’è un pallone, uno stadio, una squadra di calcio ci sono soldi. Molti, moltissimi soldi. Ma il pallone è anche uno strumento di consenso e di potere. Basterebbe una sola di queste tre presenze per attirare le mafie, come il miele attira le mosche. Questo libro ha memoria perchè racconta storie dimenticate ed ha coraggio perche’ fa nomi e cognomi”. Il libro inchiesta  di Daniele Poto fotografa un affare silenzioso ed invisibile che tranne rare e poche eccezioni non ha trovato spazio nei rapporti della “Direzione antimafia” degli ultimi tre anni, lungo centinaia di pagine di approfonditi report. E’ proprio questa “assenza” la miglior prova della necessità di accendere i riflettori sul mondo illecito del pallone.

Quando la mafia non esiste

don Marcello Cozzi

Basilicata, “isola felice”. Così era definita la regione per marcare una diversità con quelle confinanti o vicine: Puglia, Campania, Calabria; una distinzione che suonava come una presa di distanza. Al riparo di questo luogo comune poteva accadere di tutto, perché nessuno se ne accorgeva oppure, ammesso che se ne accorgesse, non ne avrebbe parlato. Marcello Cozzi ci dice cosa è accaduto, e perché è accaduto, all’ombra di quell’isola felice. Lo dice raccontando un’infinità di storie che lui ha raccolto direttamente. Le dense pagine del libro ci raccontano le tante vite spente in agguati, regolamenti di conto, omicidi efferati, e ci descrive come anche in Basilicata i mafiosi si interessano di settori criminali importanti. dalla prefazione di Francesco Forgione presidente della Commissione parlamentare antimafia

Prove tecniche per un mondo migliore

di Nico Blunda, Marco Rizzo, Giuseppe Lo Bocchiaro

Sociologo e giornalista, Mauro Rostagno nasce a Torino nel 1942. Giovane studente presso l’Università di Trento, tra le menti più vivaci del movimento studentesco e del Sessantotto italiano, è stato uno dei fondatori di Lotta Continua. Ha inaugurato a Milano Macondo, uno dei primi centri sociali autogestiti d’Italia, punto di riferimento della sinistra alternativa dell’epoca. Ha fondato a Trapani Saman, comunità terapeutica laica per alcolisti e tossicodipendenti. Muore il 26 settembre 1988, a soli 46 anni, vittima di un agguato mafioso, per aver denunciato dai teleschermi dell’emittente privata locale RTC speculazioni, sprechi e collusioni tra mafia e politica locale.

L’ultima cena

di Peppe Ruggiero

Nessuno l’ha invitata, ma entra ogni giorno nelle nostre case, si siede alle nostre tavole, «speculando su ciò che abbiamo di più necessario, ciò di cui nessuno può fare a meno», come spiega Luigi Ciotti nella prefazione di questo libro: «Il cibo». La criminalità organizzata raccontata da Peppe Ruggiero non è quella degli omicidi, dei sequestri, della droga, degli appalti. Ma è forse ancora più inquietante: affonda le radici in uno dei settori economici e culturali italiani d’eccellenza – del quale ha ormai il controllo – lo vampirizza, lo intossica, lo inquina. Le inchieste della Direzione distrettuale antimafia e le testimonianze inedite raccolte rivelano dettagli agghiaccianti, che minacciano ogni genere alimentare: dalla pasta alla frutta, dalla carne ai datteri, tutto può essere “taroccato” per generare maggior profitto. E dove non basta la sofisticazione alimentare più bieca, arriva comunque il “pizzo”, l’imposizione di un marchio, la diffusione a macchia d’olio di un prodotto. Il cosiddetto “menù della camorra”, dall’antipasto al dessert, è gentilmente offerto dai boss di casa nostra. E se qualcuno ha in mente di consolarsi al bar con ’a tazzulella ’e caffè, sappia che rischia di pagarla direttamente alla criminalità organizzata. Magari insieme a una giocata di videopoker. Non esistono vie d’uscita? In realtà ci sono sempre altri mondi possibili, come dimostra il progetto Libera Terra: cooperative sociali che producono cibo genuino sulle terre confiscate alle mafie. Un antipasto di legalità. Tanto per cominciare.

Peppe Ruggiero, giornalista professionista, collabora con varie testate tra cui l’Unità, Terra, Narcomafie, Libera Informazione. Responsabile ufficio stampa di Libera e di Legambiente Campania, è tra i curatori del Rapporto Ecomafia di Legambiente. Nel 2007 ha realizzato con Andrea D’Ambrosio ed Esmeralda Calabria il documentario Biùtiful cauntri, vincitore del Nastro d’Argento 2008 come miglior documentario uscito in sala. Nel 2010 è stato consulente su criminalità e sicurezza alimentare per la trasmissione Mi Manda Rai Tre.

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