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Non oppressione ma passione: musica e parole per il Primo Maggi dagli studenti del Liceo Einstein di Torino

Il Primo Maggio di quest’anno il cortile centrale dell’Istituto Einstein di Torino è stato teatro dell’evento “Concert1”: iniziativa pensata, strutturata e realizzata da studentɜ per studentɜ.

L’organizzazione è stata, infatti, curata dal collettivo studentesco del Liceo, nato a fine ottobre, in collaborazione con lɜ animatorɜ socioculturali del progetto Scu.Ter. (Scuola e Territorio, progetto di educazione alla cittadinanza e animazione d’ambiente continuativa dell’associazione di promozione sociale Acmos, operante nelle scuole superiori di Torino e provincia e sul territorio di Barriera di Milano da più di vent’anni).

Il collettivo ha continuato a incontrarsi con cadenza settimanale presso la sede della nostra associazione e ha avuto così modo di stabilire un rapporto costante ma sempre arricchente all’interno del gruppo di studentɜ con lɜ animatorɜ.

 

Fin dal principio, i motivi che hanno animato il collettivo studentesco sono sostanzialmente due: la passione per la musica e l’esigenza di conoscere e confrontarsi su ciò che li circonda, dentro e fuori il mondo scolastico.

In particolare, l’argomento centrale su cui si sono orientate le riflessioni del gruppo è quello del lavoro.

Nonostante questo possa sembrare lontano dal contesto scolastico, durante gli incontri è emersa da lɜ studentɜ stessɜ l’esigenza di affrontare la questione, che sempre di più pervade il mondo della scuola.

Due sono i punti fondamentali attorno ai quali si è articolata la discussione: l’idea sempre più diffusa di una scuola concepita quasi solo in vista del lavoro e la consapevolezza dellɜ studentɜ di essere lɜ lavoratorɜ di domani.

Nell’anno della morte di Lorenzo Parelli, delle tante manifestazioni e del “febbraio caldo” torinese si è deciso di investire le proprie energie e il proprio tempo in un’iniziativa creativa, credendo nella forza di una scuola diversa: inclusiva, impegnata e appassionata.

Da qui anche è dipesa la decisione di dedicare l’iniziativa a Lorenzo e a tutte le vittime dell’insicurezza sul Lavoro e nella Scuola.

 

Lo strumento scelto è quello dell’espressione artistica, attraverso performance di vario tipo, perlopiù musicali, ma anche teatrali e coreografiche.

L’idea alla base è quella di costruire un momento di cultura, condiviso e aperto a tutto il quartiere, che negli ultimi anni è stato privato di momenti aggregativi e socializzanti dalla pandemia.

Anche in virtù di questa assenza nel tessuto sociale, è stata scelta come sede dell’evento una scuola pubblica in periferia, spazio che, in linea di massima, non ospita eventi di intrattenimento di questa natura, i quali sono normalmente appannaggio di luoghi di spettacolo o anche solo più centrali.

Tuttavia, l’iniziativa del Concert1 ha deciso di scommettere nel legame tra la Scuola pubblica e il Territorio nella misura in cui esso può rispondere alle difficoltà socioculturali emerse negli ultimi anni e può essere allo stesso tempo un primo passo verso la costruzione di una comunità di cittadinɜ più attiva e partecipata.

A tal proposito, inoltre, è stato coinvolto nell’ideazione, nell’organizzazione e nell’allestimento anche il collettivo di artisti “Vernice Fresca” composto, a sua volta, da giovanɜ del territorio (di cui molti ancora studentɜ delle superiori) che hanno deciso di dedicare parte del loro tempo e talento a favore della periferia di Barriera di Milano.

 

Proprio per interrogarsi e discutere di un argomento sempre così attuale e delicato, il collettivo ha aperto l’evento ad alcuni ospiti che hanno portato il proprio punto di vista basandosi sulle proprie competenze e sulla propria esperienza; si sono alternati con gli artisti stessi sul palco, con il fine di mettere in scena uno spettacolo che fosse coinvolgente e divertente ma anche formativo e che potesse essere un’opportunità di crescita.

Proprio per questi motivi l’invito è stato aperto sia alle istituzioni, presenti nelle figure dei rappresentanti della Circoscrizione 6 e nei sindacati.

Tra lɜ ospiti anche lɜ volontarɜ della Caritas di Saluzzo, che hanno condiviso il palco con Davide Mattiello, ex deputato e membro delle commissioni Giustizia e Antimafia, parte del Comitato dei nove per la legge sul capolarato.

Un’altra questione affrontata è la difficile situazione dei lavoratori della gig economy, in particolare dei riders, grazie alle parole di Malik Adnan Sher, referente per l’Associazione Pakistan Piemonte e mediatore culturale, in prima linea nelle lotte per la tutela di questa categoria di lavoratori.

Con i vari ospiti, si sono alternati sul palco ben dodici artisti diversi, tra musica, danza e teatro, in un lungo pomeriggio accompagnato, oltre che da musica e parole, da buon cibo e ottime bevande, grazie all’impresa sociale Il Gusto del Mondo.

Le parole scelte da lɜ ragazzɜ del collettivo sono le più rappresentative dello spirito che ha mosso tutta l’iniziativa e il rapporto tra le nuove generazioni e il mondo del lavoro:

 

“Perché partecipare al Contert1?”

“Stress, ansia sociale, avere la percezione che tutto sia troppo veloce. Tutti gli studenti

almeno una volta hanno provato una di queste tre sensazioni, c’è chi ne soffre a tal punto

da sentirsi diverso, solo, sbagliato. Magari non è il vostro caso, ma volete comunque

superare una vostra paura, mettervi in gioco per realizzare qualcosa di grande, imparare

cose nuove in compagnia. Il nostro Concert1 è tutto questo, un’occasione per prendere

posizione. Molte voci non possono essere ignorate, soprattutto se ci aggiungi musica, opere teatrali e passione.”

 

Clicca QUI per vedere le foto del concerto!

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Non è scuola, non è lavoro

Per me la morte di Lorenzo continua a non essere definibile. Non riesco a farla passare come morte bianca, non solamente, ma sono anche consapevole che non è scuola, non è sicurezza scolastica. Non è scuola e non è lavoro. É una storia che non ha cornici precise entro cui essere raccontata, rimanda un senso di precarietà e insicurezza. In mezzo e con gli studenti, siamo confusi non sapendo a chi rivolgerci per dare voce alla morte di un ragazzo di 18 anni.

 

A Udine, la mattina del 28 gennaio, la piazza era silenziosa. Nessun simbolo e nessuna bandiera distingueva le persone presenti, così avevano chiesto nel comunicato stampa la rete di studenti e collettivi. Una piazza composta, dove la maggior parte dei presenti ascoltava in silenzio chi interveniva sul “palco”; “Lorenzo è vivo e lotta insieme a noi”, l’unico coro che ogni tanto si faceva sentire e che spezzava per un attimo quel silenzio teso. In tanti hanno parlato di scuola, del senso di insicurezza in cui si sentono continuamente immersi, con quella frase “potevo essere io” che mi ha lasciato un senso di impotenza enorme, potevamo essere noi tutti. Di lavoro se ne è parlato ma poco, uno sguardo preoccupato al futuro dove tutto sembra ancora più precario.

 

E poi a Torino, venerdì mattina, un corteo spezzettato. La piazza davanti alla stazione di Porta Susa in pochissimo tempo si è riempita di studenti, ma più di un ora prima di partire in corteo. Gli interventi provocavano consenso da parte di alcuni e disaccordo in altri punti. Studenti arrabbiati, spezzettati in gruppi con i propri slogan e striscioni. Qualche adulto, per lo più sindacalisti, ognuno con la propria bandiera; e poi noi, una manciata di persone del  nostro movimento, a camminare ai margini del corteo. Ricordo che dietro a Ramona per un po’ ha camminato, con la sua bici, una ragazza con il cubo arancione di Just Eat, parlava della situazione dei rider con chi aveva intorno. Quello è lavoro?

 

Scuola e lavoro, anche qui si è parlato tanto di scuola, forse semplificando un po’ troppo e perdendo il filo del discorso nella foga del momento. Rabbia, tanta, verso le istituzioni perché ci si è sentiti non ascoltati, perché non interpellano gli studenti quando si parla di scuola, rabbia verso le repressioni violente delle forze dell’ordine nei cortei antecedenti a questo.

 

Il senso di precarietà è continuato, in queste settimane, ad esempio in tutti quei momenti durante un laboratorio ScuTer in cui si finiva a parlare di scuola, ancora di Lorenzo, e di un sistema che fa sentire oppressi. Cosa fare? Occupare? fare cogestioni? Assemblee e collettivi? Forse questo non basta più, o almeno non può più essere l’unica soluzione. Non è scuola, non è lavoro: ridefinire che cosa deve essere scuola e che cosa lavoro, capire dove queste due parole possono incontrarsi, non è semplice. Ed è con questa complessità che gli studenti si stanno scontrando.

 

E noi, in mezzo a questa confusione, nelle piazze e nelle assemblee con tutti quegli studenti agitati come ci sentiamo? Ci sentiamo meno precari di loro? O sentiamo comune quel senso di smarrimento? A noi il futuro cosa dice?

 

Ci stiamo interrogando se un altro mondo è ancora possibile, se possiamo ancora sognare e organizzarci per realizzare davvero qualcosa di diverso e migliore. Un mondo in cui il lavoro possa liberarsi da logiche di profitto, oggi per pochi, per tornare a considerare le persone come obiettivo del lavoro stesso e non strumento della produzione, parte di una catena di montaggio. Nel lavoro la nostra possibilità di raccontarci agli altri, di assumere un’identità nella società e la possibilità di partecipare al bene comune; generare autonomia per una persona significa riqualificare un territorio, la sua comunità di riferimento. E nella scuola il lavoro, così inteso, può trovare posto,  per costruire percorsi di crescita individualizzati ma pur sempre inseriti in una comunità (educante).

 

Oggi la scuola e il lavoro sono indicatori della qualità della nostra democrazia, Aboubakar Soumahoro lo sottolinea spesso; lui che è arrivato in Italia per dare forma ad un altro futuro possibile e che per i primi anni non ha potuto raccontarsi alla società a causa del suo lavoro rimanendo invisibile, perchè a raccogliere pomodori per pochi euro all’ora non c’è dignità e senza questa non hai motivo di far vedere alla tua comunità che esisti.

 

Un’altro mondo è possibile? Finchè continueremo a parlare, a organizzarci e a prenderci cura della scuola e del lavoro, si. Lo stiamo già facendo, viviamo luoghi che sono beni comuni dove il lavoro genera davvero autonomia, per noi giovani prima di tutto, e viviamo la scuola convinti che in quei luoghi si possa generare un cambiamento.

 

Chiara Sacchetto 

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Siamo Uomini o Caporali? Una mostra sul caporalato

É stata inaugurata oggi, 27 aprile, la mostra “Siamo uomini o caporali?” prodotta in collaborazione con Libera Piemonte.

 

La mostra è allestita in un luogo simbolo della lotta alle mafie nel nostro Paese: Cascina Arzilla, bene sequestrato alla ‘ndrangheta e restituito alla collettività attraverso attività legate al tema dello sfruttamento ambientale e umano.

La mostra propone ai visitatori di immergersi nelle condizioni e nei pensieri che attraversano gli animi e i corpi dei braccianti, vittime di sfruttamento, mal pagati e schiavizzati nelle campagne di tutto il nostro Paese.

Il tutto grazie a un mix di immagini, oggetti, suoni e racconti dislocati lungo il percorso espositivo, pensato in particolar modo per i più giovani e per le scuole del territorio.

 

Un’esperienza educativa che punta a sensibilizzare sulle condizioni in cui migliaia di persone vivono non lontano da noi, ma spesso invisibili ai nostri occhi.

Un tema, quello del caporalato, divenuto ormai innegabile anche nel nord Italia, grazie alla recente sentenza di I grado del processo “Momo”, emessa dal Tribunale di Cuneo, che ha condannato 4 imputati, responsabili di aziende agricole di Lagnasco e Barge, oltre che il caporale che faceva loro da intermediario per il reclutamento della manodopera.

Una bellissima mattinata insieme alle istituzioni, al già procuratore di Palermo e Torino Giancarlo Caselli e a Davide Mattiello, Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.

Un grazie a tutt3 coloro che si sono adoperat3 per rendere concreta questa esperienza e all’equipe della cascina per aver reso possibile tutto ciò.

 

Guarda QUI le foto dell’inaugurazione!

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25 Aprile 2022: l’Italia ripudia la guerra

 

 

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Articolo 11 della Costituzione italiana

 

Così scrivevano nell’immediato dopoguerra i Padri Costituenti, impegnati nella ricostruzione dell’Italia e dell’Europa. Molti di loro avevano vissuto direttamente l’esperienza della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza, chi da combattente, chi da deportato, confinato e dissidente politico e la scrittura della nostra Costituzione non è stato altro che il tentativo di costruire un Paese che non avrebbe mai più dovuto conoscere gli orrori della guerra.

 

Non solo in Italia, ma anche nel resto del continente ci si stava interrogando su come eliminare definitivamente la guerra dalla Storia: negli stessi anni stava iniziando a prendere forma il primo nucleo dell’integrazione europea, la CECA, che puntava a creare un tavolo condiviso tra gli Stati europei per il controllo delle risorse principali dell’industria bellica, nella speranza che il dialogo e il compromesso avrebbero potuto prendere definitivamente il posto delle armi.

Negli anni il processo di integrazione è continuato garantendo pace e stabilità, passando dal piano economico a quello politico, in un crescendo che fino alla Brexit è sembrato irreversibile.

 

Proprio per i suoi sforzi per la pace all’UE nel 2012 è stato addirittura assegnato il premio Nobel per la Pace.

Così recitano le motivazioni

 

“Il Comitato per il Nobel vuole concentrarsi su quello che considera il più importante risultato dell’Ue: l’impegno coronato da successo per la pace, la riconciliazione e per la democrazia e i diritti umani. Il ruolo di stabilità giocato dall’Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d’Europa da un continente di guerra a un continente di pace. Il lavoro dell’Ue rappresenta la “fraternità tra le Nazioni”, e costituisce una forma di “congressi di pace” ai quali si riferiva Alfred Nobel nel 1895 come criterio per il premio Nobel per la pace”.

 

Sicuramente oggi una guerra tra le Nazioni europee è impensabile, ma cosa accade fuori dai confini dell’UE?
Mentre a Oslo l’UE veniva insignita del prestigioso premio, a Kiev iniziavano i tumulti che sarebbero sfociati nell’EuroMaidan e nella guerra in Donbass, eventi che hanno visto la comunità internazionale, UE compresa, come spettatori. Dal 2000 al 2020 l’Europa ha esportato armi per un valore complessivo di 149 miliardi di €, piazzandosi al secondo posto dopo gli USA (dati dello Stockholm International Peace Research Institute) e i suoi Stati membri hanno partecipato a tutte le guerre mosse dalla NATO dalla sua fondazione.

L’aggravarsi della guerra in Ucraina ha messo di nuovo in evidenza le contraddizioni di questo sistema: l’invio di armi all’Ucraina e le sanzioni alla Russia sembrano per ora l’unico fronte su cui gli Stati europei viaggiano compatti.

 

Noi siamo profondamente convinti che l’UE debba lavorare per diventare un attore globale sempre più in grado di portare sul dibattito pubblico la sua unicità in termini di costruzione di pace e solidarietà, non relegandola solo all’interno dei propri confini politici: lavorare per la pace significa ancora oggi inverare quella promessa di uguaglianza e libertà che sta alla base della nostra Costituzione antifascista e per questo irrevocabilmente pacifista.
Per fare tutto questo siamo fermamente convinti che il Parlamento Europeo debba aprire una nuova fase costituente verso la costruzione della Repubblica d’Europa, per poter permettere all’UE di essere ancora avanguardia nella costruzione di percorsi di pace e democrazia anche fuori dai suoi confini.

 

Con questo spirito abbiamo partecipato alla fiaccolata cittadina della sera del 24 aprile e continuando la nostra marcia fino all’istituto Avogadro davanti alla lapide di Adriano Ferrero, giovane studente ucciso dai nazifascisti, dando voce a tutti i giovani europei che sognano e si impegnano per un’Unione Europea costruttrice di pace.

 

Clicca QUI per vedere le foto della fiaccolata!

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No al ddl concorrenza

Sabato 14 maggio 2022, a Torino ci troviamo in piazza Carignano dalle ore 15.30 per ribadire tutt3 insieme che la concorrenza di Draghi fa male alla democrazia.

 

Il governo Draghi ha predisposto il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato, che è in fase di esame in Parlamento.

 

Si tratta di un documento dove trionfa il “tutto è merce”: acqua, energia, rifiuti, trasporto pubblico locale, sanità, servizi sociali e culturali: tutto va gestito con le logiche del mercato e del profitto.

 

Si annulla così la volontà popolare espressa con i referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni.

 

L’obbligo di mettere a gara i servizi pubblici espropria i Comuni del loro ruolo fondamentale, assicurato dalla Costituzione, di garantire il soddisfacimento dei bisogni e la tutela dei diritti della cittadinanza.

 

Nella sempre più drammatica crisi climatica si ignora la necessità di tutelare le risorse ambientali nell’interesse collettivo e non di pochi centri di interesse finanziario e speculativo.

 

La pandemia, la guerra di nuovo dentro i confini dell’Europa, il drastico peggioramento delle condizioni di vita delle persone, esigono uno stop al modello sociale basato sui profitti.

 

Occorre costruire un’altra società, fondata sulle persone e sui loro diritti, sulla riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, sulla gestione partecipativa di tutti i servizi pubblici.

 

Per questo chiediamo lo stralcio dell’art. 6, lo stop ai provvedimenti su sanità, servizi sociali, trasporti, rifiuti, energia contenuti nel DdL Concorrenza e l’apertura di un ampio dibattito pubblico sulla gestione dell’acqua, dei beni comuni, dei servizi pubblici.

 

Con Comitato Acqua Pubblica Torino e Acmos, Benvenuti in Italia, Anpi Grugliasco, Arci Torino, Attac Torino, Comunet, Manituana, Pro Natura, Salviamo il Paesaggio Torino, Volere la Luna, Rifondazione comunista…e tuttə coloro che hanno a cuore i beni comuni.

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Covid, adolescenza e benessere

Durante questi ultimi anni sono successe talmente tante cose che è difficile persino pensare di averle vissute, prima fra tutte una pandemia.

Questo Mostro è piombato improvvisamente nelle nostre vite e non se ne è andato per ben due anni (più di quanto durano molte relazioni!) condizionando la nostra routine, modificando totalmente il nostro modo di approcciarsi con le persone, con il lavoro, con la scuola e con il futuro.

Tra le persone psicologicamente più colpite e lasciate in disparte ci siamo noi ragazzi che abbiamo dovuto affrontare da un giorno all’altro, non solo i nostri “comuni” (purtroppo) problemi adolescenziali, ma anche a dover cercare di sopravvivere tra didattica a distanza, isolamento, malinconia e incomprensione.

La ferita più profonda che, secondo me, ha lasciato più il segno è proprio quel senso di abbandono totale, dov’era costante la sensazione di essere totalmente soli e smarriti, senza nessun appiglio a cui aggrapparsi.

 

Personalmente ho passato dei momenti veramente terribili durante questi due anni, alcuni dei quali dovuti alla pandemia, che non ha lasciato spazio alle relazioni interpersonali -già difficili prima- o al semplice piacere di fare esperienze.

Penso anche però, che questo periodo sia servito a vedere le cose da un’altra prospettiva e prendere coscienza del mondo che ci sta attorno.

Perchè è proprio durante questo tempo di tragedie che ho scoperto me stessa e i miei interessi.

Ho capito che in realtà mi piace stare da sola, ma che apprezzo anche un gruppetto di amici fidati. Ho scoperto che mi piace scrivere e mi sono resa conto che le persone possono essere crudeli e false, ma che ne esistono altre indispensabili e gentili. Ho deciso di dare un’occhiata al mio futuro e di provare ad essere più protagonista della mia vita mettendomi in gioco.

 

Ed è sempre durante questi momenti, dando uno sguardo al futuro, che ho visto quante poche certezze ci aspettino.

La classe studentesca odierna, che sarà la futura classe dirigente, è formata da persone che dovranno far fronte a tantissime problematiche irrisolte che sono state trascinate per anni dai nostri predecessori.

Una delle tematiche più sentite riguarda la crisi climatica. Eventi e manifestazioni non bastano a sensibilizzare l’opinione pubblica. Occorrono fatti concreti e azioni mirate per non fare degenerare una situazione già più che precaria.

Spetta alla nostra generazione riparare i danni causati dalla mancanza di diplomazia, dall’egoismo, dall’ingordigia e dalla falsità delle persone che erano al potere prima di noi.

 

Abbiamo in mano un Mondo che è stato spremuto per secoli e mi chiedo se riusciremo a dare una seconda opportunità a questo frutto caduto e un po’ ammaccato o saremo solo gli insetti che si nutrono delle ultime cellule di una carcassa.

                                                       Zaira Pittarelli.

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Dichiarazione dei redditi: 8*1000, mandalo a scuola!

Anche quest’anno, nella tua dichiarazione dei redditi, destina l’8*1000 alla scuola.

Crocetta la voce “Stato” e poi scegli “edilizia scolastica” tra le alternative disponibili.

Con la dichiarazione dei redditi, il contribuente può decidere di destinare la quota delle risorse del contributo IRPEF agli interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico delle scuole.

Per destinare l’8*1000 alla scuola è necessario crocettare la voce “Stato” e poi scegliere “edilizia scolastica” tra le alternative disponibili, indicata con il numero 3. Un gesto che non costituisce un costo per chi lo fa, ma garantisce un investimento per il bene pubblico.

L’iniziativa è promossa dal Fondo Vito Scafidi, il Fondo della Fondazione Benvenuti in Italia dedicato a interventi educativi in tema di cultura e sicurezza, che sviluppa molteplici azioni sull’edilizia scolastica.

Contribuisci a rendere sempre più sicure e belle le scuole del nostro Paese!

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Sul confine ucraino: la spedizione umanitaria a Siret

Un viaggio per consegnare beni e portare in salvo persone: ecco l’obiettivo della spedizione umanitaria intrapresa da Acmos, Fondazione Benvenuti In Italia , GenerAzione Ponte , Borders – Sul Confine compiuta a inizio marzo, a poche settimane dallo scoppio del conflitto in Ucraina.

 

Dopo aver raccolto beni di prima necessità presso Casa Acmos, abbiamo portato circa una tonnellata di cibo, medicine e vestiti presso Siret, la frontiera romena con l’Ucraina che dall’inizio del conflitto assiste al flusso principale di rifugiati.

Per poi tornare in Italia a fianco di due famiglie ucraine, 8 persone in tutto, per permettere loro di raggiungere i propri parenti a Roma e sfuggire così alla guerra.

 

Questo è il racconto di questo viaggio di umanità: un piccolo reportage che racconta l’incredibile rete di solidarietà incontrata in Romania e le testimonianze delle persone incontrate.

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In silenzio contro la guerra

Sabato 9 aprile dalle 11 saremo in piazza Carignano a Torino.
Invitiamo tutti a partecipare, senza loghi o bandiere, solo con un indumento bianco addosso per un’ora di silenzio, contro la guerra.

 

Un’ora di silenzio attivo, riflessivo, per fare spazio alla consapevolezza della nostra fragilità umana e a quelle domande di senso che possono indicarci la strada verso una pace vera e duratura. Un silenzio eloquente, denuncia dell’inerzia politica, degli egoismi e degli interessi economici che fanno prima maturare e poi scoppiare le guerre. Un silenzio presente, a testimoniare il nostro quotidiano impegno verso tutto ciò che costruisce la pace: i diritti degli ultimi e la giustizia sociale, la “conversione” ecologica, l’educazione e la partecipazione democratica. Un silenzio pieno anche di gratitudine per i tanti che si stanno impegnando concretamente nel sostegno e nell’accoglienza delle vittime dei conflitti. I loro gesti valgono più di molte parole.

 

Facciamo silenzio per un’ora, ma non restiamo silenti nei fatti.

Perché “Nella vita non dobbiamo fare faville, non dobbiamo fare scintille, dobbiamo fare luce. E la luce si può fare anche nel silenzio” (Don Tonino Bello).

Leggi il manifesto “In silenzio contro la guerra (qui).

 

Hanno aderito all”iniziativa: Binaria, Università della Strada, Casacomune, Animazione Sociale, Edizioni Gruppo Abele, Libera Piemonte, Acmos, Fondazione Benvenuti in Italia, Cooperativa Nanà, Comitato Acqua Pubblica Torino. E il coordinamento A.Gi.Te., che confluirà dal presidio organizzato come ogni sabato mattina in piazza Castello.

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Giochiamo la nostra partita

Abbiamo bisogno del tuo aiuto: servono 8.000 firme da consegnare entro il 25 settembre 2022.
Abbiamo aderito alla campagna per la proposta di legge regionale d’iniziativa popolare, per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico.

Il fenomeno del gioco d’azzardo in Italia continua a essere al centro del dibattito pubblico, nonostante i numerosi interventi a livello regionale degli ultimi anni. Recenti stime dell’Istituto Superiore di Sanità parlano di una popolazione di circa 5,2 milioni di giocatori “abituali” in tutta Italia, di cui 1,2 milioni sono da considerarsi problematici, ovvero con dipendenza.

In Piemonte, si sono succedute due leggi sulla regolamentazione del gioco d’azzardo, una nel 2016 e una nel 2021.

L’impianto normativo in vigore, voluto dalla giunta presieduta da Alberto Cirio – e appoggiata solamente dalla maggioranza in Consiglio –  ha, nei fatti, smantellato quello precedente.

Un’operazione politica che ha mobilitato molte realtà –  che da anni si battono sul fronte della dipendenza da gioco, contro il sovraindebitamento e le povertà, contro le mafie -, contrarie all’abrogazione della legge regionale 9/2016, che ha avuto il merito di regolamentare il settore.

Le posizioni avanzate da questo gruppo di realtà sono rimaste inascoltate dalla maggioranza Cirio.

Per questo, non abbiamo interrotto il percorso di confronto e dialogo e abbiamo strutturato una nuova proposta.

Abbiamo deciso di chiedere alle elettrici e agli elettori piemontesi di esprimersi sul tema, sottoponendo loro una proposta di legge di iniziativa popolare dal nome “Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico”.

Un progetto che deve ottenere 8000 firme in 6 mesi, necessarie per intraprendere un percorso virtuoso che, oltre a tutelare le fasce più fragili della popolazione, dia la possibilità di continuare e migliorare il cammino iniziato con l’approvazione della legge regionale 9/2016.

 

La legge del 2016, smantellata a colpi di maggioranza, è per noi un punto di partenza, perché i numeri rappresentano la sua efficacia su diversi fronti:

  • una significativa diminuzione dei soldi giocati e delle perdite da gioco;
  • un ridimensionamento del numero di utenti presso il SerD per patologia da gioco;
  • un numero minore di slot machine presenti sul territorio.

Un nuovo intervento normativo risulta dunque necessario e urgente per non perdere i risultati che si erano raggiunti, in un momento socio-economico particolarmente complesso per le categorie più fragili, anche alla luce dell’emergenza sanitaria che ha inciso pesantemente sul tasso di povertà e sul grado di coesione sociale.

Giochiamo la nostra partita!

Maggiori info e materiali sul sito di LIBERA Piemonte

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Solidarietà con il popolo ucraino: Stop The War Now

Di fronte all’orrore della guerra abbiamo deciso di non rimanere indifferenti e crediamo che il sostegno alle vittime e il disarmo siano le sfide che dobbiamo perseguire.

Siamo partiti per Siret, in Romania al confine con l’Ucraina, dove abbiamo portato aiuti umanitari, tornando in Italia insieme a 8 profughi ucraini.

È stata una goccia nel mare, ma il mare è fatto di gocce e per questo non ci siamo tirati indietro, ma abbiamo continuato la nostra azione partecipando all’azione di pace www.stopthewarnow.eu

 

Le forti esperienze vissute e l’incontro con le vittime di questo conflitto ci fanno sentire la responsabilità di raccontare e condividere ciò che abbiamo visto con i nostri occhi.

Ecco perché, insieme al Comala, abbiamo organizzato un incontro per permettere a tutt3 di avere una testimonianza diretta e di ascoltare la voce di chi sta lavorando in quel territorio per sostenere il popolo ucraino.

 

La serata sarà così strutturata:

– Video-racconto della prima spedizione di Acmos, Benvenuti in Italia, Generazione Ponte, Borders- Sul Confine, a Siret in Romania

– Testimonianza diretta dei giovani di Acmos che hanno preso parte all’azione di pace www.stopthewarnow.eu

– Collegamento audio da Leopoli con Alessandro Ciquera di Operazione Colomba

 

Ci vediamo l’11 Aprile alle 21:00 presso il Comala, in C.so Francesco Ferrucci 65, Torino.

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Di nuovo in viaggio: destinazione Leopoli

È ormai più di un mese che è scoppiata la guerra in Ucraina.

Oltre tre milioni di persone hanno lasciato il paese, distrutto e devastato dalla violenza delle armi.

Di fronte all’orrore della guerra decidiamo di non rimanere indifferenti e crediamo che il sostegno alle vittime e il disarmo siano le sfide che debbano essere affrontate.

Dopo un primo viaggio a Siret, in Romania al confine con l’Ucraina, dove oltre a consegnare gli aiuti umanitari siamo riusciti a portare in Italia 8 profughi ucraini, siamo partiti di nuovo, questa volta verso Medyka e Fredropol, in Polonia.

 

Giovedì 31 Marzo, insieme ai diversi compagni di viaggio come Associazione Maria Madre della Provvidenza, Borders – Sul Confine, Generazione Ponte e la Fondazione Benvenuti In Italiacon tre furgoni carichi di farmaci e beni di prima necessità che grazie al vostro sostegno siamo riusciti a raccogliere, ci siamo messi in marcia per raggiungere l’Ucraina.

 

Dopo la notte a Trieste, ci siamo uniti alla delegazione di www.stopthewarnow.eu: 67 furgoni, 200 persone appartenenti a più di 1000 organizzazioni della società civile italiana, partiti da Gorizia con l’obiettivo di entrare, nella giornata di sabato 2 Aprile, a Leopoli per un’iniziativa di pace nonviolenta.

 

Alle 7:00 di sabato siamo riusciti ad entrare nella città.

 

Dopo aver scaricato 35 tonnellate di cibo e aiuti umanitari, ha preso avvio una delle più grandi manifestazioni di pace in territorio di guerra degli ultimi anni. Partendo dalla stazione della città, punto di arrivo per migliaia di profughi provenienti dal resto della nazione, abbiamo camminato per le strade di L’viv, chiedendo il disarmo immediato e la cessazione del conflitto.

Al ritorno il convoglio permetterà a 250 persone di lasciare il loro Paese in guerra e raggiungere l’Italia.

 

 

 

Continueremo ad aggiornarvi e a raccontarvi cosa succede sul confine.

Continuate a sostenere la nostra campagna di solidarietà.

Per saperne di più, clicca QUI 

Per vedere le foto della partenza, clicca QUI 

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Barriera di Milano: student3 tra limiti e opportunità del quartiere

Una mattinata, quella del 28 marzo; quattro circuiti ciascuno della durata di 75 minuti, prima partenza alle otto del mattino, ultimo arrivo a pochi minuti dalle otto di sera, tra strade, sedi di associazioni, case del quartiere, parchi, luoghi di accoglienza e altri di aggregazione, muri di cinta, traffico, portoni sbarrati, per mappare esperienze positive e criticità di un quartiere tanto prossimo al centro città quanto lontano dalle politiche urbane degli ultimi anni.  Malgrado le promesse.

Quattro beni confiscati: Cascina Arzilla a Volvera, Cascina Caccia a San Sebastiano da Po, L’Alveare a Bardonecchia, Cascina Saetta a Bosco Marengo.

Questi sono i numeri della passeggiata monitorante, iniziativa che ha coinvolto la città di Torino ed è arrivata fino alla provincia di Alessandria. L’iniziativa è stata promossa dal Gruppo Abele e dall’istituto Professionale Statale J.B. Beccari in collaborazione con il Tavolo Pioneer del progetto NOE – Una comunità che educa, con il coinvolgimento operativo di ACMOS e Libera Piemonte e rientra all’interno del progetto nazionale Liberi di Crescere – Rete ad alta densità educativa, sostenuto da impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del bando adolescenza

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