Carica altri articoli

Servizio Civile: Acmos propone due progetti

Vuoi contribuire alla diffusione di consumi più sostenibili? Vuoi partecipare ad aumentare la sicurezza nei contesti scolastici? Cerchi un’esperienza di impegno e formazione?

All’interno del bando di Servizio Civile Universale, l’associazione ACMOS propone due progetti, che sintetizziamo qui sotto.

Se hai tra i 18 e i 28 anni e vuoi partecipare ai progetti proposti dalla nostra associazione hai tempo fino all’8 febbraio 2021.

 

 


EDUCAZIONE e PRATICHE COLLETTIVE per un CONSUMO SOSTENIBILE

Il progetto intende promuovere percorsi e pratiche affinché i giovani siano promotori, assieme agli adulti di riferimento, di uno stile di vita sostenibile. Tale sensibilizzazione avverrà attraverso l’educazione e la promozione di pratiche di consumo sostenibile per giovani e famiglie del territorio.
Il progetto verrà realizzato su tre sedi:
– CASA ACMOS, il cuore dell’associazione ACMOS sito in una vecchia fabbrica industriale, per promuovere l’educazione e il consumo sostenibile in Barriera di Milano. Per questa sede si cercano 3 volontari
– XMediaLab, un bene confiscato in Barriera di Milano, per promuovere la sostenibilità e il consumo sostenibile a partire dall’arte e dalla creatività. Per questa sede si cercano 2 volontari
– Cascina Arzilla, una cascina confiscata, per promuovere l’educazione e il consumo sostenibile su Volvera e dintorni. Per questa sede si cercano 2 volontari
Il progetto prevede dunque attività di ricerca, educazione, informazione e sperimentazione di buone pratiche insieme a giovani e famiglie del territorio di intervento.

 


A SCUOLA in SICUREZZA

Il progetto intende aumentare la sicurezza nei contesti scolastici, dove per sicurezza si intende un concetto molto ampio, dalla sicurezza delle strutture scolastiche, alla possibilità di relazioni tra pari e con il personale scolastico, alla presenza di opportunità espressive ed educative.
Si ritiene infatti che aumentando la sicurezza sia degli edifici sia delle relazioni, creando un ambiente scolastico sicuro e funzionante, si possa migliorare il clima, la tranquillità e l’agio dello stare in classe e potenziare l’apprendimento, contrastando abbandoni e dispersione, con un significativo miglioramento dell’accessibilità e un aumento della qualità dell’educazione ricevuta dalle studentesse e dagli studenti.
Il progetto si svolge in collaborazione con la Fondazione Benvenuti in Italia.
I volontari attesi per il progetto sono 2 per l’associazione ACMOS (Sede di Casa Acmos) e 2 per la Fondazione Benvenuti in Italia

 

 

 

Leggi tutto >>

Pensa alla Salute! Per il illuminare il presente e il futuro della sanità in Piemonte

Una campagna per ottenere totale trasparenza e fruibilità dei dati relativi alla spesa sostenuta per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e di quelli inerenti alla costruzione dei nuovi Parchi e Città della Salute.

Pensa alla salute!” è la campagna lanciata da Libera Piemonte ed è rivolta alle Istituzioni Regionali, alle quali si avanzano delle proposte e ai piemontesi, ai quali si chiede collaborazione e sostegno.

“Illuminare” per rendere chiara e cristallina la spesa sanitaria nella nostra Regione e per evitare che, all’interno dei meccanismi della sua gestione, si annidino corruzione, malaffare o, persino, l’infiltrazione delle mafie negli appalti.


Attivati! Aderisci alla Campagna!


 

Leggi tutto >>

Giovani al centro della periferia: una mappatura dei servizi educativi in Barriera di Milano

Questi ultime mesi di isolamento sociale, necessario a contrastare la diffusione del Coronavirus, hanno messo a dura prova la coesione sociale soprattutto delle aree periferiche rischiando l’aggravarsi di situazioni di povertà educativa e marginalizzazione.

 

Di fronte a questa situazione l’associazione Acmos non si è mai fermata e nel rispetto delle norme previste, ha cercato di restare al fianco delle persone in maggiore difficoltà e di preparare il terreno per nuove iniziative che speriamo possano essere realizzate in presenza nei prossimi mesi.
Il questo solco si inserisce anche la realizzazione di questo progetto.

 

Il progetto “Giovani al centro della periferia”, cofinanziato dalla Regione Piemonte,  ha avuto inizio l’8 ottobre del 2020 e si concluderà l’8 ottobre 2021. Il territorio di azione è il contesto urbano della Circoscrizione 6 e i ragazzi coinvolti saranno giovani tra i 6 e i 18 anni, le loro famiglie e gli abitanti della zona.

 

Questo progetto ha come obiettivo principale il contrasto alla povertà educativa e alla marginalità dei luoghi periferici attraverso l’attivazione di opportunità di aggregazione e socializzazione per i minori nel territorio e per le loro famiglie.

Attraverso alcune attività di animazione e di educativa di strada si intende inoltre rafforzare il senso di cittadinanza e di appartenenza alla comunità, provando a creare un presidio educativo permanente all’interno del quartiere che possa favorire il dialogo e lo scambio di esperienze e di buone pratiche tra ragazzi e varie realtà della zona.
In questi mesi ci siamo concentrati sul lavoro di programmazione delle future iniziative e di cura delle relazioni con i giovani del territorio anche se a distanza, ma soprattutto sulla mappatura delle realtà esistenti nel territorio attive per giovani e minori.

di Emma Fontanarosa

 


GUARDA IL LAVORO DI MAPPATURA

Leggi tutto >>

Le strade del male

Nell’arco di vent’anni, tra il 1945 e il 1965, si snoda una vicenda intricata e violenta, che si muove tra l’Ohio e il West Virginia. Nell’affollata galleria di personaggi, il perno della storia è Arvin (T. Holland): prima bambino insieme a una madre gentile e un padre (B. Skarsgard), ex soldato che ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, sul fronte del Pacifico; poi giovane uomo, la cui vicenda umana è legata a quella di Lenora (E. Scanlen), con cui è cresciuto fin da piccolo. Intorno a loro si muovono, in maniera inquietante, uno sceriffo corrotto, una coppia dalle perversioni assassine, due predicatori tanto affascinanti e carismatici, quanto ambigui e deviati. Il sangue, inutile a dirsi, scorrerà copioso.

Antonio Campos firma la regia e co-sceneggia un film, tratto dal romanzo di Donald Ray Pollock (che nella versione originale è anche il narratore della vicenda). Le tematiche del film sono molteplici: la religione, il senso di colpa, la brutalità del mondo, l’espiazione, la meschinità degli esseri umani. Meglio il titolo originale (“The devil all the time”), che quello italiano. Il problema? Che Campos non è Scorsese e sbaglia quasi tutto: una pellicola troppo lunga, appesantita dall’uso della voce fuori campo, sotto il segno di un pessimismo programmatico, con un calcolato gusto dell’eccesso, della violenza gratuita, dove quasi nessun personaggio si salva, in una visione senza speranza, che alla lunga esaspera. All’attivo l’uso delle musiche e un certo occhio per la ricostruzione dell’epoca. E un buon cast corale (da citare anche Robert Pattinson), ma non basta. Del resto, si sa, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, per restare in tema.

Produzione Netflix, tranquillamente evitabile.

Leggi tutto >>

L’Xlab diventa un’aula studio

L’XLab si reinventa: un bene confiscato nella periferia nord di Torino diventa un’aula studio. Dall’11 gennaio, lo spazio di via Salgari 7/c, aprirà agli studenti dalle 9 alle 18.30, dando loro un luogo dove poter studiare, in sicurezza.
Quella dell’Xlab è una storia di riscatto.
Un’ex officina usata per praticare usura è diventata un altro luogo, grazie alla confisca e alla restituzione sociale, che ha permesso di riconsegnarla alla cittadinanza tutta.
Negli anni questo luogo ha cambiato volto, fino a diventare luogo d’arte, di mostre ed eventi.
Con l’emergenza covid, purtroppo queste attività non possono essere più portate avanti e il bene è stato chiuso per molto tempo.
Oggi ci rendiamo conto che, piano piano, possiamo riprenderci  pezzetti della nostra vecchia quotidianità, provando a trasformarli in un qualcosa che ci faccia star bene e che sia allo stesso tempo sicuro, garantendo la salute di tutti.
Abbiamo provato a chiederci quali fossero i bisogni del quartiere, Regio Parco, dialogando anche con i ragazzi più giovani incontrati tramite i nostri progetti nelle scuole superiori.
In un periodo in cui, purtroppo, a livello pubblico è difficile organizzare e rendere disponibili alcuni servizi, abbiamo cercato di dare risposta ai bisogni dei più giovani.
Abbiamo scelto, quindi, di aprire quel luogo per fornire un posto dove incontrarsi, studiare, avere una connessione Internet adeguata per seguire la Dad, rispettando tutte le regole e le prevenzioni necessarie.
Abbiamo anche trovato il modo per rendere l’aula studio sicura in numeri di capienza, permettendo la prenotazione a chi fosse interessato, così da riuscire a mantenere le giuste distanze di sicurezza e rispettare le politiche del governo.
Speriamo che questo sia un modo per aiutare e sostenere le esigenze del quartiere, facendo la nostra parte.
Ci vogliamo provare perché solo insieme possiamo trovare delle soluzioni ai nostri problemi.
Per info sull’utilizzo dell’aula studio scrivi a xml@acmos.net

 

Per prenotazioni clicca qui

Leggi tutto >>

Incendio al campo profughi di Al Minyeh: cosa succede in Libano?

 

La notizia del grande campo profughi del Libano in località Al Minyeh, dato alle fiamme il 27 dicembre ha fatto il giro dei media mondiali.
Operazione Colomba ha ricostruito i fatti che hanno portato al tragico epilogo e ha analizzato il clima generale in cui sono costretti a vivere i profughi siriani, nell’indifferenza del mondo.

Riprendiamo le parole dei volontari di Operazione Colomba, perchè  vogliamo contribuire ad accendere una luce sulla situazione di quell’area di mondo: una polveriera pronta a prendere fuoco in qualsiasi momento:

Il campo in questione non è solo uno dei tanti insediamenti informali costruiti dai profughi che hanno superato il confine a causa della guerra, ma esisteva già molto prima del 2011 ed era abitato da lavoratori stagionali siriani che già da diversi anni lo abitavano nei periodi di lavoro.
Dopo l’inizio della guerra, questi vi hanno portato anche le loro famiglie e vi si sono trasferiti in pianta stabile.
Inoltre, a differenza di altri posti del Libano particolarmente ostili, la zona di Al Minyeh non è quasi mai stata teatro di episodi di violenze contro i siriani di tale portata, pur essendosi verificati episodi minori.
Il fatto che questo campo, presente da tanto tempo, sia stato coinvolto in un fatto tanto grave, fa riflettere su quanto il livello di intolleranza stia salendo notevolmente nel paese.

I Fatti

La sera del 27 dicembre, un cittadino libanese che impiegava diversi siriani, verso i quali aveva accumulato un debito di soldi per stipendi non pagati, si è presentato al campo con l’intenzione di prendere della merce senza pagare da un negozio che era chiuso ed il cui proprietario non era presente. Quando ciò gli è stato impedito, il libanese ha iniziato una forte lite con alcuni abitanti del campo che ha anche picchiato. Poi andato via, per tornare dopo poco in compagnia di un gruppo di persone in possesso di armi e taniche di benzina.
Appena arrivato, il gruppo, ha aperto il fuoco contro le persone ed appiccato l’incendio. Gli abitanti del campo raccontano anche che i libanesi abbiano addirittura impedito l’accesso ai mezzi dei vigili del fuoco, facendone ritardare l’intervento finché il campo non è stato raggiunto interamente dalle fiamme, e che abbiano infine intimato a tutti gli altri campi profughi della zona di non far entrare nessuno sfollato da quel campo, oppure i loro insediamenti avrebbero fatto la stessa fine.
Subito dopo i fatti e dopo che l’esercito ha preso visione dei filmati delle videocamere installate nel campo, sei siriani sono stati arrestati ed uno di loro si trova ancora in prigione, mentre i due libanesi responsabili sono stati arrestati e rilasciati dopo due giorni. Infatti, il proprietario del terreno su cui si trovava il campo, ha ritirato la denuncia che aveva sporto, dicendo ai siriani che avrebbero dovuto riconciliarsi con i colpevoli.

Le conseguenze

C’è anche chi tra i libanesi risponde alle barbarie con la solidarietà, come i tanti cittadini che subito dopo l’incendio hanno messo a disposizione le loro case e le merci dei loro negozi per chi aveva perso tutto per la seconda volta. Ma i media locali riportano interviste a cittadini libanesi del posto, che invece lamentano il fatto di essere poveri come i siriani che stanno ricevendo aiuto, ma di non ricevere niente per loro.
L’episodio ha avuto una rilevanza enorme ed ha creato tensioni altrettanto profonde, Operazione Colomba denuncia il clima esplosivo di razzismo e di gravi intolleranze reciproche tra le due comunità, dovuti alle ingiustizie subite dai siriani e dalle condizioni di povertà e crisi economica in cui versano tutti, libanesi e siriani: le conseguenze potrebbero essere pericolose almeno quanto il drammatico fatto in sé.
Ad oggi non è ancora stata trovata una soluzione per gli ex abitanti del campo, che attendono una decisione da parte della regione di Akkar e del ministero del lavoro e delle politiche sociali, i quali sembrano non avere intenzione di permettere la ricostruzione del campo nella stessa zona. Inoltre, resta forte la paura di ulteriori violenze tra i siriani e la famiglia dei responsabili dell’incendio.
Tutto questo è di una gravità inaudita, è un’altra battaglia della guerra fra poveri che è ormai in atto da tempo in Libano. Questo incendio, infatti, è avvenuto a poco più di un mese dagli episodi di razzismo che si sono verificati a Bsharre. A perdere sono sempre gli ultimi mentre a vincere è sempre il sistema di uno Stato che non può e non vuole proteggere né i suoi cittadini, né chi sul suo suolo cerca solo riparo ed un minimo di sicurezza. Stato che non muove un dito per spegnere il fuoco dell’odio, ma che ci soffia sopra per alimentarlo, ricorrendo alla retorica razzista contro i siriani, capro espiatorio di ogni male, come unica risposta al malcontento della marea di cittadini libanesi indigenti e recentemente ancora più impoveriti.
Noi volontari di Operazione Colomba, grati che la notizia abbia avuto tanta copertura mediatica, riteniamo fondamentale che alla situazione dei siriani e del Libano in generale venga prestata attenzione sempre, perché anche se gli episodi così eclatanti di violenza non succedono tutti i giorni, violazioni meno grandi ma comunque gravi, avvengono invece in maniera sistematica, e le autorità del paese continuano a spingere i profughi a tornare in patria, pur sapendo benissimo che ciò non è possibile in condizioni di dignità e sicurezza.
Alla tremenda guerra in Siria si aggiunge quella in Libano, combattuta senza artiglierie pesanti, ma sulla pelle degli ultimi utilizzando crisi economica, discriminazioni, violenze, ed anche gestendo malamente la pandemia mondiale, ennesima minaccia ad un paese già in ginocchio.
Il governo siriano, da parte sua, approfitta della situazione. Un delegato del governo ha fatto visita al campo raso al suolo, invitando i profughi a tornare. Non sappiamo il perché di questo gesto, ma sappiamo con certezza che per chi torna in Siria non c’è altro destino se non torture, arruolamenti forzati e ancora fame e povertà.
Come documentato nei quattro report di Operazione Colomba, non esiste sicurezza per chi torna e l’atteggiamento del governo siriano, in un goffo tentativo di riabilitazione sul piano internazionale, e forse agli occhi degli stessi cittadini che ha fatto scappare, fa molto riflettere.
Non c’è scampo e non c’è pace per chi è intrappolato nel paese, che vede quella del mare come unica via d’uscita, ma che troppo spesso si trasforma in un cimitero di donne, uomini, bambini e sogni di una vita dignitosa.
Leggi tutto >>

Il reato, la giustizia e la pena spiegati ai ragazzi

Cosa c’è da sapere sul carcere? E cosa vuol dire “misura alternativa”? E perchè saperne? E perchè saperne di questi tempi?

Un percorso sui temi della giustizia, della pena e della libertà che intreccia momenti di riflessione collettiva e personale e a gruppi con la presenza di un testimone autore di reato.

Pubblichiamo il video realizzato nell’ambito del Progetto ComuniCare.

Per approfondire il progetto clicca qui

Leggi tutto >>

SANPA

Quasi vent’anni di storia della comunità di San Patrignano, vicino Rimini. Alla fine degli anni 70, Vincenzo Muccioli (1934-1995), dopo essersi dedicato all’allevamento e all’agricoltura, incomincia a occuparsi di accoglienza di tossicodipendenti, creando nel tempo una struttura enorme, capace di accogliere al suo apice migliaia di ragazzi dipendenti dalle droghe. L’eco mediatica è enorme, l’attenzione dei giornali e dei politici fortissima, e San Patrignano diventa, di fatto, una piccola città autosufficiente e priva di sovvenzioni statali. Non mancheranno le polemiche, le accuse, le zone d’ombra e le vicende giudiziarie: la prima, all’inizio degli anni ’80, per l’accusa di maltrattamenti ai danni di alcuni ospiti della comunità (il cosiddetto processo delle catene); la seconda, molto più grave, per l’omicidio di Roberto Maranzano, ucciso a San Patrignano nel 1989 e ritrovato morto in una discarica vicino a Napoli. Per questo omicidio, Muccioli venne condannato per favoreggiamento, poco tempo prima di morire nella sua casa, per cause per altro mai chiarite ufficialmente.

Ci sono volute quasi cinque ore ricostruire una vicenda collettiva e personale, nell’arco di oltre 15 anni. Gli autori, (Carlo Giuseppe Gabardini, Gianluca Neri, Paolo Bernardelli) e la regista (Cosima Spender), hanno lavorato su una mole impressionante di materiale di archivio (Rai e non solo) e hanno ascoltato una serie di protagonisti di quegli anni: alcuni ex accolti di San Patrignano (che sono la lente forse più efficace e viscerale per rileggere la storia), ma anche medici, giornalisti, magistrati, i familiari di Muccioli e quelli di altri dei ragazzi accolti in quella comunità.

Ne esce un ritratto molto complesso, scandito in cinque capitoli, ricostruito con estrema meticolosità. Non a caso il sottotitolo è “Luci e tenebre di San Patrigano”.

Il perno del racconto è, ovviamente, Vincenzo Muccioli: carismatico, affabulatore, generoso, paterno, ambiguo, megalomane, spericolato, visionario, totalizzante. Un uomo che per più di un decennio fu osannato e amato da un pezzo di Italia, sostenuto da sovvenzioni private notevoli (in primis Gian Marco e Letizia Moratti), ma anche attaccato e discusso.

In controluce è lo spaccato di una parte di storia del nostro Paese.

Produzione Netflix, da ieri disponibile on line. Non perdetelo, sono cinque ore spese ottimamente!

 

 

Leggi tutto >>

Tanti auguri da tutti noi di Acmos!

Con queste poche parole vogliamo augurarvi buone feste, una buona chiusura di questo 2020 e un inizio speranzoso per il futuro 2021.
Non vogliamo fare un resoconto dell’ultimo anno, stravolto dall’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Un anno complesso e difficile, per tutti.
Però possiamo raccontare cosa abbiamo cercato di fare come movimento, in questi 12 mesi trascorsi tra incognite e incertezze.
Abbiamo sempre cercato di sostenerci l’un l’altro, collaborando.
Abbiamo supportato chi ha maggiormente subìto gli effetti della crisi, facendo rete con altre realtà.
Nelle comunità in cui viviamo, abbiamo animato le giornate con gesti semplici: la musica dai balconi, una chiacchierata sull’uscio di casa, fare la spesa per chi non poteva uscire perché soggetto a rischio.
E siamo andati avanti, nonostante non fosse semplice, con le nostre attività sociali.
Lo abbiamo fatto attraverso la collaborazione perché siamo convinti che solo insieme si possano superare le difficoltà.
Vi auguriamo buone feste e un nuovo anno ricco di positività, di energia, di buoni propositi e di felicità.
Inizieremo il 2021 con impegno, grinta, passione e determinazione. Lo faremo per contribuire alla costruzione di una società diversa: inclusiva, attenta agli ultimi, rispettosa e democratica.
Tanti auguri da tutti noi di Acmos!

Leggi tutto >>

Manden 134: la nuova comunità nel quartiere Lucento

Nasce Manden 134, un nuovo progetto di co-housing, che si aggiunge alle altre 4 esperienze già avviate nella città di Torino, promosso per incoraggiare l’indipendenza abitativa e la convivenza pacifica tra giovani, coniugando questi due aspetti con il legame con il territorio e il coinvolgimento della cittadinanza.

 

 

Le comunità abitative giovanili sono esperienze ideate dall’Associazione Acmos per mettere in pratica e coltivare i valori sanciti dalla Costituzione, lottando così contro ogni forma di discriminazione e ingiustizia sociale.

 

 

Grazie al Gruppo Abele, che ha messo a disposizione la struttura, in corso Lombardia 134 nel cuore del quartiere Lucento, Manden 134 è un progetto abitativo (può ospitare fino a 8 persone) ma non solo. L’obiettivo è quello di aprire uno spazio a disposizione della cittadinanza, per generare inclusione e legame sociale all’interno del quartiere.
Questa comunità prende il suo nome dal termine che i Mandinka usavano per riferirsi alla propria terra e alla carta di Manden, una delle prime forme di dichiarazioni di diritti umani della storia dell’uomo – redatta nel 1236 in Mali, a lungo rimossa a causa della storia coloniale – solo nel 2009 iscritta dall’Unesco nella lista del patrimonio culturale intangibile dell’umanità. Questa scelta si lega alla volontà di riprendere, nella pratica, i valori sanciti in questa carta e sottolineare la prospettiva multiculturale e inclusiva del progetto.

 

Questa è una casa, una casa con la porta aperta, capace di accogliere, che ha messo insieme alcuni di voi, fortemente impegnati da anni, che lo state vivendo con profondità, molta passione e intelligenza, a servizio del bene comune” ha dichiarato don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera, oggi in visita nella comunità.
È quindi per me una grande gioia essere qui oggi, condividere con voi tutto questo e andare un po’ avanti con voi al futuro, perché non dobbiamo attenderlo arroccati nelle nostre fragilità, nei nostri limiti e nelle nostre paure, soprattutto in un periodo come questo – ha continuato Ciotti invitando tutti a riflettere sul futuro –  vuol dire scommettere, scommettere insieme, costruire tante case, soprattutto dare una mano a tanti ragazzi a scoprire le cose belle della vita”.

 

Mamden 134 è housing sociale che segue il modello delle “residenze temporanea per l’inclusione sociale”, la cui principale caratteristica è la necessità di offrire un servizio abitativo integrato da processi formali e/o informali di accompagnamento e inserimento sociale.

 

 

La comunità è abitata da giovani dell’associazione, ma anche a persone con particolari difficoltà, accolte con l’obiettivo di sostenerle e accompagnarle in un percorso di indipendenza.
Questa nuovo progetto ospiterà e accompagnerà giovani di diversa provenienza geografica (migranti, rifugiati e non, stranieri di seconda generazione) ma anche “care leavers”, ovvero soggetti provenienti da famiglie in difficoltà, già presi in carico dai Servizi Sociali.

 

Manden 134  per Acmos rappresenta un nuovo luogo dove fare comunità – ha spiegato Giulia Toffanin, membro della Presidenza dell’Associazione – vuole essere un posto di accoglienza e quindi un luogo dove trovare una soluzione abitativa condivisa; vuole anche dire vivere in un nuovo quartiere, un nuovo spazio della città che ha tanti abitanti, ma pochi servizi, dove provare ad animare l’ambiente come già facciamo in molti altri punti della città”.

 

Tutte le persone che sceglieranno di far parte del progetto saranno coinvolte anche nelle attività associative di formazione e nelle iniziative territoriali, proposte e portate avanti coerentemente con i bisogni dei giovani accolti ma, soprattutto, con la volontà di ampliare gli spazi e le possibilità di partecipazione giovanile.
Manden 134 sarà in stretto contatto e continua collaborazione con altri soggetti pubblici e del terzo settore e con cui si possono pensare percorsi di accoglienza, attività o iniziative pubbliche per il quartiere e per la cittadinanza.

Leggi tutto >>

Private life

Richard (P. Giamatti) e Rachel (K. Hahn) sono una coppia (non più giovanissima) che vive insieme a Manhattan (NY) e che cerca, senza successo, di avere un bambino. I tentativi spaziano su più fronti: l’adozione, la maternità surrogata, l’impianto di un ovulo fecondato di una donatrice. La frustrazione è in agguato, con il passare dei mesi, e si riflette anche sulle tensioni del rapporto domestico. Nel bel mezzo del guado, i due accolgono in casa Sadie (K. Carter), la nipote di Richard, che ha cominciato l’università a New York.

Tamara Jenkins (“L’altra faccia di Beverly Hills”, “La famiglia Savage”) scrive e dirige una commedia amara (del 2018), che affronta un tema già visto sullo schermo: il desiderio di maternità/paternità di due persone. Nulla di nuovo sotto il sole, forse, ma c’è un punto di forza, lo sguardo (femminile?) con cui lo fa. Perchè c’è un misto di tenerezza, ironia, delicatezza, frustrazione, umanità, calore, che magicamente funziona e rende tutto estremamente realistico, vicino, “normale”. Impossibile non empatizzare per i due protagonisti, resi in maniera infallibile da Paul Giamatti e Kathryn Hahn, nella loro piccola battaglia quotidiana e purtroppo abbastanza solitaria. Il loro sguardo, nella scena finale, è insieme speranzoso e struggente.

Disponibile su Netflix.

Leggi tutto >>

La speranza ha il vestito azzurro

Sono giorni molto difficili in Libano, dove è in corso una vera e propria persecuzione ai danni dei profughi siriani, nell’indifferenza generale. Operazione Colomba, che da anni lavora nei campi di frontiera tra Siria e Libano, ha lanciato un grido di allarme alla Comunità internazionale, perché intervenga prima che la situazione precipiti.

A partire da questo appello, abbiamo deciso di intervistare Alessandro Ciquera, volontario di Operazione Colomba, ma per noi – prima di tutto – compagno di strada, che ha cominciato la sua formazione sociale e politica nelle nostre organizzazioni: ACMOS, Libera Piemonte, Benvenuti in Italia, per poi portare il suo contributo lì dove c’è più bisogno, per abitare il conflitto in prima persona, senza sottrarsi.

Alessandro è il nostro sguardo su territori apparentemente lontani, ma che ci riguardano molto più da vicino di quanto pensiamo, perché nessuno si salva da solo, ma siamo tutti parte di un’umanità di cui dobbiamo sentirci responsabili.

Insieme a Marco Canta, Alessandro ha scritto “La speranza ha il vestito azzurro” edito a Effatà, con la prefazione di Don Luigi Ciotti: un’antologia di storie, come amano definirle gli stessi autori, che sono state raccontate loro in prima persona da uomini, donne e bambini incontrati tra Palestina, Siria, Libano e Torino, in oltre dieci anni di impegno. Nessuna di quelle parole è stata dimenticata e oggi rivive tra le pagine del libro.

<<Non ci sarebbe potuto essere il libro, senza l’incontro con persone che ci hanno raccontato la propria storia e le proprie speranze. Aprendosi con noi, senza mai perdere la dignità di vite che chiedono solo di essere vissute>> commenta Alessandro.

Quello di Alessandro e Marco, infatti, è un megafono, un riflettore puntato sulle vite, le sofferenze e i sogni di chi vive in contesti traumatici. Come in Palestina, dove la precarietà della quotidianità, si scontra con le persecuzioni nei territori occupati. In Siria, dove la vita di migliaia di persone è stata stravolta da un’ondata di sangue e violenza senza fine. In Libano, dove i profughi hanno cercato rifugio nella speranza, semplice, di poter continuare la propria esistenza, nonostante tutto. E infine in Italia, dove il sogno di un futuro migliore a volte tarda ad arrivare.

“La speranza ha il vestito azzurro” non offre facili soluzioni o interpretazioni politiche dei fatti, vuole solo raccontare le esperienze, talvolta traumatiche, altre volte di immensa forza, di persone che non sono modelli, eroi da emulare o di cui aver pietà. Perchè quello che dobbiamo davvero imparare dal libro è che quelle storie non sono “altro da noi”, ma esseri umani con tutti i limiti, le contraddizioni e le speranze di ciascuno di noi.

Puoi acquistare “La speranza ha il vestito azzurro” online, sul sito di Effatà edizioni (clicca qui).

Oppure, a Torino, presso Binaria – la libreria del Gruppo Abele, in via Sestriere 34.

Leggi tutto >>

In Piazza per una scuola sicura

Gli studenti torinesi continuano la loro protesta contro la chiusura delle scuole.
E noi siamo al loro fianco, perché la situazione attuale è solo l’epilogo di una politica che non riesce a vedere nell’istruzione il più importante investimento per il futuro.
A luglio, con #lascuoladiquartiere abbiamo sottolineato l’importanza della riapertura degli istituti, garantento la sicurezza di tutti, per evitatate che l’infrastruttura più importante del nostro paese non subisse un nuovo stop.

Investiamo nella scuola, per investire sul nostro futuro

Leggi tutto >>