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Referendum costituzionale 20-21 settembre 2020: riduzione del numero dei parlamentari

La Costituzione detta le regole del gioco della democrazia ed è uno strumento che viene scritto quando uno Stato è sano per i momenti di malattia o di poca lucidità politica.

 

Domenica 20 e lunedì 21 settembre , i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimere la propria opinione in merito alla riforma di revisione costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari.
Il referendum costituzionale , o ” confermativo “, rappresenta la fase dell’iter di revisione costituzionale che si apre laddove, nella seconda votazione, le Camere non approvino con una dei 2/3 la legge di riforma della Carta fondamentale. Tale strumento di democrazia diretta offre ai cittadini la possibilità di esprimersi sulla relativa proposta modificativa e non prevede un quorum minimo di votanti.

La riforma oggetto del quesito referendario è nata all’interno del programma del Movimento 5 Stelle e si fonda sull’assunto che sia necessario  “contrarre la casta ” rappresentata dall’attuale classe politica.

La prima votazione da parte delle Camere è avvenuta “sotto” il Governo cosiddetto “giallo-verde”, mentre la seconda “sotto” l’attuale Governo. Nell’attuale maggioranza, il Partito Democratico ha proposto un pacchetto di riforme collegate alla riduzione dei parlamentari (legge elettorale e regolamenti parlamentari in particolare); tuttavia tali misure risultano tutt’ora irrealizzate.

Nel dettaglio, la riforma costituzionale oggetto del referendum del 20 e 21 settembre andrebbe a modificare gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione , apportando una riduzione del 36,5% del numero dei parlamentari : si passerebbe, così, dagli attuali 630 deputati a 400 e da 315 senatori a 200.

Insomma, se dovesse vincere il Sì si avrebbe una contrazione significativa del numero dei nostri rappresentanti, con una riduzione dei costi per le casse dello Stato (un taglio dei cosiddetti “costi del sistema”).

È necessario, però, specificare almeno altre tre conseguenze dell’eventuale approvazione definitiva della riforma costituzionale:

 

 

Possibile inefficienza del Parlamento

Il suo lavoro è svolto principalmente all’interno delle commissioni parlamentari, le quali finirebbero per scontare un forte del numero dei loro componenti e, conseguentemente, l’incapacità nel gestire i carichi di lavoro.
Inoltre, una difficoltà seria vivrebbero i gruppi partitici più piccoli, i quali rischierebbero di non avere una degna rappresentanza in ogni commissione;

 

Forte riduzione della rappresentatività

Dal momento che il taglio del numero dei parlamentari non è accompagnato da una riforma della legge elettorale, si corre il rischio concreto che le zone rurali o sottopopolate del nostro Paese siano sottorappresentate all’interno del Parlamento.
Inoltre, anche i partiti politici minori vedrebbero ridotte le loro chance di accesso alle Camere, in favore di una sovrarappresentazione dei partiti maggiori, di fatto consentita da una soglia di sbarramento “reale” molto alta.

 

Questione di genere

Il taglio lineare ed indiscriminato di deputati e senatori non tiene conto della salvaguardia della rappresentanza di genere all’interno del Parlamento, con la conseguenza che l’accesso alle donne alle Camere risulterebbe ancor più difficoltoso.

 

 

Per questi e altri motivi, l’Associazione Acmos invita caldamente i suoi soci e tutte le persone che hanno un cuore il futuro della nostra Democrazia ad andare a votare , esprimendo la propria posizione riguardo il referendum costituzionale.
La mancanza di un quorum di sbarramento rende maggiormente  importante il voto di ciascuno.

    

    

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Memorial Tony Tabbia: il racconto fotografico

“Adulto liberante” vuol dire un adulto presente, attento, curioso, ma capace di rispettare, di lasciar fare, anche quando verosimilmente non approva tutto quello che accade. In tanti anni nello sguardo di Tony abbiamo sempre… sempre… trovato la benevolenza di chi si aspetta sinceramente di essere sorpreso dai giovani, di chi si aspetta che arrivino più lontano di dove è arrivato lui e questo sguardo è scatenante, è il dono più prezioso che Tony ha fatto a tutti coloro che hanno vissuto con lui.
Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare il
1 ^ Memorial Tony Tabbia
Sabato 12 settembre 2020

Eccovi il racconto fotografico!

 

 

Memorial Tony Tabbia

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Memorial Tony Tabbia

Tony Tabbia merita un posto d’onore nella nostra memoria condivisa di comunità in movimento perché senza Tony, noi semplicemente non saremmo qui. Non soltanto perché è il papà di Marco e Marco è un pilastro della nostra organizzazione. Non soltanto perché quando abbiamo fondato Acmos ed in particolare Casa Acmos ci ha messo a disposizione risorse e competenze, fino a rendere sostenibile la prima esperienza di comunità garantendo pasti ed attrezzature. Ma soprattutto perché è stato per tutta la vita che abbiamo vissuto insieme un esempio di adulto liberante.

“Adulto liberante” vuol dire un adulto presente, attento, curioso, ma capace di rispettare, di lasciar fare, anche quando verosimilmente non approva tutto quello che accade. In tanti anni nello sguardo di Tony ho sempre… sempre… trovato la benevolenza di chi si aspetta sinceramente di essere sorpreso dai giovani, di chi si aspetta che arrivino più lontano di dove è arrivato lui e questo sguardo è scatenante, è il dono più prezioso che Tony ha fatto a tutti coloro che hanno vissuto con lui.

Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare il

1^ Memorial Tony Tabbia

Sabato 12 settembre 2020

Campi Rogimi, Corso Moncalieri 346/15A, Torino

Ritrovo ore 8,30

Fischio d’inizio ore 9,00 Ogni partita durerà 30′

13,30 Pranzo

Nel torneo si affronteranno 6 squadre, composte da 8 giocatori e 2 riserve, divise in 2 gironi da 3 squadre con partita di sola andata

Le 2 squadre vincitrici dei 2 gironi si affronteranno in finale

Per iscrizioni (singole o di gruppo) ENTRO IL 31 AGOSTO

scrivere a roberto.abagnale@acmos.net

Quota di iscrizione 15 euro a giocatore, 10 euro solo pranzo

Per l’utilizzo degli spogliatoi, degli spazi esterni al campo e per i momenti di gioco verranno disposte le misure igienico-sanitarie in vigore il giorno del torneo.

Vi aspettiamo!!

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Spaccapietre

Giuseppe (S. Esposito) lavorava in una cava di pietre, e per un incidente ha perso un occhio. Ha una moglie che lavora nei campi, come bracciante occasionale, e un figlio piccolo, di nome Antò. Quando la donna muore al lavoro, padre e figlio si ritrovano soli e senza un sostentamento economico. Giuseppe decide di andare a lavorare nella stessa condizione della defunta moglie e porta con sè il piccolo Antò. Insieme si ritroveranno in una baraccopoli, vivendo in condizioni molto difficili, conoscendo la fatica di un lavoro massacrante, sotto il controllo violento dei caporali. Sotto i loro occhi e insieme a loro, un’umanità disperata (molti africani, ma non solo), che si fa sfruttare perchè non ha alternative, che accetta salari da fame, che rischia la vita e la salute per le condizioni di lavoro e di vita senza sicurezza, che subisce le vessazioni e le prepotenze di uomini senza scrupoli. Epilogo violento, come la storia lasciava presagire, in un lento crescendo di tensione.

I fratelli torinesi Giuseppe e Massimiliano De Serio scelgono coraggiosamente di parlare di caporalato, tema poco raccontato al cinema, ma ancora così attuale nel nostro Paese. Lo fanno ambientando la storia in Puglia e affidando al massiccio Esposito, un ruolo dolente e taciturno, che gli permette di sdoganarsi dalla figura di Genny Savastano, della serie Gomorra.

La tenerezza dei rapporti padre-figlio, come anche la bellezza dei paesaggi rurali, fanno da contraltare allo squallore di certi passaggi e alla ferocia di alcuni momenti. Discutibile, forse, per alcune scelte narrative, resta un film potente, che si avvicina all’universo dei Dardenne, con pochi dialoghi e molta fisicità.

Onore al merito, il nostro cinema ha bisogno di questi azzardi!

In concorso alle giornate degli autori, in questa 77sima Mostra del Cinema di Venezia.

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La mia parte

Sono le sette in punto, il buio pesto ha già riempito le strade delle città e le campagne andine. Mentre mi faccio accompagnare dalle pagine di un libro e dal profumo di un incenso, inizio a sentire dei colpi agitati provenire da fuori.

Con immenso piacere apro la finestra e cerco subito la mia campana ( strumento a percussione tipico della salsa)e il bastoncino di legno per unirmi al coro, anche i miei vicini aderiscono al “cacerolazo”, una forma di protestare e di farsi sentire anche da casa.

La dinamica è semplice: pentole, padelle, cucchiai, legnetti, tamburi, qualsiasi cosa è valida purchè faccia rumore, un appuntamento sui social e via. Ci si affaccia alla finestra o ci si mette sul balcone e si batte fortissimo.

L’esercizio è emozionante e riesce a farti sentire parte di una comunità sensibile, speranzosa, sicuramente arrabbiata. I perché qui in Colombia sono davvero troppi. Ci sarebbe da battere sulle pentole ogni sera, perché ogni giorno c’è un triste motivo per farlo.

Quello che ci riunisce questa sera è l’omicidio di 9 giovani a Samaniego, un Municipio di questa regione, il Nariño, uno degli estremi sud del Paese. E noi, che viviamo a una manciata di ore da lì, non possiamo stare fermi, zitti. Ma neanche chi vive a Bogotà, a Medellin, a Cali, nelle città più importanti del Paese si alza forte un grido di “basta così!”.

Il massacro non trova ancora una risposta definitiva, tanto meno dei colpevoli certi. Difficile che arrivi giustizia laddove ne esiste una diversa, dove le leggi sono altre, dove i conti si saldano a suon di pallottole.

È della settimana scorsa la notizia dell’omicidio di altri cinque ragazzini a Cali, nella Regione del Valle del Cauca, tutti tra i 14 e 15 anni, tutti residenti nel quartiere “Llano verde”, una zona di case popolari che accoglie famiglie sfollate dalle regioni del Pacifico. Sono stati trovati torturati e senza vita dal padre di uno di loro, in mezzo a una coltivazione di canna da zucchero.

Mentre si celebravano i funerali dei cinque ragazzi afrodiscendenti, una granata è stata fatta esplodere vicino alla stazione di polizia del quartiere. Chi siano gli autori di quest’altro orribile massacro e dell’attentato ancora non si sa. Le immagini della rabbia e delle lacrime degli amici e dei genitori provocano un dolore allo stomaco davvero forte.

Mentre ci chiediamo in che razza di Paese viviamo, compare alla televisione il Governatore del Nariño, confermando la notizia dell’omicidio di tre indigeni Awà, nel Municipio di Ricaurte, un’altra zona rossa di questa regione. La frazione in cui è stato commesso il pluriomicidio si trova a 12 ore di cammino dal pueblito principale, 12 ore di distanza da una strada asfaltata, da un centro di salute, da una stazione dei bus.

Per capirci meglio, invito chi mi legge a fare un giro su Google Maps e guardare dall’alto la regione da cui scrivo. Oceano Pacifico, sterminate Ande e una parte di Amazzonia si riassumono in un azzurro-verde su cui in punti bianchi delle città e le linee gialle delle strade sono davvero pochi.

La Natura qui è la padrona della terra. La “Pachamama”, con le sue cascate, lagune, vulcani, spiagge e montagne regna ancora sovrana. Queste meraviglie per gli occhi, si convertono in una grandissima opportunità per i cossiddetti “gruppi al margine della legge”, guerriglieri e paramilitari, che gestiscono il narcotraficco e sfruttano la porta sull’Oceano, sulla regione Amazzonica e la frontiera con l’Ecuador per garantire l’uscita dei prodotti.

Ed ecco che la bellezza crolla. Ed ecco che la Pachamama e tutti i suoi figli soffrono. Ed ecco che la paura e la violenza si fanno spazio e schiacciano le tradizioni millenarie dei popoli indigeni, la speranza delle nuove generazioni, le fatiche fatte per costruire un futuro diverso da parte dei leaders sociali e ambientali.

Conto con le dita, come farebbe un bambino, quanti mesi di quarantena abbiamo già passato. Non mi basta una mano, sono sei. Mezzo anno di vita passato nell’incertezza di un possibile contagio, nelle restrizioni, nel corpifuoco alle 4 di pomeriggio, nelle code per la spesa, nel disagio della vicinanza con gli altri.

Niente che un italiano non possa capire, niente che un italiano non abbia vissuto. Quali sono allora le differenze tra il vivere questa pandemia qui o lì?

La differenza è il sistema di salute, che non è pubblico, che è estremamente burocratico e ingiusto. La differenza è la scuola, che non è obbligatoria e che non può in moltissimi casi essere smart, per la mancanza di connessione e per la mancanza di professori stimolati ad essere responsabili dei cittadini del domani.

La differenza sono i controlli, che sono troppi pochi, che si convertono in scenette ridicole della serie “vada a casa dai” o in abusi di potere estremi, quelli per cui sono stati distrutti con violenza carretti di cibo e tirati per terra chili e chili di frutta a persone che cercavano di tirare su una manciata di pesos.

La differenza sono i sussidi, la cassaintegrazione, i pagamenti a rate. Inesistenti, inaccessibili, insensati. Dopo poche settimane di chiusura ecco quindi riaprire negozi, ristoranti, ecco tutti per strada, perché sennò come campo? Sennò come pago l’affitto? Sennò come pago i servizi?

L’hashtag #quedateencasa (rimani a casa) risulta ridicolo vista la mancanza di appoggi concreti e diffusi. Questa è la differenza. Questa è l’ingiustizia. Questa è la pandemia in questo paese latino difficile e fragile.

Io, che ho un lavoro fisso, che pago la salute e quindi ne ho accesso, che ho una casa in città e vivo con persone bellissime, che potenzialmente potrei scappare da un giorno all’altro su un aereo grazie al mio passaporto, io, io sono fortunatissima.

E mentre siamo distratti dal virus ecco che torna la guerra, a farsi sentire più forte di prima. E torna nelle campagne, tra le montagne, nei quartieri difficili, torna selettiva, levando di torno persone scomode, persone giovani, persone sagge, persone simbolo. E avverte, minaccia, silenzia, uccide.

Anche le notizie che arrivano dai piani alti non sono da poco. L’ex presidente Alvaro Uribe, è agli arresti domiciliari per presunte mazzette a testimoni di un processo e frode. C’è chi ha appeso la bandiera tricolore al balcone, chi ha stappato un vino, chi ha saltato di gioia e c’è chi ha organizzato ridicoli raduni per manifestare il proprio dissenso, per difendere l’indifendibile. Una giornata storica, una giornata che dà speranza. Prima o poi la giustizia arriva, anche qui.

Nel 1986 in Messico, uno dei colombiani più famosi del mondo, Gabriel Garcia Marquez, pronunciava un discorso di una potenza inaudita nel quarantunesimo anniversario della strage di Hiroshima. Un discorso contro l’uso di armi nucleari e contro la scelleratezza dei potenti.

Le sue parole, scritte per un contesto diverso, possono essere usate anche oggi per far riflettere chi ha tra le mani le sorti di questo Paese meraviglioso:

Un grande scrittore del nostro tempo si è chiesto se la Terra è l’inferno degli altri pianeti. Forse è molto meno: un villaggio senza memoria, abbandonato dagli Dei nell’ultimo sobborgo della grande patria universale. Però il sospetto che sia l’unico posto nel sistema solare dove è nata la prodigiosa avventura della vita, ci spinge senza pietà a una conclusione: la via delle armi va nel senso opposto all’intelligenza. E non solo all’intelligenza umana ma anche all’intelligenza della natura. Sono dovuti trascorrere trecento ottanta miglioni di anni dall’apparizione della vita sulla terra perché una farfalla imparasse a volare, altri cento ottanta milioni di anni per fabbricare una rosa con l’unico scopo di essere bellissima, quattro ere geologiche perchè gli essere umani, a differenza del bisnonno “homo erectus”, fossero capaci di cantare meglio degli uccelli e morire d’amore. Non è per niente degno per il talento umano aver inventato il modo in cui questo processo millenario, faticoso e colossale, possa ritornare al nulla da dove è venuto con la semplice arte di schiacciare un bottone.

Ogni volta che le armi, l’illegalità e la guerra fanno un passo avanti, la Colombia fa un passo indietro, perde le sue cittadine e i suoi cittadini migliori, perde ettari di bellezza, perde le sue radici indigene, perde l’occasione di fare la pace con la sua storia e creare una Pace democratica e duratura.

Con le orecchie, gli occhi e soprattutto il cuore, appoggiati a questa terra da ormai cinque anni, non posso esimermi dal compito di raccontare la tristezza e il dolore che riempie in queste settimane questa fetta di America Latina, non posso esimermi dal battere forte sulla pentola dalla finestra, non posso non leggere e ascoltare le notizie, non posso riflettere, non posso non fare la mia parte, perché ormai tutto questo è parte di me e il cambiamento parte anche da me.

 

 

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PRIME: al via la coltivazione di canapa

Abbiamo piantato canapa in un ettaro e mezzo dell’Azienda agricola “La Bellotta”. Un’esperimento che vogliamo fare nell’ambito del progetto PRIME per portare all’attenzione della politica le mille qualità di questa pianta.

Vogliamo essere, noi per primi, il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo e dall’altro lato, vogliamo rendere il nostro movimento sempre più libero da vincoli economici.

Maggiori info sul progetto PRIME? Ce ne aveva già parlato Bruno, qui.

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OnEurope: e tu perché firmi per la Repubblica d’Europa?

Il 15 febbraio, a Scandicci (Fi), abbiamo lanciato una proposta popolare per la creazione di una nuova fase costituente per l’Europa. 

Una casa comune, in cui i cittadini europei possano avere uguali diritti e uguali doveri, è ciò di cui abbiamo bisogno.

Partecipa alla proposta condividendo gli interventi delle persone che hanno preso parte al lancio di “#ONEurope. Same rights, one Republic”, firma e fai firmare.

Per maggiori informazioni: onedemos.eu


Verso la Repubblica d’Europa

E tu perché firmi per la Repubblica d’Europa?

ONEurope: diamo forza all’Europa, con i Sindaci, verso la COFE

La Regata sul Po

Tg3 Piemonte: la Regata sul Po

Jorgen Fryednes: Utøya still strong

Davide Mattiello: ONEurope. Same rights, one Republic

Eric Jozsef: rivendichiamo un’Europa solidale e democratica!

Diego Montemagno: ci faremo trovare nei posti dove le persone cercano speranza

Virgilio Dastoli: apriamo la via rivoluzionaria per la Repubblica d’Europa

Gerardo Santomauro e Sandro Fallani: l’Europa Garantisce pace

Abdullahi Ahmed: non si può essere stranieri per sempre

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La Regata sul Po: il video

Il 19 luglio abbiamo remato per l’Europa. Una staffetta ideale con la Natalonga per l’Europa di Ventotene (LT). Acqua dolce, acqua salata: due iniziative simboliche per raccontare l’Europa che vogliamo. L’iniziativa è stata realizzata dalla Fondazione Benvenuti in Italia e ACMOS, in collaborazione con EuropaNOW per dare nuovo slancio alla campagna ONEurope: same rights, one Republic che chiede al parlamento europeo di aprire una nuova fase costituente. Si ringrazia il Circolo Canottieri CEREA di Torino.

È sempre possibile firmare la Petizione per chiedere l’apertura di una fase costituente europea e scaricare la Mozione per i Comuni che vogliano dichiararsi “Città per la Repubblica d’Europa” sul sito

www.onedemos.eu

 

La rassegna stampa:

Torino Oggi, 15 luglio

TorinoSportiva, 15 luglio

La gazzetta dello Sport, 16 luglio

ANSA Piemonte, 17 luglio

Tempi moderni, 17 luglio

La Repubblica, 19 luglio

La Repubblica, 19 luglio

ANSA, 20 luglio

La Stampa, 20 luglio

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Scuola di Quartiere: il TG della seconda settimana

Ieri si è chiusa l’esperienza de “La Scuola di Quartiere – Re:Opening”, organizzata nella sede della Circoscrizione VI di Torino, trasformata in una palestra di cittadinanza, di “re-incontro” e di “re-educazione” alla socialità attraverso workshop, dibattiti e momenti ludici rivolti ai giovani del territorio.

Abbiamo passato due settimane a discutere, riflettere, interrogarci con i giovani della scuola del futuro.

Questi giorni ci sono serviti per raccogliere delle proposte da consegnare al MIUR a settembre.

“La Scuola di Quartiere” è stata una tappa di un percorso: non è un addio, ma un arrivederci.

Grazie a tutti quelli che hanno creduto in questa scommessa, a chi vi ha partecipato e chi l’ha resa possibile.

Costruiremo la scuola del futuro, insieme!

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Scuola di quartiere: il TG della prima settimana

Abbiamo deciso di raccontarvi la Scuola di Quartiere con un TG settimanale, per dare voce ai protagonisti di questa esperienza. Nella prima edizione, Yassine e Benedetta ci guidano nei primi 5 girni di incontri, workshop, approfondimenti.

Buona visione! Vi aspettiamo lunedì, sempre nella sede della Ciscoscrizione VI di Torino.

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La Regata sul Po

Il 19 luglio ci ritroveremo sulle sponde del Po, a Torino, per remare insieme e lanciare un messaggio: abbiamo bisogno di una nuova fase costituente per fare dell’Europa una Repubblica, la casa comune di cui abbiamo bisogno.

La Regata sul Po è organizzata da Benvenuti in Italia e ACMOS, in collaborazione con EuropaNow, in contemporanea alla seconda edizione della Natalonga per L’Europa a Ventotene (LT), a sostegno della Campagna ONEurope, same rights one Republic.

L’obiettivo è quello di stimolare la politica e la società civile sulla necessità di trasformare l’Unione Europea in una Repubblica federale, fondata sull’uguaglianza dei diritti e dei doveri delle cittadine e dei cittadini europei. Il tutto attraverso un’azione sportiva dal valore sociale e culturale.

È sempre possibile firmare la Petizione per chiedere l’apertura di una fase costituente europea e scaricare la Mozione per i Comuni che vogliano dichiararsi “Città per la Repubblica d’Europa” sul sito

www.onedemos.eu

Per partecipare alla Regata è necessario iscriversi entro il 10 luglio, scrivendo a info@onedemos.eu

  • offerta a partire da 15 euro: regata + maglietta + spaghettata
  • offerta a partire da 10 euro: partecipazione + maglietta + spaghettata

Ritrovo alle ore 10,00 presso il circolo Cerea – viale Virgilio 61 – Torino

Scarica:

 

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Scuola di Quartiere: Assemblea di lancio

Dieci giorni per ritornare a scuola, per fare democrazia, riappropriarsi degli spazi di socialità ed incontro. Con “Scuola di Quartiere – Re:opening” fino al 24 luglio trasformeremo gli spazi della Circoscrizione VI di Torino in uno spazio per ragionare, insieme ai giovani, della scuola del futuro. Ieri, abbiamo lanciato l’iniziativa con un’assemblea che ha avuto come relatori Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele e Paolo Verri, manager culturale. Partecipa anche tu, scopri come cliccando qui

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“Re:Opening”, al via la nostra scuola di quartiere

Ci siamo! Dal 13 al 24 luglio apriremo le porte della Circoscrizione VI di Torino a “La Scuola di Quartiere – Re:Opening”: un progetto di ACMOS e Rappresentanze Studentesche, in collaborazione con il MIUR, il patrocinio della Circoscrizione VI e il sostegno del MOVI – Movimento di Volontariato Italiano, Libera Piemonte, Fondazione Benvenuti in ItaliaFondo Vito Scafidi,  Associazione Capitale TorinoIstituto teatrale per la cura della persona, Associazione Original Hip Hop, Progetto Tutti connessi, Compagnia AssaiAsai, Generazione Ponte, Associazione Islamica Delle Alpi, Coop. Nanà, Casa Comune, Rete Clima, Associazione Giosef, Under Radio, Cop. Placido Rizzotto Associazione FARO, per dare vita a una vera e propria scuola estiva.

Tutti i pomeriggi, dalle 14,30 alle 18,30, la sede di via San Benigno 22 della Circoscrizione VI si trasformerà in una palestra di cittadinanza, di “re-incontro” e di “re-educazione” alla socialità attraverso workshop, dibattiti e momenti ludici rivolti ai giovani del territorio.

 

 

Per partecipare è necessario iscriversi alle singole sessioni (clicca qui)

Attenzione!! Disponibilità limitata a 70 posti

Tutte le misure di distanziamento sociale e sicurezza saranno rispettate

Per maggiori info scrivi a scuoladiquartiere@acmos.net 

TI ASPETTIAMO!

 

L’iniziativa rappresenta la nostra reazione alla prolungata chiusura delle scuole dovuta alla pandemia di Covid-19 che ha costretto milioni di studenti a studiare da casa tramite la DaD. Secondo il nostro punto di vista, ciò ha comportato l’allentamento delle relazioni sociali e ha impedito agli studenti di fruire degli spazi di interazione e di educazione che la scuola deve offrire.

Non è ancora chiaro quale sarà il futuro dell’istruzione a partire da settembre, per questo con “La Scuola di Quartiere – Re:Opening” vogliamo sperimentare un modello alternativo, preparandoci alla riapertura delle strutture scolastiche con un bagaglio di nuove esperienze e riflessioni. Inoltre desideriamo aprire il dibattito con le istituzioni, gli studenti, gli insegnanti, le famiglie, il personale ATA e il mondo dell’associazionismo sul futuro della scuola e, insieme a loro, stileremo un documento che sottoporremo all’attenzione della politica – in particolare al MIUR – con le indicazioni e le linee guida che a partire da questa esperienza riterremo fondamentali per riaprire le scuole in maniera accogliente e sicura.

IL PROGRAMMA DEGLI INCONTRI

 

MATERIALI

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