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Scuola di Quartiere: Re-opening – seconda edizione

Scuola di Quartiere: Re-opening” si prepara a una nuova edizione. L’iniziativa, dopo l’esperienza dello scorso anno, cambia luogo ma non gli obiettivi che si prefigge di raggiungere.
Nata in risposta alla chiusura degli istituti scolastici per l’emergenza Covid, il percorso vuole costruire una proposta educativa pensata dai giovani, in relazione con il territorio e la comunità educante tutta.

 

Novità di quest’anno, dal grande valore, è che questo progetto sarà ospitato proprio in una scuola.

 

Il Liceo “A. Einstein” di Torino, dal 14 al 25 giugno, aprirà i propri spazi per ragionare di scuola, di educazione, di cittadinanza.

 

Di seguito, riportiamo il “Patto Educativo di Comunità” redatto da tutte le realtà che hanno collaborato alla realizzazione di questa seconda edizione.

 

Scarica QUI il volantino con l’elenco degli incontri!

Scarica QUI il programma più dettagliato!

Per le iscrizioni ai laboratori -> https://scuoladiquartiere.acmos.net/

 


SCUOLA DI QUARTIERE
Patto educativo di comunità
Liceo “A. Einstein” Scuola aperta

“La responsabilità è quel sentimento che trasforma la
libertà personale in impegno per il bene comune”
Luigi Ciotti durante Scuola di quartiere

 

 

Questa proposta è la conseguenza di quella straordinaria esperienza di rete e di territorio che è stata la Scuola di Quartiere nella sede della Circoscrizione 6 a luglio 2020 ed è una reazione a un anno dall’inizio della pandemia, che ha messo in luce i punti di forza e di debolezza della scuola.

 

La Scuola di Quartiere nasce da queste premesse:

  • La scuola pubblica deve essere il primo presidio contro la povertà educativa e per questo deve essere una priorità politica e sociale tenerla aperta e garantire a tutti gli studenti un’esperienza di crescita e sviluppo delle della conoscenza di se stessi e degli altri e delle capacità relazionali e sociali;
  • La nuova emergenza sanitaria ripropone un tema fondamentale per la democrazia: alla cieca obbedienza che si garantisce solo con la repressione bisogna contrapporre l’educazione alla responsabilità e la scuola ha un ruolo centrale su questo aspetto;
  • Il distanziamento fisico e sociale richiede un recupero di socialità e prossimità, riflettendo su quanto l’epidemia di Covid abbia influito sul nostro modo di relazionarci con l’altro;
  • La scuola deve essere anche esperienza di democrazia, ovvero un luogo dove confrontarsi e formare un libero pensiero affinando la capacità di argomentare le proprie opinioni e ascoltare quelle degli altri, di abituarsi alla mediazione del conflitto.

 

 

Pur riconoscendo la gravità dell’emergenza sanitaria, tanti si sono in questi mesi preoccupati dalle conseguenze della pandemia e delle misure di contenimento sulla scuola e sugli studenti, in termini di occasioni di socialità, convivenza civile e di educazione alla cittadinanza.
La pandemia ha fortemente compromesso la possibilità di sviluppare questi aspetti fondamentali non solo per gli studenti, ma per la salute della democrazia stessa. Si è rafforzata la consapevolezza e la volontà di riaprire una scuola che risponda a queste esigenze non come prima, ma più e meglio di prima.

 

La 2° edizione della Scuola di Quartiere intende quindi sperimentare negli spazi del Liceo “A. Einstein” la scuola aperta come esperienza di un territorio in grado di ripensare il ruolo della scuola e la sua proposta educativa, nella prospettiva di costruire un Patto Educativo di Comunità.
Questa edizione è rafforzata e promossa dal progetto NOE – Una comunità che educa, finanziato dalla Compagnia di San Paolo, è ispirata e resa possibile dalla collaborazione con il MOVI e il progetto “Scuole Aperte e partecipate in rete”.
Si tratta di un’iniziativa che pur prendendo avvio in uno specifico territorio e istituto scolastico, nasce con l’intenzione di coinvolgere tanti altri soggetti, studenti di altre scuole in primis, e con la volontà di essere sperimentazione che sia replicabile in modo continuativo e in altri luoghi.
La rete coordinata volontariamente dall’associazione Acmos e dal collettivo Rinascimento Studentesco a partire da gennaio 2021 include: Circoscrizione 6, Scuola (dirigente, DSGA), rappresentanti dei docenti e dei genitori, un coordinamento ampio di studenti di diversi Istituti, terzo settore, volontariato e singoli esperti selezionati. Anche la Federazione nazionale insegnanti e la Consulta provinciale degli studenti sostengono il progetto.

 

 

La Scuola di Quartiere si terrà dal 14 al 25 giugno 2021, presso il liceo A. Einstein (via Pacini)  in orario pomeridiano.

 

Si tratterà di due settimane di incontri, iniziative, eventi, attività, in presenza presso il liceo Einstein, organizzata da tutti i soggetti citati e rivolta agli studenti di tutte le scuole e a tutta la cittadinanza.

 

La prima fascia oraria (14:30-16:30) prevede incontri che riflettono e riprendono esigenze e desideri del territorio, provando quindi a rendere la scuola un centro civico che offre ai giovani e a tutti i cittadini opportunità e occasioni di impegno. Si alterneranno incontri tematici con ospiti, laboratori e corsi artistici e teatrali, e visite in alcuni luoghi significativi del quartiere.

 

La seconda fascia oraria (17-19) prevede ogni giorno assemblee plenarie relative al tema della scuola e del patto educativo di comunità, che coinvolgeranno gli studenti in dialogo con tutti i soggetti della comunità educante invitati come ospiti.
Durante tutta la durata della manifestazione saranno accessibili spazi di studio e lettura, e spazi dedicati ad alcuni temi specifici, a cura di diversi partecipanti e realtà del territorio.

 

Il simbolo della Scuola di Quartiere è uno zaino che conterrà le riflessioni salienti degli incontri e le intenzioni della comunità educante per il futuro, nella prospettiva di dettagliare un patto educativo di comunità che possa rendere la scuola aperta un’esperienza permanente.
Lo zaino sarà inoltre consegnato al Ministro Bianchi o a un suo collaboratore nella giornata conclusiva.

 

 

SCARICA IL MATERIALE SOCIAL

 

 

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8*1000, mandalo a scuola

Ce l’abbiamo fatta! A partire dal 2020 con la dichiarazione dei redditi, il contribuente può decidere di destinare la quota delle risorse del contributo IRPEF agli interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico delle scuole.

Una battaglia che portiamo avanti da dieci anni e che è divenuta legge già nel 2015, ma in passato  i fondi raccolti venivano destinati alla scuola solo in parte, dopo il “prelievo” fatto per migliorare i saldi di finanza pubblica. La cifra rimanente veniva poi ripartita in quote uguali tra le cinque tipologie di destinazione ammesse a contributo (beni culturali, calamità naturali, fame nel mondo, assistenza ai rifugiati e appunto edilizia scolastica).

Oggi, invece, i fondi dell’8*1000 destinati alla scuola sono interamente spesi per l’edilizia scolastica, così come volevamo fin dall’inizio.

Per destinare il tuo 8*1000 alla scuola crocetta la voce “Stato” e poi scegli “edilizia scolastica” tra le alternative disponibili, indicata con il numero 3. Un gesto che non costituisce un costo per chi lo fa, ma garantisce un investimento per il bene pubblico.

L’iniziativa è promossa dal Fondo Vito Scafidi, il Fondo della Fondazione Benvenuti in italia dedicato a interventi educativi in tema di cultura e sicurezza, che sviluppa molteplici azioni sull’edilizia scolastica.

Contribuisci a rendere sempre più sicure e belle le scuole del nostro Paese.


 

Scegli di destinare il tuo 8*1000 alla scuola e aiutaci a diffondere la notizia grazie ai materiali a disposizione:

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Adam

A Casablanca si incontrano due donne: la giovane Samia (N. Erradi), incinta e senza un compagno, in cerca di lavoro per potersi mantenere, e Abla (L. Azabal), vedova e con una figlia bambina, gestisce un piccolo forno, in cui vende pane. La prima ha bisogno di un tetto sulla testa e di guadagnare qualcosa, la seconda non sembra incline ad accettare una donna che ha concepito un figlio fuori dal matrimonio, scelta scandalosa. Ma la pietà e l’accoglienza prevalgono, così le due donne (tre, se si considera la piccola Warda, figlia di Abla) si confrontano e si scontrano, facendo emergere i pesi che ciascuna porta sulle sue spalle, i nodi insoluti del proprio passato, la fatica verso un futuro che sembra impossibile. E’ innegabile, però, che questo evento cambierà le vite di entrambe.

Maryam Touzani ha realizzato questo piccolo film prezioso nel 2019. Lo ha fatto con meticolosità e rispetto, scegliendo un taglio intimista, tutto al femminile, dove i silenzi e gli sguardi valgono più delle parole e forse dei gesti. Abla è costretta dalla sua giovane ospite a fare i conti col suo passato, che ha incatenato il suo futuro; Samia, al contrario, preoccupata per quello che sarà (l’inaccettabile disonore di una donna sola con un figlio), non riesce a vivere il suo presente.

Due interpreti straordinarie, per una pellicola che tocca il cuore.

 

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Territori educativi: Manzoni People

Un’altra puntata per la nostra rubrica Torino Scuola Aperta, nell’ambito di Territori Educativi.

Manzoni People è un’associazione che nasce 11 anni fa dall’incontro di genitori e insegnanti che credevano che la scuola adatta ai propri figli fosse una scuola aperta, fatta di incontro, di vita sul territorio e con il territorio.

L’educazione dei loro bambini non poteva confinarsi alle sole ore scolastiche, ma doveva permeare la vita dei loro figli in ogni ambito, trasformando la scuola nel fulcro di una rete composita, fatta di associazioni, realtà territoriali, luoghi, una vera comunità educante.

Guardate la video intervista!

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Il CPR di Torino è una ferita nello stato di diritto

Abbiamo aderito alla manifestazione, promossa da Asgi, Legal Team Italia, Giuristi Democratici, l’Osservatorio Carcere Piemonte Valle d’Aosta dell’Unione camere penali, Associazione Antigone, Adif, Api onlus, Strali, a seguito dell morte di Moussa Balde, avvenuta nel CPR di Torino.

La morte di Moussa, un ragazzo di soli 22 anni,  ci deve interrogare  come cittadini sulla funzione di queste strutture e sul trattamento riservato ai migranti nel nostro paese.

L’appuntamento è per giovedì 4 giugno, alle ore 16.00, in Piazza Castello a Torino, di fronte alla Prefettura.
Qui di seguito il comunicato di lancio dell’iniziativa.

 


Il CPR di Torino è una ferita nello stato di diritto

La morte di Moussa Balde, il 23 maggio, nei così detti “ospedaletti” del CPR di Torino, ci interroga, come cittadini e come giuristi, su alcune fondamentali questioni in merito al trattamento oggi riservato ai migranti.

 

Moussa Balde è stato trattenuto al C.P.R., e prima ancora è stato condotto presso gli uffici di polizia di Ventimiglia, perché cittadino straniero irregolare, subito dopo aver subito una selvaggia aggressione da parte di tre italiani, a Ventimiglia, il 9 maggio. Per quanto noto in questa fase, la sua condizione di persona offesa è stata immediatamente dimenticata, a causa dell’irregolarità del suo soggiorno, e non gli era stata fornita alcuna delle informazioni conseguenti, quali, tra l’altro, la facoltà di presentare denunce o querele, il diritto di chiedere di essere informato sullo stato del procedimento, la possibilità di avvalersi dell’assistenza linguistica. Gli è stato di fatto negato il diritto di partecipare al procedimento penale. Moussa Balde aveva anzi riferito di non avere neppure compreso che l’aggressione avesse generato delle indagini, che i suoi aggressori fossero stati identificati, né tantomeno sapeva che c’era un video che aveva ripreso quella aggressione (all’ingresso nel CPR i trattenuti vengono privati dei telefoni cellulari, benché la legge garantisca la libertà di comunicazione anche telefonica con l’esterno, e non hanno accesso ad internet). Questa prima parte della vicenda conferma per l’ennesima volta che per lo Stato italiano la persecuzione degli stranieri privi di un permesso di soggiorno è considerata una priorità assoluta, da esercitare a qualunque costo, anche a scapito di diritti fondamentali (in alcuni casi, e il Mediterraneo ne è muto testimone, anche della vita dei migranti).

 

 

L’altra grande questione che la tragedia di Moussa Balde solleva riguarda ciò che accade dentro i CPR italiani, e dentro il CPR di Torino in particolare.
Moussa Balde vi è stato rinchiuso senza alcuna valutazione preliminare sulla sua idoneità psichica al trattenimento e ciò nonostante le presumibili conseguenze di un’aggressione tanto violenta. Appena entrato al C.P.R., è stato privato del telefono cellulare ed è stato collocato nei c.d. “ospedaletti”, vere e proprie celle di isolamento non previste dalla normativa, separate dalle altre aree, lontane dagli uffici e dall’infermeria, dove è impossibile effettuare un controllo o un’osservazione di chi vi è rinchiuso. Luoghi in cui una patologia psichiatrica o una semplice depressione sono destinati ad aggravarsi e dove è purtroppo molto facile, in solitudine, compiere gesti anticonservativi.

Lo stesso CPR, le medesime camere di isolamento, dove, nel luglio del 2019, era morta un’altra persona, Faisal Hussein, affetto probabilmente da problemi psichici e abbandonato per cinque mesi nella segregazione del C.P.R. di Torino.

La vicenda di Moussa Balde ci deve ricordare quali sono le effettive priorità, che i diritti fondamentali non possono essere sacrificati e che non possono esistere luoghi di detenzione privi di regole, dove la vita delle persone è consegnata all’arbitrio.
I C.P.R. (che per ignoranza qualcuno continua a chiamare “centri di accoglienza”) sono strutture in cui le persone trattenute vengono private della loro umanità, parcheggiate e abbandonate, in condizioni peggiori rispetto a quelle esistenti in carcere, proprio per la carenza di regole e di garanzie. Anche i pochi diritti riconosciuti vengono sistematicamente calpestati da quella stessa pubblica amministrazione che le regole è chiamata a far osservare (e che sanziona con la privazione della libertà personale e con l’espulsione chi ha violato la normativa sul soggiorno).

 

 

Tra le numerose violazioni rilevate, queste le più gravi:
– la verifica dell’idoneità sanitaria al trattenimento viene fatta da medici interni del CPR, e non, come previsto dall’art. 3 del Regolamento CIE emanato dal Ministero dell’Interno il 2.10.2014 prot. n. 12700, da medici esterni afferenti alla ASL o alle strutture ospedaliere, prima dell’ingresso. E – come il caso di Moussa Balde dimostra con brutale evidenza – nessuna verifica di compatibilità psichica viene effettuata;
– il sostegno psichiatrico non è stato garantito dal marzo 2020 al febbraio 2021 e rimane comunque insufficiente e discontinuo;
– vengono trattenute persone presunte minorenni, in aperto contrasto con la normativa vigente; – sebbene la legge non consenta l’isolamento dei trattenuti, la misura viene abitualmente e arbitrariamente utilizzata, senza obbligo di motivazione né possibilità di impugnazione o riesame;
– durante l’isolamento, i trattenuti vengono ristretti in celle pollaio, che ricevono luce solare per poche ore al giorno solo nel cortile (con visuale oltretutto limitata da una tettoia), senza diritto di uscire né di usare un telefono;
– vengono utilizzati luoghi di trattenimento non ufficiali (le celle di sicurezza nel seminterrato), nemmeno dichiarati al Garante nazionale e scoperti casualmente da quest’ultimo in occasione della visita del 2.3.2018;
– in spregio al diritto alla libertà di comunicazione con l’esterno sancita dall’art. 14, comma 2 del Testo Unico sull’Immigrazione e dall’art. 20, comma 3, del Regolamento di attuazione, i trattenuti vengono privati del telefono cellulare, così perdendo anche l’accesso ad internet, principale strumento di comunicazione e di informazione; le telefonate possono essere effettuate solo verso l’esterno, a pagamento e con linea fissa, con la conseguenza che, in considerazione dei costi, è estremamente difficile mantenere contatti con i parenti all’estero; i trattenuti non possono ricevere, privati del proprio apparecchio cellulare, chiamate dall’esterno, avendo sempre l’amministrazione rifiutato di fornire le utenze dei telefoni installati nel centro;
– i colloqui con i familiari e i conoscenti sono sospesi da oltre un anno e non è stato attivato alcun sistema di colloqui in videoconferenza, pur a fronte di trattenimenti che possono protrarsi per diversi mesi;
– i trattenuti vengono costretti in moduli abitativi sovraffollati, con servizi igienici non separati dai luoghi di pernottamento e privi di porte;
– non sono presenti mediatori culturali di lingue e Paesi rappresentati nel CPR.

A ciò si aggiunge il tema della competenza a decidere in materia di libertà personale ai giudici di pace, che tale competenza non hanno in alcun altro ambito. Si ricorda in merito il risultato delle ricerche dell’Osservatorio sulla giurisprudenza del giudice di pace in materia di immigrazione (Lexilium), che ha rilevato che il tasso di convalida dei decreti di trattenimento da parte dell’ufficio dei giudici di pace di Torino, nel 2015, è stato del 98% e quello di proroga del 97%, all’esito di udienze che, nella maggioranza dei casi, non hanno superato i 5 minuti di durata.

 

 

A fronte di queste gravissime violazioni, riaffermiamo con forza la necessità di riportare questi luoghi a standard minimi di decenza e dignità, chiedendo che:
– siano immediatamente chiuse le strutture illegali di detenzione, come i c.d. Ospedaletti e le camere di sicurezza nei sotterranei;
– vengano ripristinate le condizioni di legalità del trattenimento e, in particolare, il diritto di comunicazione anche telefonica con il proprio telefono cellulare e la ripresa dei colloqui con i familiari;
– particolare attenzione venga posta alla salute dei trattenuti, anche attraverso il previo esame da parte di medici dell’ASL sulla idoneità al trattenimento, e che venga garantita la presenza di psichiatri e psicologi, sia al momento dell’ingresso, sia nel corso del trattenimento;
– in caso di incapacità a rispettare gli standard minimi sopra illustrati, venga disposta la chiusura della struttura;
Ribadiamo inoltre la necessità di rispettare i principi del processo penale e i diritti delle persone offese, siano essi cittadini italiani o stranieri, indipendentemente dal possesso di un permesso di soggiorno. Chiediamo infine un incontro urgente con il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e con il Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, per documentare i più gravi episodi verificatisi negli ultimi mesi all’interno della struttura, culminati nel suicidio di Moussa Balde.

 

 

Promotori
ASGI
LEGAL TEAM ITALIA
GIURISTI DEMOCRATICI
OSSERVATORIO CARCERE PIEMONTE E VALLE D’AOSTA UNIONE CAMERE PENALI ITALIANE
ASSOCIAZIONE ANTIGONE
ASSOCIAZIONE ANTIGONE PIEMONTE
ADIF Associazione Diritti e Frontiere
A.P.I. ONLUS
StraLi

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Comunità Intenzionali: sostieni la petizione

Maggio è il mese europeo dell’abitare collaborativo. Abbiamo deciso, insieme a Rive, Rete Italiana Cohousing, Abitare collaborativo di festeggiare rinnovando il nostro impegno per il riconoscimento giuridico delle comunità intenzionali. Abbiamo deciso di metterci la faccia. “Le comunità di vita rappresentano una delle forme più antiche di aggregazione umana e possono costituire importanti laboratori di sperimentazione sociale nel mondo attuale.”

Festeggia con noi!

 

Firma la petizione collegata alla proposta di legge

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Il piccolo principe alla scuola Salvo D’Acquisto

Eccovi il racconto di un bellissimo percorso laboratoriale nato dalla collaborazione tra Acmos e Orme – Scuola Di Arti Sceniche E Impegno Civile.

Due classi della scuola elementare Salvo d’Acquisto, composte interamente da bimbi di origine straniera, dopo la lettura del libro “Il Piccolo Principe” hanno provato a dialogare e confrontarsi sulle emozioni.

L’utilizzo di tecniche di danza-teatro e improvvisazione hanno aiutato i piccoli partecipanti a esprimersi e a rappresentare le proprie sensazioni.

Il piccolo principe e l’aviatore hanno permesso di capire che proprio il confronto e l’incontro nella diversità ci possono rendere migliori!

Un ringraziamento va a Specchio dei Tempi per aver sostenuto e finanziato il progetto!

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Un altro giro

Quattro amici (e colleghi di insegnamento) viaggiano intorno ai quarant’anni e non hanno troppi stimoli nella propria vita. Anche il lavoro non li esalta, forse anche perchè costretti a rapportarsi con degli studenti adolescenti troppo lontani da loro, spesso inclini all’ubriachezza festaiola. Così, quando uno dei quattro racconta di una teoria di un filosofo norvegese, per cui gli esseri umani nascono con un tasso alcolemico troppo basso nel sangue, Martin (M. Mikkelsen) sperimenta subito e gli altri lo seguono. Improvviso è il risultato di apparente benessere per i quattro amici, che decidono di spingersi oltre e alzare il livello di alcool giornaliero. Ovviamente, le conseguenze non saranno solo positive e investiranno a cascata l’ambito professionale e quello famigliare.

Thomas Vinterberg (“Festen”, “Il sospetto”, quest’ultimo girato con la stessa compagnia di attori ) scrive e dirige un film splendido. In controluce racconta una società, quella danese, dove i giovani sentono la pressione della competizione scolastica e cercano sfogo nell’alcool. Forse gli adulti, in fondo, li invidiano e rimpiangono la propria giovinezza.

Una compagnia di attori in ottima forma, su cui spicca lo straordinario Mads Mikkelsen, non solo per la sequenza finale memorabile.

Oscar per il miglior film in lingua straniera. Non perdetelo!

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Torino Scuola Aperta: dialogando col CIDI

Eccovi la terza puntata della nostra rubrica Torino Scuola Aperta.

Questa volta ci confrontiamo col CIDI, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti.

Claudia Dogliani, presidente del CIDI di Torino, ha deciso di parlarci del manifesto “Partire dal senso della scuola“, elaborato dal centro di iniziativa democratica degli insegnanti.

Un manifesto che vuole provare a fare sintesi tra il passato e il futuro della scuola, attraverso idee e iniziative che possano contribuire al cambiamento del mondo scolastico.

Per saperne di più sul manifesto: https://www.ciditorino.it/documenti

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Tommaso De Luca per Torino Scuola Aperta

Ecco la seconda intervista per Torino Scuola Aperta, la rubrica di Territori Educativi incentrata sulla nostra città.
Questa volta abbiamo dato voce ad un ruolo molto importante all’interno della comunità scolastica: il preside.

Tommaso De Luca, preside dell’Istituto Avogadro di Torino e presidente dell’ ASAPI, ci spiega come questa pandemia, a livello scolastico, abbia fatto emergere alcune problematiche del sistema educativo e di come, tramite i nuovi strumenti, si possa iniziare a costruire una nuova forma di scuola!

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Lettera al Ministro Patrizio Bianchi

Caro Ministro Patrizio Bianchi,

ti scriviamo per esprimere i nostri sentimenti per la Scuola pubblica.

Siamo un gruppo abbastanza vasto e articolato di studentesse e studenti della provincia di Torino, insieme di collettivi, associazioni, realtà ma anche di singole persone che ha talmente a cuore la Scuola al punto di dedicarle due settimane intere della loro estate.

 

Hai mai sentito parlare di Scuola di Quartiere?

 

Scuola di Quartiere, come potrai intuire dal nome, è un progetto che vuole rivalutare la Scuola a partire dal contesto in cui è inserita, insieme alle persone che la vivono ogni giorno, grazie all’aiuto anche di chi l’ha già vissuta, con l’obiettivo di renderla migliore per chi la vivrà.

Vogliamo che la scuola sia il punto nevralgico dell’ambiente che la circonda, un punto di riferimento per chi le vive vicino, ma soprattutto vogliamo che la Scuola sia la colonna portante della Società, una volta per tutte, come vuole la nostra amata Costituzione.

 

 

Per questo il 25 aprile abbiamo deciso di fare un gesto simbolico: aderire all’iniziativa dell’ANPI portando un fiore davanti alle nostre scuole in quanto primi presidi di Antifascismo e cancellare le scritte e simboli inneggianti al nazifascismo.

 

Stiamo lavorando e coprogettando perchè a giugno di questo anno vogliamo aprire una scuola nella periferia di Torino, per precisione il Liceo “A. Einstein”, e renderla uno spazio partecipabile da chiunque voglia utilizzarlo, anche e soprattutto oltre il tradizionale orario di lezione.

 

Questo sarà un luogo di dibattito, d’incontro e di formazione, un laboratorio per progettare la Scuola che sogniamo; ma anche un luogo di svago, di socialità e inclusione.

 

Durante le due settimane, chiunque, che sia studente, docente o genitore, potrà organizzare e partecipare momenti per esprimere la propria persona, le proprie necessità e i propri pensieri riguardo la Scuola, a partire dalla propria esperienza.

Tutto ciò non sarà fine a se stesso, infatti intorno all’evento e alla sua realizzazione, si è formata una comunità volenterosa di proseguire il lavoro a livello nazionale, per una concreta Riforma della Scuola.

 

A conclusione delle due settimane, vorremmo depositare delle fondamenta per il futuro, come un Patto Educativo di Comunità, che cercherà di costituire un modello capace d’ispirare le scuole di tutta Italia.

Se riuscirà a organizzare tutto ciò un gruppo di adolescenti, allora possiamo permetterci di spingerci oltre il Sogno.

Speriamo di aver solleticato la tua curiosità, perché ci piacerebbe che anche tu facessi parte di questo progetto, per lanciare insieme un segnale non solo alla politica, ma all’intera cittadinanza.

La seconda edizione* della Scuola di Quartiere avrà inizio lunedì 14 giugno pomeriggio e si concluderà venerdì 25 giugno: vorremmo quindi invitarti in presenza a Torino per confrontarci a partire dalle riflessioni delle due settimane di lavoro collettivo.

 

 

La comunità di Scuola di Quartiere

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The european map of inclusion

Da tre anni a questa parte ACMOS è coinvolta nel progetto “TEACHERS AHEAD – Digital skilled Teachers Acting for Higher and Inclusive Education, realizzato nell’ambito del programma KA2 – partnership strategiche del programma Erasmus+.

 

 

Teachers Ahead è un progetto europeo che coinvolge dieci organizzazioni (scuole, università e associazioni) in Italia, Francia, Spagna, Bulgaria e Gran Bretagna e che mira a generare opportunità di training e scambio per educatori e insegnanti e creare e condividere metodi e strumenti per rafforzare l’inclusione nelle scuole e nella società in generale.

 

Il principale compito di ACMOS all’interno di questo progetto è creare la “Mappa europea dell’inclusione”: uno dei prodotti intellettuali del progetto.

 

La “Mappa europea dell’inclusione” mira a:

  • mappare opportunità e pratiche di inclusione per i giovani in Europa promosse da associazioni, scuole o università
  • facilitare la creazione di rete fra attori sociali, scuole e realtà associative
  • condividere buone pratiche di inclusione nel continente europeo

 

Questa mappa sarà libera e disponibile sul sito dell’associazione ACMOS per associazioni, scuole, università e tutti gli altri attori che possono essere interessati a trovare buone pratiche innovative per promuovere l’inclusione e partner locali/nazionali/europei.

 

Chiediamo gentilmente a scuole, università e organizzazioni in Italia e in Europa di compilare questo modulo entro il 25/05/2021 con le pratiche/progetti che intendono inserire sulla mappa e di condividere questo link con altre organizzazioni che possano interessate.

 

 


ENGLISH VERSION

 

ACMOS is involved in the project “TEACHERS AHEAD – Digital skilled Teachers Acting for Higher and Inclusive Education” , implemented as part of the KA2 program – strategic partnerships of the program Erasmus +.

 

Teachers Ahead is a European project that involves ten organizations (schools, universities and associations) in Italy, France, Spain, Bulgaria and Great Britain. The aim is to generate training and exchange opportunities for educators and teachers and also to create and share methods and tools for inclusion in schools and in society as a whole.

 

The main task of ACMOS within this project is to create the “European map of inclusion”: one of the intellectual outputs of the project.

 

The “European map of inclusion” aims to:

  • map inclusion practices and opportunities for youth in Europe, implemented by NGOs, schools and universities
  • facilitate networking between social actors, schools, and associations
  • share best practices of inclusion among Europe

 

This map will be free and available on ACMOS website for NGOs, schools, universities and all other actors interested in innovative best practices to promote inclusion or local/national/European partners.

 

We kindly ask schools, universities and organizations in Italy and Europe to fill in this form by 25/05/2021 with the practice / project they intend to add on the map and to share this link with other organizations that may be interested.

 

 

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Famiglia di Quartiere. Educativa scuola e strada

“Famiglia di Quartiere. Educativa scuola e strada” è il titolo di un nuovo progetto di Acmos aps, realizzato in collaborazione con MoVI Friuli Venezia Giulia.

Prende avvio oggi una nuova sfida, un nuovo progetto.  Presto vi daremo notizie.

Il progetto è finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali all’interno dell’AVVISO N. 2/2020 per il finanziamento di iniziative e progetti di rilevanza nazionale.
Di seguito trovate la scheda di progetto (Modello D) e il piano economico finanziario (Modello E) pubblicate in ottemperanza agli obblighi di pubblicità di cui agli articoli 26 e 27 del D.Lgs 14 marzo 2013, n. 33.

Allegato 1

Allegato 2

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