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L’università di Torino lancia un corso seminariale dedicato al diritto LGBTQ+

Il dibattito pubblico e politico affronta le questioni relative alle comunità LGBTQ attraverso la lente del diritto.
Ma le Università, spesso, non approfondiscono questa materia giuridica in modo unitario.
Proprio per fornire agli studenti una preparazione approfondita su cittadini e cittadine che, ancora oggi, vedono i propri diritti calpestati, nasce a Torino nel Dipartimento di Giurisprudenza, un corso seminariale interamente dedicato al Diritto LGBTQ+.
Abbiamo intervistato Antonio Vercellone, assegnista di ricerca in Diritto Privato, nostro compagno di strada e tra gli organizzatori del corso.
Il percorso formativo, aperto agli studenti e non solo, è composto da 11 incontri. Per scoprire il programma clicca qui

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Un fiore per Tina

Viviamo in un mondo in cui è più facile essere indifferenti, impermeabili al dolore dell’altro, ma noi non ci arrendiamo!
20 anni fa a Torino veniva uccisa una donna, si chiamava Florentina Motoc.

 

Aveva lasciato la Romania in cerca di un futuro migliore, per sé e per la propria famiglia. Invece ha incontrato la solitudine, l’emarginazione, la morte. 20 anni fa ci siamo commossi e ci siamo vergognati di aver lasciato che ciò accadesse, abbiamo raccolto ciò che restava di Tina e ne abbiamo fatto memoria: la memoria di una donna che avrebbe potuto vivere e realizzare i propri sogni. La tua memoria Tina, ha accompagnato la nascita del nostro movimento e ci ricorda, ogni giorno, perché impegnarci per costruire una società compassionevole, dove il dolore dell’altro è il nostro dolore. Ieri Acmos, Fondazione Benvenuti in Italia, Gruppo Abele e la comunità ortodossa di Torino hanno ricordato Tina con la promessa di continuare a impegnarsi per un mondo più giusto, in cui nessuno si senta escluso. A partire dalla nostra città, Torino, che deve tornare ad esserlo.

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Restituiti, a tuttə! – dona ora per Beni Liberi da ogni barriera

A 25 anni dall’approvazione della legge 109/96, che ha permesso di utilizzare a fini sociali e di restituire gli spazi sottratti alla criminalità organizzata alla collettività, Libera Piemonte ha deciso di renderli ancora più inclusivi, “casa di tuttə“.

Nonostante il prezioso lavoro di questi anni, molte di queste strutture non sono completamente attrezzate per permettere a persone con disabilità psico/motorie di poter agevolmente partecipare alle attività che i Beni ospitano. Vogliamo renderli accessibili, a tutte e tutti.

Un gesto di amore e corresponsabilità, un piccolo mattoncino nella costruzione di un’Italia più giusta.

Per questo lanci “Restituiti, a tuttə!”, una raccolta fondi per intervenire su tre strutture piemontesi:

  • la villa di San Giusto Canavese, che tra pochi mesi aprirà alla cittadinanza
  •  “Casa delle Rose”, in provincia di Asti
  •  “Cascina Carla e Bruno Caccia”,a San Sebastiano da Po (To).

 

Dona ora per Beni liberi da ogni barriera

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ONEurope: un anno dopo

Vi aspettiamo lunedì 15 Febbraio alle ore 21:00, in diretta sulla nostra pagina facebook e sul nostro canale YouTube per discutere insieme della campagna ONEurope, Same Rights, One Republic.

 

 

Era il 15 febbraio 2020 quando, a Scandicci (Fi), abbiamo lanciato la campagna “ONEurope. Same Rights, One Republic”, promossa da una rete europea di associazioni e di amministrazioni locali per chiedere al Parlamento Europeo di impegnarsi per trasformare l’Unione Europea in una Repubblica federale, fondata sull’uguaglianza dei diritti e dei doveri delle cittadine e dei cittadini.

Lo abbiamo fatto attraverso una petizione dei cittadini indirizzata al Parlamento Europeo affinché esprima, con una risoluzione, la necessità di aprire al più presto una nuova fase costituente.

L’adesione simbolica di varie municipalità alla Repubblica d’Europa attraverso cartelli stradali posti sui propri confini territoriali con la dicitura “Città per la Repubblica d’Europa”.

Oggi, a un anno esatto dal lancio della campagna, vogliamo ribadire l’urgenza di quel sogno. In questo periodo, segnato dalla pandemia, abbiamo capito una volta di più che l’Unione Europea rappresenta la soluzione concreta alle sfide che abbiamo davanti: dalla salute, al lavoro, dalla protezione sociale, alla salubrità dell’ambiente, fino alla domanda di giustizia. Per questo motivo vogliamo continuare a muoverci verso l’orizzonte che abbiamo perseguito e continuare a impegnarci per un’Europa inclusiva, fondata sull’uguaglianza dei diritti e dei doveri.

Il 15 febbraio 2021 ci ritroveremo online, sui canali Facebook e Youtube della Fondazione Benvenuti in Italia e di ACMOS, insieme ai promotori della Campagnai sindaci delle “Città per la Repubblica d’Europa”Federica Megalizzi – Fondazione Antonio Megalizzi e Brando Benifei – eurodeputato, per discutere insieme, fare il punto della situazione e continuare il percorso, insieme!

Ospiti della serata:

Federica Megalizzi, Fondazione Antonio Megalizzi

Brando Benifei, eurodeputato

Le associazioni:

Diego Montemagno, presidente di ACMOS

Eric Jozsef, presidente di EuropaNoW

Virgilio Dastoli, presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo

Roger Casale, direttore di New Europeans

Ricardo Regis, Volt Torino

I sindaci:

Sandro Fallani, Sindaco di Scandicci

Gerardo Santomauro, Sindaco di Ventotene

Gianpiero Tolardo, Sindaco di Nichelino (TO)

Marco Bongiovanni, Sindaco di San Mauro Torinese (TO)

Mauro Gattoni, Sindaco di Cressa (NO)

Paolo Rainato, assessore della Città di Chieri (TO)

Silvia Marchionini, Sindaco di Verbania

Francesco Bivona, Sindaco di Regalbuto (EN)

Modera:

Davide Mattiello, presidente della Fondazione Benvenuti in Italia

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Meridiano d’Europa 2021: “Memory is our Future”

Una data da non dimenticare, istituita per ricordare lo sterminio di massa , un crimine contro l’umanità portato a termine nel nostro continente.
Il ricordo, indelebile nella nostra memoria, delle vite di milioni di ebrei e, con loro, tutti i “diversi” che sono stati discriminati e sterminati dal disegno nazista.
Il 27 Gennaio , Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto , Annunciamo la nuova sfida del Meridiano d’Europa , la nostra azione politica di movimento, il sogno di speranza, convivenza pacifica, accoglienza e inclusione prospettato con la costruzione dell’Europa unita.

 

 


LA MEMORIA è IL NOSTRO FUTURO

Tu descrivi te stesso come un eroe, un cavaliere. Tu non sei un eroe. Ma una cosa è sicura: tu di eroi ne hai creati. A Utoya in quella giornata di luglio, tu hai creato alcuni dei più grandi eroi che il mondo abbia mai prodotto, hai radunato l’umanità intera ”.

 

Con queste parole apparse su un post di Facebook il 1 agosto 2011, il giovane Ivar Benjamin Østebø , superstite della strage di Utoya del 22 luglio 2011 , ha scosso l’umanità intera nel desiderio di contrasto la violenza e le discriminazioni nei confronti del diverso.

Da quella strage, che ha profondamente ferito il cuore dell’Europa, sono ormai passati dieci anni e proprio a partire da quel fatto generato il percorso del Meridiano d’Europa , forti della volontà di far camminare ancora con noi i sogni delle giovani vittime di Utoya e della convinzione che il miglior antidoto alla violenza sia una comunità di giovani che, collettivamente, si educano alla democrazia, al pluralismo e alla partecipazione. Il sogno europeo fa i conti con la violenza fin dalle sue origini: l’UE altro non sorge che dai ceneri delle violenze del secondo conflitto mondiale.

 

 

Tuttavia, nonostante la creazione dell’Unione Europea e la sua progressiva integrazione, le violenze e le discriminazioni ancora sopravvivono. Sopravvivono tra gli Stati e dentro gli Stati membri, nei gesti eclatanti e nelle parole di odio e violenza, nelle forze nazionaliste e nelle discriminazioni quotidiane.

 

 

Nella ricorrenza dell’anniversario della strage di Utoya, dopo questi mesi di fragilità e isolamento che hanno messo a dura prova la tenuta della solidarietà sociale e della comunità internazionale, vogliamo costruire insieme ai giovani un percorso di ripartenza per lontano sì che le sfide che abbiamo vissuto diventino una preziosa occasione per ricostruire un’Europa della solidarietà, del pluralismo e della differenza.

 

 

Per avviare questo percorso ci sembra quindi fondamentale mettere al centro due parole chiave: Memoria e Futuro.

 

La Memoria come antidoto alla violenza e all’odio, quella memoria di fatti del passato, recente e lontano, che hanno segnato la storia d’Europa, oltre che la storia di un singolo Paese; sarà un elemento imprescindibile in questa ripartenza. Il valore della memoria come strumento di integrazione politica, sociale e culturale è stato inoltre evidenziato anche dallo stesso Parlamento Europeo con la Risoluzione del 19 settembre 2019 “sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”.

 

 

Il Futuro, quel futuro dell’Europa che ha interessato il nostro progetto in numerose edizioni, di cui i cittadini europei spesso sentono di aver bisogno e a cui sembra finalmente guardare la Conferenza sul Futuro dell’Europa. Il Parlamento Europeo ha infatti dichiarato che “10 anni dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, 70 anni dopo la dichiarazione Schuman e nel contesto della pandemia di Covid-19, i tempi siano maturi per ripensare l’Unione Europea”.
Questo percorso, che durerà due anni a partire dall’autunno 2020, può essere per tutti i cittadini europei un’occasione di riforme istituzionali e non solo.
Il Parlamento ha ribadito infatti il ruolo centrale dei cittadini nella definizione delle priorità e all’interno di un processo realizzato dal basso verso l’alto, trasparente, inclusivo, partecipativo ed equilibrato.

Per ripartire dunque insieme e in bilico tra passato e futuro, abbiamo scelto come simbolo della nostra riflessione Ventotene: l’isola simbolo della rinascita europea, da poco riconosciuta come luogo della memoria europea e dove, nel 1941, i confinati Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni scrissero il “Manifesto di Ventotene: per un’Europa Libera e Unita”.

 

 

Dietro al Manifesto di Ventotene non vi era solo una speranza di integrazione, ma anche la volontà di costruire uno spazio di pace e solidarietà antifascista e libero.
 Quella di oggi non è ancora l’Europa immaginata dai tanti padri fondatori, poiché spesso è mancato il coraggio di fare dell’Europa un organismo politicamente integrato e con una visione comune: in questo senso l’apertura della Conferenza può essere un’occasione senza precedenti.

 

A partire dunque dall’anniversario della strage di Utoya e passando per Ventotene, culla del sogno europeo, il nostro è un viaggio simbolico che, dal passato lontano e recente, vuole porre le basi per l’Europa di domani.
 Il percorso educativo del Meridiano d’Europa si compone di quattro fasi:

-il percorso educativo preparatorio, con cui approfondire insieme ai giovani i principi cardine dell’Europa

-il viaggio simbolico, staffetta di eventi sul territorio nazionale tra il 25 aprile e il 9 maggio, attraverso i quali i giovani partecipanti avranno modo di animare il loro territorio condividendo con i cittadini le loro riflessioni sulla memoria e le loro speranze per un futuro di maggiore solidarietà in Europa; la rielaborazione dell’esperienza e un incontro finale.
Questo progetto educativo si propone lo scopo di incoraggiare la partecipazione dei giovani alla
costruzione di un’Europa democratica, solidale e inclusiva, contribuendo così, a livello più generale, a combattere ogni forma di intolleranza e a promuovere una cultura europea della pace e della multiculturalità.

 

 

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Sei interessato a portare il percorso del Meridiano d’Europa nella tua scuola?
Scrivi a andrea.turturro@acmos.net!


 

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Servizio Civile: Acmos propone due progetti

Vuoi contribuire alla diffusione di consumi più sostenibili? Vuoi partecipare ad aumentare la sicurezza nei contesti scolastici? Cerchi un’esperienza di impegno e formazione?

All’interno del bando di Servizio Civile Universale, l’associazione ACMOS propone due progetti, che sintetizziamo qui sotto.

Se hai tra i 18 e i 28 anni e vuoi partecipare ai progetti proposti dalla nostra associazione hai tempo fino all’8 febbraio 2021.

 

 


EDUCAZIONE e PRATICHE COLLETTIVE per un CONSUMO SOSTENIBILE

Il progetto intende promuovere percorsi e pratiche affinché i giovani siano promotori, assieme agli adulti di riferimento, di uno stile di vita sostenibile. Tale sensibilizzazione avverrà attraverso l’educazione e la promozione di pratiche di consumo sostenibile per giovani e famiglie del territorio.
Il progetto verrà realizzato su tre sedi:
– CASA ACMOS, il cuore dell’associazione ACMOS sito in una vecchia fabbrica industriale, per promuovere l’educazione e il consumo sostenibile in Barriera di Milano. Per questa sede si cercano 3 volontari
– XMediaLab, un bene confiscato in Barriera di Milano, per promuovere la sostenibilità e il consumo sostenibile a partire dall’arte e dalla creatività. Per questa sede si cercano 2 volontari
– Cascina Arzilla, una cascina confiscata, per promuovere l’educazione e il consumo sostenibile su Volvera e dintorni. Per questa sede si cercano 2 volontari
Il progetto prevede dunque attività di ricerca, educazione, informazione e sperimentazione di buone pratiche insieme a giovani e famiglie del territorio di intervento.

 


A SCUOLA in SICUREZZA

Il progetto intende aumentare la sicurezza nei contesti scolastici, dove per sicurezza si intende un concetto molto ampio, dalla sicurezza delle strutture scolastiche, alla possibilità di relazioni tra pari e con il personale scolastico, alla presenza di opportunità espressive ed educative.
Si ritiene infatti che aumentando la sicurezza sia degli edifici sia delle relazioni, creando un ambiente scolastico sicuro e funzionante, si possa migliorare il clima, la tranquillità e l’agio dello stare in classe e potenziare l’apprendimento, contrastando abbandoni e dispersione, con un significativo miglioramento dell’accessibilità e un aumento della qualità dell’educazione ricevuta dalle studentesse e dagli studenti.
Il progetto si svolge in collaborazione con la Fondazione Benvenuti in Italia.
I volontari attesi per il progetto sono 2 per l’associazione ACMOS (Sede di Casa Acmos) e 2 per la Fondazione Benvenuti in Italia

 

 

 

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Pensa alla Salute! Per il illuminare il presente e il futuro della sanità in Piemonte

Una campagna per ottenere totale trasparenza e fruibilità dei dati relativi alla spesa sostenuta per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e di quelli inerenti alla costruzione dei nuovi Parchi e Città della Salute.

Pensa alla salute!” è la campagna lanciata da Libera Piemonte ed è rivolta alle Istituzioni Regionali, alle quali si avanzano delle proposte e ai piemontesi, ai quali si chiede collaborazione e sostegno.

“Illuminare” per rendere chiara e cristallina la spesa sanitaria nella nostra Regione e per evitare che, all’interno dei meccanismi della sua gestione, si annidino corruzione, malaffare o, persino, l’infiltrazione delle mafie negli appalti.


Attivati! Aderisci alla Campagna!


 

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Le grafiche di WeLaika su “Progettazione grafica”, il manuale di Zanichelli

Potrebbero sembrare un semplice logo e un catalogo, ma in realtà sono molto di più: rappresentano, infatti, il riconoscimento di una qualità guadagnata con il lavoro di anni ma anche il risultato di un lungo percorso di amicizia, condivisione di vita e legami lavorativi.

 

Stiamo parlando dell’inserimento di alcuni lavori grafici di Manuela Marchisio e Davide Romanelli, grafici di WeLaika Adv e colleghi dal lontano 1997, all’interno del manuale di testo “Progettazione grafica” di Giovanni Federle e Carla Stefani, edito da Zanichelli. Il libro, un manuale per studenti del settore, raccoglie tanti esempi di prodotti grafici di qualità, tra cui due lavori firmati WeLaika Advertising: il logo per “Biennale Prossimità” e il catalogo per “Gli Aironi”.

 

Manuela Marchisio non trattiene l’emozione quando ci dice «Noi grafici ci crogioliamo quando qualcuno ci fa i complimenti, è sempre una gioia! E quando il professor Federle, docente dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia, ci ha contattato quasi non ci credevo: è stata un’emozione incredibile».

 

E di questo traguardo è orgoglioso tutto il nostro movimento, per il legame che da sempre corre tra noi e l’agenzia di comunicazione WeLaika.
Tutto inizia, infatti da “Acmos Adv”, il comparto per la grafica e l’advertising fondato all’interno dell’associazione Acmos nel 2003, poi entrato a far parte della Cooperativa Nanà. Nello stesso periodo nasce anche un gruppo di persone che si occupa di web e nuovi linguaggi digitali, il XMedia Lab. Nel 2010 i due gruppi si uniscono per costituire WeLaika: una decina di professionisti impegnati in WeLaika Web&Mobile, per lo sviluppo di software, siti web, app, e WeLaika Advertising, per la progettazione grafica.

 

Negli anni WeLaika Adv, nelle figure di Manuela, Davide e Andrea Sartori, ha fatto tanto strada a fianco del nostro mondo: conciliando le contingenze del Terzo Settore con professionalità, creatività ed estetica. La pubblicazione in “Progettazione grafica” ne è la dimostrazione. D’altronde, come ci dice Manuela «Essere dei bravi grafici non è da tutti, ma finire sui libri di scuola è davvero per pochi!».

 

Complimenti WeLaika!

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Verità e Giustizia per Giulio Regeni: una battaglia europea

25 Gennaio 2021

Le cittadini e i cittadini europei sono invitati dalle associazioni promotrici a diffondere le foto delle loro iniziative simboliche per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni sui social con l’hastag #giuliosiamonoieuropei e mandarle all’indirizzo

info@europanow.eu

 

A cinque anni dall’omicidio del ricercatore di Cambridge Giulio Regeni al Cairo, l’associazione EuropaNow!, insieme ad altre organizzazioni europee tra cui Acmos, Benvenuti in Italia, European Alternatives, European Democracy Lab e Volt, invita i cittadini, così come tutte le città dell’Unione ad esporre il 25 gennaio, striscioni, cartelli, bandiere, qualsiasi supporto in qualsiasi lingua per chiedere “Verità e Giustizia per Giulio Regeni”.

 

Giulio Regeni era un cittadino europeo  e le associazioni promotrici dell’iniziativa ricordano che che l’Unione europea nata nella memoria delle tragedie del Novecento, si fonda sulla difesa dei diritti umani. Pertanto tocca alla società civile europea mobilitarsi, il 25 gennaio, giorno  dell’anniversario del suo rapimento, affinché la morte e le torture subite dal giovane ricercatore non rimangano impunite.

 

<<Anno dopo anno, il presidente Al-Sisi conta sul logoramento, sulla stanchezza e le divisioni della vecchia Europa pronta a far prevalere gli interessi economici sulla giustizia per Giulio Regeni>>, afferma il presidente di EuropaNow!, Eric Jozsef. <<Più si cercherà di seppellire il caso, più dovremo metterlo in luce nelle strade, nelle piazze, sui balconi. Più le autorità del Cairo punteranno all’oblio, più dovremo unire la forze dei cittadini, delle associazioni e delle città per esprimere la determinazione a riaffermare i valori cardini della nostra Unione>>.

La risoluzione approvata dal Parlamento europeo il 18 dicembre 2020 per richiamare l’Egitto al rispetto dei diritti umani è un primo passo avanti, ma non basta. Occorre affermare la solidarietà europea e esigere che i rappresentanti nazionali e a livello Ue facciano una pressione costante sulle autorità egiziane.

Maggiori info su: www.europanow.eu

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Ciao, Nonno Sergio

Pubblichiamo il ricordo su “Nonno Sergio”, scritto dal nipote Francesco Boetto.
Ci stringiamo accanto alla famiglia di “Boe”.

Ciao, nonno Sergio

 

Viva Sergio! Perché Sergio è vita. È nato nella terra della guerra, della fame e delle montagne.
Tra i racconti, il senso del dovere, l’amore alla fatica, il legame alla montagna, il dialetto, il genio creativo del sapersi arrangiare, la passione per la terra, per il fare e per il gusto (quello personale, il più sincero). Lì, in mezzo a due folte sopracciglia nere, spolverate di bianco, mi sono innamorato della vita e dei particolari sinceri con i quali approssimare per eccesso il bello che ci circonda.

Tra le storie, gli insegnamenti e l’essere; mi rinnovo, stretto, l’augurio di aver ascoltato abbastanza.
La morte è parte della vita e tu alla morte hai ancora strappato della vita. Con la tua tremenda lucidità quando ammettevi, con un filo di voce e gli occhi da bambino, carichi di tutti i tuoi 85 anni, che “forse alcune cose che dico non hanno molto senso”. Eri lì, la malattia addosso e il coraggio di affrontarla in piena dignità; elegante.
Ci sei stato fino a che c’era fiato, con il tuo umorismo amaro da cui trapelava tanto amore.
Non voglio sentire che sei “mancato”, tu non puoi “mancare alla vita”. Sei morto, perché morire è parte della vita e te la sei mangiata fino in fondo.
Mi hai aspettato anche per farti salutare, nel nostro modo, con le nostre raccomandazioni, spero di averlo detto anche una volta di più del dovuto. Ti voglio bene nòno!
Quindi buongiorno, buona sera e buonanotte e ‘s vëddoma peui
Il tuo Bimbino

 

di Francesco Boetto

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Giovani al centro della periferia: una mappatura dei servizi educativi in Barriera di Milano

Questi ultime mesi di isolamento sociale, necessario a contrastare la diffusione del Coronavirus, hanno messo a dura prova la coesione sociale soprattutto delle aree periferiche rischiando l’aggravarsi di situazioni di povertà educativa e marginalizzazione.

 

Di fronte a questa situazione l’associazione Acmos non si è mai fermata e nel rispetto delle norme previste, ha cercato di restare al fianco delle persone in maggiore difficoltà e di preparare il terreno per nuove iniziative che speriamo possano essere realizzate in presenza nei prossimi mesi.
Il questo solco si inserisce anche la realizzazione di questo progetto.

 

Il progetto “Giovani al centro della periferia”, cofinanziato dalla Regione Piemonte,  ha avuto inizio l’8 ottobre del 2020 e si concluderà l’8 ottobre 2021. Il territorio di azione è il contesto urbano della Circoscrizione 6 e i ragazzi coinvolti saranno giovani tra i 6 e i 18 anni, le loro famiglie e gli abitanti della zona.

 

Questo progetto ha come obiettivo principale il contrasto alla povertà educativa e alla marginalità dei luoghi periferici attraverso l’attivazione di opportunità di aggregazione e socializzazione per i minori nel territorio e per le loro famiglie.

Attraverso alcune attività di animazione e di educativa di strada si intende inoltre rafforzare il senso di cittadinanza e di appartenenza alla comunità, provando a creare un presidio educativo permanente all’interno del quartiere che possa favorire il dialogo e lo scambio di esperienze e di buone pratiche tra ragazzi e varie realtà della zona.
In questi mesi ci siamo concentrati sul lavoro di programmazione delle future iniziative e di cura delle relazioni con i giovani del territorio anche se a distanza, ma soprattutto sulla mappatura delle realtà esistenti nel territorio attive per giovani e minori.

di Emma Fontanarosa

 


GUARDA IL LAVORO DI MAPPATURA

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Le strade del male

Nell’arco di vent’anni, tra il 1945 e il 1965, si snoda una vicenda intricata e violenta, che si muove tra l’Ohio e il West Virginia. Nell’affollata galleria di personaggi, il perno della storia è Arvin (T. Holland): prima bambino insieme a una madre gentile e un padre (B. Skarsgard), ex soldato che ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, sul fronte del Pacifico; poi giovane uomo, la cui vicenda umana è legata a quella di Lenora (E. Scanlen), con cui è cresciuto fin da piccolo. Intorno a loro si muovono, in maniera inquietante, uno sceriffo corrotto, una coppia dalle perversioni assassine, due predicatori tanto affascinanti e carismatici, quanto ambigui e deviati. Il sangue, inutile a dirsi, scorrerà copioso.

Antonio Campos firma la regia e co-sceneggia un film, tratto dal romanzo di Donald Ray Pollock (che nella versione originale è anche il narratore della vicenda). Le tematiche del film sono molteplici: la religione, il senso di colpa, la brutalità del mondo, l’espiazione, la meschinità degli esseri umani. Meglio il titolo originale (“The devil all the time”), che quello italiano. Il problema? Che Campos non è Scorsese e sbaglia quasi tutto: una pellicola troppo lunga, appesantita dall’uso della voce fuori campo, sotto il segno di un pessimismo programmatico, con un calcolato gusto dell’eccesso, della violenza gratuita, dove quasi nessun personaggio si salva, in una visione senza speranza, che alla lunga esaspera. All’attivo l’uso delle musiche e un certo occhio per la ricostruzione dell’epoca. E un buon cast corale (da citare anche Robert Pattinson), ma non basta. Del resto, si sa, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, per restare in tema.

Produzione Netflix, tranquillamente evitabile.

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L’Xlab diventa un’aula studio

L’XLab si reinventa: un bene confiscato nella periferia nord di Torino diventa un’aula studio. Dall’11 gennaio, lo spazio di via Salgari 7/c, aprirà agli studenti dalle 9 alle 18.30, dando loro un luogo dove poter studiare, in sicurezza.
Quella dell’Xlab è una storia di riscatto.
Un’ex officina usata per praticare usura è diventata un altro luogo, grazie alla confisca e alla restituzione sociale, che ha permesso di riconsegnarla alla cittadinanza tutta.
Negli anni questo luogo ha cambiato volto, fino a diventare luogo d’arte, di mostre ed eventi.
Con l’emergenza covid, purtroppo queste attività non possono essere più portate avanti e il bene è stato chiuso per molto tempo.
Oggi ci rendiamo conto che, piano piano, possiamo riprenderci  pezzetti della nostra vecchia quotidianità, provando a trasformarli in un qualcosa che ci faccia star bene e che sia allo stesso tempo sicuro, garantendo la salute di tutti.
Abbiamo provato a chiederci quali fossero i bisogni del quartiere, Regio Parco, dialogando anche con i ragazzi più giovani incontrati tramite i nostri progetti nelle scuole superiori.
In un periodo in cui, purtroppo, a livello pubblico è difficile organizzare e rendere disponibili alcuni servizi, abbiamo cercato di dare risposta ai bisogni dei più giovani.
Abbiamo scelto, quindi, di aprire quel luogo per fornire un posto dove incontrarsi, studiare, avere una connessione Internet adeguata per seguire la Dad, rispettando tutte le regole e le prevenzioni necessarie.
Abbiamo anche trovato il modo per rendere l’aula studio sicura in numeri di capienza, permettendo la prenotazione a chi fosse interessato, così da riuscire a mantenere le giuste distanze di sicurezza e rispettare le politiche del governo.
Speriamo che questo sia un modo per aiutare e sostenere le esigenze del quartiere, facendo la nostra parte.
Ci vogliamo provare perché solo insieme possiamo trovare delle soluzioni ai nostri problemi.
Per info sull’utilizzo dell’aula studio scrivi a xml@acmos.net

 

Per prenotazioni clicca qui

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Incendio al campo profughi di Al Minyeh: cosa succede in Libano?

 

La notizia del grande campo profughi del Libano in località Al Minyeh, dato alle fiamme il 27 dicembre ha fatto il giro dei media mondiali.
Operazione Colomba ha ricostruito i fatti che hanno portato al tragico epilogo e ha analizzato il clima generale in cui sono costretti a vivere i profughi siriani, nell’indifferenza del mondo.

Riprendiamo le parole dei volontari di Operazione Colomba, perchè  vogliamo contribuire ad accendere una luce sulla situazione di quell’area di mondo: una polveriera pronta a prendere fuoco in qualsiasi momento:

Il campo in questione non è solo uno dei tanti insediamenti informali costruiti dai profughi che hanno superato il confine a causa della guerra, ma esisteva già molto prima del 2011 ed era abitato da lavoratori stagionali siriani che già da diversi anni lo abitavano nei periodi di lavoro.
Dopo l’inizio della guerra, questi vi hanno portato anche le loro famiglie e vi si sono trasferiti in pianta stabile.
Inoltre, a differenza di altri posti del Libano particolarmente ostili, la zona di Al Minyeh non è quasi mai stata teatro di episodi di violenze contro i siriani di tale portata, pur essendosi verificati episodi minori.
Il fatto che questo campo, presente da tanto tempo, sia stato coinvolto in un fatto tanto grave, fa riflettere su quanto il livello di intolleranza stia salendo notevolmente nel paese.

I Fatti

La sera del 27 dicembre, un cittadino libanese che impiegava diversi siriani, verso i quali aveva accumulato un debito di soldi per stipendi non pagati, si è presentato al campo con l’intenzione di prendere della merce senza pagare da un negozio che era chiuso ed il cui proprietario non era presente. Quando ciò gli è stato impedito, il libanese ha iniziato una forte lite con alcuni abitanti del campo che ha anche picchiato. Poi andato via, per tornare dopo poco in compagnia di un gruppo di persone in possesso di armi e taniche di benzina.
Appena arrivato, il gruppo, ha aperto il fuoco contro le persone ed appiccato l’incendio. Gli abitanti del campo raccontano anche che i libanesi abbiano addirittura impedito l’accesso ai mezzi dei vigili del fuoco, facendone ritardare l’intervento finché il campo non è stato raggiunto interamente dalle fiamme, e che abbiano infine intimato a tutti gli altri campi profughi della zona di non far entrare nessuno sfollato da quel campo, oppure i loro insediamenti avrebbero fatto la stessa fine.
Subito dopo i fatti e dopo che l’esercito ha preso visione dei filmati delle videocamere installate nel campo, sei siriani sono stati arrestati ed uno di loro si trova ancora in prigione, mentre i due libanesi responsabili sono stati arrestati e rilasciati dopo due giorni. Infatti, il proprietario del terreno su cui si trovava il campo, ha ritirato la denuncia che aveva sporto, dicendo ai siriani che avrebbero dovuto riconciliarsi con i colpevoli.

Le conseguenze

C’è anche chi tra i libanesi risponde alle barbarie con la solidarietà, come i tanti cittadini che subito dopo l’incendio hanno messo a disposizione le loro case e le merci dei loro negozi per chi aveva perso tutto per la seconda volta. Ma i media locali riportano interviste a cittadini libanesi del posto, che invece lamentano il fatto di essere poveri come i siriani che stanno ricevendo aiuto, ma di non ricevere niente per loro.
L’episodio ha avuto una rilevanza enorme ed ha creato tensioni altrettanto profonde, Operazione Colomba denuncia il clima esplosivo di razzismo e di gravi intolleranze reciproche tra le due comunità, dovuti alle ingiustizie subite dai siriani e dalle condizioni di povertà e crisi economica in cui versano tutti, libanesi e siriani: le conseguenze potrebbero essere pericolose almeno quanto il drammatico fatto in sé.
Ad oggi non è ancora stata trovata una soluzione per gli ex abitanti del campo, che attendono una decisione da parte della regione di Akkar e del ministero del lavoro e delle politiche sociali, i quali sembrano non avere intenzione di permettere la ricostruzione del campo nella stessa zona. Inoltre, resta forte la paura di ulteriori violenze tra i siriani e la famiglia dei responsabili dell’incendio.
Tutto questo è di una gravità inaudita, è un’altra battaglia della guerra fra poveri che è ormai in atto da tempo in Libano. Questo incendio, infatti, è avvenuto a poco più di un mese dagli episodi di razzismo che si sono verificati a Bsharre. A perdere sono sempre gli ultimi mentre a vincere è sempre il sistema di uno Stato che non può e non vuole proteggere né i suoi cittadini, né chi sul suo suolo cerca solo riparo ed un minimo di sicurezza. Stato che non muove un dito per spegnere il fuoco dell’odio, ma che ci soffia sopra per alimentarlo, ricorrendo alla retorica razzista contro i siriani, capro espiatorio di ogni male, come unica risposta al malcontento della marea di cittadini libanesi indigenti e recentemente ancora più impoveriti.
Noi volontari di Operazione Colomba, grati che la notizia abbia avuto tanta copertura mediatica, riteniamo fondamentale che alla situazione dei siriani e del Libano in generale venga prestata attenzione sempre, perché anche se gli episodi così eclatanti di violenza non succedono tutti i giorni, violazioni meno grandi ma comunque gravi, avvengono invece in maniera sistematica, e le autorità del paese continuano a spingere i profughi a tornare in patria, pur sapendo benissimo che ciò non è possibile in condizioni di dignità e sicurezza.
Alla tremenda guerra in Siria si aggiunge quella in Libano, combattuta senza artiglierie pesanti, ma sulla pelle degli ultimi utilizzando crisi economica, discriminazioni, violenze, ed anche gestendo malamente la pandemia mondiale, ennesima minaccia ad un paese già in ginocchio.
Il governo siriano, da parte sua, approfitta della situazione. Un delegato del governo ha fatto visita al campo raso al suolo, invitando i profughi a tornare. Non sappiamo il perché di questo gesto, ma sappiamo con certezza che per chi torna in Siria non c’è altro destino se non torture, arruolamenti forzati e ancora fame e povertà.
Come documentato nei quattro report di Operazione Colomba, non esiste sicurezza per chi torna e l’atteggiamento del governo siriano, in un goffo tentativo di riabilitazione sul piano internazionale, e forse agli occhi degli stessi cittadini che ha fatto scappare, fa molto riflettere.
Non c’è scampo e non c’è pace per chi è intrappolato nel paese, che vede quella del mare come unica via d’uscita, ma che troppo spesso si trasforma in un cimitero di donne, uomini, bambini e sogni di una vita dignitosa.
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