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  • Libera Piemonte: il racconto del 2018/2019
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#Boves19: Donut! For a sustainable future

L’Earth Overshoot day è il giorno che “celebra” il discrimine tra la fine delle risorse naturali a nostra disposizione nell’arco di un anno e l’inizio del periodo in cui andiamo a credito: nel 2018 è stato il primo agosto, ennesimo record negativo a partire dagli anni ’70 del secolo passato.

La terra soffre e l’umanità con lei: quello che viene prodotto è mal redistribuito e intere popolazioni sono costrette a migrare per sopravvivere. Conosciamo a fondo questi fenomeni e ne leggiamo tanto da esserne quasi assuefatti.

La causa di tutto ciò è il modello economico egemone, cioè il capitalismo neoliberista che estrae valore da qualunque risorsa e da qualunque minuto della vita di miliardi di persone (chi nelle miniere, chi attaccato allo schermo dello smartphone) in un contesto globale di totale anarchia.

È tutto chiaro, quindi: che dire? Che fare?

Sappiamo che dobbiamo pensare e applicare modelli economici e sociali alternativi che tengano conto del desiderio di crescita e benessere di intere popolazioni e, allo stesso tempo, dei limiti ambientali invalicabili, il cui abuso ha già di fatto messo in moto un processo solamente arginabile ma non controvertibile. Sappiamo anche che serve un governo democratico del mondo, un luogo dove la voce di tutti possa essere rappresentata e che prenda decisioni tenendo in considerazione le esigenze di tutti gli essere umani.

Con questo Campo di formazione vogliamo concentrarci sul primo aspetto approfondendo i modelli economici alternativi, che siano sostenibili e circolari. Kate Raworth con il suo libro “Donut Economy” esprime molto chiaramente questo concetto e alcuni suggerimenti per il futuro. “La ciambella dei confini sociali e planetari è un approccio giocosamente serio per inquadrare questa sfida e funge da bussola per il progresso umano in questo secolo. Il tetto ambientale è costituito da nove confini planetari, come stabilito da Rockstrom et al. (..) Le dodici dimensioni delle fondamenta sociali derivano da standard sociali minimi concordati a livello internazionale, identificati dai governi negli Obiettivi di sviluppo sostenibile nel 2015. Tra confini sociali e planetari si trova uno spazio d’azione sicuro per l’ambiente e socialmente. Il solo spazio in cui l’umanità può prosperare “.

Conoscere questo modello è necessario per capire quali siano le responsabilità individuali e collettive e quindi quali azioni deve compiere la società civile, quali la politica e quali le istituzioni. 150 ragazzi provenienti da 4 paesi dell’UE (Italia, Germania, Portogallo e Ungheria) si confronteranno per 5 giorni con docenti e militanti, ascolteranno e condivideranno esperienze, con l’obiettivo di prendersi alcuni impegni precisi.

Tutto questo lo faremo a Boves, città simbolo della Resistenza al nazifascismo e medaglia d’oro al valor miliare e al valor civile, ovvero un luogo che rappresenta un altro punto di non ritorno della storia europea dal quale si è saputo rinascere e costruire la Pace.


ISCRIVITI AL CAMPO DI BOVES


Noi vogliamo essere la generazione che vedrà nascere la Repubblica d’Europa, uno spazio democratico continentale capace di andare oltre gli interessi degli impotenti Stati nazionali e quindi determinare il futuro del Pianeta insieme alle altre potenze mondiali.

Niente di meno, non c’è più tempo.

I giovani di Acmos

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Meridiano d’Europa 2019: Another Break in the EU? – Il video racconto

A 30 anni dalla caduta del Muro, 300 giovani delle scuole superiori provenienti da 10 città italiane hanno trascorso 5 giorni a Berlino per parlare di Europa, in uno dei luoghi simbolo dell’unificazione del nostro continente.   Per la quinta edizione del progetto Meridiano d’Europa, quest’anno dal titolo “Another Break in the EU?”, gli studenti hanno ragionato, confrontandosi tra loro ed incontrando ospiti, sulla centralità e l’importanza dell’Unione Europea. L’obiettivo di questa esperienza è stato quello di parlare del progetto europeo, che oggi sembra essersi smarrito lasciando spazio a nuovi muri, paure e discriminazioni. Un viaggio pensato per creare spazi di incontro e partecipazione, mettendo al centro i giovani, con l’obiettivo di costruire antidoti efficaci alla violenza ed alla paura. Il Meridiano D’Europa, progetto della rete We Care capeggiata da Acmos, si propone lo scopo di incoraggiare la partecipazione dei giovani alla costruzione di un’Europa democratica solidale e inclusiva.

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Beni da coltivare: sostieni il progetto di Cascina Caccia

Cascina Caccia, bene confiscato alla ‘ndrangheta a San Sebastiano da Po, ha bisogno del contributo di tutti, per potenziare le produzioni già attive e trasformare la cucina in una vera e propria gastronomia.

Contribuisci al progetto BENI DA COLTIVARE 

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Beautiful Boy

David Sheff (S. Carrell) è un giornalista che ha tre figli: Nick (T. Chalamet), diciottenne avuto dalla prima moglie, e i piccoli Jasper e Daisy, avuti da Karen (M. Tierney), che fa la pittrice. Le sue preoccupazioni di padre sono per Nick: nella prima scena veniamo a conoscenza del fatto che il giovane si droga. Piano piano si ricostruirà la tossicomania di Nick e la dipendenza dalla metanfetamina, dopo aver provato un po’ di tutto. David, in ansia per quel figlio che ha cresciuto a metà e cui vuole bene più di tutto, cerca in ogni modo di aiutarlo: il percorso, come spesso avviene, è altalenante, tra recuperi, ricadute, false speranze e battute d’arresto. David vuole conoscere le caratteristiche delle sostanze di cui Nick abusa, ma in fondo sta cercando di capire perchè suo figlio faccia quel che fa, perchè a Nick sia (avrebbe detto Tondelli) improvvisamente cresciuto dentro un vuoto enorme, che con la droga cerca di colmare.

Felix Van Groeningen dirige un film, di cui è co-autore della sceneggiatura, tratto da una storia vera e basandosi sui libri scritti da David e Nick. E’ una storia d’amore viscerale, tra un padre e un figlio, che viene raccontata con flashback dell’infanzia di Nick e nel travagliato percorso della sua dipendenza, con una sceneggiatura forte, alternando momenti drammatici, a passaggi di tenerezza che struggono il cuore (il rapporto tra Nick e Jasper è un’altra perla). Colonna sonora molto azzeccata e due interpreti straordinari, che meritano tutti i nostri applausi.

Non perdetelo!

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American Animals

Spencer (B. Keoghan) e Warren (E. Peters) sono amici di infanzia e vanno all’università, il primo studia arte e il secondo ha una borsa di studio per la sua attività sportiva. Entrambi non sono entusiasti delle proprie vite e trascinano le proprie esistenze, fino a quando una folle idea inizia a balenare nelle loro menti: rubare dei preziosi libri rari, dalla biblioteca della Transylvania University di Lexington in Kentucky. Il piano viene studiato nei dettagli e anche se sembra impossibile, per due giovani che non hanno mai rapinato nessuno, diventa settimana dopo settimana più concreto. Nell’attuazione vengono coinvolti altri due complici, Eric (J. Abrahamson) e Chas (B. Jenner) e ovviamente le cose non andranno per nulla alla perfezione.

Bart Layton scrive e dirige una pellicola ispirata a una storia vera (risalente ai primi anni 2000), che mescola finzione e realtà: non a caso i veri quattro protagonisti della storia parlano durante il film, intervistati come se fosse un documentario. E qui c’è già uno dei punti di forza della narrazione: i ricordi, le interpretazioni a posteriori, i sensi di colpa, ma anche la confusione della memoria si intrecciano continuamente impedendo di capire precisamente ogni singolo dettaglio, ma tracciando in controluce la parabola amorale del quartetto. Il tutto con una colonna sonora eccezionale e un talento narrativo e registico invidiabili (il piano sequenza dell’immaginata rapina, sulle note di “A little less conversation”, è da manuale), citazioni cinematografiche (Kubrick e Tarantino!) e passaggi di umorismo grottesco.

Rimane una storia dove, in assenza del giudizio, emerge tutta la piccola banalità del male dei suoi personaggi, tra cinismo, fragilità, disagio nello stare al mondo e ricerca di un senso.

Non perdete questo piccolo colpo di genio cinematografico!

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L’apriscatole: uno spettacolo teatrale per la campagna per la cittadinanza

L’apriscatole è uno spettacolo teatrale nato da un lungo percorso laboratoriale, che unisce l’esperienza teatrale di Orme all’impegno civile di Acmos.

E’ stato scelto come conclusione della campagna per la cittadinanza di Acmos di quest’anno, che aveva come tema principale la sovranità e il rapporto dell’uomo col potere.

L’apriscatole è uno spettacolo che confronta le disparate inquietudini di schemi sociali malfunzionanti, prossimi al crollo. La cornice è la fabbrica di inizio novecento che torna ad essere attuale come simbolo di aggregazione e disgregazione sociale.

Nello smarrimento post apocalittico, i personaggi portano alla scoperta differenti punti di vista e di visione e ricercano un’alternativa, in mezzo a dubbi, tentazioni di solipsismo e tentativi di riscatto collettivo. Per ripartire è necessaria una scelta finale, una presa di posizione sulla vita.

Attori: Roberto Abagnale, Francesca Aimonetto, Piero Bellino, Francesco Boetto, Riccardo Giovanni Bruno, Chiara Cocchi, Gabriele Gandolfo, Gabriele Savà, Arianna Tozzi Paviotti

Regia: Marco Chiapella, Elena Forno, Silvia Martino

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Per l’uguaglianza dei diritti delle cittadini e dei cittadini europei

“Se non saremo capaci di sognare un’Europa migliore,
non costruiremo mai un’Europa migliore.” Vaclav Havel

 

Perché dobbiamo essere in grado di apportare cambiamenti radicali all’Europa di oggi per poter fermare le forze politiche nazionaliste che vogliono distruggere il progetto europeo.

Perché la costruzione di un’Europa unita, democratica e solidale è oggi prima di tutto una battaglia per i diritti.

Perché crediamo fortemente che il fondamento di un’Unione politica sia l’uguaglianza dei diritti delle sue cittadine e dei suoi cittadini.

 

EuropaNow! con European Democracy LabTDEMEuropean AlternativesThe European MomentUnsere Zeit,Ogólnoposlki Strajk Kobiet e le associazioni italiane Acmos e Benvenuti in Italia invitano tutti i partecipanti alle elezioni europee – forze politiche, candidati ed eletti – a promuovere i seguenti diritti politici, economici e sociali:

 

1. diritto per le cittadine e i cittadini europei di scegliere democraticamente il loro governo rivedendo i Trattati, anche a partire da un gruppo di paesi che hanno la volontà di procedere, e chiedendo la convocazione di un’assemblea costituente che possa proporre, al termine del percorso di revisione, l’instaurazione di una Repubblica federale europea;

 

2. diritto per le cittadine e i cittadini europei di associarsi liberamente costituendo uno “statuto di associazione europea”;

 

3. diritto per le cittadine e i cittadini di beneficiare di una indennità di disoccupazione europea nella prospettiva di mettere in piedi un sistema sociale comune (la mancanza di ambizione sociale nei progetti politici attuali è una delle cause del sentimento di abbandono percepito dai cittadini europei);

 

4. diritto delle future generazioni di vivere in un ambiente sano e preservato, ossia l’applicazione e il rafforzamento dell’accordo di Parigi sul clima e delle politiche d’investimento per la ricerca e lo sviluppo delle energie rinnovabili; l’Europa deve costruire un modello originale per garantire uno sviluppo sociale equo e duraturo dei propri cittadini;

 

5. diritto per i giovani europei di beneficiare del programma ErasmusPlus e in generale di programmi di formazione e di inclusione europei per affrontare con decisione il fenomeno della disoccupazione giovanile;

 

6. diritto di pagare le stesse tasse in tutta Europa: ottenere un’armonizzazione fiscale e lottare contro l’evasione e l’elusione fiscali da parte delle imprese, non solo europee, perché questa è la condizione imprescindibile oggi per poter difendere e ampliare i nostri sistemi di protezione sociali;

 

7. diritto di avere un’Europa che difenda e rafforzi le politiche pubbliche europee raddoppiando entro il 2024 il bilancio dell’Ue (che rappresenta oggi meno dell’1 per cento del Pil complessivo degli stati membri). Promuovendo investimenti concreti che affermino la solidarietà europea, rompano l’isolamento dei territori e che sviluppino nuovi poli industriali europei, in particolare nel settore digitale e dell’intelligenza artificiale. Per finanziare questa ambizione, occorrerà dotarsi di risorse proprie provenienti da tasse europee, introducendo quattro grandi imposte europee che si applicheranno agli utili delle grandi imprese, ai redditi più alti (oltre 200.000 euro all’anno), ai maggiori possessori di patrimoni (oltre 1 milione di euro) e alle emissioni di anidride carbonica (con un prezzo minimo di 30 euro per tonnellata). Nell’attesa della realizzazione di una piena unione politica, il voto su tali imposte comuni e sull’utilizzo delle risorse derivanti potrebbe essere attribuito a una nuova assemblea europea composta in parte da parlamentari nazionali;

 

8. garantire i diritti civili, economici e sociali indipendentemente dal genere e dall’orientamento sessuale; difendere il diritto delle donne a disporre del loro corpo liberamente;

 

9. diritto di avere un’Unione europea che conduca una comune politica migratoria e di asilo, credibile, pragmatica, accogliente e umana, e che agisca sempre nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Vale a dire, in particolare, predisporre la revisione dei regolamenti di Dublino e la creazione di un’agenzia europea delle migrazioni per finanziare le collettività locali disposte ad accogliere i migranti e i richiedenti asilo;

 

10. diritto a una giustizia libera e indipendente, cominciando con l’attuazione di una Procura europea, i cui i poteri non debbono essere limitati alla criminalità finanziaria;

 

11. diritto ad una stampa libera e indipendente, con l’adozione di provvedimenti per garantire la giusta remunerazione del lavoro di testate, giornalisti e autori rispetto alla riproduzione dei contenuti da parte delle piattaforme digitali, e tutela efficace del pluralismo e dell’indipendenza dei mezzi d’informazione;

 

12. diritto alla cultura, con l’instaurazione di “parametri di Maastricht della cultura” per permettere un più largo accesso ai luoghi di diffusione e di condivisione del sapere e della cultura (teatri, cinema, sale di concerto, biblioteche ecc.).

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Another Break in the EU? Il trailer del video del #Meridianod’Europa2019

Un mese fa, il 5 maggio, 300 giovani partivano per Berlino. Provenienti da 10 città italiane, hanno accettato la sfida di trascorrere 5 giorni in viaggio per parlare del futuro dell’Europa, in uno dei luoghi simbolo dell’unificazione del nostro continente. Ecco il trailer del racconto. il video completo verrà pubblicato domani, 6 giugno, alle ore 15.00.

STAY TUNED!

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Il traditore

Forse Tommaso Buscetta (1928-2000) rimane il più celebre collaboratore di giustizia della storia della mafia siciliana. Marco Bellocchio sceglie un tema scivoloso e un personaggio scomodo. Racconta la vicenda di Buscetta (P. Favino) negli ultimi 20 anni della sua vita, con qualche breve flashback del passato. Arrestato in Brasile, la storia è nota, Don Masino, detto anche il boss dei due mondi, fu estradato in Italia dove iniziò a collaborare con il giudice Giovanni Falcone. Collaborare, perchè lui non è un pentito, ripete spesso come un mantra, sono i corleonesi di Riina che hanno tradito i valori di Cosa Nostra. Nel frattempo i suoi ex compagni cominciano il massacro dei suoi famigliari, che coinvolge figli, fratelli, cognati e altri parenti. L’apice della vicenda sarà il Maxiprocesso di Palermo, dove Buscetta risponderà alle domande della Corte e accetterà il confronto con Pippo Calò (F. Ferracane). Negli anni successivi, non senza polemiche, Buscetta vivrà sotto protezione e con altra identità negli Stati Uniti, salvo qualche deposizione in Italia (come al processo Andreotti per la morte di Mino Pecorelli), per morire negli Usa nel 2000.

Difficile fare un film su Buscetta. E certo da Bellocchio non ci si aspetta un film lineare, o una classica narrazione da mafia movie. Esce un ritratto ambiguo, complesso, spiazzante, come era la personalità di Buscetta. Favino è strepitoso, ma sono da citare almeno anche Ferracane che fa Calò (il duello a processo è notevole) e Luigi Lo Cascio nei panni di Totuccio Contorno. La sceneggiatura, cui ha collaborato anche Francesco Piccolo, schiva quasi sempre il rischio di essere didascalica, ma ha anche dei picchi di grottesco (la festa iniziale ha qualcosa di mortifero), passaggi surreali e violenti, divagazioni oniriche inquietanti, una scelta musicale (Nicola Piovani) efficace e provocatoria: ma del resto non ci si poteva aspettare di meno, dall’autore de “I pugni in tasca” (1965).

Presentato ieri, proprio il 23 maggio, al Festival di Cannes, in concomitanza con l’uscita nelle sale, ha riscosso grandi applausi e commenti positivi.

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Carovana Ambito D.A.I. – esperienza 2019

L’Ambito D.A.I. da anni sceglie di viaggiare a Maggio, mese Europeo dell’Abitare Collaborativo. Quest’anno ha scelto di conoscere una realtà di coabitazione solidale composta da adulti.
Cascina Sie, nella collina torinese, è un’esperienza di cohousing composta di famiglie, che hanno scelto di vivere insieme condividendo alcuni spazi e momenti della giornata.
Dieci i “comunitari” che hanno preso parte all’esperienza che, quest’anno, ha visto la partecipazione della Coop. “Il Punto”, realtà torinire impegnata in progetti di housing sociale.

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Caso Rosa Maria Dell’Aria: lettera al Ministro

Alla cortese attenzione del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, On. Bussetti

 

Siamo gli operatori della rete nazionale “We Care”, un network giovanile di attivisti, educatori e animatori sociali che raduna nove associazioni di altrettante Regioni italiane.

Abbiamo appreso con sincera preoccupazione e sconcerto la decisione assunta dal Suo Dicastero riguardo la sospensione dal servizio della professoressa Rosa Maria Dell’Aria, docente dell’Istituto Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo.

 

Vivendo quotidianamente lo spazio della scuola, a stretto contatto con studenti, dirigenti, insegnanti, personale ATA e famiglie, sappiamo bene quanto sia prezioso e fragile l’ecosistema scolastico del nostro Paese; il quale, pur tra mille difficoltà, assume sulle proprie spalle la responsabilità della formazione civica e accademica delle nuove generazioni.

 

Riteniamo che la scuola debba costituire la principale palestra di democrazia a disposizione di un giovane cittadino, dove si possano trasmettere l’attenzione critica verso la società, la condivisione di idee, la tolleranza verso il pensiero altrui, la crescita condivisa; soprattutto, gli spazi della scuola devono poter essere – in particolar modo in un momento storico di forti mutamenti sociali, non esente da tensioni contrapposte – un luogo libero e plurale, dove apprendere come utilizzare gli strumenti della democrazia per intervenire sulle grandi questioni del presente, facendo tesoro delle lezioni del passato e proiettandosi verso un futuro migliore.

 

Questo è il ruolo definito dalla Carta Costituzionale, repubblicana e antifascista, agli articoli 33 e 34; e questo è, a nostro dire, lo spirito che ha guidato l’azione della professoressa Dell’Aria nel lavoro con i suoi studenti.

Riteniamo quindi il procedimento di sospensione inopportuno, un pessimo segnale rivolto dal Ministero al mondo della scuola a ai suoi operatori, avviato oltretutto a partire da una segnalazione sui social network ad opera di un noto attivista dell’ultradestra monzese; una metodologia non ortodossa, che aggiunge una tinta fosca a una vicenda di per sé spiacevole.

 

Auspichiamo quindi che si possa trovare una soluzione alternativa al provvedimento in questione, in grado di ristabilire l’immagine lesa di una docente a un passo dal pensionamento e di rincuorare gli studenti del nostro Paese circa la garanzia di poter esprimere un pensiero critico all’interno delle aule scolastiche, accompagnati da adulti attenti e professionali, costruendo la propria identità di cittadini liberi e consapevoli.

 

Ringraziando per l’attenzione
Giacomo Molinari
Coordinatore della Rete “We Care”
Associazione – ACMOS

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Dolor y gloria

Salvador (A. Banderas) è un regista cinematografico di successo, ma giunto a fare i conti con il bilancio della sua vita, è caduto in una crisi profonda. Così rievoca la sua infanzia povera nella zona di Valencia, in compagnia della madre (P. Cruz) e gli anni dell’affermazione personale e dell’amore per Federico (L. Sbaraglia): il tutto si rimescola al presente, la voglia di scrivere, ma non dirigere, il nuovo incontro con Alberto (A. Etxeandia), l’attore del suo film più noto, l’uso di eroina, la passione per i quadri con cui ha riempito casa, una salute non perfetta.

Pedro Almodovar, pluripremiato e celebre regista spagnolo, scrive e dirige una vicenda altamente autobiografica, dove passato e presente si alternano in continuazione, sulla corda della nostalgia. E’ un film che parla anche di solitudine, però, depressione, senso di colpa, fallimento e riscatto. Il fragile Salvador vede ancora il mondo con gli occhi di quel bambino curioso e precoce che fu. Antonio Banderas è perfetto nel rendere i suoi sguardi dolenti, insieme ad attrici care ad Almodovar, come la Cruz e la Roth. Messa in scena di impeccabile eleganza estetica, una colonna sonora di malinconica ambiguità. Non ci sono gli eccessi di altri film almodovariani, forse perchè questo è un autoritratto di un artista che ha quasi fatto pace coi suoi demoni. In ogni caso da vedere.

In concorso al Festival di Cannes.

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Un’altra Europa è necessaria

a cura del Centro Studi Streben

L’ultimo numero di “Micromega”, Un’altra Europa è necessaria (2/2019), raccoglie numerosi saggi dedicati ai principali problemi che travagliano attualmente l’Unione europea: le difficoltà economiche dell’eurozona, gli equilibri politici interni all’Unione, le migrazioni, i populismi e i rigurgiti fascisti, la Brexit, la questione ambientale.

Di particolare interesse sono gli interventi di natura economica, concordi nel rilevare che l’introduzione dell’euro ha tradito le promesse con cui era nato: doveva garantire una crescita sostenuta e omogenea in Europa, riducendo le differenze tra i vari Stati. Invece la moneta unica, combinata con l’abolizione degli ostacoli al movimento dei capitali, ha prodotto esiti asimmetrici: capitali ed investimenti si sono concentrati nelle aree forti dell’eurozona aumentando le differenze tra queste e le aree più deboli (i Paesi mediterranei in definitiva). I costi sono stati tanto maggiori quanto maggiori erano le differenze in termini strutturali e di finanza pubblica.

Mentre Riccardo Realfonzo (L’Europa malata e le riforme necessarie) ritiene che il punto critico non risieda tanto nell’euro in quanto tale bensì nell’assenza di meccanismi di riequilibrio macroeconomico, la tesi di Enrico Grazzini (Perché l’euro prima o poi crollerà), che riprende le critiche di Stiglitz e di Sen, appare più radicale: è l’euro stesso che ha dei difetti genetici poiché ha un impianto deflazionistico, è avverso al lavoro, alla piena occupazione, al welfare.

Per Realfonzo è quindi necessario introdurre delle riforme per giungere ad una diversa politica delle finanze pubbliche europee che rovesci le attuali politiche ispirate alla teoria della “austerità espansiva”, centrata sul taglio della spesa pubblica.

Le sue proposte si riassumono nella creazione di un vero bilancio della Ue che redistribuisca risorse tra Paesi forti e Paesi deboli; nella introduzione di obbligazioni europee il cui ricavato venga investito nelle aree che presentano un ritardo nello sviluppo; nella riforma della Banca centrale europea, che non abbia tra i suoi obiettivi solo la stabilità dei prezzi ma sia anche attenta ai problemi della bassa crescita e dello sviluppo.

Grazzini si concentra più sui difetti genetici dell’euro che sulle proposte per riformare un sistema che evidentemente per lui non è riformabile: pensa che l’introduzione di un bilancio comune, a cui accenna anche Realfonzo, che permetta di trasferire risorse dagli Stati più forti a quelli in difficoltà, sia un’illusione perché la Germania ha già più volte dichiarato che non accetterà una simile transfer union.

L’unico consiglio che avanza per Paesi come l’Italia è di riprendersi una qualche forma di sovranità monetaria pur rimanendo nell’euro: ad esempio introducendo una moneta alternativa, complementare all’euro, che potrebbe finanziare la ripresa dell’economia reale.

Ciò su cui concordano entrambi è l’impossibilità, per gli Stati deboli che ne fanno parte, di uscire dall’euro. Ma anche qui motivazioni e toni sono diversi.

Realfonzo ribadisce che la soluzione dei problemi sta nella qualità delle politiche fiscali, richiamando il fallimento di quelle esperienze storiche in cui si sono abbandonati i regimi di cambio fisso. Peraltro conclude pessimisticamente anch’egli che senza riforme non resterà che una scelta tra modalità alternative di uscita dall’euro.

Il pessimismo è ancora una volta radicale in Grazzini: l’euro è tenuto in vita più per il caos che la sua caduta produrrebbe che per i suoi benefici. Non ci resta che fare delle ipotesi su quando scoppierà la crisi definitiva dell’euro: a suo modo di vedere avverrà alla prossima, imminente, crisi finanziaria.

Agli equilibri politici interni alla Ue è dedicato il saggio di Vladimiro Giacché (E l’Europa si fermò ad Asquisgrana) che analizza in particolare il significato del recente trattato franco-tedesco firmato ad Asquisgrana dal presidente Macron e dalla cancelliera Merkel.

Col trattato Francia e Germania istituzionalizzano un meccanismo di intesa preventiva su molte materie di deliberazione della Ue. L’autore sostiene, contrariamente a chi interpreta il trattato come un passo verso una maggiore integrazione europea intorno al nucleo franco-tedesco, che esso configura una supremazia dei due contraenti su tutti gli altri membri dell’Unione e aggiunge che ne accrescerà quindi le spinte centrifughe.

Peraltro anche l’accordo non avviene tra pari: con esso la Francia, illudendosi di essere su un piedi di parità con la Germania, cerca di mascherare la sua debolezza, quando invece i punti centrali del trattato vanno incontro alle preoccupazioni e agli interessi della Germania.

Ma neanche quest’ultima gode attualmente di buona salute: dopo aver imposto un modello economico tutto basato sulle esportazioni e sulla compressione della domanda interna, ora che sta tornando il protezionismo farebbe comodo anche a lei disporre di un mercato interno europeo più ricettivo.

La conclusione dell’autore è che “due debolezze non fanno una forza”; il trattato, se non è propriamente definibile come una “secessione” lo si potrebbe almeno definire come un “arrocco” di due medie potenze che non riescono a mettere ordine in Europa.

 

 

 

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

#12 – L’unione a più velocità

#13 – Populismo, euroscetticismo, sovranismo

#14 – Il populismo 2.0 in Europa

#15 – Il dicembre 2017 dell’UE

#16 – Il gennaio 2018 dell’Unione Europea

#17 – DiEM25, Varoufakis e il “terzo spazio” in Europa 

#18 – Il settembre 2018 dell’UE

#19 – Governo italiano e Brexit: due problemi per l’UE

#20 – Profughi: la nostra ignavia da Evian (1938) a Bruxelles (2015)

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