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#22novembre. La Marcia per la sicurezza scolastica

11 anni dopo quel 22 novembre 2008, in cui morì a scuola Vito Scafidi, abbiamo marciato da Piazza Martiri della Libertà fino al Liceo Darwin di Rivoli (TO) per ricordare le vittime dell’edilizia scolastica e chiedere scuole sempre più belle e sicure. Con noi, per la prima volta, il Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti e la Viceministra, Anna Ascani. E poi le associazioni, gli studenti, i cittadini, la Sindaca di Torino, Chiara Appendino e tanti sindaci della Città Metropolitana. Tutti insieme, perchè #lascuolasicura.

La rassegna stampa:

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“Promemoria Vito”: premio sulla sicurezza scolastica

Il Fondo Vito Scafidi della Fondazione Benvenuti in Italia istituisce per il 2019 un premio finanziato dal collettivo Isagor autore del libro ‘la Repubblica d’Europa’ (2019, add Editore).

Il premio si rivolge agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, che abbiano svolto delle azioni di cura del proprio contesto scolastico, nell’anno 2019.

Il modulo di partecipazione al bando, compilato e firmato, corredato dalla descrizione dell’azione, con fotografie e eventuale video per comprendere al meglio l’azione svolta, dovrà pervenire via mail al Fondo Vito Scafidi–Fondazione Benvenuti in Italia (fondovitoscafidi@benvenutiinitalia.it) entro e non oltre il 20 dicembre 2019.

Il giudizio insindacabile sarà emesso dalla Fondazione su indicazione della Commissione Giudicatrice e reso pubblico sul sito web della Fondazione.

Il premio, del valore di 1.200€, consiste nella partecipazione di una delegazione del gruppo vincitore di massimo 6 persone al progetto dell’associazione AcmosMeridiano d’Europa’, che prevede un viaggio internazionale nell’aprile 2020.

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37° Torino Film Festival

Qualche suggestione, ormai alla vigilia della chiusura. Mancato il film di apertura (“Jo Jo Rabbit”), ma lo vedremo presto nelle sale, soffermiamoci su tre categorie, sperando che anche questi approdino nella normale distribuzione. Anzi, in alcuni casi non serve. Per prime le sorprese: un film di Singapore, “Wet season”, che racconta con delicatezza la vita infelice di una donna che insegna cinese in una scuola, ha un marito con cui non riesce ad avere un figlio e la pesante incombenza di un suocero da accudire in casa. Mentre le piogge dei Monsoni sono la cornice quotidiana, la protagonista si lega a uno dei suoi studenti, forse l’unico che le dia retta. Una piccola perla di sentimenti sinceri. Seconda sorpresa: “El Hoyo – The platform”, un film spagnolo che immagina un futuro dispotico, dove si può venir rinchiusi in una fortezza verticale di centinaia di piani e dopo ogni mese si cambia di altezza. Ma attenzione, più si scende e meno cibo quotidiano si riceverà. Apologo ferocissimo con risvolti quasi horror.

Seconda suggestione: quelli da evitare come la peste. “Easy living”, storia improbabile di due fratelli italiani, un maestro di tennis americano, a Ventimiglia decidono di aiutare un ragazzo africano a varcare il confine con la Francia, per raggiungere la moglie. Due registi giapponesi (!!!), per una sceneggiatura talmente sgangherata che ci si chiede come sia finita a un festival e possa aver pure trovato spazio sui giornali cittadini. E poi “Tommaso”, di Abel Ferrara: riassunto del film, il delirio ossessivo e allucinato di un regista, alter ego di Ferrara, che vive a Roma e ha il volto di Willem Defoe.

Terza suggestione: quelli che meriteranno uno sguardo, una volta nelle sale, perchè usciranno sicuro. “Nour”, con Sergio Castellitto, in una pellicola in cui impersona il dottor Pietro Bartolo, medico a Lampedusa. “Il grande passo”, con Giuseppe Battiston e Stefano Fresi, figli dello stesso padre assente e truffatore, con il primo che vorrebbe costruire un razzo per andare sulla Luna. “Mentras dure la guerra” di Alejandro Amenabar, che ripercorre l’inizio della guerra civile spagnola e il controverso personaggio di Miguel de Unamuno. “The last porno show”, la storia canadese di un figlio, che alla morte del padre ne eredita il cinema porno, ripensando a molti momenti della sua infanzia non proprio dorata.

Ci sarebbe da dire ancora tanto, ma accontentiamoci di questi. Domani il verdetto della giuria. Alla prossima edizione!

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#22novembre: IV Giornata Nazionale per la Sicurezza scolastica

ll 22 novembre è una data da non dimenticare. Un giorno di dolore per la scomparsa di un giovane, Vito Scafidi, morto nel 2008 per il crollo del controsoffitto della sua aula al Liceo Darwin di Rivoli. Da allora, noi di Acmos, con Libera Piemonte e Benvenuti in Italia, siamo stati accanto alla famiglia di Vito nella battaglia perché quello che è accaduto al loro caro non si ripeta più. Nasce con questo spirito la “Giornata nazionale per la Sicurezza Scolastica”, arrivata alla quarta edizione, per ricordare tutte le vittime dell’edilizia scolastica; come Vito, i giovani della Casa dello Studente dell’Aquila, i bambini di San Giuliano di Puglia.

L’appuntamento è per venerdì 22 novembre alle ore 10,00 in piazza Martiri della Libertà. Raggiungeremo il Liceo Darwin, manifestando per per la sicurezza delle nostre scuole.

Alle 12.30, sempre al liceo Darwin di Rivoli, si terrà la riunione dell’Osservatorio Nazionale per l’edilizia scolastica, con la partecipazione diLorenzo Fioramonti, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed Anna Ascani, viceministro.

La manifestazione è stata preceduta dall’iniziativa “Caro Vito, ti scrivo…” che invita gli studenti d’Italia a scriverci, raccontarci della propria scuola, delle criticità in merito all’edilizia scolastica che vedono quotidianamente nelle proprie aule e anche degli aspetti positivi.

 

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Caro Vito, ti scrivo…

Con questa iniziativa, quest’anno, vogliamo avvicinarci al #22novembre, Quarta Giornata Nazionale per la sicurezza scolastica.

Insieme a Benvenuti in Italia,  Libera Piemonte  e tutta la rete del We Care, invitiamo gli studenti d’Italia a scriverci, raccontarci della propria scuola, delle criticità in merito all’edilizia scolastica che vedono quotidianamente nelle proprie aule e anche degli aspetti positivi. Ma di più, vogliamo invitarli a prendere consapevolezza anche dei comportamenti violenti o nocivi che si svolgono tra le mura scolastiche: atti di bullismo o cyberbullismo, sempre più diffusi.

Le testimonianze possono essere spedite via mail a fondovitoscafidi@benvenutiinitalia.it. Le leggeremo e le raccoglieremo per stare sempre più vicini agli studenti e ascoltare, attraverso la loro voce, come stia cambiando la consapevolezza della sicurezza scolastica in Italia. Le parole più toccanti, quelle più critiche o propositive, saranno consegnate al Ministro dell’istruzione, Lorenzo Fioramonti, in occasione del 22 novembre.

L’appuntamento è il 22 novembre alle ore 10,00 in piazza Martiri della Libertà a Rivoli (TO), dove partirà un corteo nel quale saranno ricordate tutte le vittime dell’edilizia scolastica, come Vito, i giovani morti nella Casa dello Studente dell’Aquila e i bambini di San Giuliano di Puglia. La marcia raggiungerà il liceo Darwin per un momento ricordo e confronto sulla sicurezza scolastica.
Alla Giornata prenderà parte il Ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti e, come di consueto, la famiglia di Vito Scafidi.
Tra le novità di questa edizione, c’è il lancio di una borsa di studio finanziata grazie alla rinuncia ai diritti d’autore del collettivo ISAGOR, autori del libro “La Repubblica d’Europa” (add editore).
La giornata sarà l’occasione anche per dar conto della recente firma del “Protocollo di collaborazione in tema di cultura della sicurezza”, tra la Fondazione Benvenuti in Italia e il Dipartimento della Protezione Civile.

22 novembre, una data spartiacque, scelta nel 2015 come Giornata Nazionale per la Sicurezza scolastica: un giorno per ricordare e per ribadire l’impegno per una scuola sicura. Da quel tragico sabato mattina del 2008, quando Vito Scafidi, studente del liceo Darwin di Rivoli, perse la vita schiacciato dal crollo del controsoffitto, molto è cambiato. Da allora, nessuno ha più potuto ignorare il problema o invocare la “Tragica fatalità”. Negli anni la sicurezza scolastica è finalmente divenuta una priorità per gli studenti e i docenti nel nostro Paese, lo è diventata per la politica e le istituzioni e lo sarà per sempre per la famiglia Scafidi, che accompagniamo da anni.

Materiali:

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Urban Promo: la nostra esperienza di social housing

Urban promo Social Housing, due giorni di dibattiti e workshop dedicati all’abitare sociale.
Abbiamo preso parte all’iniziativa parlando dei progetti di coabitazione solidale, che portiamo avanti da 13 anni.

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Marzia: una “tessitrice psicologa” candidata nella lista PAZ

Marzia Di Girolamo, noi di Acmos la conosciamo bene. Riccioli biondi e un gran sorriso, ha tante idee chiare e voglia di fare. Ha deciso di candidarsi alle elezioni di rinnovo del Consiglio dell’Ordine regionale degli Psicologi di fine novembre con la lista “PAZ – Psicologia in AZione”.

Marzia è giunta a Torino nell’ottobre del 2011 ed ha conseguito la laurea magistrale in Psicologia clinica e di comunità presso l’Università degli Studi di Torino nel 2014. In quello stesso anno Marzia ha deciso di intraprendere due percorsi importanti. Il primo, legato allo studio, l’ha vista dedicarsi al dottorato in Scienze Psicologiche, Antropologiche e dell’Educazione. Il secondo è stato un progetto di vita: sempre nel 2014, infatti, è entrata a far parte della coabitazione solidale “I Tessitori” dell’Associazione ACMOS. Il suo percorso presso la coabitazione è durato 4 anni, di cui due come responsabile.
Per chi ancora non lo conoscesse, “I Tessitori” nascono nel 2006 nelle case popolari di via san Massimo 31 e 33. Il primo progetto di coabitazione solidale della nostra città, per vivere in comunità, accanto agli inquilini con l’obiettivo di “ricucire legame sociale”.

All’interno di questo ambiente, a volte anche difficile e conflittuale, Marzia ha dunque fatto esperienza di convivenza e gestione delle relazioni.

Il suo impegno e la voglia di mettersi in gioco continuano attraverso la candidatura per il rinnovo nel Consiglio dell’Ordine regionale degli Psicologi.

Le elezioni si terranno dal 23 al 26 novembre, così abbiamo deciso di porre alcune domande a Marzia per capire quali ragioni l’abbiano spinta a compiere questo passo.

Pensi che l’esperienza come responsabile di comunità ti abbia fornito competenze e capacità che ti permettono, oggi, di metterti in gioco attraverso la candidatura all’Ordine degli psicologi?

Penso che i percorsi che portano a fare un passo del genere siano diversi e molto complessi, questo vale per tutti, anche per me. Tuttavia, da quando mi è stato proposto di candidarmi, mi trovo spesso a paragonare quanto sto facendo con l’esperienza (e le esperienze) ai Tessitori: le riunioni la sera o nei weekend, i gruppi whatsapp, la divisione dei compiti, contribuire ad un lavoro coordinato di gruppo, pensare in termini progettuali, far coincidere esigenze individuali con quelle territoriali, le dinamiche fra il gruppo e fra i gruppi, saper argomentare ed eventualmente tacere. Inoltre, una grande consapevolezza che mi ha dato la coabitazione è stata quella del poter interagire direttamente coi servizi che ruotano attorno ai bisogni individuali e sociali; i tavoli di monitoraggio mi hanno insegnato a valutare con maggiore attenzione situazioni che apparentemente avevano soluzioni semplici, ho visto le ricchezze e i limiti delle forme di assistenzialismo e del welfare in cui siamo immersi: edilizia residenziale pubblica, bandi pubblici, Centri di Salute Mentale, emergenza abitativa, educatori, Comune di Torino, Vigili di Prossimità, assistenti sociali… tutto questo non avrei potuto incontrarlo senza questa esperienza. Mi sono detta “perché non farlo anche per ciò che riguarda il mio mestiere?”.

Inoltre, l’esperienza da responsabile mi ha insegnato molto su di me e sugli errori che si possono fare quando si coordina il lavoro di un gruppo, su quanto sia difficile conquistarsi la fiducia di qualcuno e quanto sia facile perderla e su come rapporti e prospettive cambino a seconda che tu abbia o no la responsabilità di quello che accade. È importante viverlo.

Se eletta, credi che ci potrebbe essere un modo per portare all’interno dell’Ordine le sensibilità e le pratiche di prossimità che sono alla base delle comunità? Potrebbe, quindi, anche venire a crearsi un dialogo tra l’Ordine e le coabitazioni solidali?

Credo che la psicologia abbia molto da dire, e da fare, rispetto alle coabitazioni solidali. Da quello che so, le coabitazioni solidali stanno vivendo un momento faticoso: le dinamiche economiche, sociali e politiche stanno avendo un effetto soffocante su questi progetti. Spero che l’elezione di PAZ, a prescindere dai rappresentanti eletti, possa costruire un Ordine che faccia da cassa di risonanza per progetti così importanti dal punto di vista comunitario e per il benessere dei cittadini, attivando anche un dialogo con altri Ordini professionali. Spero anche che possano nascere collaborazioni, bandi e progetti in cui le coabitazioni solidali trovino spazio o aiuto. Per quel che riguarda il dialogo con l’Ordine, penso (e parlo a nome di tutti i membri di PAZ) che debba esistere a prescindere dal coinvolgimento di quest’ultimo nelle attività e nei progetti: la tutela dei professionisti e degli utenti che si rivolgono ad essi, si esercita anche nella possibilità per tutti di rivolgersi all’Ordine per costruire un dialogo.

Ritieni che il benessere psicologico sia influenzato dalle relazioni e dalla vicinanza? Esperienze come quelle delle coabitazioni solidali, dunque, possono contribuire a migliorare la società in cui viviamo?

Esperienza come quelle delle coabitazioni contribuiscono a migliorare la società in cui viviamo. Non dico nulla di nuovo se cito il concetto per cui la prevenzione non si vede, e questo è molto frustrante nel momento in cui si prova a spiegare l’importanza delle coabitazioni. Il benessere psicologico è un equilibrio influenzato da molte variabili in gioco, le relazioni sociali e la vicinanza umana occupano sicuramente il podio. Però qui voglio chiarire una cosa: non servono psicologi nelle coabitazioni solidali, serve cultura psicologica: serve compagnia per chi è solo, per chi sta male, serve gente che pranzi con altra gente, serve sistemare insieme il prato, serve festeggiare il Natale, preparare qualcosa per la fine del Ramadan, serve aiutare l’anziano a non cadere nelle truffe, serve allontanare la gente dalle dipendenze, serve farsi preparare il pranzo quando arrivi tardi, serve farsi spiegare come si prepara la pasta fresca e farsi raccontare storie di vita che non hanno più orecchie che le ascoltino. Gli psicologi, piuttosto, servono ai volontari come formatori, come mediatori del gruppo, come risorse da sfruttare perché troppo spesso è tutto lasciato alla buona volontà, al buon senso e all’improvvisazione. Queste ultime sono caratteristiche fondamentali in contesti umani, direi che sono la base di quanto viene fatto, ma molto spesso si ha la sensazione di essere soli in mezzo alla solitudine.

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Parasite

Ki-woo è un giovane ragazzo, che vive con la famiglia in un sobborgo di una città della Corea del sud. Con lui la madre, il padre e la sorella, quattro persone per una topaia fatiscente in un seminterrato e la voglia di arrabattarsi quotidianamente per racimolare denaro. Quando il suo amico Kim gli propone di dare lezioni di inglese, alla figlia di una ricca famiglia, Ki-woo è perplesso, ma accetta. Entra così nella grande casa dei Park, disegnata da un celebre architetto, dove vive un nucleo famigliare identico al suo, soltanto molto più benestante, con tanto di autista e domestica. Ben presto Ki-woo intuisce che forse può coinvolgere i suoi famigliari in un piano diabolico, per insinuarsi all’interno della villa. Le cose sembrano funzionare, ma le sorprese, sempre meno piacevoli, non mancheranno.

Bong Joon-ho, regista sudcoreano, firma la regia (e anche il soggetto) di una pellicola straordinaria. Parabola grottesca e surreale sui rapporti di forza e di potere,  feroce metafora della lotta di classe e cinico apologo sulla nostra società, “Parasite” è un film che inquieta e affascina, disturba e spiazza, fa ridere e intimorisce. La sottile vena violenta che cova per metà della storia, insinuandosi come un parassita appunto, è destinata a esplodere. Attori perfetti, regia e sceneggiatura implacabili, scelta musicale azzeccata (con una chicca italiana su una scena strepitosa). Non potete perderlo.

Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes.

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“Homes4all” ottiene il sostegno del Governo

Il progetto di Homers, movimento che sperimenta nuovi modelli di abitare – nato dal percorso di TRA-Architettura Condivisa e Fondazione Benvenuti in Italia – ottiene un finanziamento di 150mila euro

Insieme all’Amministrazione comunale fanno parte della cordata attori privati profit e non profit tra i quali Brainscapital, Homers, ACMOS, Camera di Commercio di Torino e Compagnia di San Paolo

Homes4All, un progetto per affrontare l’emergenza abitativa messo a punto dalla Città insieme a partner privati profit e non profit, ha ottenuto da Palazzo Chigi il finanziamento di 150mila euro, prima tranche di un contributo del Fondo nazionale d’innovazione sociale che potrebbe ricevere risorse fino a circa un milione e mezzo di euro.

Si tratta del primo di tre round di contribuzione per la promozione di modelli innovativi che mirano alla soddisfazione di bisogni sociali emergenti, secondo lo schema della finanza di impatto.

Homes4All intende infatti promuovere una strategia di housing attraverso una concezione alternativa rispetto all’attuale di servizio sociale abitativo, dall’individuazione di blocchi di proprietà, liberi o occupati, che potrebbero provenire sia dalle procedure giudiziarie sia da altra origine, quali ad esempio appartamenti inutilizzati o donazioni ad hoc messe direttamente a disposizione. La proposta nasce dalla capacità dell’ecosistema torinese di strutturare idee innovative, traendo forza da processi di ibridazione e contaminazione che trovano, in particolare, nella piattaforma Torino Social Impact un punto di ancoraggio e di promozione.

La gestione complessiva di tali immobili – sia quelli provenienti da privati sia quelli acquistati nel mercato immobiliare o provenienti da aste giudiziarie – verrebbe affidata ad una NewCo. La società veicolo fornirebbe servizi orientandosi in due direzioni: in caso di immobile libero, provvede alla ristrutturazione a fini di rivendita o di inserimento nei canali dell’affitto sociale; in caso di casa occupata, l’istituto si fa carico di stralciare la situazione debitoria dell’occupante, il quale riprenderà a pagare un affitto calmierato.

Obiettivo del progetto sarà anche quello di intervenire sulle dinamiche abitative degli inquilini al fine di promuovere la creazione di meccanismi partecipativi, collaborativi e inclusivi di abitazione. Il risparmio stimato per la Pubblica Amministrazione, in relazione al costo sostenuto per la messa a disposizione di strutture destinate all’emergenza abitativa, ammonta a circa 450mila euro, rendendo più efficiente l’impiego delle risorse e del capitale umano della Città di Torino.

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Speakers corner: remain in the club. No Brexit

31 ottobre 2019. Nei giorni che segnano un cambio di passo nel rapporto tra Unione Europea e Regno Unito, l’associazione EuropaNow! in collaborazione con Benvenuti in Italia e Acmos, apre una finestra nella diciannovesima edizione del Festival di musica avant-pop Club To Club di Torino, per ribadire che la Brexit non è solo una questione britannica ma riguarda l’intera Europa. Lo “Speakers’ Corner” è un angolo all’interno dell’AC Hotel Lingotto – quartier generale di Club To Club e sede del Symposium del Festival – per dare la parola ad artisti, pensatori, giornalisti e tutti coloro che vogliono riflettere su come cambiare l’UE per salvarla.

Interventi di: Abdullahi Ahmed, Emiliano Audisio, Roger Casale, Max Dax, Jacopo Iacoboni, Eric Jozsef, Davide Mattiello, Carlo Pastore, Sergio Ricciardone, Gigi Roccati, Elly Schlein, Sergio Toffetti, Anna Zafesova (con il contributo video di Koert Debeuf, Ulrike Guérot, Madeleina Kay, Marta Lempart).

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Campagna per la cittadinanza 2019-2020 – Happiness

Ci troviamo nella parte del mondo che presenta apparentemente un livello di benessere senza precedenti nella storia.
I diritti, le risorse e le opportunità che abbiamo a disposizione sono tali da aver decisamente allontanato i pericoli per la vita che hanno tenuto sotto scacco l’umanità per secoli: carestie, epidemie e guerre in questa parte di mondo non sono più il principale motivo di morte e sofferenza dell’uomo.

Nonostante molti limiti, sembra che l’umanità stia cavalcando a grandi passi alla ricerca di poteri quasi illimitati sulla natura e sulla vita stessa per garantirsi felicità, eterna giovinezza e allontanare il più possibile il problema della morte, con l’ambizione addirittura di sconfiggerla. Lo sviluppo si sta muovendo precisamente nella direzione promossa dalla cultura dominante: una visione sacra della vita e della felicità individuale, e una fede cieca nel progresso.

Proprio per addentrarci in un anno di lavori e riflessioni, che portino i giovani del Movimento di Acmos a prender coscienza, abbiamo voluto iniziare il nostro anno sociale con Fabio Anibaldi, che ha cercato di dare una sua definizione di felicità.

Ecco a voi un breve riassunto della nostra plenaria!

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“Anduma” oltre l’errore, insieme

“Anduma”, in dialetto piemontese, significa “andiamo” e dà il nome al progetto, diffuso in tutta Italia e promosso da Libera, rivolto ai ragazzi, tra i sedici e vent’anni, sottoposti a procedimento penale da parte dell’Autorità giudiziaria minorile e impegnati in un percorso di riparazione.
Ragazzi e ragazze che devono scontare il periodo di “messa alla prova”, ovvero la sospensione del processo e l’affidamento ai servizi sociali per un cammino di crescita che, se va a buon fine, estingue il reato. E per farlo, questi ragazzi, insieme ai loro educatori, hanno scelto la strada dell’antimafia sociale e responsabile.
Abbiamo deciso di raccontare “Anduma”, il progetto piemontese di Libera realizzato in collaborazione con Acmos.

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Tutto il mio folle amore

Vincent (G. Pranno) ha sedici anni e un disturbo della personalità, che lo fa oscillare tra scatti di ira e corse a perdifiato piene di energia. Vive con la madre Elena (V. Golino) e il marito di lei Mario (D. Abatantuono). Ma il padre di Vincent è il cantante Willi (C. Santamaria), scapestrato e incline ad alzare il gomito, soprannominato il “Modugno della Dalmazia”. Quando Willi ricompare improvvisamente, incontrando quel figlio che non aveva mai visto, le cose prendono un’altra piega. E comincia così un viaggio, tra padre e figlio, attraverso la Slovenia e la Croazia, mentre Elena e Mario cercano di inseguirli e trovarli. Willi deve fare i conti con un figlio strano e Vincent con un padre biologico che non è mai stata la sua figura paterna. Impareranno a conoscersi e volersi bene.

Gabriele Salvatores firma la regia di un film, liberamente ispirato al libro di Fulvio Ervas “Se ti abbraccio non aver paura” (in Italia edito da Marcos y Marcos). La storia, scritta con Umberto Contarello e Sara Mosetti, funziona: c’è quella miscela equilibrata di dolcezza e malinconia, umorismo e road movie, favola e romanzo di formazione. Il tutto nella cornice splendida dei Balcani, luci della fotografia efficaci, belle musiche di Mauro Pagani in sottofondo. Un terzetto di attori più che collaudato, dove Abatantuono spicca per misura e ironia, Santamaria per il suo Willi un po’ cialtrone e un po’ impacciato (e per le canzoni che interpreta davvero), ma va citata soprattutto la prova di Giulio Pranno, prima volta sul grande schermo, che incarna tutto il vitalismo innocente e brutale di Vincent. Tra situazioni surreali e passaggi di rara tenerezza, si ride e ci si commuove. In fondo è la storia di un padre che non sa come prendere un figlio che non ha mai conosciuto, ma vuole farlo a tutti i costi e di un figlio che vuole amare un padre, anche se non lo ha mai visto, perchè è la cosa più semplice che sa fare.

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