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Armonia: l’arte libera il bene!

Torna Armonia, l’arte libera il bene

La rassegna artistica nella cascina sequestrata alla ‘ndrangheta a San Sebastiano da Po (TO)
per ricordare Bruno Caccia e sua moglie Carla

Musica, buon cibo e una mostra fotografica con gli scatti di Letizia Battaglia

 

Dopo una pausa di due anni dovuta alla pandemia, il 25 e 26 giugno torna “Armonia, l’arte libera il bene”, la rassegna artistica che si svolge ogni anno nella splendida cornice di Cascina Carla e Bruno Caccia a San sebastiano da Po (TO), bene confiscato alla famiglia di Domenico Belfiore, mandante dell’omicidio del Procuratore Capo di Torino Bruno Caccia.

Durante la rassegna sarà aperta al pubblico la mostra fotografica di Letizia Battaglia, fotografa scomparsa lo scorso aprile, nota per aver immortalato il volto più scuro della sua terra, la Sicilia: dalla mafia alla povertà. 

Armonia è realizzata daLibera PiemonteAcmosGruppo Abele e Cooperativa Nanà,  in collaborazione con il Comune di San Sebastiano da Po, per ricordare Bruno Caccia e sua moglie Carla.

Al Procuratore Capo della Repubblica, assassinato il 26 giugno 1983a Torino, è dedicato questo bene, da 15 anni strappato alla ‘ndrangheta e restituito alla collettività. “Armonia” vuole ricordare la vita e l’opera di un servitore dello Stato, ucciso dalla ‘ndrangheta per l’importante azione di contrasto alle mafie e alla corruzione portata avanti nel nostro territorio. 

La rassegna artistico-musicale, arrivata alla 12° edizione, pone al centro l’arte e la cultura, perché “non esiste giustizia senza bellezza”, come diceva Letizia Battaglia.

 


 

Programma:

Sabato 25 giugno

H 18,30 inaugurazione della mostra dedicata a Letizia Battaglia
H 19,30 apertura  stand gastronomici
H 21,30 concerto degli “Spell of Ducks”

Ingresso ad offerta minima 10 euro con consumazione.
Navetta dal cimitero di San Sebastiano da Po (TO) dalle 18,00.

 

Domenica 26 giugno

H 18,30  ritrovo in Via Rigonda a San Sebastiano da Po (TO)
H 18,45 marcia in ricordo del Procuratore Capo di Torino Bruno Caccia
H 19,15 Interventi delle Istituzioni, della famiglia Caccia e del presidente onorario di Libera, Gian Carlo Caselli

Durante la serata  stand gastronomici e intrattenimento musicale.
Servizio navetta dalle 19,30 per coloro che non partecipano alla marcia.

 


 

Per partecipare alle serate è necessario prenotarsi, indicando, nominativo, numero di telefono, la/le date  e il numero di persone presenti, scrivendo a info@liberapiemonte.it o telefonando allo 0113841081 entro il 22 giugno 2022.

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Vivo con…Sostieni Acmos con il tuo 5*1000

“Ci prendiamo un caffè?”

E’ una bella frase, un invito a stare insieme.

Quante piccole, importanti scelte stanno dietro a queste semplici parole?

Per un caffè con un amico ci prepariamo, liberiamo la nostra agenda per trovare del tempo da dedicargli, scegliamo un piccolo dono (un libro, dei biscotti, una torta fatta in casa) per valorizzare l’esperienza del momento.

 

Da quando riceviamo l’invito, è come se partisse un timer: ci alziamo la mattina sapendo che dovremo prepararci per l’incontro, facciamo scorrere la giornata di lavoro pensando al momento in cui potremo finalmente rilassarci e lasciarci indietro le ansie e lo stress della vita quotidiana, e più si avvicina quel piccolo angolo di liberazione più sentiamo salire la leggera eccitazione, la frenesia dovuta dal piacere di condividere del tempo con un’altra persona.

 

La cura, di noi stessi e dell’altro; la necessità di prenderci momenti di pausa, di leggerezza; la convivialità, la ricerca della comunità attraverso la condivisione.

Quante cose si nascondono dentro una tazzina di caffè!

Gli stessi ingredienti che crediamo essere alla base delle nostre esperienze di Comunità.

 

Perché la bellezza della vita comunitaria è frutto di un impegno continuo, di tante piccole attenzioni rivolte alle necessità dell’altro…persone sempre diverse, esattamente come le tazzine presenti nella credenza.

Portatrici di storie particolari, legate ad origini differenti, come le varietà dei chicchi da macinare.

Necessitanti di cura e attenzione, come una moka da tenere sempre in ordine perché – al momento giusto – sappia restituirci un buon caffè.

 

Per questo motivo abbiamo scelto di utilizzare un piccolo rito quotidiano per raccontarvi che cosa succede tutti i giorni all’interno delle coabitazioni giovanili di Acmos: uno spaccato di vita condivisa, reso possibile dal vostro aiuto.

Perché crediamo che sia possibile condividere buone idee, pratiche diverse per vivere la relazione con il prossimo a partire da quanto sperimentiamo in coabitazione: un aroma di casa, buono come quello di un caffè appena fatto, capace di diffondersi ed emozionare!

 

Per aiutarci a rendere possibile tutto questo, destina il tuo 5*1000 ad Acmos: un piccolo gesto di cura, in grado di diffondere un nuovo aroma di casa.

Eccoti tutte le informazioni necessarie per la scelta.

 

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2 Giugno: facciamo comunità!

Il 2 Giugno è la festa della Repubblica, una data importante per la storia di tuttɜ.

Ma è anche una data fondamentale per il nostro movimento: Casa Acmos, la nostra prima comunità, compie 20 anni! 

Quale modo migliore per onorare la nostra Repubblica se non vivendola tuttɜ insieme, come una grande comunità?

 

Ai Giardini Saragat, una grande festa, per celebrare la nostra Repubblica, ma anche la data di nascita della nostra sede.

Tante realtà a noi vicine hanno preso parte a questa festa di quartiere, per sottolineare l’importanza di costruire una rete accessibile a tuttɜ lɜ cittadinɜ della nostra città e del quartiere che viviamo.

 

Guarda l’album fotografico

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Referendum sulla giustizia e crisi della giurisdizione

Il 12 giugno si voterà per i referendum sulla giustizia promossi da Lega e Radicali. I cinque quesiti riguardano: misure cautelari, separazione delle funzioni dei magistrati, elezione del Csm, consigli giudiziari, incandidabilità dei politici condannati.

 

La Fondazione Benvenuti in Italia, ACMOS e Libera Piemonte hanno organizzato un momento di confronto e di dibattito in vista di questo appuntamento elettorale con Gian Carlo Caselli, presidente onorario di Libera, moderato da Davide Mattiello, presidente di Benvenuti in Italia.

 

L’evento si svolge il 6 giugno alle ore 17,00 a Binaria, centro commensale, via Sestriere 34 a Torino. Consigliata prenotazione a binaria@gruppoabele.org

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Il progetto Eureca a Bruxelles

Dal 7 al 10 maggio 2022 il progetto Eureca era a Bruxelles per fare il punto sull’attività svolta, ragionare insieme su come allargare la rete in vista delle elezioni del 2024 e partecipare alla festa dell’Europa insieme ai giovani del progetto Meridiano d’Europa.

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We Are Future – Il Meridiano d’Europa 2022

Il Meridiano d’Europa non è un semplice progetto, ma “è prima di tutto un viaggio”: personale, profondo, che si addentra anche negli abissi della nostra storia, per imparare a conoscerci, a capirci, per incontrare l’altrə. Viaggiamo perché solo così troveremo risposte alle tante domande che ci poniamo sul futuro. 

 

Per questo siamo andat3 insieme a 170 giovani a Bruxelles, in un’occasione speciale, il 9 Maggio, la Festa dell’Europa.

We Are Future” questo il titolo dell’edizione 2022, perché oggi abbiamo la possibilità di plasmare il futuro dell’Europa e rendere questo spazio un luogo di pace, pluralismo, diritti e possibilità.

La CoFE, Conferenza sul Futuro dell’Europa, si è conclusa con 49 proposte, obiettivi e attività concrete, attraverso le quali provare ad agire collettivamente per rispondere alle sfide che ci stanno aspettando: conflitti, crisi climatica, diminuzione delle risorse, nazionalismi, xenofobia.

Siamo convintɜ che solo attraverso un’Unione Europea più forte, più comunitaria, si possa garantire un futuro di pace a tuttɜ.

 

Ringraziamo chi ci ha accompagnato in questo lungo viaggio, condividendo le proprie riflessioni con noi,  il progetto Eu.Re.Ca. e tutte le realtà aderenti: la Fondazione Benvenuti in Italia, European Democracy Lab, EuropaNow, il Consiglio Italiano del Movimento Europeo, New Europeans e Voxeurop.

Un grazie speciale a chi ci ha permesso di approfondire questi temi attraverso le loro storie e azioni: Pier Virgilio Dastoli, Francesco Bortoletto, Pietro Bartolo e Vova Khomenko.

Ma è col cuore che ringraziamo tuttɜ lɜ studentɜ e le associazioni del WeCare che hanno costruito e reso possibile questi cinque giorni meravigliosi! 

Dopo 3 anni di attesa rivivere momenti così belli e profondi, fa rivedere la strada che si è scelto di percorrere.

 

Gurada QUI le foto del viaggio!

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No al ddl concorrenza

Sabato 14 maggio 2022, a Torino ci troviamo in piazza Carignano dalle ore 15.30 per ribadire tutt3 insieme che la concorrenza di Draghi fa male alla democrazia.

 

Il governo Draghi ha predisposto il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato, che è in fase di esame in Parlamento.

 

Si tratta di un documento dove trionfa il “tutto è merce”: acqua, energia, rifiuti, trasporto pubblico locale, sanità, servizi sociali e culturali: tutto va gestito con le logiche del mercato e del profitto.

 

Si annulla così la volontà popolare espressa con i referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni.

 

L’obbligo di mettere a gara i servizi pubblici espropria i Comuni del loro ruolo fondamentale, assicurato dalla Costituzione, di garantire il soddisfacimento dei bisogni e la tutela dei diritti della cittadinanza.

 

Nella sempre più drammatica crisi climatica si ignora la necessità di tutelare le risorse ambientali nell’interesse collettivo e non di pochi centri di interesse finanziario e speculativo.

 

La pandemia, la guerra di nuovo dentro i confini dell’Europa, il drastico peggioramento delle condizioni di vita delle persone, esigono uno stop al modello sociale basato sui profitti.

 

Occorre costruire un’altra società, fondata sulle persone e sui loro diritti, sulla riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, sulla gestione partecipativa di tutti i servizi pubblici.

 

Per questo chiediamo lo stralcio dell’art. 6, lo stop ai provvedimenti su sanità, servizi sociali, trasporti, rifiuti, energia contenuti nel DdL Concorrenza e l’apertura di un ampio dibattito pubblico sulla gestione dell’acqua, dei beni comuni, dei servizi pubblici.

 

Con Comitato Acqua Pubblica Torino e Acmos, Benvenuti in Italia, Anpi Grugliasco, Arci Torino, Attac Torino, Comunet, Manituana, Pro Natura, Salviamo il Paesaggio Torino, Volere la Luna, Rifondazione comunista…e tuttə coloro che hanno a cuore i beni comuni.

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Non oppressione ma passione: musica e parole per il Primo Maggi dagli studenti del Liceo Einstein di Torino

Il Primo Maggio di quest’anno il cortile centrale dell’Istituto Einstein di Torino è stato teatro dell’evento “Concert1”: iniziativa pensata, strutturata e realizzata da studentɜ per studentɜ.

L’organizzazione è stata, infatti, curata dal collettivo studentesco del Liceo, nato a fine ottobre, in collaborazione con lɜ animatorɜ socioculturali del progetto Scu.Ter. (Scuola e Territorio, progetto di educazione alla cittadinanza e animazione d’ambiente continuativa dell’associazione di promozione sociale Acmos, operante nelle scuole superiori di Torino e provincia e sul territorio di Barriera di Milano da più di vent’anni).

Il collettivo ha continuato a incontrarsi con cadenza settimanale presso la sede della nostra associazione e ha avuto così modo di stabilire un rapporto costante ma sempre arricchente all’interno del gruppo di studentɜ con lɜ animatorɜ.

 

Fin dal principio, i motivi che hanno animato il collettivo studentesco sono sostanzialmente due: la passione per la musica e l’esigenza di conoscere e confrontarsi su ciò che li circonda, dentro e fuori il mondo scolastico.

In particolare, l’argomento centrale su cui si sono orientate le riflessioni del gruppo è quello del lavoro.

Nonostante questo possa sembrare lontano dal contesto scolastico, durante gli incontri è emersa da lɜ studentɜ stessɜ l’esigenza di affrontare la questione, che sempre di più pervade il mondo della scuola.

Due sono i punti fondamentali attorno ai quali si è articolata la discussione: l’idea sempre più diffusa di una scuola concepita quasi solo in vista del lavoro e la consapevolezza dellɜ studentɜ di essere lɜ lavoratorɜ di domani.

Nell’anno della morte di Lorenzo Parelli, delle tante manifestazioni e del “febbraio caldo” torinese si è deciso di investire le proprie energie e il proprio tempo in un’iniziativa creativa, credendo nella forza di una scuola diversa: inclusiva, impegnata e appassionata.

Da qui anche è dipesa la decisione di dedicare l’iniziativa a Lorenzo e a tutte le vittime dell’insicurezza sul Lavoro e nella Scuola.

 

Lo strumento scelto è quello dell’espressione artistica, attraverso performance di vario tipo, perlopiù musicali, ma anche teatrali e coreografiche.

L’idea alla base è quella di costruire un momento di cultura, condiviso e aperto a tutto il quartiere, che negli ultimi anni è stato privato di momenti aggregativi e socializzanti dalla pandemia.

Anche in virtù di questa assenza nel tessuto sociale, è stata scelta come sede dell’evento una scuola pubblica in periferia, spazio che, in linea di massima, non ospita eventi di intrattenimento di questa natura, i quali sono normalmente appannaggio di luoghi di spettacolo o anche solo più centrali.

Tuttavia, l’iniziativa del Concert1 ha deciso di scommettere nel legame tra la Scuola pubblica e il Territorio nella misura in cui esso può rispondere alle difficoltà socioculturali emerse negli ultimi anni e può essere allo stesso tempo un primo passo verso la costruzione di una comunità di cittadinɜ più attiva e partecipata.

A tal proposito, inoltre, è stato coinvolto nell’ideazione, nell’organizzazione e nell’allestimento anche il collettivo di artisti “Vernice Fresca” composto, a sua volta, da giovanɜ del territorio (di cui molti ancora studentɜ delle superiori) che hanno deciso di dedicare parte del loro tempo e talento a favore della periferia di Barriera di Milano.

 

Proprio per interrogarsi e discutere di un argomento sempre così attuale e delicato, il collettivo ha aperto l’evento ad alcuni ospiti che hanno portato il proprio punto di vista basandosi sulle proprie competenze e sulla propria esperienza; si sono alternati con gli artisti stessi sul palco, con il fine di mettere in scena uno spettacolo che fosse coinvolgente e divertente ma anche formativo e che potesse essere un’opportunità di crescita.

Proprio per questi motivi l’invito è stato aperto sia alle istituzioni, presenti nelle figure dei rappresentanti della Circoscrizione 6 e nei sindacati.

Tra lɜ ospiti anche lɜ volontarɜ della Caritas di Saluzzo, che hanno condiviso il palco con Davide Mattiello, ex deputato e membro delle commissioni Giustizia e Antimafia, parte del Comitato dei nove per la legge sul capolarato.

Un’altra questione affrontata è la difficile situazione dei lavoratori della gig economy, in particolare dei riders, grazie alle parole di Malik Adnan Sher, referente per l’Associazione Pakistan Piemonte e mediatore culturale, in prima linea nelle lotte per la tutela di questa categoria di lavoratori.

Con i vari ospiti, si sono alternati sul palco ben dodici artisti diversi, tra musica, danza e teatro, in un lungo pomeriggio accompagnato, oltre che da musica e parole, da buon cibo e ottime bevande, grazie all’impresa sociale Il Gusto del Mondo.

Le parole scelte da lɜ ragazzɜ del collettivo sono le più rappresentative dello spirito che ha mosso tutta l’iniziativa e il rapporto tra le nuove generazioni e il mondo del lavoro:

 

“Perché partecipare al Contert1?”

“Stress, ansia sociale, avere la percezione che tutto sia troppo veloce. Tutti gli studenti

almeno una volta hanno provato una di queste tre sensazioni, c’è chi ne soffre a tal punto

da sentirsi diverso, solo, sbagliato. Magari non è il vostro caso, ma volete comunque

superare una vostra paura, mettervi in gioco per realizzare qualcosa di grande, imparare

cose nuove in compagnia. Il nostro Concert1 è tutto questo, un’occasione per prendere

posizione. Molte voci non possono essere ignorate, soprattutto se ci aggiungi musica, opere teatrali e passione.”

 

Clicca QUI per vedere le foto del concerto!

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Non è scuola, non è lavoro

Per me la morte di Lorenzo continua a non essere definibile. Non riesco a farla passare come morte bianca, non solamente, ma sono anche consapevole che non è scuola, non è sicurezza scolastica. Non è scuola e non è lavoro. É una storia che non ha cornici precise entro cui essere raccontata, rimanda un senso di precarietà e insicurezza. In mezzo e con gli studenti, siamo confusi non sapendo a chi rivolgerci per dare voce alla morte di un ragazzo di 18 anni.

 

A Udine, la mattina del 28 gennaio, la piazza era silenziosa. Nessun simbolo e nessuna bandiera distingueva le persone presenti, così avevano chiesto nel comunicato stampa la rete di studenti e collettivi. Una piazza composta, dove la maggior parte dei presenti ascoltava in silenzio chi interveniva sul “palco”; “Lorenzo è vivo e lotta insieme a noi”, l’unico coro che ogni tanto si faceva sentire e che spezzava per un attimo quel silenzio teso. In tanti hanno parlato di scuola, del senso di insicurezza in cui si sentono continuamente immersi, con quella frase “potevo essere io” che mi ha lasciato un senso di impotenza enorme, potevamo essere noi tutti. Di lavoro se ne è parlato ma poco, uno sguardo preoccupato al futuro dove tutto sembra ancora più precario.

 

E poi a Torino, venerdì mattina, un corteo spezzettato. La piazza davanti alla stazione di Porta Susa in pochissimo tempo si è riempita di studenti, ma più di un ora prima di partire in corteo. Gli interventi provocavano consenso da parte di alcuni e disaccordo in altri punti. Studenti arrabbiati, spezzettati in gruppi con i propri slogan e striscioni. Qualche adulto, per lo più sindacalisti, ognuno con la propria bandiera; e poi noi, una manciata di persone del  nostro movimento, a camminare ai margini del corteo. Ricordo che dietro a Ramona per un po’ ha camminato, con la sua bici, una ragazza con il cubo arancione di Just Eat, parlava della situazione dei rider con chi aveva intorno. Quello è lavoro?

 

Scuola e lavoro, anche qui si è parlato tanto di scuola, forse semplificando un po’ troppo e perdendo il filo del discorso nella foga del momento. Rabbia, tanta, verso le istituzioni perché ci si è sentiti non ascoltati, perché non interpellano gli studenti quando si parla di scuola, rabbia verso le repressioni violente delle forze dell’ordine nei cortei antecedenti a questo.

 

Il senso di precarietà è continuato, in queste settimane, ad esempio in tutti quei momenti durante un laboratorio ScuTer in cui si finiva a parlare di scuola, ancora di Lorenzo, e di un sistema che fa sentire oppressi. Cosa fare? Occupare? fare cogestioni? Assemblee e collettivi? Forse questo non basta più, o almeno non può più essere l’unica soluzione. Non è scuola, non è lavoro: ridefinire che cosa deve essere scuola e che cosa lavoro, capire dove queste due parole possono incontrarsi, non è semplice. Ed è con questa complessità che gli studenti si stanno scontrando.

 

E noi, in mezzo a questa confusione, nelle piazze e nelle assemblee con tutti quegli studenti agitati come ci sentiamo? Ci sentiamo meno precari di loro? O sentiamo comune quel senso di smarrimento? A noi il futuro cosa dice?

 

Ci stiamo interrogando se un altro mondo è ancora possibile, se possiamo ancora sognare e organizzarci per realizzare davvero qualcosa di diverso e migliore. Un mondo in cui il lavoro possa liberarsi da logiche di profitto, oggi per pochi, per tornare a considerare le persone come obiettivo del lavoro stesso e non strumento della produzione, parte di una catena di montaggio. Nel lavoro la nostra possibilità di raccontarci agli altri, di assumere un’identità nella società e la possibilità di partecipare al bene comune; generare autonomia per una persona significa riqualificare un territorio, la sua comunità di riferimento. E nella scuola il lavoro, così inteso, può trovare posto,  per costruire percorsi di crescita individualizzati ma pur sempre inseriti in una comunità (educante).

 

Oggi la scuola e il lavoro sono indicatori della qualità della nostra democrazia, Aboubakar Soumahoro lo sottolinea spesso; lui che è arrivato in Italia per dare forma ad un altro futuro possibile e che per i primi anni non ha potuto raccontarsi alla società a causa del suo lavoro rimanendo invisibile, perchè a raccogliere pomodori per pochi euro all’ora non c’è dignità e senza questa non hai motivo di far vedere alla tua comunità che esisti.

 

Un’altro mondo è possibile? Finchè continueremo a parlare, a organizzarci e a prenderci cura della scuola e del lavoro, si. Lo stiamo già facendo, viviamo luoghi che sono beni comuni dove il lavoro genera davvero autonomia, per noi giovani prima di tutto, e viviamo la scuola convinti che in quei luoghi si possa generare un cambiamento.

 

Chiara Sacchetto 

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Siamo Uomini o Caporali? Una mostra sul caporalato

É stata inaugurata oggi, 27 aprile, la mostra “Siamo uomini o caporali?” prodotta in collaborazione con Libera Piemonte.

 

La mostra è allestita in un luogo simbolo della lotta alle mafie nel nostro Paese: Cascina Arzilla, bene sequestrato alla ‘ndrangheta e restituito alla collettività attraverso attività legate al tema dello sfruttamento ambientale e umano.

La mostra propone ai visitatori di immergersi nelle condizioni e nei pensieri che attraversano gli animi e i corpi dei braccianti, vittime di sfruttamento, mal pagati e schiavizzati nelle campagne di tutto il nostro Paese.

Il tutto grazie a un mix di immagini, oggetti, suoni e racconti dislocati lungo il percorso espositivo, pensato in particolar modo per i più giovani e per le scuole del territorio.

 

Un’esperienza educativa che punta a sensibilizzare sulle condizioni in cui migliaia di persone vivono non lontano da noi, ma spesso invisibili ai nostri occhi.

Un tema, quello del caporalato, divenuto ormai innegabile anche nel nord Italia, grazie alla recente sentenza di I grado del processo “Momo”, emessa dal Tribunale di Cuneo, che ha condannato 4 imputati, responsabili di aziende agricole di Lagnasco e Barge, oltre che il caporale che faceva loro da intermediario per il reclutamento della manodopera.

Una bellissima mattinata insieme alle istituzioni, al già procuratore di Palermo e Torino Giancarlo Caselli e a Davide Mattiello, Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.

Un grazie a tutt3 coloro che si sono adoperat3 per rendere concreta questa esperienza e all’equipe della cascina per aver reso possibile tutto ciò.

 

Guarda QUI le foto dell’inaugurazione!

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25 Aprile 2022: l’Italia ripudia la guerra

 

 

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Articolo 11 della Costituzione italiana

 

Così scrivevano nell’immediato dopoguerra i Padri Costituenti, impegnati nella ricostruzione dell’Italia e dell’Europa. Molti di loro avevano vissuto direttamente l’esperienza della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza, chi da combattente, chi da deportato, confinato e dissidente politico e la scrittura della nostra Costituzione non è stato altro che il tentativo di costruire un Paese che non avrebbe mai più dovuto conoscere gli orrori della guerra.

 

Non solo in Italia, ma anche nel resto del continente ci si stava interrogando su come eliminare definitivamente la guerra dalla Storia: negli stessi anni stava iniziando a prendere forma il primo nucleo dell’integrazione europea, la CECA, che puntava a creare un tavolo condiviso tra gli Stati europei per il controllo delle risorse principali dell’industria bellica, nella speranza che il dialogo e il compromesso avrebbero potuto prendere definitivamente il posto delle armi.

Negli anni il processo di integrazione è continuato garantendo pace e stabilità, passando dal piano economico a quello politico, in un crescendo che fino alla Brexit è sembrato irreversibile.

 

Proprio per i suoi sforzi per la pace all’UE nel 2012 è stato addirittura assegnato il premio Nobel per la Pace.

Così recitano le motivazioni

 

“Il Comitato per il Nobel vuole concentrarsi su quello che considera il più importante risultato dell’Ue: l’impegno coronato da successo per la pace, la riconciliazione e per la democrazia e i diritti umani. Il ruolo di stabilità giocato dall’Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d’Europa da un continente di guerra a un continente di pace. Il lavoro dell’Ue rappresenta la “fraternità tra le Nazioni”, e costituisce una forma di “congressi di pace” ai quali si riferiva Alfred Nobel nel 1895 come criterio per il premio Nobel per la pace”.

 

Sicuramente oggi una guerra tra le Nazioni europee è impensabile, ma cosa accade fuori dai confini dell’UE?
Mentre a Oslo l’UE veniva insignita del prestigioso premio, a Kiev iniziavano i tumulti che sarebbero sfociati nell’EuroMaidan e nella guerra in Donbass, eventi che hanno visto la comunità internazionale, UE compresa, come spettatori. Dal 2000 al 2020 l’Europa ha esportato armi per un valore complessivo di 149 miliardi di €, piazzandosi al secondo posto dopo gli USA (dati dello Stockholm International Peace Research Institute) e i suoi Stati membri hanno partecipato a tutte le guerre mosse dalla NATO dalla sua fondazione.

L’aggravarsi della guerra in Ucraina ha messo di nuovo in evidenza le contraddizioni di questo sistema: l’invio di armi all’Ucraina e le sanzioni alla Russia sembrano per ora l’unico fronte su cui gli Stati europei viaggiano compatti.

 

Noi siamo profondamente convinti che l’UE debba lavorare per diventare un attore globale sempre più in grado di portare sul dibattito pubblico la sua unicità in termini di costruzione di pace e solidarietà, non relegandola solo all’interno dei propri confini politici: lavorare per la pace significa ancora oggi inverare quella promessa di uguaglianza e libertà che sta alla base della nostra Costituzione antifascista e per questo irrevocabilmente pacifista.
Per fare tutto questo siamo fermamente convinti che il Parlamento Europeo debba aprire una nuova fase costituente verso la costruzione della Repubblica d’Europa, per poter permettere all’UE di essere ancora avanguardia nella costruzione di percorsi di pace e democrazia anche fuori dai suoi confini.

 

Con questo spirito abbiamo partecipato alla fiaccolata cittadina della sera del 24 aprile e continuando la nostra marcia fino all’istituto Avogadro davanti alla lapide di Adriano Ferrero, giovane studente ucciso dai nazifascisti, dando voce a tutti i giovani europei che sognano e si impegnano per un’Unione Europea costruttrice di pace.

 

Clicca QUI per vedere le foto della fiaccolata!

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Covid, adolescenza e benessere

Durante questi ultimi anni sono successe talmente tante cose che è difficile persino pensare di averle vissute, prima fra tutte una pandemia.

Questo Mostro è piombato improvvisamente nelle nostre vite e non se ne è andato per ben due anni (più di quanto durano molte relazioni!) condizionando la nostra routine, modificando totalmente il nostro modo di approcciarsi con le persone, con il lavoro, con la scuola e con il futuro.

Tra le persone psicologicamente più colpite e lasciate in disparte ci siamo noi ragazzi che abbiamo dovuto affrontare da un giorno all’altro, non solo i nostri “comuni” (purtroppo) problemi adolescenziali, ma anche a dover cercare di sopravvivere tra didattica a distanza, isolamento, malinconia e incomprensione.

La ferita più profonda che, secondo me, ha lasciato più il segno è proprio quel senso di abbandono totale, dov’era costante la sensazione di essere totalmente soli e smarriti, senza nessun appiglio a cui aggrapparsi.

 

Personalmente ho passato dei momenti veramente terribili durante questi due anni, alcuni dei quali dovuti alla pandemia, che non ha lasciato spazio alle relazioni interpersonali -già difficili prima- o al semplice piacere di fare esperienze.

Penso anche però, che questo periodo sia servito a vedere le cose da un’altra prospettiva e prendere coscienza del mondo che ci sta attorno.

Perchè è proprio durante questo tempo di tragedie che ho scoperto me stessa e i miei interessi.

Ho capito che in realtà mi piace stare da sola, ma che apprezzo anche un gruppetto di amici fidati. Ho scoperto che mi piace scrivere e mi sono resa conto che le persone possono essere crudeli e false, ma che ne esistono altre indispensabili e gentili. Ho deciso di dare un’occhiata al mio futuro e di provare ad essere più protagonista della mia vita mettendomi in gioco.

 

Ed è sempre durante questi momenti, dando uno sguardo al futuro, che ho visto quante poche certezze ci aspettino.

La classe studentesca odierna, che sarà la futura classe dirigente, è formata da persone che dovranno far fronte a tantissime problematiche irrisolte che sono state trascinate per anni dai nostri predecessori.

Una delle tematiche più sentite riguarda la crisi climatica. Eventi e manifestazioni non bastano a sensibilizzare l’opinione pubblica. Occorrono fatti concreti e azioni mirate per non fare degenerare una situazione già più che precaria.

Spetta alla nostra generazione riparare i danni causati dalla mancanza di diplomazia, dall’egoismo, dall’ingordigia e dalla falsità delle persone che erano al potere prima di noi.

 

Abbiamo in mano un Mondo che è stato spremuto per secoli e mi chiedo se riusciremo a dare una seconda opportunità a questo frutto caduto e un po’ ammaccato o saremo solo gli insetti che si nutrono delle ultime cellule di una carcassa.

                                                       Zaira Pittarelli.

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Dichiarazione dei redditi: 8*1000, mandalo a scuola!

Anche quest’anno, nella tua dichiarazione dei redditi, destina l’8*1000 alla scuola.

Crocetta la voce “Stato” e poi scegli “edilizia scolastica” tra le alternative disponibili.

Con la dichiarazione dei redditi, il contribuente può decidere di destinare la quota delle risorse del contributo IRPEF agli interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico delle scuole.

Per destinare l’8*1000 alla scuola è necessario crocettare la voce “Stato” e poi scegliere “edilizia scolastica” tra le alternative disponibili, indicata con il numero 3. Un gesto che non costituisce un costo per chi lo fa, ma garantisce un investimento per il bene pubblico.

L’iniziativa è promossa dal Fondo Vito Scafidi, il Fondo della Fondazione Benvenuti in Italia dedicato a interventi educativi in tema di cultura e sicurezza, che sviluppa molteplici azioni sull’edilizia scolastica.

Contribuisci a rendere sempre più sicure e belle le scuole del nostro Paese!

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