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Porticato di Via Leoncavallo: lettera alle Istituzioni

Il porticato di Via Leoncavallo vive da anni una situazione molto critica di degrado e pericolosità.
Si tratta della zona di passaggio verso i giardini Saragat, sotto la sede di diversi servizi dell’Associazione Gruppo Abele ONLUS e sotto la sede dell’Associazione Acmos e della Fondazione Benvenuti in Itlia, nel complesso dell’ex Fabbrica Ceat, dove si trovano anche la Biblioteca Civica Primo Levi, la Sala Polivalente, l’Anagrafe, i Servizi Sociali e la Polizia Municipale.
Un rifugio di persone senza dimora, per periodi più o meno prolungati di tempo con picchi numerici nel periodo invernale.Si tratta tendenzialmente di uomini di origine straniera, con difficoltà linguistiche, spesso irregolari, disoccupati, con problemi di salute in parte legati a dipendenza da alcol o altre sostanze, e in alcuni casi con precedenti penali. Tutti questi fattori escludono queste persone dalla maggior parte dei canali di assistenza, e li  condannano una condizione non dignitosa e pericolosa, per loro stessi e per la cittadinanza tutta.
L’Associazione Gruppo Abele, nel condominio di via Pacini angolo Via Leoncavallo, gestisce vari servizi tra cui una Casa di Ospitalità Notturna femminile per donne senza fissa dimora, e il servizio di Drop-In che è il principale servizio di bassa soglia che si occupa di riduzione del danno e accoglie e incontra, una mattina a settimana, le persone che vivono sotto il portico e altre persone nella stessa condizione.
Il Drop-In offre servizi di prima necessità (buoni doccia, materiale sterile, generi alimentari, vestiario) e sostegno / counseling individuali, principalmente per uso / abuso di sostanze / alcol, per problemi legali, presa in carico dei problemi di salute emergenti, orientamento lavorativo, invio ad altri servizi del territorio.
Questo servizio è molto prezioso ma limitato rispetto alle esigenze del territorio e delle persone, che spesso infatti per questo motivo si rivolgono a servizi aperti quotidianamente, come la Biblioteca. I servizi del Gruppo Abele, insieme alla costante presenza fissa di Acmos, e al contributo di diverse organizzazioni di volontariato e al passaggio dei Servizi Boa Urbana Mobile del Comune di Torino, hanno permesso, negli anni, di presidiare gli spazi, di ridurre la tensione e stabilizzare seppur in modo precario la situazione.

 

 

Un presidio fisso

L’inverno del 2018-2019 è stato segnato da un peggioramento in termini di pericolosità della situazione sotto il portico: Aggiunti di casi di violenza verbale e fisica, è culminato in un tentativo di accoltellamento nel gennaio 2019, denunciato alle forze dell ‘ordine. Da quel momento Acmos ha scelto di occuparsi in prima linea della situazione, con l’obiettivo di ristabilire livelli di convivenza accettabili, tra le persone e con la cittadinanza, e di sollecitare i servizi per trovare una soluzione al problema: alla fine di aprile del 2019, sino a settembre un camper è  stato presente nell’area e giovani dell’associazione si sono alternati per essere presenti tutti i giorni, in particolare nelle ore di buio, quelle più critiche.Questa iniziativa, nata dall’idea che la prossimità potrebbe essere una strada più percorribile e fruttuosa dell’allontanamento forzato delle persone, ha permesso ai giovani di Acmos di essere maggiormente riconosciuti e autorevoli, ma anche di comprendere più a fondo la complessità dei problemi, e di definire meglio le soluzioni possibili, legate alla necessità di servizi bassa soglia, senza ostacoli di accesso e diffusi sul territorio torinese. Fortunatamente l’acutizzarsi della tensione sopra descritta, abbiamo potuto affrontarla anche con le risorse messe a disposizione dal bando di CoCity.
Infatti nel marzo 2018 Acmos aveva proposto, in collaborazione con Architettura senza Frontiere, un progetto di riqualificazione attraverso il bando CoCity, che ha visto nel Settembre 2018 iniziare la fase di coprogettazione con il Servizio Beni Comuni della Città e con la Circoscrizione ed è culminato nel novembre 2019 con la firma del patto di collaborazione.
Il patto, a fronte di diverse valutazioni condivise anche con altri attori del quartiere e rappresentanti delle istituzioni, stabiliva una parziale sistemazione e abbellimento dello spazio (dalla realizzazione di alcuni murales, alla sistemazione delle luci, all’installazione i parcheggi per biciclette) ma non altri interventi strutturali, come il progetto di panchine / letti o altri elementi di arredo per le persone senza dimora, considerandola una opzione non adeguata.
L’impegno assunto dall’associazione Acmos è stato non solo quello di essere un riferimento per le istituzioni per l’attuazione dei lavori rientranti nel bando, ma soprattutto quello di occuparsi in forme diverse dello spazio, con attività di prossimità per le persone e di animazione per giovani del territorio. Alcuni interventi sono stati realizzati (i murales nel dicembre 2019, l’animazione territoriale) mentre altri ancora attendono di essere risolti  (l’illuminazione).

 

 

Interpellanza

Un elemento molto importante di questa esperienza di presidio del Porticato da parte di Acmos è stato il rapporto di prossimità e dialogo con altri cittadini residenti nel Quartiere o di passaggio (la dirigenza e gli studenti del liceo Einstein, gli utenti della Sala Polivalente, dei giardini Saragat e della Biblioteca Primo Levi) che, contestualmente all’attività pratica nello spazio, ha fatto sì che venisse incrementata l’interlocuzione con altri soggetti del territorio, con i servizi del Comune di Torino e anche con la componente politica, sia quella della  Circoscrizione con cui il dialogo è sempre stato aperto, sia con quella cittadina e della Città Metropolitana. In particolare nel settembre 2019 Acmos è stata audita dalla IV Commissione presieduta dall’Assessora Sonia Schellino, alla presenza del SAD e del dirigente dei Servizi Sociali Monica Lo Cascio.
Grazie a un’interpellanza proposta dalla consigliera Artesio è seguito un secondo incontro nel febbraio 2020, a cui ha preso parte anche il Gruppo Abele. Oltre all’Assessora Schellino, il dirigente Moreggia e il referente DeAlbertis del SAD. Un ulteriore appuntamento presso la IV Commissione della Città Metropolitana si è svolto il 13 novembre 2020, in cui si sono rappresentate le prospettive in tema di servizi di bassa soglia a partire dalle indagini frutto di una ricerca svolta dall’Università di Torino.

 

 

Il Covid-19

Il percorso di collaborazione collettiva che stava per essere avviato all’inizio del 2020 è stato compromesso dall’emergenza Covid che ha messo alla prova tutti i servizi nella difficile gestione del problema. Per tutto il periodo dell’emergenza è fatto molto per mantenere e incrementare i servizi rivolti alle persone senza dimora, e rispondere a tutte le criticità legate alla chiusura degli spazi pubblici, nonché al pericolo di diffusione del virus. Tanti servizi si sono riorganizzati, con una grande collaborazione tra istituzioni, fondazioni e organizzazioni del terzo settore, con un incremento di risorse volto a risolvere le questioni più problematiche. Il Dormitorio Femminile è diventato un servizio aperto 24 ore, il Drop-In è ripartito spostando le sue attività all’aperto, nel cortile interno dello stabile, e altre organizzazioni sono state coinvolte e mobilitate per diversi aspetti di assistenza in strada e non (Comitato Collaborazione Medica, Rainbow 4 Africa, Sant’Egidio). Una buona collaborazione è stata  portata avanti anche con I Bagni Pubblici di via Agliè e con il Banco Alimentare per la distribuzione del cibo e di beni di prima necessità.

 

 

E ora?

Se questo periodo critico è stato superato con una grande mobilitazione emergenziale, ci si ritrova ora di fronte a un nuovo inverno, con un rischio legato al Covid-19 ancora molto alto e le persone che continuano a vivere questo spazio senza reali prospettive risolutive né sul breve né sul lungo termine. Agli evidenti rischi per la salute (dovuti all’esposizione al freddo, alle intemperie, alle carenze igieniche…) e per la propria incolumità (dovuti all’esposizione a tensioni e conflitti che possono arrivare a sfociare in aggressioni anche molto violente) che  normalmente le persone che vivono in strada affrontano, si aggiunge quindi il rischio generale legato all’epidemia in corso e quindi ad un focolaio non governabile di Covid-19.
Questo elemento mette la rete delle associazioni che si occupano della situazione in grave difficoltà, nell’impegno di mantenere i servizi e al contempo di garantire la salute degli operatori.
Non abbiamo intenzione di abbandonare queste persone ed il quartiere, quindi non ci resta che denunciare nuovamente la situazione e richiedere alcuni interventi che sperimentato essere molto utili, ribadendo ancora una volta la nostra piena disponibilità e collaborare rispetto alle proposte di chi è preposto al governo della città.Per contro possiamo affermare, dopo averlo sperimentato nel corso degli anni, che gli allontanamenti forzati non hanno una valenza risolutiva bensì solo apparente che ha come unico effetto lo spostamento temporaneo del “problema” in altra sede del tessuto urbano, per poi vedere nell’arco di pochi giorni la ripopolazione dello spazio sotto il portico evidentemente riconosciuto come spazio di riparo.
La necessità primaria, come già condiviso in precedenti occasioni, resta una rete di servizi bassa soglia diffusa e più accessibile alle persone, per ogni quartiere di Torino che ne abbia necessità.
In subordine ci pare necessario garantire contemporaneamente la sicurezza dei cittadini e la dignità di queste persone che vivono in strada.
Per questi motivi ea titolo d’esempio chiediamo che:
-vengano ripristina tutte le luci del porticato per garantire un’adeguata illuminazione notturna e quindi una maggiore sensazione di sicurezza;
-sia garantito un migliore accesso all’acqua potabile che a causa della chiusura notturna degli
adiacenti giardini non è disponibile per la notte;
-sia previsto un numero adeguato di passaggi per la pulizia ed igienizzazione dello spazio;
-sia garantito un adeguato servizio di pasti caldi e coperte;
-sia prevista una maggior frequenza di passaggi dei presidi sanitari notturni
-sia garantita la possibilità di poter ricaricare telefoni e power-bank;
-sia valutata la possibilità di proseguire l’esperienza positiva sperimentata con CoCity

 

 

Diego Montemagno, presidente di Acmos
Davide Mattiello, presidente della Fondazione Benvenuti in Italia
Patrizia Ghiani, referente servizi vulnerabilità sociale Gruppo Abele

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Il Coordinamento della Scuola di Quartiere scrive alle Istituzioni

È un momento difficile per la scuola e c’è bisogno di idee, di fare rete, di avanzare proposte. I ragazzi della “Scuola di Quartiere”, esperienza lanciata a luglio per riaprire il luogo cardine della nostra società, hanno scritto una lettera aperta alle Istituzioni.

La pubblichiamo integralmente, invitando chiunque voglia ampliare la riflessione dei ragazzi a scrivere a Gabriele Gandolfo gabriele.gandolfo@acmos.net 

 

Lettera alle istituzioni

 

La Scuola Pubblica Italiana sta affrontando un momento di crisi senza precedenti, ma la nostra preoccupazione è che tutto ritorni com’era prima. Non vogliamo che sia così.

Per noi, la Scuola è molto più di un puro e semplice trapasso nozioni. Non è riversare aneddoti anacronistici sugli studenti, bensì dare loro strumenti per comprendere e interpretare ciò che li circonda e ciò che è in loro sopito, il loro potenziale. È quindi una scuola attenta all’attualità, che stimola il confronto e il dibattito sul mondo di oggi. Un’istituzione che non educa i giovani al presente, è infatti un’istituzione che non ha alcun interesse nel futuro.

 

 

Tuttavia, per far sì che ciò sia possibile, c’è bisogno di una Scuola “aggiornata”, che non rappresenti un luogo statico di conoscenza, estraneo ai nuovi eventi della Storia e al suo incessante progredire. La modernità è attualmente spesso sacrificata in favore del completamento del programma ministeriale; gli studenti vengono considerati involucri vuoti, da riempire, mentre invece sono e saranno persone in tutto e per tutto.

 

 

La didattica ha perciò bisogno di rinnovarsi, di offrire agli studenti attività diverse dalla semplice lezione frontale; attività più interattive, coinvolgenti, stimolanti. Si rischia, altrimenti, che i ragazzi esauriscano le proprie energie nell’istituto.

 

 

Dunque, è necessario porre più attenzione alla cura della persona-studente. In particolare, sensibilizzare all’emotività, all’empatia, alla condivisione, alla salute mentale e fisica e cercare di inserire all’interno di questo meccanismo anche il contesto familiare degli studenti stessi, offrendo supporto e strumenti adeguati. Sono fondamentali, in questo senso, spazi di assistenza e sostegno come lo sportello di ascolto messo a disposizione dall’istituto – non solo per i discenti, ma anche per i genitori – in modo da rendere la Scuola un punto di riferimento per tutto il nucleo familiare dei suoi abitanti.

 

 

Riteniamo, inoltre, che per valorizzare ulteriormente lo studente e non ridurlo a un mero numero, sia necessario ripensare il metodo di valutazione e di giudizio, rendendolo più argomentato e attento al rendimento qualitativo della persona. Un giudizio più approfondito, dettagliato e ponderato, al fine di individuare più efficacemente le proprie carenze e migliorarsi. Pensiamo infatti che una valutazione puramente numerica sia altamente superficiale, semplificatoria e avvilente.

 

 

Per noi, la Scuola dovrebbe essere un luogo aperto alla cittadinanza. Un luogo, perciò, accessibile ad ogni orario, con la possibilità di essere autogestito al di fuori dall’orario scolastico, attivo e partecipativo della vita dei cittadini; dovrebbe offrire numerose attività, variegate e differenziate, e lasciare quindi spazio alle persone di esprimersi e condividere socialità. Pertanto, è indispensabile che gli spazi scolastici siano spazi sicuri e a norma. Anche ricordando l’occorrenza del 22 novembre, crediamo che non si possano ignorare i dati preoccupanti che riguardano le condizioni degli edifici scolastici di tutta Italia: strutture pericolanti e crolli sono, purtroppo, all’ordine del giorno. Solo nel 2019, si è stimato un crollo ogni tre giorni. È imperante che le strutture possano garantire un ritorno sereno anche in questo senso, e che quindi si sfrutti questo periodo di clausura per lavorare alla buona riuscita del progetto, il prima possibile.

 

 

In conclusione, crediamo in una Scuola che lasci spazio allo sviluppo individuale e personale dello studente. Essa non dovrebbe imporre una standardizzazione, o un allineamento a un programma stantio, ma offrire una dinamica malleabilità, che si adatti alle caratteristiche di ogni suo abitante. Abitanti che anche ora si stanno incontrando, anche se telematicamente, e si stanno confrontando sugli eventi di oggi, sui problemi e sulle azioni che si possono intraprendere per risolverli. Questa lettera è frutto di tutto il loro impegno, speso per avanzare, tra tutte, anche una richiesta in particolare: chiediamo un luogo in cui incontrarci, organizzarci e “fare” insieme, dal vivo, con rinnovata energia. Se anche ora, comprensibilmente, non sarà possibile soddisfarla, speriamo che nei prossimi mesi potrà essere possibile immaginare, insieme, questo nuovo spazio studentesco.

 

Lorenzo Guglielmetto-Mugion, rappresentante dell’IIS Peano,
Stefano De Caria, studente dell’IIS Boselli,
Andrei Mihalcea, rappresentante dell’ITTS Grassi,
Il Coordinamento della Scuola di Quartiere.

 

 

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.”

Albert Einstein

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Operazione Colomba: 4° Report sulla Violazione dei Diritti Umani dei profughi siriani in Libano

Operazione Colomba è il corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII. Fin dal 2014 vive assieme ai profughi siriani nei campi del nord del Libano, documentando le condizioni in cui vivono centinaia di persone.

È online il 4° Report sulla Violazione dei Diritti Umani dei profughi siriani in Libano (per scaricarlo clicca qui), sul peggioramento delle condizioni di vita e sulla persistente mancanza di condizioni sicure di ritorno in Siria.

Il report è stato presentato con conferenza in collaborazione con L’Osteria Volante e il Centro Diritti Umani dell’Università di Padova “Antonio Papisca”.

Alla conferenza sono intervenuti Lorenzo Trombetta, corrispondente ANSA e studioso di Siria contemporanea; Wissam K., attivista della società civile libanese; Abdelrahim Hsyan, portavoce della Proposta di Pace dei Profughi Siriani; Abdallah Hussein, attivista siriano; i volontari e le volontarie di Operazione Colomba in Libano.

 

 

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#22novembre: la rassegna

Anche questo #22novembre, Giornata Nazionale per la Sicurezza nelle Scuole, abbiamo ricordato Vito Scafidi, giovane morto il 22 novembre del 2008 a causa del crollo del controsoffitto della sua classe a Rivoli (TO) e tutte le altre vittime dell’incuria e della sottovalutazione dei rischi, come i bambini di San Giuliano di Puglia e i giovani della casa dello studente dell’Aquila.

Viviamo un periodo particolare, per via dell’epidemia da Covid- 19, ma proprio per questo vogliamo continuare a sottolineare che “la scuola è vita” e che sia necessario investire le migliori risorse economiche e pedagogiche del nostro Paese per generare futuro.

A causa della Pandemia da Covid-19 tutte le attività previste si sono svolte online:

#22novembre 2008, ore 10,45. All’improvviso, il buio.

Al liceo Darwin di Rivoli (TO) crolla un controsoffitto, sotto il peso delle macerie lì stoccate da anni. Un tubo di 200 Kg colpisce alla testa Vito Scafidi, che muore a scuola. #22novembre 2020, vogliamo ricordarti così, Vito. Con questa canzone che ascoltavi la sera prima che tutto finisse. Lo facciamo nei giardini che a Torino portano il tuo nome. Ciao, Vito.

#unfiorepervito:

Abbiamo chiesto agli studenti, ai cittadini e alle organizzazioni di postare una foto con “il fiore per Vito” sui propri canali social, con l’hashtag #unfiorepervito. Abbiamo così generato un tappeto fiorito virtuale per testimoniare l’esigenza di una nuova primavera per l’edilizia scolastica.

Rassegna stampa:

TorinoToday => https://bit.ly/3pPVW6A

Pressenza Italia => https://bit.ly/3pT0M36

Quotidiano Piemontese => https://bit.ly/3pQOEzA

LiberaInformazione => https://bit.ly/3kWvkgD

Tg3 Piemonte =>

 

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#22novembre: un fiore per Vito

Il 22 di novembre, ACMOS, insieme alla Fondazione Benvenuti in Italia – Fondo Vito Scafidi, LIBERA Piemonte e tutta la rete nazionale del WeCare, celebra la Giornata Nazionale per la Sicurezza nelle Scuole per la quinta volta, da quando nel 2015, il Parlamento ha stabilito tale data come giorno di memoria delle vittime dell’edilizia scolastica e impegno per la diffusione della cultura della sicurezza tra i più giovani.

 

Nei mesi passati, a causa della pandemia da Covid-19, la parola sicurezza è entrata nelle coscienze di tutti, insegnandoci, una volta di più, come la condotta di ciascuno incida sulla vita degli altri e, dunque, di quanto il perimetro della sicurezza individuale sia imprescindibile dalla relazione con l’altro e dalla corresponsabilità. Quest’anno, in ottemperanza alle norme che limitano il dilagare della pandemia, crediamo che sia ancora più importante sottolineare che “la scuola è vita” e che sia necessario investire le migliori risorse economiche e pedagogiche del nostro Paese per generare futuro.

 

Ci apprestiamo, così, a vivere il 22 novembre con alcune iniziative volte a ricordare Vito Scafidi, giovane morto il 22 novembre del 2008 a causa del crollo del controsoffitto della sua classe a Rivoli (TO) e tutte le altre vittime dell’incuria e della sottovalutazione dei rischi, come i bambini di San Giuliano di Puglia e i giovani della casa dello studente dell’Aquila.

 

A causa della Pandemia da Covid-19 tutte le attività previste si svolgeranno online:

Caro Vito, ti scrivo…

Torna l’iniziativa con la quale invitiamo gli studenti d’Italia a scriverci per raccontarci il proprio concetto di sicurezza, anche alla luce della pandemia. Quali nuove sfumature ha assunto oggi il binomio “sicurezza scolastica”? Cosa hai imparato da questa esperienza? Cosa è cambiato nel tuo rapporto con con i tuoi compagni e insegnanti, per contribuire a un bisogno più grande, come la salute pubblica? Cosa, secondo te, non ha funzionato data l’attuale situazione che vede il ritorno della Didattica a Distanza?

Le testimonianze possono essere spedite via mail a fondovitoscafidi@benvenutiinitalia.it usando la nostra cornice scaricabile tra i materiali in basso in questo articolo. Le leggeremo e le raccoglieremo per stare sempre più vicini agli studenti e ascoltare, attraverso la loro voce, come stia cambiando la consapevolezza della sicurezza scolastica in Italia.

Un fiore virtuale per Vito

Il #22novembre partecipa alla nostra campagna campagna social. Stampa il fiore per Vito che trovi tra i materiali di questo articolo e coloralo. Posta la tua foto sui social con hashtag #unfiorepervito.
Il tuo fiore, e simbolicamente il tuo impegno per la sicurezza scolastica, si unirà virtualmente a tutti gli altri, fino a generare un tappeto fiorito virtuale.
Ricorderemo così Vito e tutte le altre vittime dell’edilizia scolastica: i ragazzi della casa dello studente dell’Aquila e i bambini di San Giuliano di Puglia.

Anche quest’anno faremo trionfare il bisogno di una nuova primavera per l’edilizia scolastica.

Materiali

 

  • Caro Vito, ti scrivo…(carta intestata per inviarci il tuo pensiero sulla sicurezza scolastica)
  • 1. Formato doc
  • 2. Formato docx
    Accertati di scaricare la versione compatibile con il tuo programma, per visualizzare correttamente il documento

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Caro Vito, ti scrivo

Il 22 novembre ricorre la Giornata Nazionale per la Sicurezza Scolastica riconosciuta dopo anni di movimentazione sociale e azioni educative fuori e dentro le scuole a partire dal tragico evento del 22 novembre 2008 che ha visto la morte del giovane Vito Scafidi. 

Da anni parliamo di sicurezza e scuole pensando all’edilizia, ma anche alle relazioni, al contesto in cui insistono le scuole e al benessere della popolazione scolastica. E quest’anno questi significati sono ancora più radicati. 

Scuola e mezzi pubblici

Invece di aumentare concretamente le corse dei mezzi pubblici per consentire trasporti sicuri ci si è limitati a stabilire un tetto massimo di capienza, senza provvedere alla reale possibilità di permettere agli studenti di muoversi in sicurezza nel tragitto casa-scuola. Non si sono investiti fondi sul trasporto pubblico scolastico o chiedendo aiuto alle aziende private, quindi si è tagliato indirettamente sul diritto allo studio e sul confronto scolastico degli studenti delle scuole superiori. 

Scuola e benessere

La scuola, tra le altre cose, è il luogo che adempie al bisogno sociale di avere un luogo sano di crescita per gli individui della comunità in formazione: bambini e ragazzi hanno bisogno di un ambiente comunitario pronto a favorire il confronto con gli altri e con le proprie insicurezze e bisogni che possono diventare bisogni collettivi. La sicurezza è centrale nella scuola non perché i suoi protagonisti siano deboli e da proteggere, ma perché in fase di creazione di sé stessi e del mondo circostante che iniziano ad approcciare attivamente in un processo di autodeterminazione che li porta a definirsi al di là degli adulti. 

La scuola non può e non deve essere spazio di ansia e angoscia volto al raggiungimento di ritmi e/o obiettivi che studenti e studentesse non ritengo propri, che non rappresentano talvolta i loro desideri. La scuola non deve essere un “focolaio” di dinamiche sociali escludenti, poco aperte e accoglienti. 

Scuola e bellezza

Oggi abbiamo la necessità di percepire e vedere la scuola non solo come un luogo sicuro, ma anche come un luogo bello, in cui ho voglia di andare e averne cura perché è uno spazio che rispetto. Ci sono tante piccole situazioni che possono essere potenzialmente pericolose e sono legate all’incuria e a una scarsa cultura del bene comune, come i banchi e le sedie rotte, le porte e le macchinette sfondate, il giardino pieno di mozziconi di sigaretta…più questi elementi si accumulano e più la scuola appare come un luogo degradato, del quale non prendersi cura. A fronte di tutto ciò viene da chiedersi come deve cambiare il modo che abbiamo di vivere gli spazi comuni, sia quelli scolastici che non, quali regole darsi come comunità e come fare in modo tutti ne sentano la responsabilità.

Scuola ed emergenza sanitaria

Questa emergenza ci ricorda ancora una volta quanto sia importante mettere a norma gli edifici e investire nella scuola. Molti problemi o molte questioni emerse in questo periodo erano presenti già da tempo nella scuola italiana e viene da chiedersi perché in alcuni casi non si riesca a risolverle fino in fondo prima? Parlare di sicurezza scolastica vuol dire questo: mettere la scuola al primo posto e gestire al meglio tutti gli elementi che la circondano affinché non mettano a repentaglio la sua funzione educativa – e non solo formativa – che non è replicabile su meet.

Continueremo a chiederci come essere noi corresponsabili insieme agli studenti della sicurezza nelle loro e nostre scuole perché insieme si possa essere protagonisti di questa Memoria e di questa storia chiedendo a gran voce scuole più sicure. 

Le anguille del progetto Scu.Ter di ACMOS

Leggi le testimonianze arrivate in risposta alla mobilitazione in vista del 22 novembre: “Caro Vito, ti scrivo…”

 

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Con Anita, Alessandro e Maia per il diritto all’Istruzione

Anita ha 12 anni e frequenta le scuole medie. Alessandro e Maia sono studenti del liceo. Siamo andati a trovarli questa mattina, per esprimere la nostra solidarietà alla loro azione. Hanno deciso di manifestare, in modo pacifico, contro la DAD. Da giorni si trovano di fronte ai loro istituti (la scuola Media Calvino e il liceo Gioberti di Torino) per frequentare le lezioni che dovrebbero seguire a distanza, da casa. Un gesto simbolico e pacifico, per chiedere di riaprire le scuole, perché l’Istruzione è un diritto e deve essere garantito, insieme alla Sicurezza, dalle Istituzioni.

 

 

Da anni ci battiamo per la sicurezza nelle scuole, da quando il 22 novembre 2008 Vito Scafidi – uno studente di 17 anni del Darwin di Rivoli – è morto durante le lezioni, per il crollo del controsoffitto della sua aula.

 

Oggi, sostenendo la lotta di questi ragazzi, abbiamo raccontato loro della #scuoladiquartiere, del nostro impegno per ricordare tutte le vittime dell’edilizia scolastica e consegnato loro la lettera “Caro Vito, ti scrivo” per raccontarci il proprio concetto di sicurezza, anche alla luce della pandemia.

 

In occasione del #22novembre, chiediamo a tutti gli studenti d’Italia di scriverci, scaricando la lettera e inviandola a fondovitoscafidi@benvenutiinitalia.it

Per maggiori informazioni sulla celebrazione della V Giornata Nazionale per la Sicurezza nelle Scuole clicca qui 

 

 

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Con Anita, Alessandro e Maia per il diritto all’Istruzione

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Palm Springs

Il 9 novembre è previsto il matrimonio di Tale e Abe, in un resort di lusso in mezzo al deserto californiano. Sarah, la sorella della sposa (C. Milioti), è ubriaca e ha motivo di esserlo, quando le viene chiesto di fare un discorso, durante la cena di festeggiamento. A quel punto interviene Nyles (A. Samberg), che la toglie dall’imbarazzo, improvvisando un intervento al microfono. Nyles e Sarah continueranno a bere, fino ad arrivare per una serie di ragioni che non si possono svelare, a una grotta. Da quel momento, Sarah si rende conto che è costretta a rivivere ogni mattina, quando si sveglia, la giornata precedente: quella del matrimonio della sorella! Anche Nyles è nella stessa situazione, anche se già da molto tempo e sembra essersi abituato, mentre per Sarah l’idea di un’esistenza in un loop quotidiano ed eterno è insopportabile. C’è anche Roy (J. K. Simmons) nella stessa barca, anche se decisamente arrabbiato. E’ possibile uscire dalla bolla spazio-temporale o ci si deve rassegnare a rivivere ogni giorno il 9 novembre?

Max Barbakov dirige una commedia surreale, che subito fa pensare a “Ricomincio da capo” con Bill Murray, anche se qui Nyles non ha nulla di arrogante o scorbutico, anzi: è un tipo spensierato e pieno di leggerezza. Il suo personaggio è una delle ragioni del film, affidato al talento comico di Andy Samberg, che trova in Cristin Milioti una degna compagna. Se ci accetta il principio di sospensione dell’incredulità, è una storia brillante, con risvolti umoristici e sentimentali, folli trovate comiche, una bella colonna sonora.

Presentato al Sundace Film Festival e alla Festa del cinema di Roma, in Italia ha trovato una breve distribuzione nelle sale, causa Covid. Niente paura, lo trovate, per esempio, su Amazon Video.

Un’ora e mezza spesa bene!

 

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Raccogliamo canapa per un’agricoltura politicamente schierata

Finalmente è nata BLU BIT, l’azienda agricola di ACMOS e Benvenuti in Italia.
Il nostro modo di affrontare il tema della sostenibilità ambientale e mettere le mani in pasta, o meglio nella terra.

Vi raccontiamo il nostro primo passo: raccogliere canapa per un’agricoltura schierata politicamente

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Processo Barbarossa: per i PM è ‘ndrangheta

La pubblica accusa ha ricostruito i reati ed il contesto in cui il presunto gruppo di ‘ndrangheta avrebbe esercitato il suo potere tra Asti e Cuneo. Il processo Barbarossa, nato da un’operazione antimafia della DDA di Torino del 2018, è giunto alla requisitoria dei PM, con richieste di pena da 2 a 14 anni di reclusione per i soggetti a giudizio.
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Ciao Nonna Assunta

È mancata Assunta, nonna della nostra Giulia Toffanin.

Riportiamo il pensiero scritto dalle nipoti e, come movimento, siamo al fianco della famiglia in questo momento di lutto.

Condoglianze da tutti noi.

 

 

 

Alla nonna che aveva il piatto preferito per ogni nipote, ma per Elena anche la sua acqua e il suo olio, a lei che – io son di Rovigo e no m’intrigo, – ma con le domande era peggio della Cia, a lei che faceva una pasta al forno unica affogata nella besciamella”.

Ci mancherai nonna Assunta, le tue nipoti Lucia, Giulia e Elena Toffanin

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Gianni Oliva per NOISE: Campagna per la cittadinanza 2020/2021

Grazie all’intervento di Gianni Oliva, abbiamo inaugurato il nostro nuovo anno di lavoro per la campagna nazionale per la cittadinanza.

“Think different” “Do the right thing” “Work Hard. Have Fun. Make History” “If You can dream it, you can do it” “Do great things” “Make every second count” “Do what you can’t” “Broadcast yourself” “Make it possible”

Concisi e convincenti: difficile dirsi contrari a questi slogan. Sono i mantra che rappresentano i valori del nostro mondo e le promesse per cui vale la pena vivere: libertà, ambizione, successo, immaginazione e sogni da realizzare.

Il dominio di pochi colossi digitali di media ed entertainment, e il potere sui dati dei consumatori/elettori, non solo incide direttamente sulla libertà dei cittadini, ma ​genera distorsioni forti rispetto al già delicato funzionamento della democrazia​.

 

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Omicidio Bruno Caccia: la ricerca della verità è un dovere etico e morale

Una storia giudiziaria complessa, una verità che stenta ad arrivare. Attorno all’omicidio di Bruno Caccia, magistrato assassinato a Torino nel 1983 dalla ‘ndrangheta, non si è ancora fatta piena luce. È notizia di qualche giorno fa che l’inchiesta su Rosario Pio Cattafi e Demetrio Latella è stata archiviata. Una nuova battuta d’arresto verso il raggiungimento della verità.

Abbiamo intervistato Paola, figlia di Bruno Caccia, che ricostruisce le anomalie che hanno portato all’archiviazione e chiede che non si smetta di cercare la verità per ottenere giustizia.

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