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#22 novembre: un fiore per Vito

Il 22 di novembre, ACMOS, insieme alla Fondazione Benvenuti in Italia – Fondo Vito Scafidi, LIBERA Piemonte e tutta la rete nazionale del WeCare, celebra la Giornata Nazionale per la Sicurezza nelle Scuole per la quinta volta, da quando nel 2015, il Parlamento ha stabilito tale data come giorno di memoria delle vittime dell’edilizia scolastica e impegno per la diffusione della cultura della sicurezza tra i più giovani.

 

Nei mesi passati, a causa della pandemia da Covid-19, la parola sicurezza è entrata nelle coscienze di tutti, insegnandoci, una volta di più, come la condotta di ciascuno incida sulla vita degli altri e, dunque, di quanto il perimetro della sicurezza individuale sia imprescindibile dalla relazione con l’altro e dalla corresponsabilità. Quest’anno, in ottemperanza alle norme che limitano il dilagare della pandemia, crediamo che sia ancora più importante sottolineare che “la scuola è vita” e che sia necessario investire le migliori risorse economiche e pedagogiche del nostro Paese per generare futuro.

 

Ci apprestiamo, così, a vivere il 22 novembre con alcune iniziative volte a ricordare Vito Scafidi, giovane morto il 22 novembre del 2008 a causa del crollo del controsoffitto della sua classe a Rivoli (TO) e tutte le altre vittime dell’incuria e della sottovalutazione dei rischi, come i bambini di San Giuliano di Puglia e i giovani della casa dello studente dell’Aquila.

 

Ci ritroveremo alle ore 9,00 presso i “giardini Vito Scafidi” di Piazza Chiaves – luogo che la città di Torino ha voluto intitolare a Vito nel 2018 – insieme alla circoscrizione 7, per deporre dei fiori sulla targa che lo ricorda e commemorare anche le altre vittime dell’edilizia scolastica.

 

Dalle 10,30 saremo al cimitero di Pianezza (TO) per rendere omaggio alla tomba di Vito, con una staffetta di memoria.

 

La sera del 22 novembre è previsto, inoltre, un flashmob che raggiungerà le scuole di ogni ordine e grado d’Italia, nei territori in cui insiste la rete del WeCare, per deporre un fiore sulle cancellate, in modo che accolga gli studenti e il personale scolastico al loro arrivo, il giorno seguente.

 

Lunedì 23 novembre, inoltre, chiediamo agli studenti di portare un fiore a scuola, per generare lunghe cancellate fiorite, per ricordare Vito e far trionfare il bisogno di una nuova primavera per l’edilizia scolastica.

 

Materiali

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Orchestra tra i banchi: sostieni il progetto di Orme

Orme – Scuola Di Arti Sceniche E Impegno Civile fa un lavoro incredibile. Attraverso la musica, nella periferia di Torino, genera scambio e inclusione.
Orchestra tra i banchi ha bisogno del contributo di tutti noi.
Anche un piccolo contributo può far crescere questo progetto.

 

Dona ora.

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Processo Barbarossa: per i PM è ‘ndrangheta

La pubblica accusa ha ricostruito i reati ed il contesto in cui il presunto gruppo di ‘ndrangheta avrebbe esercitato il suo potere tra Asti e Cuneo. Il processo Barbarossa, nato da un’operazione antimafia della DDA di Torino del 2018, è giunto alla requisitoria dei PM, con richieste di pena da 2 a 14 anni di reclusione per i soggetti a giudizio.
Guarda il video che ricostruire la tesi dei magistrati

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Ciao Nonna Assunta

È mancata Assunta, nonna della nostra Giulia Toffanin.

Riportiamo il pensiero scritto dalle nipoti e, come movimento, siamo al fianco della famiglia in questo momento di lutto.

Condoglianze da tutti noi.

 

 

 

Alla nonna che aveva il piatto preferito per ogni nipote, ma per Elena anche la sua acqua e il suo olio, a lei che – io son di Rovigo e no m’intrigo, – ma con le domande era peggio della Cia, a lei che faceva una pasta al forno unica affogata nella besciamella”.

Ci mancherai nonna Assunta, le tue nipoti Lucia, Giulia e Elena Toffanin

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Gianni Oliva per NOISE: Campagna per la cittadinanza 2020/2021

Grazie all’intervento di Gianni Oliva, abbiamo inaugurato il nostro nuovo anno di lavoro per la campagna nazionale per la cittadinanza.

“Think different” “Do the right thing” “Work Hard. Have Fun. Make History” “If You can dream it, you can do it” “Do great things” “Make every second count” “Do what you can’t” “Broadcast yourself” “Make it possible”

Concisi e convincenti: difficile dirsi contrari a questi slogan. Sono i mantra che rappresentano i valori del nostro mondo e le promesse per cui vale la pena vivere: libertà, ambizione, successo, immaginazione e sogni da realizzare.

Il dominio di pochi colossi digitali di media ed entertainment, e il potere sui dati dei consumatori/elettori, non solo incide direttamente sulla libertà dei cittadini, ma ​genera distorsioni forti rispetto al già delicato funzionamento della democrazia​.

 

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Omicidio Bruno Caccia: la ricerca della verità è un dovere etico e morale

Una storia giudiziaria complessa, una verità che stenta ad arrivare. Attorno all’omicidio di Bruno Caccia, magistrato assassinato a Torino nel 1983 dalla ‘ndrangheta, non si è ancora fatta piena luce. È notizia di qualche giorno fa che l’inchiesta su Rosario Pio Cattafi e Demetrio Latella è stata archiviata. Una nuova battuta d’arresto verso il raggiungimento della verità.

Abbiamo intervistato Paola, figlia di Bruno Caccia, che ricostruisce le anomalie che hanno portato all’archiviazione e chiede che non si smetta di cercare la verità per ottenere giustizia.

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Tanti auguri Emporio!

Una giornata meravigliosa, per festeggiare i 10 anni di vita e impegno dell’Emporio di Via Marsigli!

Tanti ospiti e tanti amici, per darci la spinta ad iniziare il percorso futuro.

Eccovi un breve racconto.

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Casa Acmos 2020/2021: video presentazione della nuova equipe

Come ogni anno, la nuova equipe di CasaAcmos si presenta al movimento con un video!

Vi stavate chiedendo se, in quest’anno di imprevisti, anche questo rito fosse cambiato?

Assolutamente no ed eccovene la prova!

Buona visione!

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#3ottobre: un fiore per ricordare le vittime dell’immigrazione

Un luogo di memoria, incontro e unione. Sabato 3 ottobre, abbiamo ricordato le vittime dell’immigrazione nello spazio pubblico a loro dedicato, lo scorso anno, dalla Città di Torino.

 

Un momento per ricordare, deponendo dei fiori, e per continuare a impegnarci perché vengano abrogati i “Decreti Sicurezza” e si avvi un percorso per il riconoscimento legislativo dello “Ius Soli”. Insieme ai compagni di strada di “Torino non dimentica” – percorso che ha portato all’intitolazione della passerella pedonale sulle sponde della Dora – abbiamo ribadito l’urgenza di costruire percorsi di solidarietà e giustizia.

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Il processo ai Chicago 7

A Chicago, nel 1968, migliaia di persone manifestarono in occasione della Convention del Partito Democratico, che doveva decidere lo sfidante di Nixon per le elezioni, dopo l’omicidio di Bob Kennedy ai primi di giugno. A sfilare fu quella faccia di America contraria alla guerra in Vietnam: pacifisti, capelloni, radicali di sinistra, obiettori di coscienza, studenti universitari. Ci furono scontri con la polizia e molti feriti. Un anno dopo, i 7 leader della protesta, insieme a uno dei fondatori delle Pantere Nere, finirono a processo con l’accusa di aver fomentato la rivolta e cercato il conflitto con i poliziotti. A difenderli un avvocato fuori dagli schemi (M. Rylance), ad accusarli un procuratore (J. Gordon-Levitt) dubbioso, ma fedele al suo dovere, a presiedere il procedimento un bizzarro giudice (F. Langella). Più le settimane avanzano e più il processo sembra viziato dal pregiudizio di colpevolezza degli imputati. Nel frattempo i flashback rievocano i giorni concitati delle proteste dell’anno prima.

Aaron Sorkin (Oscar per la sceneggiatura di “The social network”) racconta un pezzo di storia americana, misconosciuto ai più: lo fa in un film molto parlato, con un cast stellare (ci sono anche, tra gli altri, E. Redmayne e M. Keaton), un buon ritmo narrativo e risvolti umoristici (la quasi totale mancanza di rispetto verso l’autorità degli imputati). Lo fa con piglio da liberal americano, ma in controluce questa storia parla di questioni cruciali: il diritto alla protesta e a un giusto processo, quello di manifestare e di dissentire, la manipolazione del potere e la deviazione della giustizia, la lotta per l’uguaglianza e contro la guerra. Non a caso uno degli apici del pathos è nella scena finale che precede la sentenza.

In Italia in sala in lingua originale, ma è una produzione Netflix: a metà mese sarà disponibile sulla piattaforma on line.

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Nasce BLU BIT: l’azienda agricola di ACMOS e BIT

È nata BLU BIT, l’azienda agricola di ACMOS e Benvenuti in Italia. Il nostro modo per prenderci ancor più cura della Terra, prendendola per mano, ma anche un’opportunità per generare lavoro e diventare sempre più autosufficientieconomicamente, quindi liberi di compiere le scelte che riteniamo opportune.
Si tratta di un percorso che arriva da lontano: sono anni, infatti, che il nostro movimento si occupa di sostenibilità ambientale e di produzione agricola, a partire dalle attività che si svolgono nei beni confiscati che sono stati affidati ad ACMOS: Cascina Caccia e Cascina Arzilla. Impegno che si è rinnovato grazie alla recente partecipazione al progetto PRIME, della Regione Piemonte, che ci ha consentito di avviare una coltivazione sperimentale di canapa testando prodotti e strumenti bio compatibili.
Il lavoro della Classe BLU della Fondazione Benvenuti in Italia, infine, ha fatto crescere in noi la consapevolezza del profondo collegamento tra la crisi sociale che stiamo vivendo e quella ambientale.
Da qui la necessità di riunire le nostre molteplici attività sotto un unico soggetto, capace di dare una svolta pratica e lungimirante alle nostre speranze.
Il primo risultato che festeggeremo sarà la raccolta e la commercializzazione della canapa, pianta dalle mille proprietà terapeutiche, che abbiamo piantato, curato e fatto crescere…Come direbbe Alexander Langer: per un mondo più lento, più profondo, più dolce!
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Prima le persone

Abbiamo aderito all’appello lanciato dalla Rete dei diritti Friuli Venezia Giulia che manifesterà  il 26 settembre a Udine in Piazza 1° Maggio, dalle ore 16.30

Chiediamo di:

– cessare immediatamente i respingimenti dei richiedenti asilo alla frontiera terrestre egarantire effettivamente l’esercizio del diritto di asilo;

– cancellare le grandi strutture ispirate alla logica concentrazionaria ripristinando il sistema di accoglienza diffusa, creando inclusione sociale e buona gestione delle risorse pubbliche;

– chiudere il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Gradisca d’Isonzo, luogo strutturalmente non idoneo a garantire standard minimi di rispetto dei diritti e della dignità dei trattenuti e modificare con urgenza la normativa sui CPR affinché detti luoghi possano essere chiusi in tutta Italia;

– attuare profonde modifiche della normativa sull’immigrazione, rendendo possibili procedure di ingresso regolare per la ricerca del lavoro, aprendo canali umanitari per i rifugiati che si trovano in condizioni di particolare pericolo, sottraendoli ai ricatti e agli abusi dei mercanti/trafficanti di esseri umani, riportando alla regolarità tutte le persone che in Italia hanno un inserimento sociale ma sono state spinte nel circuito della irregolarità, del lavoro nero e dello sfruttamento da normative inique e anacronistiche;

– potenziare il sistema sanitario regionale, garantendo a tutte le persone, e in ogni Comune del FVG, interventi preventivi e di cura adeguati, con particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione, indirizzando la spesa a garantire qualità dei servizi, congruo numero di personale e investimenti nella ricerca e nella formazione.

Ecco l’appello della Rete dei diritti Friuli Venezia Giulia:

La situazione in Friuli Venezia Giulia è divenuta preoccupante per tutte e tutti, per coloro che vi abitano e per coloro che vi arrivano, minando la stessa tenuta dell’ordinamento democratico: la nostra Costituzione, il diritto interno e dell’Unione Europea sulla protezione internazionale, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sono continuamente stracciati e calpestati.

 

Come noto, il territorio regionale, e in particolare la città di Trieste, sono il punto terminale della cosiddetta Rotta Balcanica, via di fuga obbligata per i rifugiati. Senza alcuna situazione di emergenza reale (non ci sono stati aumenti significativi degli arrivi rispetto al 2019) nel corso della primavera è stato rispolverato ad arte un vetusto accordo di riammissione tra Italia e Slovenia del lontano 1996, superato dall’evoluzione storica e giuridica di quasi tre decenni. In violazione delle norme interne, dell’Unione Europea e del diritto internazionale, sono iniziate operazioni massicce di respingimento dei richiedenti asilo apertamente rivendicate dal Governo italiano: si tratta di respingimenti che avvengono senza alcun provvedimento amministrativo, ma solo in forza di trasferimenti eseguiti dalle polizie di Italia, Slovenia e Croazia che hanno come effetto quello di deportare le persone in Bosnia, fuori dall’Unione Europea, senza lasciare traccia di tali operazioni. Le deportazioni avvengono, specie in Croazia, anche con l’uso di violenze efferate come documentato da Amnesty International e da tutti i rapporti internazionali indipendenti.

 

In parallelo è continuata, con folle determinazione, anche da parte della Giunta regionale, la spinta verso una politica concentrazionaria, finalizzata ad eliminare ogni esperienza di accoglienza diffusa, isolando – soprattutto a Udine – i richiedenti asilo in grandi strutture degradate, senza corsi di italiano, né percorsi di qualificazione professionale o attività sociali, rendendoli soggetti passivi e alimentando una percezione negativa della loro presenza. Con la crisi del Covid – 19 la Regione e alcune amministrazioni locali con spregiudicatezza hanno indicato le persone in arrivo dalla Rotta Balcanica come gli untori che causano la diffusione del virus, a dispetto di tutte le statistiche ufficiali. Con percentuali di positività al Covid 19 identiche alla media della popolazione locale, anziché ricorrere all’isolamento fiduciario in strutture piccole e a ciò dedicate, si sono collocati i migranti in strutture collettive non idonee, come nella ex caserma Caverzani, accentuando la potenziale diffusione del virus e facendo volutamente esplodere la paura tra la cittadinanza per usarla come arma politica.

 

Dimenticando la situazione di degrado e violenza che aveva reso necessaria la chiusura del CIE di Gradisca, a dicembre 2019 è stato riaperto, nello stesso stabile, il CPR, struttura che con nome diverso è destinata a detenzioni inefficienti, costose e violente, nella quale si sono riproposte le medesime situazioni di disperazione e degrado precedenti: in sei mesi sono morte due persone in circostanze ancora del tutto oscure.

 

Siamo molto preoccupate/i di tali scelte politiche, nazionali e locali, finalizzate a una gestione volutamente emergenziale di situazioni che sono invece del tutto gestibili con i normali strumenti giuridici di cui il nostro ordinamento dispone; tali scelte costituiscono un rischio concreto per la tenuta democratica del Paese perché consolidano l’idea che ogni situazione di crisi autorizzi prassi arbitrarie, comportamenti demagogici e di incitamento all’odio che si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutta la regione.

Alle associazioni/ gruppi/comitati/organizzazioni/singole persone:
vi invitiamo ad inviare, prima possibile, la vostra adesione all’Appello alla manifestazione del 26/9 a UD, con l’impegno a diffonderlo e a partecipare, e a garantire un sostegno economico per l’iniziativa, comunicando la sottoscrizione del presente Appello a:
retedirittifvg@gmail.com

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Referendum costituzionale 20-21 settembre 2020: riduzione del numero dei parlamentari

La Costituzione detta le regole del gioco della democrazia ed è uno strumento che viene scritto quando uno Stato è sano per i momenti di malattia o di poca lucidità politica.

 

Domenica 20 e lunedì 21 settembre , i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimere la propria opinione in merito alla riforma di revisione costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari.
Il referendum costituzionale , o ” confermativo “, rappresenta la fase dell’iter di revisione costituzionale che si apre laddove, nella seconda votazione, le Camere non approvino con una dei 2/3 la legge di riforma della Carta fondamentale. Tale strumento di democrazia diretta offre ai cittadini la possibilità di esprimersi sulla relativa proposta modificativa e non prevede un quorum minimo di votanti.

La riforma oggetto del quesito referendario è nata all’interno del programma del Movimento 5 Stelle e si fonda sull’assunto che sia necessario  “contrarre la casta ” rappresentata dall’attuale classe politica.

La prima votazione da parte delle Camere è avvenuta “sotto” il Governo cosiddetto “giallo-verde”, mentre la seconda “sotto” l’attuale Governo. Nell’attuale maggioranza, il Partito Democratico ha proposto un pacchetto di riforme collegate alla riduzione dei parlamentari (legge elettorale e regolamenti parlamentari in particolare); tuttavia tali misure risultano tutt’ora irrealizzate.

Nel dettaglio, la riforma costituzionale oggetto del referendum del 20 e 21 settembre andrebbe a modificare gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione , apportando una riduzione del 36,5% del numero dei parlamentari : si passerebbe, così, dagli attuali 630 deputati a 400 e da 315 senatori a 200.

Insomma, se dovesse vincere il Sì si avrebbe una contrazione significativa del numero dei nostri rappresentanti, con una riduzione dei costi per le casse dello Stato (un taglio dei cosiddetti “costi del sistema”).

È necessario, però, specificare almeno altre tre conseguenze dell’eventuale approvazione definitiva della riforma costituzionale:

 

 

Possibile inefficienza del Parlamento

Il suo lavoro è svolto principalmente all’interno delle commissioni parlamentari, le quali finirebbero per scontare un forte del numero dei loro componenti e, conseguentemente, l’incapacità nel gestire i carichi di lavoro.
Inoltre, una difficoltà seria vivrebbero i gruppi partitici più piccoli, i quali rischierebbero di non avere una degna rappresentanza in ogni commissione;

 

Forte riduzione della rappresentatività

Dal momento che il taglio del numero dei parlamentari non è accompagnato da una riforma della legge elettorale, si corre il rischio concreto che le zone rurali o sottopopolate del nostro Paese siano sottorappresentate all’interno del Parlamento.
Inoltre, anche i partiti politici minori vedrebbero ridotte le loro chance di accesso alle Camere, in favore di una sovrarappresentazione dei partiti maggiori, di fatto consentita da una soglia di sbarramento “reale” molto alta.

 

Questione di genere

Il taglio lineare ed indiscriminato di deputati e senatori non tiene conto della salvaguardia della rappresentanza di genere all’interno del Parlamento, con la conseguenza che l’accesso alle donne alle Camere risulterebbe ancor più difficoltoso.

 

 

Per questi e altri motivi, l’Associazione Acmos invita caldamente i suoi soci e tutte le persone che hanno un cuore il futuro della nostra Democrazia ad andare a votare , esprimendo la propria posizione riguardo il referendum costituzionale.
La mancanza di un quorum di sbarramento rende maggiormente  importante il voto di ciascuno.

    

    

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