Che cosa significa potere? Può sembrare una domanda troppo ampia, un tema insormontabile e forse a tratti insopportabile. Ci aiuta e forse ci interessa di più leggere “potere” inteso come un verbo e non solo come un sostantivo: non qualcosa di statico, che si possiede o non si possiede, che c’è o non c’è, ma come una possibilità in divenire, dinamica, che cambia forma, si esercita nelle relazioni e può assumere molte declinazioni e molti tempi.
Dopo aver dedicato lo scorso anno una particolare attenzione al tema del denaro e alle disuguaglianze che la sua distribuzione produce, quest’anno vogliamo fare un passo ulteriore e provare a interrogarci sul potere: come si acquisisce, distribuisce, come viene esercitato, chi può decidere cosa e attraverso quali strumenti e occasioni.
Lo faremo in un anno in cui la dimensione politica sarà particolarmente presente, anche per gli appuntamenti elettorali previsti nel 2027. Ma la Campagna non vuole essere semplicemente un percorso di avvicinamento alle elezioni. Vogliamo di certo cogliere questa occasione per imparare a leggere la realtà politica che ci circonda: capire come funzionano le istituzioni più vicine a noi, come vengono prese le decisioni, come si costruiscono le politiche di una città, quali interessi entrano in gioco e quali possibilità esistono per lɜ cittadinɜ, di intervenire e modificare la realtà.
Ma Voce del verbo potere nasce anche da un’altra consapevolezza: parlare di potere significa inevitabilmente parlare di impotenza.
Di fronte a problemi enormi e complessi – dalle disuguaglianze economiche alla crisi climatica, dalle guerre alle trasformazioni della democrazia – è facile avere la sensazione che le nostre scelte individuali e collettive non siano sufficienti. Anche per un movimento come Acmos, che da sempre prova a costruire cambiamento attraverso l’educazione, la partecipazione e l’impegno, è necessario interrogarsi sui propri limiti e sulle proprie possibilità.
Ma proprio qui si apre una domanda fondamentale: come si agisce il potere anche per chi, apparentemente, non ne ha o ne ha poco? Il potere non coincide necessariamente con una posizione, un ruolo, una carica o con la disponibilità di grandi risorse. Esiste anche il potere che nasce quando persone che singolarmente hanno poca possibilità di incidere si riconoscono, si organizzano e agiscono insieme. Una voce isolata può essere facilmente ignorata; molte voci che si incontrano e organizzano possono diventare una forza capace di modificare la realtà. È il principio semplice – ma tutt’altro che scontato – per cui l’unione fa la forza. Per questo non vogliamo limitarci a chiederci “chi ha il potere? dove sta il potere?”, ma anche «che cosa possiamo?».
Che cosa può una persona? Che cosa può un gruppo? Che cosa può un movimento? Quali strumenti abbiamo per trasformare una convinzione in un’azione? Dove possiamo esercitare concretamente il nostro potere? E, soprattutto, come possiamo trasformare il senso di impotenza in possibilità di partecipazione e di cambiamento?
La Campagna sarà quindi un percorso di conoscenza, di decostruzione e di sperimentazione. Partiremo dal funzionamento dei luoghi del potere che ci sono più vicini, proveremo a riconoscere le diverse forme che il potere assume – economiche, politiche, sociali e culturali – e ci confronteremo con le contraddizioni del sistema in cui viviamo. Ma proveremo anche a fare esperienza di ciò che significa esercitare il proprio potere: prendere parola, organizzarsi, costruire alleanze, mettere insieme competenze e desideri, dialogare con chi decide, avanzare proposte e provare a modificare concretamente ciò che ci circonda.
In questo senso, la domanda che accompagnerà il percorso non sarà soltanto “come funziona il mondo?”, ma anche “come possiamo starci dentro senza rinunciare alla possibilità di cambiarlo?”
Perché il potere è soprattutto una possibilità che possiamo imparare a riconoscere, assumere e condividere. E forse proprio nella capacità di mettere insieme i nostri piccoli poteri, di organizzarli e orientarli verso un obiettivo comune, possiamo trovare una risposta concreta al senso di impotenza e forse anche dare un senso e realizzare la potenzialità delle nostre esistenze.
Voce del verbo potere vuole essere, prima di tutto, un esercizio di speranza politica: non la promessa di poter cambiare tutto e subito, ma la speranza come ricerca concreta e operativa e vitale di ciò che possiamo cambiare insieme.