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Territori Educativi: intervista a Paolo Bianchini

Paolo Bianchini, professore del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Torino, ha partecipato alla nostra rubrica Torino Scuola Aperta.

Nella sua intervista ha sottolineato che la scuola, oltre che istruire, passaggio importante, deve educare; educare alla vita sociale, alla scoperta di se e delle proprie capacità.

Una scuola che non guardi ai ragazzi come semplici “studenti di matematica” o “studenti di storia”, ma come giovani, nella loro complessità, che stanno iniziando il loro percorso di vita.

Boves 2021: Memory is our future

Nonostante i limiti e le difficoltà dell’ultimo anno e mezzo, avendo dovuto saltare, per questioni sanitarie e di sicurezza l’edizione 2020, quest’anno potremo tornare a vivere il nostro campo di formazione estivo, dal 21 al 25 luglio 2021, a Boves, città premio d’oro per la Resistenza contro i nazifascisti.

Durante i cinque giorni i partecipanti vivranno insieme e alterneranno attività a gruppi, laboratori, assemblee, e momenti informali. Partendo dalla memoria, dai valori e dalle culture dei partecipanti, il focus sarà la riflessione su una possibile memoria comune europea come base per costruire il futuro europeo.

Negli ultimi anni l’ Europa ha visto un aumento dell’instabilità politica, causata soprattutto dalla mancanza di un solido legame identitario sociale e culturale. In questo senso, la memoria può essere uno strumento molto potente per ricostruire quella comune identità europea.

Costruire una memoria europea condivisa è una sfida molto complessa, come sottolinea anche la “Risoluzione del Parlamento europeo sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”. Richiede una profonda consapevolezza del nostro passato e un chiaro desiderio per il nostro futuro poiché lo scenario memoriale dell’Europa è fatto di esperienze diverse, a volte anche conflittuali.

La nostra bussola per creare questa memoria comune dovrebbe essere il sistema di valori che come europei condividiamo. E per farlo, il documento più importante a cui possiamo ispirare la nostra riflessione è la “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, scritta 20 anni fa. Da questo documento possiamo iniziare la nostra ricerca sulle radici comuni di europei.

I più giovani cittadini europei devono essere coinvolti in questo processo, e anche a partire da quest’esperienza proveremo a tracciare insieme un percorso da percorrere insieme.

Proprio per rimarcare la necessità di costruire una vera e solida comunità europea, quest’anno il campo di Boves sarà vissuto, tramite il progetto Erasmus +, non solo dalla rete nazionale WeCare, ma anche da giovani provenienti da diversi paesi dell’Unione.

Sarà un’opportunità per confrontarci, dialogare e poter discutere di Europa, attraverso differenti punti di vista e vissuti, volti alla costruzione di una vera identità europea.

Si conclude la seconda edizione di Scuola di Quartiere!

La seconda settimana della Scuola di Quartiere si è conclusa, segnando così il termine di questa edizione 2021, ma che non segna la fine del nostro impegno su questo solco. Perché la Scuola di Quartiere è un esperimento che guarda al futuro, con il desiderio di coinvolgere sempre più attori con le proprie modalità e sensibilità: noi abbiamo posto le fondamenta per un modello, con la speranza di diversificare, creare, innovare insieme a seconda di dove la Scuola di Quartiere prenderà vita in futuro!

Ci siamo dati l’obiettivo di costruire una Comunità Educante solida e cosciente della centralità dell’educazione, dell’importanza dello spirito critico, del valore delle relazioni.

Dopo questi primi passi, andiamo avanti!

In questo video il racconto della seconda  settimana e la conclusione di questa esperienza. Buona visione!

Per vedere le foto delle due settimane -> https://flic.kr/s/aHsmW231hP

Vogliamo ringraziare tutte le realtà che hanno partecipato alla seconda edizione della Scuola di Quartiere!

N-Overshoot Fest: al via la raccolta fondi su Eppela

La nostra proposta “N-Overshoot Fest” è stata selezionata tra le 40 campagne del progetto +RISORSE, promosso da FONDAZIONE CRT in collaborazione con Eppela.

 

Ma cos’è “N-Overshoot Fest”?

 

È un Festival che permetterà di riflettere e conoscere buone pratiche in grado di trasformare i pensieri di sostenibilità in azioni concrete, non solo delle singole persone ma dell’intera collettività.
Nei tre giorni di “N-Overshoot Fest”, vogliamo portare queste tematiche all’attenzione delle cittadine e dei cittadini e creare legami sul territorio di Barriera di Milano, per scrivere insieme una nuova storia.

 

 

Perché non può esserci giustizia sociale senza giustizia ambientale e climatica!
Sogni e vuoi un futuro sostenibile? Fai anche tu la tua parte!
Sostienici con una donazione su Eppela, perché solo grazie al contributo di ognuno potremo realizzare il Festival, in tutta sicurezza.

 

 

Al raggiungimento dei 5000 euro, Fondazione CRT raddoppierà l’importo delle donazioni!
DONA ORA, per un futuro sostenibile accessibile a tutte e tutti!


 

8*1000, mandalo a scuola

Ce l’abbiamo fatta! A partire dal 2020 con la dichiarazione dei redditi, il contribuente può decidere di destinare la quota delle risorse del contributo IRPEF agli interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico delle scuole.

Una battaglia che portiamo avanti da dieci anni e che è divenuta legge già nel 2015, ma in passato  i fondi raccolti venivano destinati alla scuola solo in parte, dopo il “prelievo” fatto per migliorare i saldi di finanza pubblica. La cifra rimanente veniva poi ripartita in quote uguali tra le cinque tipologie di destinazione ammesse a contributo (beni culturali, calamità naturali, fame nel mondo, assistenza ai rifugiati e appunto edilizia scolastica).

Oggi, invece, i fondi dell’8*1000 destinati alla scuola sono interamente spesi per l’edilizia scolastica, così come volevamo fin dall’inizio.

Per destinare il tuo 8*1000 alla scuola crocetta la voce “Stato” e poi scegli “edilizia scolastica” tra le alternative disponibili, indicata con il numero 3. Un gesto che non costituisce un costo per chi lo fa, ma garantisce un investimento per il bene pubblico.

L’iniziativa è promossa dal Fondo Vito Scafidi, il Fondo della Fondazione Benvenuti in italia dedicato a interventi educativi in tema di cultura e sicurezza, che sviluppa molteplici azioni sull’edilizia scolastica.

Contribuisci a rendere sempre più sicure e belle le scuole del nostro Paese.


 

Scegli di destinare il tuo 8*1000 alla scuola e aiutaci a diffondere la notizia grazie ai materiali a disposizione:

Territori Educativi: Fondo Vito Scafidi

Eccovi una nuova pubblicazione per la rubrica Torino Scuola Aperta in collaborazione con Territori Educativi.

Oggi con noi Francesca Rispoli a nome del Fondo Vito Scafidi.

Vito era un giovane ragazzo che nel 2008 perse la vita all’interno delle mura scolastiche. 149 kg di ghisa l’hanno travolto. Un tubo, che assieme ad altri detriti, a mattoni, a blocchi di agglomerato cementizio, erano stati stoccati nel controsoffitto del Darwin.

Nasce nel 2015 il Fondo, dedicato a interventi educativi in tema di cultura e sicurezza, che svilupperà molteplici azioni sull’edilizia scolastica.

Nella nostra intervista parleremo di sicurezza, intesa nella sua complessità e nelle sue differenti sfaccettature.

In piazza, insieme al Coordinamento Torino Pride, per dire NO alla violenza omolesbobitransfobica

Il 20 giugno 2021 Orlando, appena diciottenne, si è arreso ai pregiudizi, all’ignoranza, alla violenza omolesbobitransfobica gettandosi sotto un treno.

È mai possibile che nessuno o nessuna abbia trovato il modo di aiutarlo?

La scuola, dove questi pregiudizi e quella gratuita violenza si sono, probabilmente, trasformati in bullismo, ha latitato anche questa volta.

Orlando, purtroppo, non ha potuto fare altro, ma tanti e tante giovani e giovanissime sono vittime degli stessi meccanismi escludenti e violenti che molto spesso devono affrontare in solitudine e  per noi tutto questo è inaccettabile.

Dobbiamo lottare tutti e tutte insieme perché la comunità educativa, con la scuola come luogo principe, possa agire con tempestività per evitare la grande sofferenza causata da tutte le forme di discriminazione.

Per queste ragioni siamo ancora convinti e convinte che sia la scuola l’obiettivo della nostra protesta. Una scuola dove si fatica, quando è impossibile, a parlare di affettività, sessualità, di lotta ai pregiudizi e alle discriminazioni.

Per queste semplici ragioni, il Coordinamento Torino Pride con tutte le associazioni che lo compongono e che vorranno esserci si troverà venerdì 2 luglio alle ore 11 sotto gli uffici scolastici regionali, in corso Vittorio Emanuele II, 70, portando con sé un oggetto e/o un pensiero scritto in ricordo di Orlando e per gridare forte la nostra rabbia.

Che la nostra protesta possa essere l’inizio di un percorso che non ci faccia mai più leggere di ragazzi e ragazze che si arrendono. Noi ci saremo! 

Territori Educativi: Fondazione per la Scuola

Nuovo appuntamento per la rubrica Torino Scuola Aperta, una doppia pubblicazione mensile in cui cerchiamo di dialogare con tutte le realtà che si occupano di educazione sul territorio torinese.

Fondazione per la scuola nasce all’interno della grande realtà della Compagnia di San Paolo nel 2001, ma con alle spalle diversi secoli di attività nel mondo educativo. Uno dei pilastri fondamentali per loro nell’immaginare la scuola del futuro è sicuramente l’apertura della scuola al mondo esterno, al terzo settore e quindi a tutta quella componente di educatori e di formatori che non sono inseriti all’interno dell’istituzione scolastica.

Buona visione!

Webinar: il nuovo abitare nel tempo dell’antropocene

1 luglio 2021 – DIRETTA ONLINE

L’Ordine dei Geometri di Torino riconosce per questo corso 1 CFP

Programma:

Ore 16.30 – Presentazione

Raul Pantaleo, TAM Associati

Mirta Da Pra, coordinatrice Casacomune

Ore 17.00 – Trasformare le case per co-abitarle

Matteo Robiglio, docente in Progettazione architettonica e urbanaal Politecnico di Torino e fondatore di HOMERS

Ore 18.00 – Esperienze:

1.Vivere insieme: cohousing e comunità solidali

Raul Pantaleo, TAMassociati

2.Torino: il cohousing associativo nelle abitazioni popolari

Diego Montemagno, presidente ACMOS

Ore 18.50 – Conclusioni

 

Adam

A Casablanca si incontrano due donne: la giovane Samia (N. Erradi), incinta e senza un compagno, in cerca di lavoro per potersi mantenere, e Abla (L. Azabal), vedova e con una figlia bambina, gestisce un piccolo forno, in cui vende pane. La prima ha bisogno di un tetto sulla testa e di guadagnare qualcosa, la seconda non sembra incline ad accettare una donna che ha concepito un figlio fuori dal matrimonio, scelta scandalosa. Ma la pietà e l’accoglienza prevalgono, così le due donne (tre, se si considera la piccola Warda, figlia di Abla) si confrontano e si scontrano, facendo emergere i pesi che ciascuna porta sulle sue spalle, i nodi insoluti del proprio passato, la fatica verso un futuro che sembra impossibile. E’ innegabile, però, che questo evento cambierà le vite di entrambe.

Maryam Touzani ha realizzato questo piccolo film prezioso nel 2019. Lo ha fatto con meticolosità e rispetto, scegliendo un taglio intimista, tutto al femminile, dove i silenzi e gli sguardi valgono più delle parole e forse dei gesti. Abla è costretta dalla sua giovane ospite a fare i conti col suo passato, che ha incatenato il suo futuro; Samia, al contrario, preoccupata per quello che sarà (l’inaccettabile disonore di una donna sola con un figlio), non riesce a vivere il suo presente.

Due interpreti straordinarie, per una pellicola che tocca il cuore.

 

Territori educativi: Manzoni People

Un’altra puntata per la nostra rubrica Torino Scuola Aperta, nell’ambito di Territori Educativi.

Manzoni People è un’associazione che nasce 11 anni fa dall’incontro di genitori e insegnanti che credevano che la scuola adatta ai propri figli fosse una scuola aperta, fatta di incontro, di vita sul territorio e con il territorio.

L’educazione dei loro bambini non poteva confinarsi alle sole ore scolastiche, ma doveva permeare la vita dei loro figli in ogni ambito, trasformando la scuola nel fulcro di una rete composita, fatta di associazioni, realtà territoriali, luoghi, una vera comunità educante.

Guardate la video intervista!

Il CPR di Torino è una ferita nello stato di diritto

Abbiamo aderito alla manifestazione, promossa da Asgi, Legal Team Italia, Giuristi Democratici, l’Osservatorio Carcere Piemonte Valle d’Aosta dell’Unione camere penali, Associazione Antigone, Adif, Api onlus, Strali, a seguito dell morte di Moussa Balde, avvenuta nel CPR di Torino.

La morte di Moussa, un ragazzo di soli 22 anni,  ci deve interrogare  come cittadini sulla funzione di queste strutture e sul trattamento riservato ai migranti nel nostro paese.

L’appuntamento è per giovedì 4 giugno, alle ore 16.00, in Piazza Castello a Torino, di fronte alla Prefettura.
Qui di seguito il comunicato di lancio dell’iniziativa.

 


Il CPR di Torino è una ferita nello stato di diritto

La morte di Moussa Balde, il 23 maggio, nei così detti “ospedaletti” del CPR di Torino, ci interroga, come cittadini e come giuristi, su alcune fondamentali questioni in merito al trattamento oggi riservato ai migranti.

 

Moussa Balde è stato trattenuto al C.P.R., e prima ancora è stato condotto presso gli uffici di polizia di Ventimiglia, perché cittadino straniero irregolare, subito dopo aver subito una selvaggia aggressione da parte di tre italiani, a Ventimiglia, il 9 maggio. Per quanto noto in questa fase, la sua condizione di persona offesa è stata immediatamente dimenticata, a causa dell’irregolarità del suo soggiorno, e non gli era stata fornita alcuna delle informazioni conseguenti, quali, tra l’altro, la facoltà di presentare denunce o querele, il diritto di chiedere di essere informato sullo stato del procedimento, la possibilità di avvalersi dell’assistenza linguistica. Gli è stato di fatto negato il diritto di partecipare al procedimento penale. Moussa Balde aveva anzi riferito di non avere neppure compreso che l’aggressione avesse generato delle indagini, che i suoi aggressori fossero stati identificati, né tantomeno sapeva che c’era un video che aveva ripreso quella aggressione (all’ingresso nel CPR i trattenuti vengono privati dei telefoni cellulari, benché la legge garantisca la libertà di comunicazione anche telefonica con l’esterno, e non hanno accesso ad internet). Questa prima parte della vicenda conferma per l’ennesima volta che per lo Stato italiano la persecuzione degli stranieri privi di un permesso di soggiorno è considerata una priorità assoluta, da esercitare a qualunque costo, anche a scapito di diritti fondamentali (in alcuni casi, e il Mediterraneo ne è muto testimone, anche della vita dei migranti).

 

 

L’altra grande questione che la tragedia di Moussa Balde solleva riguarda ciò che accade dentro i CPR italiani, e dentro il CPR di Torino in particolare.
Moussa Balde vi è stato rinchiuso senza alcuna valutazione preliminare sulla sua idoneità psichica al trattenimento e ciò nonostante le presumibili conseguenze di un’aggressione tanto violenta. Appena entrato al C.P.R., è stato privato del telefono cellulare ed è stato collocato nei c.d. “ospedaletti”, vere e proprie celle di isolamento non previste dalla normativa, separate dalle altre aree, lontane dagli uffici e dall’infermeria, dove è impossibile effettuare un controllo o un’osservazione di chi vi è rinchiuso. Luoghi in cui una patologia psichiatrica o una semplice depressione sono destinati ad aggravarsi e dove è purtroppo molto facile, in solitudine, compiere gesti anticonservativi.

Lo stesso CPR, le medesime camere di isolamento, dove, nel luglio del 2019, era morta un’altra persona, Faisal Hussein, affetto probabilmente da problemi psichici e abbandonato per cinque mesi nella segregazione del C.P.R. di Torino.

La vicenda di Moussa Balde ci deve ricordare quali sono le effettive priorità, che i diritti fondamentali non possono essere sacrificati e che non possono esistere luoghi di detenzione privi di regole, dove la vita delle persone è consegnata all’arbitrio.
I C.P.R. (che per ignoranza qualcuno continua a chiamare “centri di accoglienza”) sono strutture in cui le persone trattenute vengono private della loro umanità, parcheggiate e abbandonate, in condizioni peggiori rispetto a quelle esistenti in carcere, proprio per la carenza di regole e di garanzie. Anche i pochi diritti riconosciuti vengono sistematicamente calpestati da quella stessa pubblica amministrazione che le regole è chiamata a far osservare (e che sanziona con la privazione della libertà personale e con l’espulsione chi ha violato la normativa sul soggiorno).

 

 

Tra le numerose violazioni rilevate, queste le più gravi:
– la verifica dell’idoneità sanitaria al trattenimento viene fatta da medici interni del CPR, e non, come previsto dall’art. 3 del Regolamento CIE emanato dal Ministero dell’Interno il 2.10.2014 prot. n. 12700, da medici esterni afferenti alla ASL o alle strutture ospedaliere, prima dell’ingresso. E – come il caso di Moussa Balde dimostra con brutale evidenza – nessuna verifica di compatibilità psichica viene effettuata;
– il sostegno psichiatrico non è stato garantito dal marzo 2020 al febbraio 2021 e rimane comunque insufficiente e discontinuo;
– vengono trattenute persone presunte minorenni, in aperto contrasto con la normativa vigente; – sebbene la legge non consenta l’isolamento dei trattenuti, la misura viene abitualmente e arbitrariamente utilizzata, senza obbligo di motivazione né possibilità di impugnazione o riesame;
– durante l’isolamento, i trattenuti vengono ristretti in celle pollaio, che ricevono luce solare per poche ore al giorno solo nel cortile (con visuale oltretutto limitata da una tettoia), senza diritto di uscire né di usare un telefono;
– vengono utilizzati luoghi di trattenimento non ufficiali (le celle di sicurezza nel seminterrato), nemmeno dichiarati al Garante nazionale e scoperti casualmente da quest’ultimo in occasione della visita del 2.3.2018;
– in spregio al diritto alla libertà di comunicazione con l’esterno sancita dall’art. 14, comma 2 del Testo Unico sull’Immigrazione e dall’art. 20, comma 3, del Regolamento di attuazione, i trattenuti vengono privati del telefono cellulare, così perdendo anche l’accesso ad internet, principale strumento di comunicazione e di informazione; le telefonate possono essere effettuate solo verso l’esterno, a pagamento e con linea fissa, con la conseguenza che, in considerazione dei costi, è estremamente difficile mantenere contatti con i parenti all’estero; i trattenuti non possono ricevere, privati del proprio apparecchio cellulare, chiamate dall’esterno, avendo sempre l’amministrazione rifiutato di fornire le utenze dei telefoni installati nel centro;
– i colloqui con i familiari e i conoscenti sono sospesi da oltre un anno e non è stato attivato alcun sistema di colloqui in videoconferenza, pur a fronte di trattenimenti che possono protrarsi per diversi mesi;
– i trattenuti vengono costretti in moduli abitativi sovraffollati, con servizi igienici non separati dai luoghi di pernottamento e privi di porte;
– non sono presenti mediatori culturali di lingue e Paesi rappresentati nel CPR.

A ciò si aggiunge il tema della competenza a decidere in materia di libertà personale ai giudici di pace, che tale competenza non hanno in alcun altro ambito. Si ricorda in merito il risultato delle ricerche dell’Osservatorio sulla giurisprudenza del giudice di pace in materia di immigrazione (Lexilium), che ha rilevato che il tasso di convalida dei decreti di trattenimento da parte dell’ufficio dei giudici di pace di Torino, nel 2015, è stato del 98% e quello di proroga del 97%, all’esito di udienze che, nella maggioranza dei casi, non hanno superato i 5 minuti di durata.

 

 

A fronte di queste gravissime violazioni, riaffermiamo con forza la necessità di riportare questi luoghi a standard minimi di decenza e dignità, chiedendo che:
– siano immediatamente chiuse le strutture illegali di detenzione, come i c.d. Ospedaletti e le camere di sicurezza nei sotterranei;
– vengano ripristinate le condizioni di legalità del trattenimento e, in particolare, il diritto di comunicazione anche telefonica con il proprio telefono cellulare e la ripresa dei colloqui con i familiari;
– particolare attenzione venga posta alla salute dei trattenuti, anche attraverso il previo esame da parte di medici dell’ASL sulla idoneità al trattenimento, e che venga garantita la presenza di psichiatri e psicologi, sia al momento dell’ingresso, sia nel corso del trattenimento;
– in caso di incapacità a rispettare gli standard minimi sopra illustrati, venga disposta la chiusura della struttura;
Ribadiamo inoltre la necessità di rispettare i principi del processo penale e i diritti delle persone offese, siano essi cittadini italiani o stranieri, indipendentemente dal possesso di un permesso di soggiorno. Chiediamo infine un incontro urgente con il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e con il Ministro della Giustizia, Marta Cartabia, per documentare i più gravi episodi verificatisi negli ultimi mesi all’interno della struttura, culminati nel suicidio di Moussa Balde.

 

 

Promotori
ASGI
LEGAL TEAM ITALIA
GIURISTI DEMOCRATICI
OSSERVATORIO CARCERE PIEMONTE E VALLE D’AOSTA UNIONE CAMERE PENALI ITALIANE
ASSOCIAZIONE ANTIGONE
ASSOCIAZIONE ANTIGONE PIEMONTE
ADIF Associazione Diritti e Frontiere
A.P.I. ONLUS
StraLi

Comunità Intenzionali: sostieni la petizione

Maggio è il mese europeo dell’abitare collaborativo. Abbiamo deciso, insieme a Rive, Rete Italiana Cohousing, Abitare collaborativo di festeggiare rinnovando il nostro impegno per il riconoscimento giuridico delle comunità intenzionali. Abbiamo deciso di metterci la faccia. “Le comunità di vita rappresentano una delle forme più antiche di aggregazione umana e possono costituire importanti laboratori di sperimentazione sociale nel mondo attuale.”

Festeggia con noi!

 

Firma la petizione collegata alla proposta di legge

Il piccolo principe alla scuola Salvo D’Acquisto

Eccovi il racconto di un bellissimo percorso laboratoriale nato dalla collaborazione tra Acmos e Orme – Scuola Di Arti Sceniche E Impegno Civile.

Due classi della scuola elementare Salvo d’Acquisto, composte interamente da bimbi di origine straniera, dopo la lettura del libro “Il Piccolo Principe” hanno provato a dialogare e confrontarsi sulle emozioni.

L’utilizzo di tecniche di danza-teatro e improvvisazione hanno aiutato i piccoli partecipanti a esprimersi e a rappresentare le proprie sensazioni.

Il piccolo principe e l’aviatore hanno permesso di capire che proprio il confronto e l’incontro nella diversità ci possono rendere migliori!

Un ringraziamento va a Specchio dei Tempi per aver sostenuto e finanziato il progetto!