Suspiria

Nella Berlino divisa del 1977 giunge Susie (D. Johnson), giovane americana che viene accettata presso la scuola di ballo, diretta da Madame Blanc (T. Swinton). In breve, viste le sue capacità, diviene la prima ballerina e conquista la fiducia unanime. Dalla scuola è scomparsa una ragazza, nei giorni precedenti, che era anche in cura da uno psicoterapeuta. Un’altra ballerina, invece, Olga, se ne vuole andare e lancia accuse pesanti: dietro la scuola di danza, ci sarebbe un patto macabro di stregoneria. E’ solo delirio o c’è del vero?

Luca Guadagnino, reduce dal successo internazionale di “Call me by your name”, omaggia l’omonimo film di Dario Argento del 1977, pur con un approccio tutto suo. Se l’originale era un horror dall’indubbio fascino estetico (cromatico, acustico), ma con una sceneggiatura dai dialoghi penosi e ridicoli, qui Guadagnino segue una logica narrativa molto più coerente, mantenendo un’attenzione notevole agli aspetti tecnici: ottimi il montaggio di Walter Fasano (tra gli sceneggiatori), la fotografia, la colonna sonora di Thom Yorke dei Radiohead, le stesse coreografie di danza. Più in generale, oltre al talento del regista, ci sono atmosfere inquietanti e oniriche, omaggi al cinema di genere, oltre che una bella direzione delle interpreti, soprattutto la Swinton, che con Guadagnino aveva fatto già due film.

Diviso in sei capitoli e un epilogo, il film funziona fino al quinto, pur con qualche contraddizione nella storia, per poi scadere in un delirio splatter e truculento, davvero gratuiti.

Peccato.

Buone visioni per questo 2019!

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