Storia di un matrimonio

Charlie (A. Driver), regista teatrale, è sposato con Nicole (S. Johansson), attrice spesso diretta sul palco dal marito. Insieme hanno avuto un figlio, il piccolo Henry. Il matrimonio è in crisi e, all’inizio della storia, li scopriamo alle prese con la separazione, che sembra partire con toni cordiali, nonostante le difficoltà, ma che ben presto prenderà una piega notevolmente diversa: scendono in campo gli avvocati, per Nicole una donna (L. Dern), agguerrita e femminista, per Charlie, uno cinico e determinato (R. Liotta) e uno più pacato e paterno (A. Alda). Lo scontro in tribunale non avrà esclusione di colpi, con bassezze da ambo le parti, seppur nel gioco delle parti, con il solo obiettivo di far vincere il proprio cliente. Ma è davvero necessario puntare sotto la cintola, il tuo ex consorte, sapendo che farai del male all’altro, ma anche a te stesso?

Noah Baumbach scrive e dirige un film potente e molto bello. Riesce a raccontare come due persone che si sono amate, hanno avuto un figlio, possano arrivare a colpirsi con una violenza inaudita, dimenticando tutto ciò che di bello c’è stato, per far valere le proprie ragioni, ignorando quelle altrui: l’apice del pathos conflittuale è la scena in cui Nicole e Charlie si urlano in faccia sempre più forte tutto quello che non va. Tuttavia Baumbach sa cogliere le sfumature della tenerezza (gli ultimi minuti sono commoventi), dell’ironia, della fragilità, del meschino egoismo, dell’amore che non può morire mai del tutto. In una parola, della vita.

Driver e la Johansson sono due ammirevoli protagonisti, attorniati da vecchie glorie del cinema come Alda, Liotta e la Dern. Candidato a sei Golden Globes. In Italia ha (avuto) una distribuzione scarna nelle sale, a Torino per esempio è proiettato in un solo cinema, un solo orario e in lingua originale. Niente paura, è una produzione Netflix: andatelo a cercare on line, ne vale la pena.

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