Reati agroalimentari, un passo avanti?

Il  Consiglio dei Ministri di martedì 25 febbraio ha approvato un ddl sulla riforma della normativa in materia di reati agroalimentari, su proposta del Ministro della giustizia, Alfonso  Bonafede,  e  della Ministra delle politiche agricole, Teresa Bellanova.

 

Avremo, così, più strumenti per contrastare i reati agroalimentari, spesso legati in modo diretto agli interessi delle mafie? Lo abbiamo Chiesto a Gian Carlo Caselli, ex magistrato e presidente dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sulle agromafie di Coldiretti.

 

Dottor Caselli, cosa pensa del disegno di legge?

Toccherà al parlamento discuterne, confrontando le diverse opinioni che saranno prospettate per operare le scelte definitive.  La strada è ancora lunga. La speranza è che non prevalga chi non accetta un modello di sviluppo orientato al benessere della collettività e alla distintività dei prodotti. Oppure ancora qualcuno che preferisce le resistenze corporative  ad un’onesta e trasparente  collaborazione per il bene comune. La posta in gioco è alta: la salute e la  sicurezza alimentare dei cittadini e nello stesso tempo un funzionamento regolare del settore che non penalizzi gli operatori onesti ( che sono la stragrande maggioranza). Di certo, non si può pensare di governare il Paese con armi spuntate, come quelle che offre la normativa  ancora vigente nel contrasto ai fenomeni di frode alimentare. Oggi  assai complessi, mentre la legge è ancora ferma ai casi, ormai solo  di scuola, dell’oste che mescola l’acqua con il vino. Benvenuta quindi la riforma!

 

Crede che questa legge possa aiutare a contrastare il business delle agromafie?

L’agroalimentare è un settore molto…appetibile, perché ( in Italia)  garantisce il saldo positivo della bilancia commerciale, promuove un flusso notevole di export, sostiene il reddito e l’occupazione. Un formidabile fattore di traino è il made in  Italy. Ma un settore che “tira” nello stesso tempo  “attira”: anche soggetti “border line”, fino ai mafiosi.  Da sempre le mafie preferiscono gli affari illeciti a bassa intensità espositiva e poiché  l’attuale normativa italiana  in materia  non funziona, ecco che si guadagna tanto e si rischia poco. Un brodo di coltura ideale per i boss, che operano dal campo allo scaffale alla tavola fino alla ristorazione. La riforma si propone quindi  di rendere meno conveniente ( in quanto adeguatamente punito) l’uso di carte “truccate” che per la mafia è abituale e diventa più facile se si agisce con una prospettiva di sostanziale impunità.

 

La riforma accoglie le linee guida tracciate dall’Osservatorio che lei presiede?

L’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sulle agromafie (una  fondazione di Coldiretti ) è nato e opera da sempre per la cultura della legalità, lo studio e contrasto delle infiltrazioni, il monitoraggio delle contraffazioni, l’analisi delle pratiche commerciali scorrette, la tutela del made in Italy e la trasparenza informativa. In sostanza si punta a  consolidare la legalità in ogni segmento della filiera, come precondizione per un cibo (oltre che buono) sano e giusto. In quest’ottica è chiaro che l’Osservatorio ha insistito con forza e assoluta convinzione perché fosse portato all’esame delle Camere un valido progetto di riforma, alla cui elaborazione ha attivamente contribuito nella apposita Commissione istituita a suo tempo dal ministro Orlando (con la presidenza del sottoscritto e la partecipazione di vari membri dell’Osservatorio).

 

In cosa consiste la riforma?

La riforma si propone di realizzare un diritto penale della vita quotidiana, capace di accompagnare passo passo  il consumatore rafforzandone la fiducia. Sul fronte dei delitti contro l’incolumità e la salute pubblica – primo àmbito di intervento – sono state individuate nuove figure di reato, tra cui il disastro sanitario, l’omissione di interventi necessari ad evitare la circolazione di  prodotti pericolosi e la pubblicità ingannevole. Un secondo àmbito di intervento  ha riguardato il contrasto alle frodi dei prodotti alimentari, con l’obiettivo  non soltanto di punire i comportamenti illeciti ma anche  di tutelare beni ulteriori e diversi dalla generica lealtà commerciale, valorizzando, in particolare, il consumatore finale di alimenti ed il “patrimonio agroalimentare”. Il riferimento esplicito  a questo valore  si inquadra nel riconoscimento che il cibo ha una sua identità, quale parte irrinunciabile ed insostituibile della cultura dei territori, delle comunità locali e dei piccoli produttori locali, ciò  che appunto  definisce, in sostanza, il “patrimonio alimentare”. Conseguentemente, la tutela degli alimenti non può essere realizzata senza tutelare i consumatori e senza renderli, allo stesso tempo, partecipi e responsabili del loro patrimonio. Ad integrare il quadro delle novità, concorre l’inedito reato di agropirateria, applicabile quando i fatti di frode sono commessi da soggetti che, pur non facendo parte di vere e proprie associazioni per delinquere, agiscono con condotte sistematiche e attraverso l’allestimento di mezzi o attività organizzate. In generale sono state adeguate le sanzioni, con particolare riferimento agli alimenti a denominazione protetta e indicazione geografica.  Sono previste anche misure interdittive. Da segnalare  una  nuova disciplina della responsabilità delle persone giuridiche. In àmbito processuale,  infine, si è cercato di estendere e rafforzare gli strumenti utili alla ricerca e all’accertamento della verità.

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