Parasite

Ki-woo è un giovane ragazzo, che vive con la famiglia in un sobborgo di una città della Corea del sud. Con lui la madre, il padre e la sorella, quattro persone per una topaia fatiscente in un seminterrato e la voglia di arrabattarsi quotidianamente per racimolare denaro. Quando il suo amico Kim gli propone di dare lezioni di inglese, alla figlia di una ricca famiglia, Ki-woo è perplesso, ma accetta. Entra così nella grande casa dei Park, disegnata da un celebre architetto, dove vive un nucleo famigliare identico al suo, soltanto molto più benestante, con tanto di autista e domestica. Ben presto Ki-woo intuisce che forse può coinvolgere i suoi famigliari in un piano diabolico, per insinuarsi all’interno della villa. Le cose sembrano funzionare, ma le sorprese, sempre meno piacevoli, non mancheranno.

Bong Joon-ho, regista sudcoreano, firma la regia (e anche il soggetto) di una pellicola straordinaria. Parabola grottesca e surreale sui rapporti di forza e di potere,  feroce metafora della lotta di classe e cinico apologo sulla nostra società, “Parasite” è un film che inquieta e affascina, disturba e spiazza, fa ridere e intimorisce. La sottile vena violenta che cova per metà della storia, insinuandosi come un parassita appunto, è destinata a esplodere. Attori perfetti, regia e sceneggiatura implacabili, scelta musicale azzeccata (con una chicca italiana su una scena strepitosa). Non potete perderlo.

Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes.

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