Meridiano d’Europa: Green Revolution

Da sei anni, annunciamo la sfida annuale del Meridiano d’Europa il 27 gennaio, una data da non dimenticare, impressa nella nostra memoria in modo indelebile.

 

Oggi è il Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto, istituita per ricordare lo sterminio di massa, un crimine contro l’umanità portato a termine nel nostro continente, in cui milioni di ebrei e, con loro, tutti i “diversi” sono stati discriminati e sterminati dal disegno nazista.

Ricordando il punto più basso della nostra storia, vogliamo rimettere al centro della nostra azione politica di movimento il sogno di speranza, convivenza pacifica, accoglienza e inclusione prospettato con la costruzione dell’Europa unita.
Un progetto che oggi sembra essersi smarrito lasciando spazio a nuove discriminazioni, paure, muri. Dimenticando i valori fondanti dell’Europa, o persino rimettendo in discussione la sua unità, ci esporremmo al rischio di rivivere di ciò che il nostro continente ha vissuto. “È avvenuto, quindi può accadere di nuovo” disse Primo Levi e, nelle sue parole ritroviamo quotidianamente – e in questo giorno in particolare – l’importanza del ricordo e la necessità dell’impegno collettivo.

 

Per questo, da quando abbiamo dato vita al progetto “Meridiano d’Europa”, decidiamo di annunciare la nuova edizione in questa giornata. Vogliamo ricordare le milioni di vittime innocenti dell’Olocausto incoraggiando la partecipazione dei giovani alla costruzione di un’Europa democratica solidale e inclusiva, contribuendo così, a livello più generale, a combattere ogni forma di intolleranza, e a promuovere una cultura europea della pace e della multiculturalità.

Green Revolution” è il titolo di questa edizione che porterà a Lubiana, dal 18 al 22 Aprile, più di 300 studenti delle scuole superiori di tutta Italia.
Abbiamo deciso di dedicare l’esperienza del 2020 allo sviluppo sostenibile perché rappresenta una delle principali sfide a cui l’umanità è oggigiorno chiamata e sparando di rendere i giovani protagonisti di questa rivoluzione.
Gli effetti dell’attività degli uomini sul nostro pianeta dimostrano, da tempo, quanto sia insostenibile il modello di sviluppo imperante. Non lo è dal punto di vista economico, sociale e ambientale.
Il cambiamento climatico, in particolare, ha drammatiche conseguenze per tutti noi: dallo scioglimento dei ghiacciai alla riduzione della biodiversità, all’aumento dei gas serra al surriscaldamento globale. L’Earth Overshoot day – ovvero il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno – è in progressivo avanzamento e nel 2019 è stato il 29 luglio.
L’interesse della comunità internazionale su questo tema è stato per lungo tempo insufficiente, e gli effetti di questo disinteresse si possono riscontrare nella nostra quotidianità.
Nonostante dagli anni settanta si celebri, il 22 aprile, la Giornata Mondiale della Terra e il 5 giugno la Giornata Mondiale dell’Ambiente, non si può certo affermare che l’istituzionalizzazione di questi giorni simbolici abbia contribuito a migliorare la situazione.
A Parigi, nel 2015, è stato proposto un piano d’azione globale volto a rimettere il mondo sulla buona strada o quantomeno a limitare i danni. Il testo siglato parte dal chiaro presupposto che “il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta” e individuava come necessaria “la massima cooperazione di tutti i paesi” con l’obiettivo di “accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra”, ma sono ormai molti i paesi che fanno passi indietro rispetto agli impegni presi con la comunità internazionale.
Se gli stati sembrano non comprendere la gravità della situazione e l’urgenza di mettere in atto interventi radicali, l’attenzione della società civile società civile, soprattutto all’interno dei paesi dell’Unione Europea, è in costante crescita.
La mobilitazione Fridays For Future è in parte proprio manifestazione dell’importanza attribuita a questa sfida dalle nuove generazioni, ma anche della delusione nei confronti delle istituzioni che non sono state capaci di generare un’inversione di rotta netta, unanime ed efficace.
Come possono i giovani contribuire concretamente a imprimere una svolta sull’emergenza climatica? Come fare in modo che questa questione diventi prioritaria nell’agenda politica? Può l’Unione Europea essere su questo tema un attore globale capace di ispirare le altre potenze internazionali?

 

L’Unione Europea ha più volte preso posizione in merito al tema ambientale. Dalla ratifica dell’Accordo di Parigi, all’istituzionalizzazione dell’European Green Capital Award, alla normativa del Parlamento Europeo per vietare l’uso di articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini, entro il 2021. Ma la strada è ancora lunga e i passi fatti insufficienti. Con questa edizione del Meridiano d’Europa intendiamo non solo sollecitare i giovani su questo tema entrando nel merito della sfida e generando proposte di impegno personali e collettive, ma anche rafforzare le collaborazioni tra i soggetti che da tempo si impegnano per un futuro sostenibile al fine di richiedere alle istituzioni locali, nazionali ed europee un’azione sempre più mirata e stringente per arginare, per quanto possibile, le conseguenze del cambiamento climatico.
Pur nella consapevolezza della portata globale di questa sfida, riteniamo infatti che il ruolo delle nuove generazioni e delle istituzioni europee sia centrale per rinnovare i stili di vita e di consumo individuali e collettivi.
Per approfondire al meglio questo tema abbiamo scelto di metterci in viaggio verso Lubiana: European Green Capital nel 2016 in virtù dei gli interventi urbanistici effettuati per l’ampliamento delle aree verdi, oggi i tre quarti della città, e per la rivitalizzazione degli argini del fiume Sava. Numerose sono inoltre le esperienze locali di associazioni e imprese che provano a misurarsi su questa sfida in dialogo con la società civile e con le istituzioni. Il nostro viaggio a Lubiana sarà un modo per conoscere direttamente le esperienze avviate sul territorio, ma anche raccontare pratiche e metodologie realizzate in altri contesti europei. Le nostre giornate saranno quindi un cantiere di esperienze con l’obbiettivo di rafforzare collaborazioni, elaborare proposte giovanili di impegno concreto e sollecitare l’attenzione dell’Unione Europea, prima che sia troppo tardi.

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COS’È IL MERIDIANO D’EUROPA

 

Il Meridiano d’Europa è prima di tutto un viaggio. Non è un percorso fisico, è un itinerario mentale dalla violenza al futuro. La strada viene costruita dalla partecipazione attiva nel processo democratico. I due poli di questo itinerario sono Lampedusa e Utoya, due piccole isole una all’estremo sud e l’altra nel pro- fondo nord dell’Europa con un importante valore simbolico. Lampedusa è la porta dell’Europa contro la quale si sono letteralmente infrante migliaia di vite in que- sti anni. A Utoya, il 22 Luglio 2011, 69 giovani sono stati uccisi a sangue freddo da un criminale di estrema destra contrario alle idee di solidarietà, pluralismo e laicità cui questi giovani stavano ispirando la loro vita.
In entrambi i casi, siamo stati testimoni di violenze contro la possibilità della convivenza e della speranza. Davanti alle scioccanti violazioni dei diritti umani, davanti alla complessità della risposta democratica, la rassegnazione avanza. Per promuovere una cittadinanza attiva basata sulla condivisione di valori pluralisti e pacifisti, abbiamo bisogno di potenziare le nostre consapevolezze, abbiamo bisogno di comprendere, di dibattere, di reagire.
Il Meridiano d’Europa è un frame culturale, una struttura interpretativa per trasformare le informazioni in eventi significativi, e, in tal modo, guidare la partecipazione alla società civile. Il frame del Meridiano d’Europa, costruito con un percorso partecipato, rappresenta la possibilità di aumentare la consapevolezza e migliorare la possibilità di incidere sulla realtà. Lo scopo è la costruzione, attraverso il dialogo, di strumenti per rielaborare le violenze che hanno sconvolto le nostre società democratiche, grazie alla promozione del senso di identità e appartenenza ad una Europa migliore.

 

 

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