L’ultima ora

Pierre Hoffman (L. Lafitte) è un supplente di italiano, che si trova a sostituire un collega che si è buttato dalla finestra della sua classe, sotto gli occhi dei suoi allievi. I 12 studenti della classe sono apparentemente imperturbabili, forse perchè tutti in fase di apprendimento precoce, con voti eccellenti e un’intelligenza superiore alla media? Non solo, Pierre si accorge subito di quanto siano un gruppo fortemente identitario, con un certa dose di altezzosità (per altro ricambiata) nei confronti degli studenti “normali” e dinamiche di comportamento omertose. Pierre scoprirà, inoltre, che fuori dalla scuola commettono giochi violenti tra loro, al limite dell’autolesionismo. E’ solo il disagio di un gruppo di adolescenti o c’è di più? Per Pierre diventa un’ossessione, mentre i suoi colleghi sembrano ciechi o distratti.

Sebastien Marnier firma la regia di un film inquietante, che progressivamente scivola nelle cadenze di un thriller, mentre tiene in controluce il tema ambientale, oggi così attuale (ma la pellicola è dello scorso anno), anche grazie alle mobilitazioni degli studenti in tutto il mondo. C’è una buona dose di suspence, forse qualche eccesso di passaggi metaforici e un finale parzialmente discutibile, ma a conti fatti la storia funziona.

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