Le strade del male

Nell’arco di vent’anni, tra il 1945 e il 1965, si snoda una vicenda intricata e violenta, che si muove tra l’Ohio e il West Virginia. Nell’affollata galleria di personaggi, il perno della storia è Arvin (T. Holland): prima bambino insieme a una madre gentile e un padre (B. Skarsgard), ex soldato che ha combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, sul fronte del Pacifico; poi giovane uomo, la cui vicenda umana è legata a quella di Lenora (E. Scanlen), con cui è cresciuto fin da piccolo. Intorno a loro si muovono, in maniera inquietante, uno sceriffo corrotto, una coppia dalle perversioni assassine, due predicatori tanto affascinanti e carismatici, quanto ambigui e deviati. Il sangue, inutile a dirsi, scorrerà copioso.

Antonio Campos firma la regia e co-sceneggia un film, tratto dal romanzo di Donald Ray Pollock (che nella versione originale è anche il narratore della vicenda). Le tematiche del film sono molteplici: la religione, il senso di colpa, la brutalità del mondo, l’espiazione, la meschinità degli esseri umani. Meglio il titolo originale (“The devil all the time”), che quello italiano. Il problema? Che Campos non è Scorsese e sbaglia quasi tutto: una pellicola troppo lunga, appesantita dall’uso della voce fuori campo, sotto il segno di un pessimismo programmatico, con un calcolato gusto dell’eccesso, della violenza gratuita, dove quasi nessun personaggio si salva, in una visione senza speranza, che alla lunga esaspera. All’attivo l’uso delle musiche e un certo occhio per la ricostruzione dell’epoca. E un buon cast corale (da citare anche Robert Pattinson), ma non basta. Del resto, si sa, la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, per restare in tema.

Produzione Netflix, tranquillamente evitabile.

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