Jojo Rabbit

Jojo (R. G. Davis) ha dieci anni e vive in Germania con la madre (S. Johansson). Siamo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, le truppe tedesche sono in ritirata su tutti i fronti, a un passo dalla disfatta. Jojo è un piccolo fervente nazista, frequenta la gioventù hitleriana, ma soprattutto ha un amico immaginario particolare, niente meno che Adolf Hitler (T. Waititi): con lui ha delle lunghe conversazioni, che ovviamente riguardano spesso e volentieri l’ossessione comune ai due, vale a dire gli ebrei. Dopo un incidente con una granata e la conseguente convalescenza, viene affidato dalla madre al capitano Klenzendorf (S. Rockwell), ma intanto fa una scoperta inquietante: la madre nasconde una ragazza in casa. Sarà mica ebrea?

Taika Waititi, comico, regista e attore neozelandese, si lancia in un’operazione ad alto tasso di rischio, con un film che fa parodia e satira del nazismo, ritagliandosi pure il ruolo dell’immaginario Hitler e firmando regia e sceneggiatura. E’ una scommessa coraggiosa, ma vinta. A metà tra la favola e il romanzo di formazione, la storia del piccolo Jojo, che sempre di più si misura con la misteriosa ragazza nascosta in casa, è fatta di momenti graffianti e riflessi drammatici, di risate e attimi di commozione. Quasi tutti i personaggi sono diversi da come sembrerebbero in superficie. Sam Rockwell e Scarlett Johansson molto bravi, ottimo utilizzo delle canzoni.

Film d’apertura al Torino Film Festival e candidato a vari premi, tra cui 6 Oscar. Se qualcuno volesse polemizzare, a qualche giorno dal 27 gennaio, se lo risparmi, grazie.

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