Il progetto Scu.ter al tempo del Corovavirus

In questi giorni complicati per tutti il Progetto Scu.ter. non si è fermato.
Essere animatori d’ambiente non significa solo svolgere incontri in classe d’approfondimento oppure organizzare attività stimolanti nei corridoi delle scuole durante gli intervalli: vuol dire provare ad abitare tutti gli spazi che si hanno a disposizione per mantenere un legame coi ragazzi, riflettere su quello che sta accadendo nel mondo e cercare di reagire insieme senza farsi sopraffare dalla paura e dall’isolamento.

Gli animatori del progetto Scu.Ter. in questi giorni si sono mobilitati per capire come lavorare al meglio in questa direzione, consapevoli dei limiti e delle difficoltà che tutti quanti stanno vivendo, mettendosi innanzitutto a disposizione delle scuole, dei docenti e degli studenti.

Certamente quando gli ambienti fisici sono chiusi o limitati le attività educative sono più complicate, ma non impossibili.

L’incontro fisico dei corpi in uno spazio condiviso è un elemento fondamentale per l’apprendimento e la socializzazione degli individui, non è certo un qualcosa di superfluo. Tutte le misure di didattica online rappresentano un modo per compensare la distanza, ma non sono certo la stessa cosa. Viene richiesto a tutti uno sforzo di immaginazione differente, che però potrebbe rivelarsi utile per essere pronti anche quando le scuole riapriranno.

In alcuni casi i docenti hanno richiesto di continuare online i percorsi con le proprie classi: al Copernico-Luxemburg, al Peano e al Giordano Bruno si sono svolti i primi incontri con gli studenti. Sono state esperienze interessanti che, nonostante gli imbarazzi e la distanza, hanno permesso di costruire un ponte comunicativo per ragionare di responsabilità, comunità, felicità e giustizia a partire dall’attualità. La quarantena e la pandemia sono stati certamente al centro dei dibattiti, che a partire dall’esperienza di ciascuno hanno poi toccato i temi della limitazione della libertà personale, della corresponsabilità collettiva, della relazione dei cittadini con le istituzioni e con la comunità scientifica: tutte questioni cruciali nella formazione di un cittadino consapevole.

Ma si è parlato molto anche di mafia: il 21 Marzo, da poco passato, è Giornata Nazionale per la memoria e l’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti della mafia, e anche se in una dimensione virtuale si è scelto di non dimenticarle e di riflettere a partire dalle loro storie.

Oltre ai laboratori interattivi c’è stata la volontà di continuare a svolgere a distanza le riunioni dei collettivi studenteschi che in alcuni casi non si sono mai fermate: questi momenti hanno permesso agli animatori di rimanere aggiornati su quello che stava succedendo nel mondo della scuola e poter dare una mano, per quanto possibile, ai rappresentanti d’istituto e di consulta.

Inoltre, per vivere ancora di più lo spazio virtuale si è investito molto più tempo nell’animazione delle pagine Instagram nelle singole scuole per costruire rubriche di approfondimento, giochi interattivi, condivisione di informazioni o di consigli per passare il tempo in modo costruttivo in quarantena.

L’emergenza ha di certo fatto emergere fragilità e problemi già presenti sia dentro sia fuori il mondo della scuola, e amplificato tante difficoltà dei ragazzi che oggi dovrebbero trovare nella scuola un luogo di crescita e un’opportunità di consapevolezza e emancipazione. Essere presenti con gli studenti in questo periodo, insieme ai docenti e alle istituzioni, è un modo per farsi carico della responsabilità di non lasciare nessuno da solo ma di accompagnare in una riflessione costruttiva e condivisa. Sarà fondamentale, anche passata la crisi, saper riprendere le questioni emerse per capire perché e come impegnarsi attivamente per affrontarle insieme. Questa è una priorità politica di tutti da cui il progetto Scu.Ter. non vuole tirarsi indietro.

di Gabriele Gandolfo

Articolo di