Formazione animator3 WeCare in Cascina Caccia: 28-30 novembre 2025

“L’educazione diventa libertà quando trasforma chi insegna e chi apprende”, scriveva nel 1994 bell hooks, scrittrice, attivista e femminista statunitense, nel suo Insegnare a trasgredire.

Sono queste parole, che condensano ottimamente lo spirito di questi giorni, ad aprire a mio avviso il sipario sul weekend dedicato alla formazione animatori e animatrici della rete WeCare, che si è tenuto dal 28 al 30 novembre presso Cascina Caccia, bene confiscato alla ‘ndrangheta e battezzato così in nome del magistrato Bruno Caccia, assassinato dalla famiglia Belfiore.

Venerdì 28 novembre

Dopo l’arrivo nel tardo pomeriggio, sistemiamo tutti gli zaini nelle camere e ci prepariamo per la cena, preparata da alcuni/e volontari/e della rete. La scelta di cucinare vegano per questi giorni riflette una precisa posizione etica che come rete scegliamo di riproporre durante i momenti comunitari.

Come d’abitudine, la prima serata è dedicata a dei giochi rompighiaccio per permettere a tutti i membri delle realtà della rete di conoscersi tra loro. Ci sono tante facce note ma anche molti ragazzi e molte ragazze che si affacciano per la prima volta a questo ambiente. Veniamo divisi/e in gruppi da quattro o cinque persone per poi essere smistati/e in varie stazioni, che fanno riferimento a diversi/e animatori/trici. A turno, dobbiamo compiere le task che ogni stazione richiede. Tra momenti profondi (ma anche grandi risate!) si chiude così la prima sera qui a Cascina Caccia.

Sabato 29 novembre

Il giorno dopo accorriamo a fare colazione per iniziare presto le attività. Ci raduniamo nella sala principale in cerchio e un’animatrice annuncia che per quella giornata seguiranno due formazioni parallele: una per animatori e animatrici esperte, l’altra per chi si approccia per le prime volte all’animazione d’ambiente o a chi vuole approfondire le basi teoriche dell’approccio pedagogico della rete WeCare. A sua volta, questi/e ultimi/e vengono suddivisi/e in ulteriori gruppi, che affronteranno a rotazione tre tavoli di discussione, sul modello degli European Café, dedicati a tre grandi figure pedagogiche di riferimento: bell hooks, Don Lorenzo Milani e Paulo Freire.

Riuniti/e attorno a un grande cartellone su cui emergono le parole “margine, paure, libertà” (seguite da alcune citazioni da Insegnare a trasgredire), centrali per il pensiero di bell hooks, approfondiamo brevemente il pensiero della scrittrice americana per poi avviare una riflessione personale e al contempo collettiva relativa a ciò che i temi cardine della sua filosofia suscitano in noi, rispetto alle nostre esperienze animative o eventuali timori rispetto ai ruoli che andremo a ricoprire.

Passati tre quarti d’ora, ci dirigiamo verso il tavolo su Don Lorenzo Milani, per approfondire la sua vita, il suo pensiero e la sua opera. Lo facciamo leggendo un estratto da Lettera ai giudici, uno scritto pubblicato da Milani nel 1965 in risposta all’accusa rivoltagli di “apologia di reato”, quando aveva difeso 13 persone incarcerate per renitenza alla leva. Dalle potenti righe di Milani, è in particolare il ruolo educativo come progresso della civiltà, e quindi il tema del potere, a emergere.

Per ultimo, andiamo alla scoperta di Paulo Freire, pedagogista brasiliano autore de La pedagogia degli oppressi. Freire parte dall’individuare una situazione oggettivo-problematica per rintracciare i temi generatori che permettano di aprirne possibilità inedite di azione, scardinanti il fatalismo nichilista di chi pensa che le cose non possano cambiare. Sono parole forti, che risuoneranno con noi per il resto di questi due giorni.

Quando ogni gruppo ha terminato il proprio lavoro, ci ritroviamo tutti/e nella sala principale per  tirare le fila della mattinata in una restituzione collettiva. Ci predisponiamo poi per il pranzo, e il pomeriggio prosegue all’insegna del ruolo della fantasia nell’educazione, con Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari, intervallando letture dell’opera (abbiamo parlato di binomio fantastico, di estraneità fra le parole per farle convivere, di storie che non dicono, ma fanno dire qualcosa) con degli esercizi atti a sollecitare la nostra immaginazione.

Nella seconda parte del pomeriggio, attraversiamo il metodo del teatro dell’oppresso per immedesimarci nel concreto dentro le situazioni che ci vedranno animatori e animatrici nelle scuole. Vengono presi a modello 3 scenari, in cui improvvisamente nuovi personaggi sono chiamati ad entrare in scena e a modificare i rapporti tra personaggi. Chiunque può poi interrompere la rappresentazione per sostituirsi ad uno/a degli/lle attori/ttrici e condurre la sua parte in un modo diverso, evidenziandone le possibilità inedite di azione

Domenica 30 novembre

La mattina seguente incontriamo Davide Mattiello, fondatore di Acmos ed ex deputato alla Camera, che ci racconta di come i movimenti sociali si sono trasformati nel tempo a seconda del cambiamento del mondo che si trovavano di fronte. In mano tiene Il racconto dell’isola sconosciuta, opera del premio Nobel José Saramago. Ci consegna il testo cartaceo e ci consiglia di trovarci un nostro posto in Cascina, dove poterci dedicare per tre quarti d’ora alla lettura personale e meditativa del racconto. Una volta trascorso il tempo, ci raduniamo nuovamente in cerchio nel salone e per riportare alcuni passaggi pregnanti del testo e di spiegarne il perché, per poi scrivere su un cartellone posizionato al centro del cerchio la parola che meglio riassume la riflessione.

Si conclude così questo weekend di formazione animatori/animatrici della rete WeCare: stavolta, sul treno di ritorno, non portiamo soltanto uno zaino sulle spalle, ma un groviglio di idee, progetti, domande, emozioni che ci spinge a tuffarci con più consapevolezza e con più entusiasmo nel mondo dell’animazione, certi/e che niente quanto l’educazione politica ha il potere di trasformare visceralmente le ingiustizie della storia.

Gemma Petri – Le Discipline, Firenze

09/12/2025
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