I soldi che ho sono la mia libertà, ma quelli che inseguo la mia schiavitù.”
Emis Killa (“Moneylove” ft. Massimo Pericolo)
“Seguire il denaro” era il consiglio dell’informatore nel film “Tutti gli uomini del presidente”; è il fondamento del metodo investigativo di Falcone per la ricerca della verità nella lotta a mafie e corruzione, divenuto esemplare in tutto il mondo; ed è anche quello che ha fatto Francesca Albanese con il suo report “From economy of occupation to economy of genocide” a proposito del genocidio palestinese.
Conoscere i soldi, quanti sono, nelle mani di chi, come si manifestano, si muovono e si moltiplicano: è di certo un buon modo per capire la nostra realtà. La finanza ha consentito e condizionato lo sviluppo dell’uomo, anche in positivo, perché ha consentito alle persone di interagire oltre alla sfera limitata delle relazioni personali, familiari, tribali. Ma è l’accumulo di denaro, oggi al centro del nostro sistema capitalista globale, che determina tanto della società, della cultura, delle relazioni tra gli esseri umani e delle loro vite.
Ma il capitalismo non è solo un sistema economico: è a tutti gli effetti una ideologia, che fa corrispondere alla ricchezza personale concetti come benessere, felicità, successo, merito, mentre associa alla povertà la colpa, l’incapacità, il fallimento, la vergogna, l’insicurezza. Non è un’ideologia a cui si può liberamente aderire, ma una gabbia ben costruita, una logica dalla quale a nessuno è concesso di sfuggire totalmente. Già la condizione economica di partenza di ogni persona determina gran parte della propria vita e delle possibilità di scelta. Miliardi di persone poi ogni giorno si svegliano e vivono di fatto seguendo i soldi: il tempo della vita delle persone si può misurare in soldi guadagnati, risparmiati o spesi. E soprattutto vivono in-seguendo i soldi, che si sono trasformati da mezzo a fine: sono disposte a fare di tutto pur di poterne guadagnare e spendere sempre di più, o almeno apparire come se fossero nelle condizioni di farlo.
Cosa succede però a inseguire solo i soldi e la crescita economica senza limiti? Le conseguenze economiche e sociali sono tante. E i soldi fanno davvero la felicità? Domanda da un milione di dollari, a proposito…
Come facciamo i conti con le disuguaglianze economiche e con le conseguenze sociali e ambientali di questo sistema fondato sull’accumulo di soldi? In che senso questo sistema è insostenibile e tossico? Come può funzionare una democrazia se il potere sta nelle mani di chi possiede capitali? Dalle migrazioni, alle guerre, dalla crisi climatica, alle mafie alla microcriminalità, dalle vecchie e nuove dipendenze, molto ha a che fare con i soldi e con la volontà di chi li detiene.
E se dalla finanza non si può né si deve sfuggire, come si può agire per disinnescare questa logica frustrante, attraverso quali pratiche, quali esperienze? E quali sono le proposte politiche su cui impegnarsi per regolare l’uso, l’accumulo, e la distribuzione del denaro, in modo equo e giusto?
