Dolor y gloria

Salvador (A. Banderas) è un regista cinematografico di successo, ma giunto a fare i conti con il bilancio della sua vita, è caduto in una crisi profonda. Così rievoca la sua infanzia povera nella zona di Valencia, in compagnia della madre (P. Cruz) e gli anni dell’affermazione personale e dell’amore per Federico (L. Sbaraglia): il tutto si rimescola al presente, la voglia di scrivere, ma non dirigere, il nuovo incontro con Alberto (A. Etxeandia), l’attore del suo film più noto, l’uso di eroina, la passione per i quadri con cui ha riempito casa, una salute non perfetta.

Pedro Almodovar, pluripremiato e celebre regista spagnolo, scrive e dirige una vicenda altamente autobiografica, dove passato e presente si alternano in continuazione, sulla corda della nostalgia. E’ un film che parla anche di solitudine, però, depressione, senso di colpa, fallimento e riscatto. Il fragile Salvador vede ancora il mondo con gli occhi di quel bambino curioso e precoce che fu. Antonio Banderas è perfetto nel rendere i suoi sguardi dolenti, insieme ad attrici care ad Almodovar, come la Cruz e la Roth. Messa in scena di impeccabile eleganza estetica, una colonna sonora di malinconica ambiguità. Non ci sono gli eccessi di altri film almodovariani, forse perchè questo è un autoritratto di un artista che ha quasi fatto pace coi suoi demoni. In ogni caso da vedere.

In concorso al Festival di Cannes.

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