
Con Tina, per Tina, grazie a Tina
Il 9 febbraio si ricorda la morte di Florentina Motoc, una giovane ragazza rumena vittima di tratta, morta tragicamente a Torino 25 anni fa. La sua storia ci è cara, perché Casa Acmos, la nostra casa, è dedicata a lei. Per l’occasione abbiamo voluto ricordarla con un’immagine, un ragionamento e una promessa.

Nel raccontare la storia di Tina ci hanno insegnato a dire che Tina ha avuto una figlia e che per lei è stato il riaccendersi di una speranza. Allora nel pensare a cosa deve aver significato avere una figlia nella sua situazione ci è venuta in mente questa poesia, che ci fa immaginare cosa può voler dire l’amore materno nell’affrontare le difficoltà della vita. Questa è l’immagine con cui la vogliamo ricordare: la speranza che ha suscitato in lei l’amore per la figlia, nonostante la situazione tragica non smetterà mai di meravigliarci e farci riflettere. Ora non diremo più nulla su Tina, perché avere rispetto della sua memoria ci impone di riflettere prima di tutto su noi stessi. Questo perché nello scrivere queste parole non abbiamo voluto ignorare la dissonanza di fondo che sentiamo quando ricordiamo Tina e altre vittime innocenti: i sentimenti e le parole che esprimiamo spesso sono più lontani dalla realtà di quanto vorremmo.
Ci sono tanti ostacoli che ci allontanano dall’entrare in contatto profondo con il dolore per Tina: le nostre vite privilegiate, le incessanti distrazioni, l’incapacità di rapportarsi al dolore; sarebbero tante le cose da approfondire, ma forse l’ostacolo più grande è che spesso non crediamo di poter cambiare per davvero la realtà con il nostro impegno, quindi non crediamo di poter onorare realmente la sua memoria. Allora scrivere è la migliore forma di meditazione, per capire come liberarsi dall’umiliante ipocrisia di esprimere dolori che non si provano del tutto o di fare promesse che non si sentono realmente, quella stessa umiliante sensazione che spesso ci impedisce di alzare la testa di fronte a queste storie.
Se non crediamo di poter cambiare la realtà, il valore rivoluzionario della memoria che ci ha insegnato Libera non può esplodere dentro di noi. Allora crediamo che in questo scenario, che intacca sistematicamente la nostra speranza, sia necessario prendersi la responsabilità di chiedersi seriamente che cosa vogliamo dal nostro impegno e provare a tutti i costi a tenere viva quella speranza che dà senso alla nostra azione. Chiedersi questo in modo non retorico vuol dire considerare le implicazioni di ogni risposta e farsi un rigoroso esame di coscienza su cosa vogliamo più profondamente dalle nostre vite e come la storia di Tina e delle altre vittime innocenti di mafia c’entrano in tutto ciò.
Questo sarà l’anno del 21 marzo a Torino: spesso nel parlarne ci diciamo che speriamo riesca a coinvolgere più persone possibili, ma alla luce di queste riflessioni vogliamo fare un augurio diverso, ovvero che riesca a coinvolgere il più possibile noi stessi e che ci aiuti a fare le pesanti riflessioni di cui parlavamo prima, tenendoci ancorati all’umanità di queste storie, così da non rimanere schiacciati sotto il peso di questi interrogativi esistenziali.
Perché la promessa che vogliamo farti, cara Tina, ed è la prima volta che abbiamo la forza di alzare la testa e rivolgerci direttamente a te, è che noi continueremo a ricordarti ogni 9 febbraio perché è la nostra responsabilità, ma al tempo stesso ti promettiamo che a partire dalla tua memoria ci impegneremo a porci seriamente quelle domande, provando quindi a capire in cosa vogliamo trasformare il nostro impegno e la nostra memoria e nel far ciò proveremo a essere sensibili a ogni ipocrisia che proverà a infiltrarsi nelle nostre risposte e torneremo qui a ricordarti con una consapevolezza rinnovata di cosa vogliamo essere, sperando di riuscire a non arrenderci alla rassegnazione e quindi a onorare realmente la memoria tua e delle altre vittime innocenti. Quest’ultima è una speranza, ma la parte prima, il rigoroso esame di coscienza sul nostro impegno e la nostra speranza, è un impegno, che ci prendiamo con te, per te, grazie a te.
In conclusione aggiungiamo un ultimo passaggio: fare queste riflessioni insieme a Libera e al Gruppo Abele ha poi un altro grande valore; in questo periodo di grandi mobilitazioni e disordini ci siamo chiesti tanto con chi vogliamo accompagnarci nel fare queste riflessioni. Incontri come questo ci ricordano da dove veniamo e a quale idea di mondo apparteniamo: sono 26 anni che Acmos cammina assieme al Gruppo Abele e Libera per costruire una storia di giustizia attraverso valori come la nonviolenza e il rispetto dei valori democratici, quindi vivere insieme questi momenti per noi è anche un’occasione per ricordarci quanto è importante tenersi stretti e coltivare i rapporti con chi ci ha accompagnato nel tempo, senza dimenticarci o sminuire il valore che ha avuto e che può avere questo camminare insieme!
L’equipe di Casa Acmos