Comunque vicini: notizie dalle coabitazioni giovanili solidali

Questi giorni sono fatti di vuoti e di pieni. I “vuoti” delle strade, dei centri giovanili, dei giardini, dei musei, delle scuole e i “pieni” delle case, degli ospedali, dei supermercati, dei numeri al telegiornale e delle videochiamate. In questi giorni fatti di vuoti e di pieni c’è chi, come i ragazzi e le ragazze delle coabitazioni giovanili solidali, cerca di mantenere uniti i legami sociali, di continuare ad intrecciarli e non lasciare nessuno solo.

 

L’esperienza delle coabitazioni nasce 14 anni fa, insieme alle istituzioni, proprio per questo, combattere le solitudini e creare comunità. E anche in questo momento, rispettosi delle regole, non ci si tira indietro.

 

 

I social network diventano il luogo in cui dirsi comunque vicini invitando a restare a casa ma incentivando le chiamate fatte di un semplice come stai o di qualche richiesta di aiuto. “L’eco di via Como” stampato in edizione straordinaria per svagarsi con qualche gioco e una lettura piacevole. Il concerto dal balcone che diventa subito un karaoke con le richieste urlate da una parte all’altra del cortile rende un sabato pomeriggio uggioso un momento di convivialità. E in un attimo i balconi si riempiono di cartelli di speranza e solidarietà. Giovani che si mettono a disposizione per fare la spesa e andare in farmacia, consigliare film e ricette da sperimentare anche sussurrando al di là della porta. Un semplice trillo al campanello per chiedere “come stai?”.

 

Gianni si sente molto fortunato ad abitare nello stesso palazzo di questi giovani e Ruggero è commosso dall’attenzione ricevuta nei suoi confronti. Ma ci sono anche Teresa che lascia i biscotti fuori dalla porta e Anna che chiede ai giovani volontari se hanno bisogno di qualcosa mentre esce a fare la spesa. E qui i ruoli si ribaltano, non solo assistenza, qui si costruisce comunità.

 

E tutti insieme si resta nelle maglie dei vuoti e dei pieni, senza dimenticarsi che siamo persone.

 

“Dopo la guerra c’era una voglia di ballare che faceva luce” Francesco Guccini

 

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