#jesuischarlie – Una rassegna stampa

#jesuischarlie rassegna stampa

 

Il 7 gennaio 2015 la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo è stata vittima di un sanguinoso attacco terroristico, da parte di alcuni fondamentalisti islamici. L’attentato, il secondo più grave della storia francese, ha portato alla morte di 12 persone, tra cui il direttore Stéphane Carbonnier. Questo fatto sollecita con forza il nostro movimento, che quest’anno ha deciso di lavorare sul tema dei conflitti e delle guerre. Il Centro Studi di Acmos, dopo aver elaborato delle schede tematiche che approfondiscono quattro casi studio (Isis, Balcani, Ucraina e Conflitto Israelo Palestinese), ha preparato una rassegna stampa tematica che parte dall’attentato di Charlie Hebdo e analizza i temi ad esso connessi: integralismi religiosi, libertà d’espressione, presunti scontri di civiltà…

La rassegna è divisa in 3 parti. La prima di queste è dedicata ai temi della libertà d’espressione e della sicurezza

 

Essere o non essere (Charlie)?

#JeSuisCharlie è diventato in pochi giorni l’hastag più popolare nella storia http://www.panorama.it/mytech/social/jesuischarlie-gli-hashtag-popolari-storia-twitter/

ma, al di là della chiara vicinanza alle vittime, la questione che si pone è se e quanto “essere Charlie”. Intanto, Charlie Hebdo è un giornale di satira http://www.ilpost.it/2015/01/07/charlie-hebdo/, con una lunga storia di vignette, articoli e copertine provocatorie e dissacranti, che hanno portato già in passato a minacce e cause giudiziarie.

Per questo l’attacco alla redazione del giornale ha (ri)aperto il dibattito sulla libertà di stampa e sulla satira, interrogandosi sui possibili limiti soprattutto quando si tocca l’aspetto religioso e spirituale. Il tema non era pacifico neanche prima del 7 gennaio, basti pensare al numero di quotidiani francesi, tra cui Le Monde, che sceglievano di non pubblicare le vignette di Charlie Hebdo, pur rivendicando il diritto di stampa nel nome della laicità francese.

Nel merito della satira di stampo religioso, il vignettista Disegni http://www.metropolinotizie.it/archives/8754, senza giustificare nessuna forma di violenza, afferma che la satira dovrebbe colpire gli uomini, non i simboli, non i sentimenti religiosi che devono essere rispettati sempre.

Ha suscitato un grande dibattito anche la frase di Papa Francesco, che con semplicità ha detto che “la libertà d’espressione ha dei limiti: non si gioca con la religione degli altri”. http://archiviostorico.corriere.it/2015/gennaio/16/liberta_espressione_dei_limiti_non_co_0_20150116_50caea16-9d4c-11e4-b6e0-91c04e284bf5.shtml

Natalie Nougayrède, The Guardian, (internazionale pag 14) ricorda che Charlie Hebdo non ha mai violato i diritti democratici. Nel 2007, quando il giornale fu denunciato dalle organizzazioni islamiche francesi per aver fomentato l’odio e aver insultato l’islam e i musulmani, il tribunale stabilì che la redazione, pur avendo offeso alcune sensibilità, non aveva superato “i limiti della libertà di espressione”.

Ma esistono dei limiti alla satira? Su questo tema il dibattito è acceso. Tra gli altri, è interesante la lunga intervista ad Eco proprio sul rapporto tra satira e religione, (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/01/11/anche-dio-sa-ridere30.html?ref=search) ma anche il parere di Pennac (http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/09/news/strage_di_parigi_pennac_solo_ora_capiamo_che_per_le_nostre_guerre_lontane_rischiamo_di_morire_qui_a_casa-104581426/) che, nel parlare di satira e umorismo, sostiene che gli unici limiti concepibili sono quelli che l’umorista si pone da solo, non quelli imposti da certezze ideologiche o religiose.

Interessante la posizione di Elena Loewenthal http://www.lastampa.it/2015/01/09/cultura/opinioni/editoriali/io-non-sono-charlie-libert-anche-essere-diversi-19FVFHstLk2068OgCIn4QL/pagina.html che dichiara “io non sono Charlie”, perchè non siamo i vignettisti, i giornalisti o i poliziotti uccisi: il fondamento della nostra libertà è proprio insita nel riconoscimento che il mondo non è tutto uguale. La parità e non l’uguaglianza è un nostro valore, parità di essere e di esprimersi nella diversità, parità che che non significa eguaglianza assoluta come vuole il fanatismo. Per i fanatici, noi siamo tutti Charlie, ma noi non siamo Charlie e proprio per questo noi dobbiamo difendere il diritto di Charlie alla sua libertà, che è la stessa nostra anche se siamo diversi da lui.

 

In nome della sicurezza…

L’Europa e l’Occidente, intanto, si interrogano sulle conseguenze dell’attentato nella vita quotidiana. La parola sicurezza torna a capeggiare sui giornali, ma la questione da porsi è a cosa rinunceremo in nome della sicurezza.

Agamben http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2015/2015-01-15/2015011529292925.pdf ricorda che

le sorveglianze quasi senza limite che vengono esercitate in nome della sicurezza sui cittadini sono incompatibili con una vera democrazia.

Mentre Rodotà afferma che per salvare la democrazia non si può perdere la democrazia: come fare quando per affermare un diritto (la sicurezza) si rischia di negarne un altro (libertà)?

Per lo studioso, la tutela dei diritti è l’unico fattore di unificazione dei paesi e di riconciliazione dei cittadini con le istituzioni.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/rodota-%E2%80%9Cle-leggi-speciali-sono-inutili-sui-diritti-non-si-tratta%E2%80%9D/

In un articolo di Le Monde (pag 13, la repressione non è la risposta), ripreso da Internazionale, si sottolinea come nei prossimi mesi il tema della sicurezza sarà all’ordine del giorno, ma per “difenderci” si possono fare molte cose, in primis la lotta alla radicalizzazione nelle carceri, che trasformano tanti giovani delinquenti disorientati in futuri terroristi. E poi bisogna interrogarsi sul ruolo dell’Unione Europea, che deve provare a dare seguito alla grande vicinanza e solidarietà della manifestazione di Parigi trovando modi per combattere il terrorismo su scala europea: “Rinunciare significa non ascoltare il messaggio di Parigi”.

Per il politologo Valladao (IL MATTINO, 11 GENNAIO, Int. a VALLADAO ALFREDO: «NON È UNA GUERRA CONTRO L’OCCIDENTE MA UNO SCONTRO DI POTERE NELL’ISLAM») il reale pericolo per l’Occidente è l’illusione di uno Stato nazionale che torna a controllare tutto.

Questo attentato dimostra che c’è una crisi profonda nel mondo islamico, davanti all’ingresso nella modernità, ma è anche il segno della crisi della democrazia occidentale, le cui origini sono nel declino della rappresentanza politica, causata anche dalla mancanza di una gestione sovranazionale della globalizzazione. Il paradigma della libertà di pensiero è messo in discussione non dall’esterno, ma dal nostro stesso interno, dai gruppi xenofobi che in nome della sicurezza e dell’identità vogliono uno stato chiuso nelle proprie frontiere.

30/01/2015
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