Bricks and Sharing – Let’s build a common: Il racconto dei partecipanti

Bricks and Sharing – Let’s build a common democracy, questo il nome del progetto Erasmus+ a cui abbiamo partecipato in due fasi successive, una in Ucraina e una in Italia.

Il progetto aveva come scopo l’individuazione degli ideali democratici nei nostri paesi mettendo a confronto la situazione di due Stati membri dell’Unione europea e due Stati esterni ad essa, e la loro promozione e tutela attraverso l’impegno e le proposte dei giovani. Questo progetto è nato dalla collaborazione di ACMOS, Retròscena e BUR, tre associazioni che si sono incontrate grazie alla volontà di un gruppo di giovani italiani di andare in Ucraina per conoscere la situazione di un paese che si trova proprio ai confini dell’Unione Europea, diviso tra gli ideali filorussi e filoeuropei, dilaniato da conflitti e povertà.

 

 

I partecipanti al progetto provenivano, oltre che dall’Italia e dall’Ucraina, dalla Polonia e dalla Turchia.

Ukraine: “destroying walls between people by building walls of destroyed homes”

 

 

Il giorni al campo di volontariato

Provenendo da posti diversi, il primo momento in cui noi, i partecipanti del gruppo italiano, ci siamo finalmente incontrati tutti è stato in aeroporto la mattina della partenza per l’Ucraina, prima ci eravamo solo visti a distanza per prepararci all’esperienza. Era molto presto ed eravamo tutti un po’ assonnati, ma pronti a intraprendere quest’avventura insieme. Il viaggio per raggiungere la nostra destinazione è durato quasi 22 due ore, tra aerei, treni, pullman e furgoncino.

All’arrivo al campo di Novi Sanzhary, non lontano da Kyiv, ci siamo ritrovati immersi in un luogo congelato nel tempo con diretti rimandi al periodo dell’Unione Sovietica. Il luogo dove abbiamo svolto le attività era stata una colonia per bambini e ragazzi utilizzata un tempo per i campi estivi durante l’URSS e collocata nel mezzo di un bosco. Le prime giornate dello scambio le abbiamo trascorse qui, tra attività animative, dialoghi e impegno concreto sulle iniziative organizzate da BUR, l’associazione urcraina.

Tutti noi ci siamo presi cura delle attività per la nostra comunità, dalla cucina alla cura degli spazi, e ci siamo dedicati al lavoro sugli Objects, i vari luoghi dove l’associazione BUR aveva deciso di dare una mano per ricostruire o migliorare le condizioni di vita di alcuni abitanti locali. In particolare, gli Objects a cui ci siamo dedicati sono stati la costruzione di un tetto di un nucleo famigliare composto da una donna e sei bambini di etnia Rom, l’isolamento termico di una casa di una coppia con tre gemelle, la pittura dei muri di un’altra casa della comunità e la realizzazione di un centro giovanile tramite il recupero di una vecchia tipografia abbandonata. In tutti questi lavori ciascuno di noi dava una mano come poteva a BUR e a chi aveva progettato e curato l’idea di trasformazione. L’impegno concreto nelle case e negli Objects era però anche un modo per entrare in contatto diretto con le famiglie e confrontarci sulla loro situazione e le loro prospettive per il futuro.

Tutti ci siamo impegnati al massimo e quest’esperienza ci ha fatto capire il valore dell’impegno concreto e volontario per il miglioramento della comunità locale. Ogni giorno, poi, ci siamo anche dedicati ad attività animative facendo momenti di confronto e approfondimento e realizzando momenti di animazione per il territorio in una scuola locale e in giro per la cittadina. Ogni sera avevamo infine l’opportunità di condividere le nostre esperienze ed emozioni intorno a un falò, accompagnato da musica e ballo.

In occasione dell’apertura del centro per i giovani e la comunità locale, abbiamo inoltre organizzato una festa interculturale, in cui abbiamo condiviso cibo, musica e danze da tutti i paesi partecipanti.

In questa parte del viaggio ci siamo dedicati di più al lavoro e al creare legami tra partecipanti e con le persone ucraine con cui condividevamo l’esperienza. Ci siamo confrontati su come preparare colazione, pranzo e cena nel rispetto della diversità, come attaccare il polistirolo alle pareti e simili ma anche su cosa vogliamo noi da una democrazia, che cosa significa vivere in un paese che è in guerra e cosa comporta far parte dell’Unione Europea.

 

 

I giorni a Kyiv

Gli ultimi 4 giorni dello scambio li abbiamo trascorsi a Kyiv, la capitale. Lì abbiamo avuto l’opportunità di entrare nel vivo del tema del progetto attraverso diverse attività e incontri.

Abbiamo parlato della democrazia in Ucraina, scoprendo la rivoluzione del Maidan dal racconto di un fotografo che vi aveva partecipato e di uno storico che ha cercato di rendere al meglio il quadro politico di quegli anni e dall’incontro con un professore universitario che si occupa della piattaforma StopFake.org, organizzazione il cui scopo è quello di smascherare le fake news che circolano in Ucraina.

Abbiamo fatto esperienza di alcune comunità di giovani ucraini, con i quali abbiamo condiviso la cena così come opinioni sul futuro dell’Ucraina e sull’Unione europea.

In quei giorni ci siamo dedicati anche alla ricerca di quelli che per noi erano gli indicatori di democrazia. Questi sono stati utilizzati come strumenti per la creazione di quattro video nella fase intermedia che rappresentassero la situazione attuale di ciascun paese.

L’ultimo giorno ci siamo lasciati con molta tristezza perché in quei pochi giorni passati insieme si erano creati dei legami molto forti. Sapevamo però che ci saremo rivisti dopo pochi mesi a Torino.

 

 

 

Italy: education, aggregation, culture and advocacy

Non avevamo più muri da costruire ma tante cose da dirci.

 

 

Ci siamo rincontrati a dicembre a Torino per meno giorni e con meno persone. Purtroppo ai partecipanti curdi non era stato concesso il visto quindi non hanno potuto partecipare e il gruppo polacco era composto da persone in parte diverse rispetto alla prima fase.

La seconda parte del progetto era incentrata su strumenti e metodi per promuovere e preservare la democrazia, con l’obiettivo di immaginare azioni da realizzare nei nostri territori dopo il ritorno.

Per prima cosa abbiamo visto i video, preparati nella fase intermedia sulla base degli indicatori trovati nella prima fase, e questo ci ha permesso di confrontare come viene vista la democrazia nei vari paesi e cosa ci accomuna o ci distingue sia all’interno che all’esterno dell’Unione Europea. In secondo luogo ci siamo formati con piccole pillole di progettazione e fundrising per capire come strutturare le nostre proposte e capire un giorno come poterle sostenere.

Dopo questi momenti introduttivi, abbiamo quindi iniziato un viaggio metaforico attraverso alcune esperienze realizzate nella città di Torino dalle associazioni Acmos e RetròScena e altri soggetti del territorio.

Il filo rosso delle giornate è stato “come educazione, aggregazione, cultura e advocacy sono strumenti per la democrazia?”. Per rispondere a queste domande abbiamo incontrato delle esperienze e ragionato sui loro punti di forza e debolezza.

Un giorno abbiamo visitato la mostra allestita al Performing Media Lab sullo Ius soli, per riflettere di come l’arte e la cultura sono strumenti per portare in luce riflessioni su diritti e democrazia. Un altro giorno abbiamo incontrato un residente di Casa ACMOS, che ci ha parlato di come ci si trova a vivere in comunità e che valore le forme comunitarie possono avere su un territorio periferico delle città nel promuovere solidarietà e cittadinanza. Un altro giorno ci siamo recati in alcune scuole superiori di Torino e abbiamo partecipato ad alcune delle attività che l’associazione ACMOS realizza nelle scuole per promuovere tra i giovani partecipazione e cittadinanza attiva. Un altro momento ancora abbiamo incontrato un membro della Fondazione Benvenuti in Italia che ci ha spiegato cosa fa la fondazione per quanto riguarda l’advocacy e l’impegno nella politica.

Altri incontri che ci hanno permesso di interagire con il territorio sono stati svolti al Cecchi Point e agli Spazi Reali, due spazi aggregativi e rivolti ai giovani della città. In particolare, Cecchi Point è una delle Case del Quartiere che si trova in zona Aurora e favorisce l’incontro e l’aiuto reciproco tra i cittadini della zona. Spazi Reali, collocato in pieno centro, è una co-progettazione tra Città e associazioni per attività volte a contrastare il disagio dei giovani e promuovere democrazia e cittadinanza.

 

 

Tutte queste esperienze molto variegate sono state per noi di stimolo e ogni giorno ci confrontavamo su quanto appreso dai nostri incontri.

 

Per fare sintesi sui temi affrontati, abbiamo infine ideato un progetto che potesse risolvere una serie di problemi da noi individuati in ciascun territorio di provenienza. Le proposte di ciascun gruppo spaziavano tra eventi per la promozione di una zona svantaggiata della città e la creazione di un luogo per favorire l’interazione tra abitanti di un certo quartiere.  In seguito alla presentazione dei progetti nazionali abbiamo organizzato una festa internazionale insieme anche a persone che non avevano partecipato alla mobilità per promuovere e diffondere le nostre riflessioni con altri giovani.

 

 

Ci siamo lasciati l’ultimo giorno motivati a portare avanti quello che abbiamo ideato durante lo svolgimento del progetto e perché no, a proporre le attività che abbiamo sperimentato durante il periodo una volta tornati a casa.

 

 


SCARICA I DOCUMENTI

-Il report del progetto

-Principi e indicatori di Democrazia

-I video della fase intermedia

-Le foto del nostro progetto

-Proposta finale Italia

Dettaglio proposta finale Italia

Proposta finale Polonia

-Dettaglio proposta finale Polonia

-Proposta finale Ucraina

 

 

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