Alle tre del mattino, ora italiana

Se vivessimo all’interno del libro “Alle tre del mattino, ora italiana” questo sarebbe l’unico modo per promuoverne la lettura.

Niente passaparola, nessuna possibilità di parlare con amici per spiegare quanto sia stato bello leggere questa storia.
Già, perché nel libro di Diego Finelli il protagonista si ritrova in un mondo in cui nessuno riesce più a parlare. Solo grugniti, mugugni. Il famoso blocco dello scrittore diventa un incredibile blocco della parola che condiziona l’intero globo.
Così non restano che i pensieri e la scrittura.
Ora a dire il vero l’autore mi rimprovererebbe, perché il suo non è un libro ma un progetto di scrittura.
Ma prima di avventurarmi in una recensione – pardon – in un progetto di commento critico, è bene fare un passo indietro.
Il progetto di scrittura si è sposato con la casa editrice Bookabook , che promuove il Crowdpublishing.
Cioè questo libro “Alle tre del mattino, ora italiana” è stato scelto due volte, anzi tre.

 

La prima dal suo autore che lo ha scritto, lo ha preso da qualche parte della sua mente e lo ha tradotto in parole.
La seconda dall’editore che ne ha valutato la bontà.
La terza dai lettori che lo hanno comprato preordinatolo prima di averlo letto.
Straordinario atto di fiducia in questi tempi bui.

 

Io sono uno di questi lettori che ha scelto il libro per la curiosità di leggerlo, ma anche perché sono un fan di Diego (è bene dirlo subito: sono di parte!)
Ad ogni buon conto ora sono qui, pronto a convincere anche voi che “Alle tre del mattino, ora italiana” è un ottimo progetto di scrittura.

 

E ci sono almeno 14 motivi per cui dovreste leggerlo, tanti come i capitoli del libro:
1 gli intermezzi ad ogni capitolo: si tratta di incursioni legate alle cose che stupiscono l’autore. Li metto al primo posto perché non vedevo l’ora che arrivassero, per sorridere e anche un po’ per scoprire l’animo di chi scrive.
2 ma non siete curiosi di scoprire perché il mondo intero alle tre del mattino ora italiana resta letteralmente senza parole?
3 c’è anche Garibaldi tra i personaggi di questo libro (ma chi sarà Garibaldi? il redivivo Giuseppe eroe dei due mondi? o un nome di fantasia dietro il quale si cela qualche collega del nostro?)
4 ci sono diversi spunti per progetti da farsi finanziare (dal riutilizzo di cattedrali e chiese, all’educazione/animazione delle curve a base di “canzone della felicità”)
5 scoprire che l’autore lavora in Banca (una banca che è un po’ un ossimoro come direbbe lui “banca Etica”) ma scrive. Progetti e lavori di scrittura ovviamente, ma anche poesie.
6 scoprire che l’autore è in realtà Antonio Gorba autore di “1° Non entrare in banca”.
7 se siete di Torino, se siete stati a Torino, potrete apprezzare diversi affreschi della città; di quelli veri, non finti e patinati; di quelli che ti fanno dire “ehi ma io ci sono stato lì, ho capito dove si trova” e magari far affiorare i vostri ricordi. insomma si tratta di un libro di evasione.
8 per esempio lo sapevate che a Torino in via Domodossola angolo via Rosolino Pilo c’era un fabbrica ed oggi invece c’è un asilo nido? no perchè in quell’asilo nido ci vanno i miei figli. così per esempio.
9 potete esercitarvi, in attesa che la profezia del libro si avveri a fare versi tipo: Gggghhhhh, Fffhhfhhfhhf, Hhhhhhhhffffff. Quello che preferisco io è Hhhhhhhhffffff.
10 Ma il Rosso si chiama così perché ha i capelli rossi?
11 imparerete a capire se il nome di una persona è proprio quello giusto per quella persona. Provare per credere.
12 se siete arrivati a leggere fino qui, restano “solo più” due motivi da scoprire. ah… “solo più” non si dice in italiano, ma è un modo di dire piemontese.
13 per chi non lo conosce, vi verrà voglia di leggere e scoprire David Foster Wallace. per chi lo conosce già, di rileggerlo e riscoprirlo.
14 se tutto quel che ho scritto non vi convince ancora, mi gioco un’ultima carta e chiamo a testimoniare della bontà del libro, Massimo Rovatti. Massimo non lo conosco, ma qualche giorno fa ha fatto una recensione su Facebook che mi ha tolto letteralmente le parole di bocca e quindi siccome l’ha pubblicata su Facebook, non credo si scoccerà se lo cito testualmente. Eccolo:

 

“Va bene, ho capito: volete sapere come è andata la lettura.
La lettura di “Alle tre del mattino: ora italiana”, che ho iniziato l’altra sera.
Certo che ho qualcosa da dire: l’ho divorato in tre giorni.
Sì, perché Diego Finelli scrive una storia che potrebbe essere mia. E magari potrebbe sembrarti la tua, se ci pensi.
All’inizio non risulta una lettura fluente. Un sacco di parole in quel secondo capitolo; con tutte le virgole giuste, d’accordo, ma anche se le virgole (e bisogna saperle leggere) ti salvano il respiro, comunque, sembra una di quelle letture che devi spesso ricominciare da quella riga là, per capire se hai capito cosa…….
Non è una lettura facile, all’inizio.
Insisti.
Poi, fluente lo diventa.
Eh! Se lo diventa!
Appena riesci a metterti a cavalcioni dei pensieri di questo personaggio inquieto e stupito di fronte ad una indifferenza collettiva che non è comprensibile, voli via dentro una storia che vorresti continuare a scrivere, aggiungendo anche le tue sensazioni.
Racconta con tante parole, che certe volte si rincorrono quasi concitate, la nostalgia di averle perdute, il rimpianto di non comunicare con gli altri. Cercare di corsa, persone che abbiano capito un altro qualcosa. Rimettere insieme i pezzi, interpretarli, provare a comprendere insieme.
Nostalgia di una intelligenza condivisa delle cose, di quello che accade, che lo salvi dalla solitudine dell’indifferenza. Sembra surreale, perché non è capitato (non capiterà?) di perderle così. Tutte insieme. Tutti, insieme.
In realtà, ne abbiamo perdute tante davvero. Di parole.
Ciascuno di noi, tra i pensieri, custodisce il proprio scaffale delle parole perdute: che avremmo voluto dire quella volta; che non abbiamo trovato il modo; che se avessi potuto spiegare, avresti capito meglio e allora, magari…;
parole che ci sono rimaste, inutilizzate e, di solito, continuano a pungere.
Non è successo (non succederà?) con quel silenzio totale, fatto solo di grugniti.
O forse, invece, sì…. magari si tratta solo di interpretare.
Perché cosa più di grugniti sono le tante parole inutili che ci capita di sperperare, ingannando il silenzio e lasciando perdute le più importanti, quelle che andavano dette, che vorresti avere lasciato, che ti piacerebbe recuperare?
Come succede a certi romanzi, di dare immagine esemplare, esagerando un dettaglio, Diego ci lascia una nostalgia, che è tra le qualità migliori di chi sa scrivere.
Se non avete ancora letto “Alle tre del mattino: ora italiana”, suggerirei di farlo. Poi, fatelo leggere a qualche persona cara. Regalatelo.
Non per Diego, ma no! Mica sto qui a fargli pubblicità.
Sì, mi piacerebbe che scrivesse ancora, ma penso lo farà comunque.
No, no. Lo dicevo per noi. Noi, umanità.
Potrebbe tornarci utile contagiarla, questa voglia di guardarsi dentro.”

E se vi è venuta voglia di guardarvi dentro… mercoledì 10 luglio alle h 18.30 presso la libreria Terbisonda in via S.Anselmo 22 a Torino, l’autore presenta il suo libro. Meglio portarsi un block notes e una biro. Non si sa mai. Potrebbe essere una presentazione senza parole.

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