Campagna per la cittadinanza 2021-2022: imPOSSIBLE

Chi ha avuto ruoli dirigenziali e intellettuali apicali nel Movimento dei Movimenti e nei Social Forum rilegge l’attuale crisi pandemica come conseguenza di tutte le politiche criticate tra la fine dei Novanta e i primi Duemila. La gestione globale dell’emergenza e la disastrosa disparità nella distribuzione dei vaccini tra Primo, Secondo e Terzo Mondo confermano ulteriormente le tesi altromondiste. Peccato che molti di loro siano convinti che sia tutto finito dopo il G8 di Genova nel 2001 e che un altro mondo non sia più possibile perché si è persa definitivamente la spinta propulsiva che aveva portato alla creazione di un movimento globale.

Dall’altra parte, chi in questi 20 anni ha continuato ad organizzarsi seguendo i mutamenti della società sostiene che il popolo di Seattle si sia frammentato in innumerevoli realtà che esistono, lottano, ma non hanno (più) nessun alfabeto comune e nessuna capacità di fare rete per fare politica collettiva nonostante gli innumerevoli strumenti tecnologici a disposizione. Quindi quando non vince l’apatia subentra la disperazione.

L’estate del 2001 ha segnato molto dell’agire non solo di Acmos, ma di tutte le realtà sociali nate a cavallo di quegli anni.

Si parte dal luglio 2001 e il G8 di Genova che avrebbe dovuto essere la svolta positiva per un movimento globale che si è preparato per anni a sfidare ideologicamente i Grandi della Terra, ma che ne ha sostanzialmente segnato la fine traumatica e repentina sia per la violenza agita indiscriminatamente e impunemente dalle forze dell’ordine sia per la narrazione tossica e miope data dai media di massa ad un Paese che seguiva attonito gli eventi davanti alla TV e sui giornali.

Quell’estate finirà con l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 e con la conseguente nuova Guerra Santa contro l’Islam, i cui effetti vediamo ancora oggi con la nuova ondata di profughi dall’Afghanistan. Due eventi scollegati tra di loro, certamente, ma che hanno plasmato molto del mondo che oggi conosciamo e nel quale sentiamo di “non voler trovare un posto”. Non dimentichiamo inoltre che il nostro più grande strumento di formazione permanente, la Campagna per la Cittadinanza, nasce come mezzo per alfabetizzarsi insieme nel nuovo mondo che cambia proprio alla fine di quell’estate.

L’anniversario del ventennale di questi fatti sarà l’occasione per riscoprire le idee e la storia di quel movimento, prima e dopo Genova. Come è nato, come si è organizzato e perchè hanno voluto fermarlo? Contro quali ostacoli e contraddizioni si sono scontrati quei gruppi e le persone che li animavano? Come mai molti dicono che è tutto finito dopo Genova? E se non è vero, cosa ne è stato dopo, in Europa e nel resto del mondo? Cosa resta di quel movimento e attraverso quali pratiche ed esperienze si portano avanti quelle idee?

Parallelamente la storia dall’11 settembre ad oggi ci impone di capire meglio il rapporto tra il dominio dell’Occidente sul resto del mondo fondato sull’ingiustizia strutturale e le diverse forme che la resistenza contro questo dominio ha preso. Quali sono? Quali passano attraverso la istituzioni democratiche, e quali no? Di quali ideologie e culture si sono nutriti? Quali hanno scelto di ricorrere alla violenza? Il caso dei gruppi terroristi di matrice islamica è solo uno degli esempi più eclatanti.

Tutta questa analisi storica servirà poi (anche) per guardarci al nostro interno per rileggere i nostri desideri, le nostre motivazioni e le nostre azioni riflesse nel mondo di oggi, per aiutarci a darne una lettura collettiva e per capire dove stiamo andando guardando alla strada che abbiamo percorso finora.

A Genova arrivava un popolo unito, forse, da un concetto semplice e forte: un altro mondo è possibile! Oggi cosa significa nella nostra testa e nella testa dei ragazzi e delle ragazze che incontriamo? Cosa significa per i figli e le figlie della crisi del 2008 e della crisi climatica, per una generazione che non solo è stata cresciuta pensando che sia impossibile un’alternativa, ma che è stata educata pensando sia impossibile e inutile immaginarla.

Quali immagini determina la frase “un altro mondo è possibile”? Come sarebbe questo mondo altro? Come lo si costruisce? Da dove può ripartire la rete? Non quella di sensibilizzazione, ma quella che vuole occupare spazi della politica che altrimenti saranno riempiti da chi ha privilegi e quindi li vuole tutelare. Nonostante gli strumenti e le possibilità di connessione siano nettamente migliorati negli ultimi due decenni questo non ha significato rilevanti miglioramenti o evidenti risultati politici.

Oggi però tante persone a livello globale e in occidente sono tornati a riempire le piazze e animare movimenti più o meno numerosi, mossi in prima battuta dall’urgenza della soluzione alla crisi climatica (c’è un climate clock che ricorda che abbiamo solo sette anni per azzerare le emissioni di gas serra) ma anche da una forte attenzione alle questioni sociali e alle ingiustizie strutturali. Può essere una nuova onda da cavalcare per riprendere le istanze di vent’anni fa, riviste alla luce del mondo di oggi, che pure se in poco tempo è profondamente cambiato? La consapevolezza di quanto accaduto negli ultimi vent’anni può darci degli elementi per essere più preparati ad affrontare le sfide e le contraddizioni che hanno rallentato e ostacolato il movimento vent’anni fa?

Saranno tanti quelli che quest’anno dedicheranno riflessioni a questo tema. Noi proveremo ancora una volta a provocarci e a provocare altri giovani su questo. Lo faremo attraverso incontri, approfondimenti, viaggi, iniziative, attraverso le esperienze che portiamo avanti, che da vent’anni almeno provano a immaginare e realizzare l’altro mondo possibile, e che forse necessitano oggi di un salto di qualità.