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Armonia, l’arte libera il bene – edizione 2026

Due giorni di musica, memoria, comunità e partecipazione in Cascina Caccia

Il 19 e 20 giugno torna Armonia – L’arte libera il bene, il festival che ogni anno trasforma Cascina Caccia in uno spazio capace di intrecciare memoria, impegno civile e bellezza.

Armonia nasce per custodire e rinnovare la memoria del procuratore Bruno Caccia, assassinato dalla ‘ndrangheta il 26 giugno 1983, e per dimostrare come l’arte, la cultura e la presenza delle persone possano trasformare un luogo segnato dalla presenza mafiosa in uno spazio di vita e di comunità.

Non è un caso che il festival si svolga proprio a Cascina Caccia, bene confiscato alla criminalità organizzata nel territorio di San Sebastiano da Po e oggi gestito dall’associazione ACMOS. Un luogo simbolico, dedicato alla memoria di Bruno e Carla Caccia, che negli anni è diventato uno spazio aperto al territorio, alle scuole, allə volontarə e a tutte quelle persone che credono nella costruzione quotidiana di una società più giusta.

Dopo l’alluvione che nel 2025 ha colpito duramente il territorio e che ha reso impossibile organizzare il festival in cascina, quest’anno abbiamo scelto di tornare a casa.

Una scelta che va oltre l’organizzazione di un evento. Tornare in Cascina Caccia significa riaffermare il valore dei luoghi liberati dalle mafie e continuare a farli vivere attraverso la partecipazione. Significa riportare al centro uno spazio che appartiene alla collettività e che continua a raccontare, attraverso le attività che ospita ogni giorno, una storia di riscatto e di responsabilità condivisa.

 

L’edizione 2026 sarà inoltre profondamente legata al territorio.
Lo scorso anno, nei momenti più difficili successivi all’alluvione, sono state proprio le realtà del territorio a sostenerci e ad accogliere il festival. Da quell’esperienza è nata la volontà di costruire un’edizione ancora più partecipata e condivisa. Per questo Armonia è organizzata anche grazie alla collaborazione dell’Associazione L’Ancora e della Società di Mutuo Soccorso di San Sebastiano da Po.

 

Armonia non è soltanto un festival.

È un modo per affermare che la memoria può diventare impegno, che la cultura può generare comunità e che un bene confiscato può diventare un luogo capace di produrre partecipazione, bellezza e futuro.

 


Venerdì 19 giugno

Canzoni contro la paura

La prima serata di Armonia sarà dedicata alla forza della musica come esperienza collettiva.

Canzoni contro la paura” nasce dall’idea che stare insieme, condividere uno spazio e una voce, sia uno dei modi più semplici e potenti per costruire comunità.

Dalle ore 19 il pubblico potrà raggiungere Cascina Caccia e vivere una serata all’insegna della convivialità, del buon cibo e della musica. Saranno proposti prodotti preparati dalla Cooperativa Nanà, specialità del territorio e l’immancabile pizza cotta nel forno a legna della cascina.

La serata sarà aperta dai saluti della comunità di Cascina Caccia e dei referenti di Libera Piemonte.

Ci addentreremo nel mondo musicale insieme al Coro Gcoro giovanile torinese fondato nel 2003, attraverso musiche tradizionali e d’autore.

A seguire prenderà vita un grande momento collettivo dedicato alle canzoni del cantautorato italiano. Insieme a Riccardo Scatolone, Solidea e a Il buio sul piazzale ascolteremo e canteremo insieme brani che appartengono alla memoria musicale di intere generazioni. Non un semplice spettacolo, ma un’esperienza partecipata, in cui il pubblico sarà chiamato a diventare protagonista insieme allə musicisti presenti.

A concludere la serata sarà il DJ set di DJ Sorgente, che accompagnerà il pubblico fino al termine della prima giornata del festival.


Sabato 20 giugno

Voci, giochi e musica sotto lo stesso cielo

La seconda giornata di Armonia sarà dedicata alla vita della comunità e alla capacità di un luogo di riempirsi di relazioni e storie.

Dalle ore 15, Cascina Caccia si trasformerà in uno spazio aperto a tutte le età.

Grazie alla presenza del Ludobus Valdocco, bambinə e famiglie potranno vivere la cascina attraverso il gioco, con decine di giochi artigianali in legno distribuiti negli spazi verdi del bene confiscato.

Ad accompagnare il pomeriggio saranno le esibizioni di Frenesi, Limeoni, Alice Gariglio, Giulia Bi, Selli, Nora Tribe, che porteranno sul palco la loro musica e i loro racconti.

Accanto ai concerti, RadioOhm animerà la giornata con interviste e momenti di dialogo dal vivo, creando uno spazio in cui le persone potranno non solo ascoltare la musica, ma anche conoscere le storie, le idee e i percorsi dei protagonisti della giornata.

Sarà un pomeriggio fatto di voci diverse, accomunate dal desiderio di condividere uno spazio e costruire relazioni.

 

Nel tardo pomeriggio, alle ore 18, una camminata che partirà da piazza Vecchio Municipio, frazione Villa, promossa dalle Istituzioni e dai sindaci del territorio, raggiungerà Cascina Caccia, trasformando il percorso verso il bene confiscato in un gesto simbolico di vicinanza e memoria.

Dopo il momento conviviale della cena, la serata entrerà nel vivo con uno spazio dedicato alla riflessione e alla testimonianza.

Verrà presentata la mostra “La bomba e il silenzio” realizzata da Libera Valle d’Aosta per ricordare Giovanni Selis che il 13 dicembre 1982 fu vittima di un attentato, del quale, fortunatamente, il pretore rimase illeso.

Interverranno poi Paola e Cristina Caccia, figlie di Bruno Caccia, che ci porteranno il racconto personale e familiare del magistrato.

A seguire, Emanuele Arutagiovane attivista proveniente dalla realtà della Scugnizzeria di Scampia, nata dall’impegno di Rosario Esposito La Rossa, eseguirà il reading de “La tempesta“. Una testimonianza che racconterà come, anche nei contesti più complessi, la cultura e i libri possano diventare strumenti concreti di cambiamento sociale.

Sarà un dialogo tra territori diversi ma uniti dalla stessa convinzione: la memoria non appartiene soltanto al passato, ma è una responsabilità che si traduce in azioni quotidiane, capaci di generare futuro.

 

Concluderemo l’ultima serata del festival Armonia ballando e muovendoci con Dj Mikemike.

 


Come partecipare

La partecipazione al festival è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione attraverso il modulo dedicato.

A causa delle difficoltà di accesso ancora presenti in seguito all’alluvione, sarà attivo un servizio navetta per raggiungere Cascina Caccia.

Tutte le persone iscritte riceveranno le informazioni necessarie relative a parcheggi, punti di ritrovo e modalità di accesso al servizio.

 


Il festival Armonia è organizzato da Acmos in collaborazione con il comune di San Sebastiano da Po, Libera Piemonte, Gruppo Abele, Cooperativa Nanà, l’associazione L’Ancora, la Società di Mutuo Soccorso di San Sebastiano da Po, Ludobus Valdocco e RadioOhm.

 

“Libera l’impegno, una comunità in crescita” – progetto realizzato con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali concesso per l’anno 2024 ai sensi dell’art. 72, primo comma, del D.Lgs n. 117 del 2017 s.m.i. – Avviso 2/2024

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Beni Comuni in Festa: il Festival in Cascina Arzilla

Cascina Arzilla, bene confiscato alle mafie e luogo simbolo di giustizia sociale e rinascita nel comune di Volvera, apre le sue porte a tutta la cittadinanza per un festival di due giorni ricco di attività, giochi, incontri e momenti di condivisione. 

Sabato 13 e Domenica 14 giugno 2026, la Cascina e le vie del paese si animeranno con laboratori, spettacoli, una caccia al tesoro e una cena sociale, per celebrare il valore dei beni confiscati e dei beni comuni e vivere insieme un weekend di festa!

Il Festival è pensato per persone di tutte le età, per chiunque voglia scoprire la Cascina e divertirsi in un contesto di aggregazione, impegno e spensieratezza.

Il programma del festival

Sabato 13 giugno 2026

 

Caccia al tesoro per le vie di Volvera: si svolgerà dalle 9.30 alle 12, è aperta a tutta la cittadinanza e saranno coinvolte le associazioni del territorio.
E’ necessario prenotarsi al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScEoZhNJJpRLc_HxSYkPy9diICfgQJ5Cj9E1M1tkY6QRr25cg/viewform

 

dalle 17 alle 19 Laboratorio di Circo sociale tenuto da Jaqulè e Terracreativa Aps sarà aperto a persone di tutte le età;

 

dalle 19 Aperitivo letterario con librerie del territorio e presentazione di libri in collaborazione con Libreria Belleville di Bruino, Libreria Filo d’Erba di Rivalta;

 

dalle 20 Cabaret di Circo a cura di Jaqulè;

 

a seguire Cena sociale a cura dei volontari dell’associazione ACMOS e della rete JANPI.
E’ necessario prenotarsi alla cena al seguente link:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdOAWVMR47_Y-FHS6m-eU2dBBHrX7kCeEY_x-OBrSSP9doRlQ/viewform

 

infine Concerto con band e DJ set a cura di gruppi e giovani musicisti.

 

Domenica 14 giugno 2026

dalle 10.30 alle 12 e poi dalle 15.30 alle 18 Circo Sotto Casa a cura di Jaqulè e altre scuole di circo, guideranno laboratori e spettacoli per famiglie e bambini;

 

Pic Nic Condiviso: nel giardino di Cascina Arzilla sarà possibile mangiare tutti insieme. Ognuno sarà responsabile di portare il proprio cibo e per chi volesse anche teli da condividere per sedersi, ma soprattutto voglia di mangiare e chiacchierare insieme!

 

 

Che cos’è Cascina Arzilla

Cascina Arzilla è uno dei primi beni confiscati alle mafie nel Nord Italia. Dal 2004, grazie alla collaborazione con il Comune di Volvera, è stato restituito alla collettività e trasformato in un luogo di legalità e impegno collettivo.

 

Oggi il progetto di riutilizzo sociale del bene confiscato di Cascina Arzilla sociale mette al centro l’educativa e la testimonianza nei confronti delle generazioni più giovani. Anche per questo motivo la cascina è dedicata alla memoria di due giovani vittime innocenti delle mafie: Rita Atria e Antonio Landieri.

 

Numerose scolaresche e gruppi di giovani visitano e trascorrono uno o più giorni nel bene vivendo esperienze comunitarie, di formazione e impegno.

 

La rete informale JANPI nasce come collettivo di quattro associazioni (Jaqulè, ACMOS, ANPI, AGio) nel 2023 con l’obiettivo di ragionare su temi come giustizia sociale e legalità, partecipazione democratica, resistenza e beni comuni, a partire dalla valorizzazione dei beni confiscati presenti sul territorio volverese, in primo luogo  Cascina Arzilla.

 

Tra il 2023 e il 2026 la rete ha visto promuovere diverse iniziative, come la realizzazione di un ciclo di incontri indirizzato alla valorizzazione della storia del quartiere delle case popolari del Comune di Volvera, l’organizzazione di incontri informativi su argomenti verticali come la presentazione di libri, elezioni amministrative locali con i candidati sindaci e appuntamenti referendari.

 

Dal 2024, il collettivo informale ha evidenziato l’esigenza di allargare le relazioni a una rete più ampia di associazioni e organizzazioni che vivono il territorio, proponendo sia la co-progettazione di un Festival per i Beni Comuni, sia intraprendendo da maggio 2025 un percorso di carattere programmatico e partecipativo avente il fine di valorizzare l’utilizzo condiviso di Cascina Arzilla, nonché la sua funzionalizzazione sulla base delle esigenze e delle idee emerse. 

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Biennale Tecnologia 2026: il Campus tra innovazione, cultura e domande sul futuro

La quinta edizione di Biennale Tecnologia ha trasformato il Politecnico di Torino in un laboratorio di idee, accogliendo più di cento studentɜ da tutta Italia per un Campus residenziale di quattro giorni, dal 15 al 19 aprile 2026. Un’esperienza che ha unito conferenze, workshop, visite guidate e spettacoli, offrendo allɜ partecipanti l’opportunità di vivere la città, confrontarsi con docenti e ricercatorɜ e riflettere sul ruolo della tecnologia nella società.

 

Come possiamo progettare e usare la tecnologia per il bene comune?” Questa è stata la domanda di partenza che ha accompagnato questa edizione di Biennale Tecnologia, intitolata “Soluzioni”.

 

Durante il Campus lɜ partecipanti hanno avuto modo di confrontarsi sul tema dell’intelligenza artificiale, stimolatɜ da ospiti e figure di spicco nel settore.
Le riflessioni hanno riguardato lo spazio, la sovranità tecnologica e il rapporto tra arte e intelligenza artificiale. Non sono mancati momenti di dibattito guidati dallɜ animatorɜ di Acmos, che hanno stimolato lɜ giovani a interrogarsi sul ruolo dell’umanità nello sviluppo tecnologico e sulla fiducia riposta nell’innovazione.

 

L’esperienza ha anche esplorato il legame tra scienza e società, affrontando temi come le disuguaglianze di genere e la segregazione lavorativa in ambito scientifico. Lɜ studentɜ hanno inoltre partecipato ad attività culturali, come la mostra interattiva “Dati sensibili – Archivio Olivetti” e lo spettacolo “Prometeo Talks” di Gabriele Vacis, che hanno unito arte, ricerca e partecipazione, stimolando domande su collaborazione e giustizia sociale.

 

Un momento significativo è stato il confronto diretto con lɜ cittadinɜ in Piazza San Carlo, dove lɜ partecipanti hanno posto una domanda chiave: “Quanta fiducia ha che lo sviluppo tecnologico porterà al raggiungimento del bene comune?”. Le risposte hanno evidenziato come l’impatto della tecnologia dipenda dall’uso che ne facciamo e dalla nostra capacità di indirizzarne lo sviluppo in modo etico.

 

Il “Campus di Biennale Tecnologia” è un progetto dell’Associazione ACMOS, sostenuto da Biennale Tecnologia e dal Politecnico di Torino.

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PEOPLE HAVE RIGHTS, Meridiano d’Europa 2026: democrazie e stato di diritto

La dodicesima edizione del Meridiano d’Europa a Budapest, Ungheria: per approfondire il tema dello stato di diritto

Dal 6 al 10 maggio le associazioni della rete We Care, che organizzano il progetto educativo del Meridiano d’Europa, hanno portato più di 200 giovani in viaggio a Budapest, capitale ungherese, per discutere di democrazia e stato di diritto in una capitale europea che sta vivendo un profondo cambiamento politico in senso democratico.

Passato, presente, futuro: leggere la storia per comprendere l’attualità

A Budapest, oltre ai lavori in gruppo, occasione di dibattito e confronto, i partecipanti hanno esplorato i luoghi storici della città, camminato sulle rive del Danubio davanti alle Scarpe del Memoriale dell’Olocausto, hanno osservato criticamente le statue che raccontano la storia nel modo in cui desidera chi le costruisce, hanno discusso sotto il Parlamento ungherese – simbolo di un governo che per 16 anni ha cercato di smantellare democrazia e libertà. 

L’Ungheria di Viktor Orbán è stata infatti al centro di numerose condanne internazionali: limitazione della libertà di stampa, restrizioni alle ONG e alla comunità LGBTQIA+, indebolimento del potere giudiziario, politiche migratorie restrittive.

Proprio per riflettere su questi temi e sul paese in cui siamo stati, i giovani partecipanti hanno anche incontrato chi, ogni giorno, resiste e costruisce alternative locali: giornalisti di fact-checking, attivisti per i diritti LGBTQI, educatori per l’inclusione, difensori dello stato di diritto.

9 maggio 2026: abitare la pancia della storia

La Festa dell’Europa quest’anno ha avuto una rilevanza ancora più forte del solito: il 9 maggio 2026, mentre davanti al Parlamento ungherese si celebrava non solo l’insediamento del nuovo governo guidato da Péter Magyar, ma la speranza possibile di una svolta democratica che ristabilisca effettivamente lo stato di diritto in Ungheria. I partecipanti di quest’anno hanno vissuto sulla propria pelle quanto la democrazia si costruisca con la partecipazione di tutti e con il voto consapevole.

Con il risultato della nostra azione simbolica, lo striscione “People Have Rights” con più di 200 impronte di mani, a simboleggare le scelte di impegno di ognuno di noi, abbiamo raggiunto e presenziato alla manifestazione.

Dieci anni dopo l’edizione del 2016, “Open Europe”, il Meridiano in Ungheria ha osservato i cambiamenti di un decennio di democrazia illiberale e riscoperto le forme di resistenza civile che possono offrire strumenti per difendere e rinnovare le democrazie.

Continua a seguirci!

Puoi seguire gli aggiornamenti del Meridiano d’Europa attraverso la sua pagina Facebook e Instagram, e guardando i video-racconto della dodicesima edizione del Meridiano d’Europa.

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Preparare ogni giorno “l’altro passo” – 25 aprile 2026

Come ogni anno, in occasione della Festa della Liberazione, parteciperemo alla fiaccolata cittadina di Torino, in programma il 24 aprile.

Il ritrovo è alle ore 20 in piazza Arbarello, da cui partirà il corteo promosso dalla Città di Torino e dal Comitato di Coordinamento fra le Associazioni della Resistenza del Piemonte. La fiaccolata attraverserà la città fino a piazza Castello, dove si terrà l’orazione ufficiale, affidata quest’anno a Beatrice Verri, direttrice della Fondazione Nuto Revelli di Cuneo.

Come ormai da anni, però, non ci fermeremo lì.

Dopo il momento istituzionale, proseguiremo il nostro percorso fino a via Rossini, davanti all’Istituto Avogadro, dove si trova la lapide che ricorda Adriano Ferrero, giovane studente ucciso per essersi rifiutato di fare il saluto fascista al passaggio di un corteo del regime. Una scelta semplice e radicale, che ancora oggi interroga il nostro modo di stare nella storia.

Questo spezzone di fiaccolata è organizzato da ACMOS insieme alla Fondazione Benvenuti in Italia, a Libera Piemonte, ad Articolo 21, con la partecipazione di UDU – Unione degli Universitari, ed è aperto a tutte le persone che sentono la responsabilità di dare continuità ai valori della Resistenza nel presente.

Nel 2026 ricorrono gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Un passaggio che non può essere solo celebrativo, ma che chiede di essere attraversato con consapevolezza: la Liberazione non è un punto di arrivo definitivo, ma l’inizio di un percorso che riguarda ancora il nostro tempo.

Per questo abbiamo scelto di accompagnare questo 24 aprile con le parole di Franco Venturi, nell’articolo “L’altro passo” pubblicato il 2 giugno 1946 sul quotidiano torinese del Partito d’Azione, L’Italia liberadove riprendeva il pensiero di Ada Gobetti che definiva la Costituente “l’altro passo”:

“Con l’insurrezione e la liberazione un passo era stato fatto. Ora si tratta di farne un altro. Di preparare ogni giorno l’altro passo.”

Preparare ogni giorno l’altro passo significa riconoscere che la democrazia, i diritti e la pace non sono acquisiti una volta per tutte. In un contesto segnato da guerre, disuguaglianze crisi globali e sociali, è ancora più urgente scegliere di non restare fermi, di non cedere alla rassegnazione, ma di continuare a costruire spazi di partecipazione e giustizia.

Anche per questo, il 24 aprile, attraverseremo le strade della nostra città non solo per ricordare, ma per affermare che la Resistenza è ancora oggi un orizzonte vivo, che chiama in causa le nostre scelte quotidiane.

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Tessitori 2006-2026: vent’anni di coabitazioni solidali a Torino con Acmos

Domenica 26 aprile festeggiamo i 20 anni della Comunità dei Tessitori, la prima coabitazione giovanile solidale di ACMOS nata a Torino nel 2006. Un anniversario che diventa occasione per tornare a raccontare il senso di questa esperienza: un modo diverso di abitare, costruito sulla scelta della comunità.

Le coabitazioni nascono da un’idea semplice: in un contesto che rende sempre più difficile per lə giovani costruire autonomia, crediamo che la risposta non possa essere individuale. Per questo, da ormai vent’anni, sperimentiamo forme di abitare condiviso in cui vivere insieme diventa uno strumento concreto per affrontare bisogni, fragilità e desideri. Oggi le coabitazioni giovanili di ACMOS sono quattro – Tessitori, Filo Continuo, Sorgente e Synporto – e rappresentano un percorso che nel tempo ha contribuito a costruire un modello riconosciuto anche a livello pubblico.

Vivere in coabitazione significa scegliere quotidianamente la relazione: condividere spazi, tempo e responsabilità, ma anche costruire legami con il contesto in cui si abita. Le dieci ore settimanali dedicate alla comunità diventano così un modo concreto per stare dentro i luoghi, prendersi cura degli spazi comuni, creare occasioni di incontro e supportare chi vive situazioni di fragilità. È in questa dimensione che l’abitare diventa qualcosa di più di una casa: un’esperienza di crescita, autonomia e partecipazione.

Per celebrare questi vent’anni ci ritroviamo domenica 26 aprile, dalle ore 15, negli spazi della Comunità dei Tessitori, in via San Massimo 31-33. Sarà un pomeriggio aperto alla città, pensato per attraversare e raccontare questa storia insieme a chi l’ha vissuta e a chi la incontra per la prima volta. Nel corso della giornata ci saranno momenti diversi, tra cui una mostra fotografica dedicata ai vent’anni delle coabitazioni, attività laboratoriali, musica e occasioni conviviali, insieme a uno spazio di parola con testimonianze e interventi pubblici che restituiranno il valore di questa esperienza.

Le coabitazioni nascono dentro una visione che per noi resta profondamente attuale: in una società che spinge verso l’isolamento, scegliere di vivere insieme è un atto sociale e politico. È il modo in cui proviamo, ogni giorno, a costruire spazi più giusti, più solidali e più vivibili.

Dopo vent’anni, è una storia che continua e che vogliamo continuare a costruire insieme.

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Streben: una rivista per smuovere il movimento!

Come animatrici di Casa Acmos quest’anno ci siamo interrogate sul nostro ruolo nel movimento e sono emerse diverse riflessioni che qui accenniamo solamente per brevità: vorremmo impegnarci per rendere Casa Acmos sempre di più uno spazio di condivisione, confronto e slancio: quindi una Casa Acmos in cui le geche si possano ritrovare, ragionare (possibilmente anche discutere) e immaginare cose nuove, da sperimentare assieme; convinte che solo così il nostro movimento potrà coltivare il desiderio di rinnovarsi e andare oltre al presente, altrimenti rischieremo di rimanere ferme sulle nostre pratiche quotidiane, che diventeranno più fine che mezzo.

 

Alla luce di questo però abbiamo rilevato un problema: concentrarci esclusivamente su come rendere l’esperienza di Casa Acmos più avvincente rischia di farci concentrare solo su chi ha la possibilità di vivere Casa Acmos regolarmente e quindi trascurare quella parte di movimento maggioritaria che passa per via Leoncavallo solo quando fa gec o quando è in settimana comunitaria.

 

L’accessibilità a Casa Acmos è diventata quindi per noi la questione centrale, perché attorno a questa si gioca la coesione del nostro movimento, di conseguenza il suo potere rivoluzionario. A partire dal desiderio di non delegare questa responsabilità abbiamo cercato uno strumento che potesse arrivare a tutte e possibilmente avvicinare alla pancia del movimento chi oggi se lo vive un po’ ai margini: ecco dunque lo Streben!

 

Una rivista che esce ogni coordinamento gec (quindi all’incirca un mese e mezzo) e che prova ad avvicinare il movimento sia con le sue pagine piene, in cui si troveranno spunti e riflessioni su ciò che ci riguarda direttamente, che con le pagine vuote, perché lo Streben non è pensato solo per essere letto dalle geche, ma anche per essere scritto da queste: non è altro che la trasposizione cartacea del concetto teatrale dello “spettattore” di Augusto Boal. Non lo diciamo per il vezzo della citazione: troppo spesso infatti idee vitali si perdono tra i corridoi, non trovando un canale per arrivare a più persone e considerato che queste idee sono l’ossigeno di un movimento giovanile non possiamo permettere che si disperdano nell’aria.

 

Quindi tra queste pagine troverete articoli di gec in settimana comunitaria, discussioni tra animatori di casa, interviste, cruciverba, interventi polemici e tutto ciò di sentito che uscirà dai gec e chi li circonda. L’unico criterio che chiediamo a chi collabora è che lo faccia nello spirito della “parola che se non cambia la realtà è un’impostura”: in queste parole Paulo Freire sintetizza tutto il nostro desiderio di rendere la rivista un vero strumento culturale, non uno spazio di riflessione velleitario.

 

In tutto questo la rivista ha un costo di due euro: non è un tentativo di lucrare su questa iniziativa (anche perché come piano farebbe tenerezza), ma è il desiderio di renderlo un progetto autonomo economicamente, per misurarci così anche con questo aspetto della sfida.

 

In ultima battuta: perché Streben? Perché abbiamo scoperto che nei primissimi anni della nostra storia esisteva una rivista con questo nome (oltre a essere ancora oggi il nome del nostro centro studi), allora abbiamo pensato che riprendere lo stesso nome potesse essere un modo per costruire un ponte con questa storia, perché sentiamo la grande responsabilità che abbiamo verso essa e crediamo che trovare punti di contatto ci aiuta a rinnovare il senso di questo impegno. Queste sono le idee, per i contenuti trovate il terzo numero nel salotto di Casa Acmos!

 

L’equipe animativa di Casa Acmos

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Cittadinanza globale, esperienza territoriale – Iscrizioni aperte per il nuovo bando di Servizio Civile Universale!

Puoi già iscriverti al nuovo bando di Servizio Civile Universale di Acmos e Benvenuti in Italia: “Cittadinanza globale, esperienza territoriale”!

 

Il nostro programma di riferimento è “Oltre il Presente: Giovani, Territorio, Futuro”.

 

Hai tra i 18 e i 28 anni? Sei unə cittadinə italianə o di un paese membro dell’Unione Europea?

 

Vorresti impegnarti per migliorare la tua città, favorire la partecipazione giovanile e aumentare la consapevolezza dellɜ giovani in merito alle sfide globali?

 

Vuoi iniziare a consolidare la tua indipendenza economica con un rimborso spese, e al contempo renderti utile per la cittadinanza?

 

Allora l’esperienza che offriamo fa proprio per te! Potrai svolgere laboratori educativi con lɜ giovani delle scuole del territorio, contribuire all’animazione sociale del quartiere di Barriera di Milano, organizzare una scuola per attivistɜ, e molto altro.

 

Il bando è aperto fino alle ore 14.00 dell’8 aprile 2026: scopri qui come candidarti al nostro progetto, codice PTXSU0005225010595NMTX!

 

Se vuoi scriverci per porci delle domande e chiarire eventuali dubbi, puoi contattarci alle mail: emma.fontanarosa@acmos.net e roberto.abagnale@acmos.net .

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5 anni di MANDEN 134!

Manden 134 è un’esperienza di comunità, nata ormai 5 anni fa, a partire dall’esigenza che come Acmos vivevamo (e tutt’ora viviamo): provare a trovare risposte collettive alle domande e alle difficoltà che attraversano la vita di ognunə di noi.
Siamo convintə che parte di queste risposte possano nascere proprio dalla comunità e dalla vita condivisa: spazi di confronto, luoghi sicuri, relazioni capaci di sostenere nei momenti di difficoltà e di accompagnare nella crescita.
Quando, più di cinque anni fa, abbiamo iniziato a cercare un posto dove costruire questo orizzonte, il Gruppo Abele ha risposto subito alla nostra chiamata, mettendo a disposizione gli spazi che oggi moltə chiamano casa.
In questi anni più di venti persone hanno abitato a Manden134. Storie diverse, percorsi diversi, ma un’esperienza condivisa: la scelta comunitaria in un tempo che ci vuole solə.
Ascolta le testimonianze di chi ha vissuto in comunità!
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Con Tina, per Tina, grazie a Tina

Il 9 febbraio si ricorda la morte di Florentina Motoc, una giovane ragazza rumena vittima di tratta, morta tragicamente a Torino 25 anni fa. La sua storia ci è cara, perché Casa Acmos, la nostra casa, è dedicata a lei. Per l’occasione abbiamo voluto ricordarla con un’immagine, un ragionamento e una promessa.

 

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Nel raccontare la storia di Tina ci hanno insegnato a dire che Tina ha avuto una figlia e che per lei è stato il riaccendersi di una speranza. Allora nel pensare a cosa deve aver significato avere una figlia nella sua situazione ci è venuta in mente questa poesia, che ci fa immaginare cosa può voler dire l’amore materno nell’affrontare le difficoltà della vita. Questa è l’immagine con cui la vogliamo ricordare: la speranza che ha suscitato in lei l’amore per la figlia, nonostante la situazione tragica non smetterà mai di meravigliarci e farci riflettere.  Ora non diremo più nulla su Tina, perché avere rispetto della sua memoria ci impone di riflettere prima di tutto su noi stessi. Questo perché nello scrivere queste parole non abbiamo voluto ignorare la dissonanza di fondo che sentiamo quando ricordiamo Tina e altre vittime innocenti: i sentimenti e le parole che esprimiamo spesso sono più lontani dalla realtà di quanto vorremmo.

 

Ci sono tanti ostacoli che ci allontanano dall’entrare in contatto profondo con il dolore per Tina: le nostre vite privilegiate, le incessanti distrazioni, l’incapacità di rapportarsi al dolore; sarebbero tante le cose da approfondire, ma forse l’ostacolo più grande è che spesso non crediamo di poter cambiare per davvero la realtà con il nostro impegno, quindi non crediamo di poter onorare realmente la sua memoria. Allora scrivere è la migliore forma di meditazione, per capire come liberarsi dall’umiliante ipocrisia di esprimere dolori che non si provano del tutto o di fare promesse che non si sentono realmente, quella stessa umiliante sensazione che spesso ci impedisce di alzare la testa di fronte a queste storie.

 

Se non crediamo di poter cambiare la realtà, il valore rivoluzionario della memoria che ci ha insegnato Libera non può esplodere dentro di noi. Allora crediamo che in questo scenario, che intacca sistematicamente la nostra speranza, sia necessario prendersi la responsabilità di chiedersi seriamente che cosa vogliamo dal nostro impegno e provare a tutti i costi a tenere viva quella speranza che dà senso alla nostra azione. Chiedersi questo in modo non retorico vuol dire considerare le implicazioni di ogni risposta e farsi un rigoroso esame di coscienza su cosa vogliamo più profondamente dalle nostre vite e come la storia di Tina e delle altre vittime innocenti di mafia c’entrano in tutto ciò.

 

Questo sarà l’anno del 21 marzo a Torino: spesso nel parlarne ci diciamo che speriamo riesca a coinvolgere più persone possibili, ma alla luce di queste riflessioni vogliamo fare un augurio diverso, ovvero che riesca a coinvolgere il più possibile noi stessi e che ci aiuti a fare le pesanti riflessioni di cui parlavamo prima, tenendoci ancorati all’umanità di queste storie, così da non rimanere schiacciati sotto il peso di questi interrogativi esistenziali.

 

Perché la promessa che vogliamo farti, cara Tina, ed è la prima volta che abbiamo la forza di alzare la testa e rivolgerci direttamente a te, è che noi continueremo a ricordarti ogni 9 febbraio perché è la nostra responsabilità, ma al tempo stesso ti promettiamo che a partire dalla tua memoria ci impegneremo a porci seriamente quelle domande, provando quindi a capire in cosa vogliamo trasformare il nostro impegno e la nostra memoria e nel far ciò proveremo a essere sensibili a ogni ipocrisia che proverà a infiltrarsi nelle nostre risposte e torneremo qui a ricordarti con una consapevolezza rinnovata di cosa vogliamo essere, sperando di riuscire a non arrenderci alla rassegnazione e quindi a onorare realmente la memoria tua e delle altre vittime innocenti. Quest’ultima è una speranza, ma la parte prima, il rigoroso esame di coscienza sul nostro impegno e la nostra speranza, è un impegno, che ci prendiamo con te, per te, grazie a te.

 

In conclusione aggiungiamo un ultimo passaggio: fare queste riflessioni insieme a Libera e al Gruppo Abele ha poi un altro grande valore; in questo periodo di grandi mobilitazioni e disordini ci siamo chiesti tanto con chi vogliamo accompagnarci nel fare queste riflessioni. Incontri come questo ci ricordano da dove veniamo e a quale idea di mondo apparteniamo: sono 26 anni che Acmos cammina assieme al Gruppo Abele e Libera per costruire una storia di giustizia attraverso valori come la nonviolenza e il rispetto dei valori democratici, quindi vivere insieme questi momenti per noi è anche un’occasione per ricordarci quanto è importante tenersi stretti e coltivare i rapporti con chi ci ha accompagnato nel tempo, senza dimenticarci o sminuire il valore che ha avuto e che può avere questo camminare insieme!

 

L’equipe di Casa Acmos

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Tu mi hai capito? Guerra dentro – quarta edizione del festival sul benessere mentale dellɜ adolescenti

GUERRA DENTRO
23-27 febbraio 2026

“L’ansia mangia quando con lei non vado d’accordo
Fuori un’altra guerra scoppia e io non me ne accorgo”

 

Gli ultimi anni hanno visto il tema della salute mentale entrare con maggiore forza nel dibattito pubblico e nei contesti educativi. In particolare, nelle scuole emerge con chiarezza un diffuso senso di smarrimento e precarietà vissuto da adolescenti e giovani, legato non solo a difficoltà personali, ma anche a un contesto globale attraversato da crisi profonde e rapide trasformazioni.
Guerre che segnano l’orizzonte del presente e del futuro, cambiamenti climatici sempre più evidenti, disuguaglianze sociali crescenti e un’accelerazione digitale che spesso amplifica isolamento e pressione incidono direttamente sul benessere psicologico delle nuove generazioni, alimentando ansia, senso di impotenza e sfiducia. In questo scenario, moltɜ studentɜ percepiscono di essere lasciatɜ solɜ nell’affrontare il proprio malessere e faticano a trovare spazi adeguati di ascolto e confronto.
Da questa consapevolezza nasce il festival “Tu mi hai capito?”.

 

Il fulcro di questa quarta edizione è un cambio di prospettiva: non persone che devono “stare bene” in un mondo che genera malessere, ma la costruzione di un mondo capace di produrre benessere attraverso la giustizia sociale.
Il festival mette in relazione salute mentale, guerre, crisi climatica e partecipazione attiva, partendo dalla convinzione che il benessere psicologico non possa essere disgiunto dalle condizioni materiali, relazionali e simboliche in cui le persone vivono.
In questo senso, la possibilità di prendere parola, partecipare alla costruzione di pratiche diverse e immaginare alternative collettive diventa una dimensione centrale della cura.
“Tu mi hai capito?” apre spazi di confronto in cui interrogarsi su come le crisi globali influenzano i vissuti individuali e su come l’agire collettivo, la responsabilità condivisa e la partecipazione possano rappresentare risorse fondamentali per il benessere, soprattutto per le giovani generazioni.

 

La scuola è uno dei luoghi privilegiati in cui questi temi emergono con maggiore evidenza e possono essere affrontati in modo strutturato. Portare il festival nelle scuole significa offrire occasioni di dialogo e confronto su salute mentale, futuro e partecipazione, valorizzando il punto di vista di studentɜ e rafforzando il ruolo della comunità educante.
Le attività proposte – incontri, laboratori e momenti partecipativi – sono pensate come spazi accessibili e orizzontali, adattabili ai diversi contesti scolastici, dedicati allɜ studentɜ, ma anche al personale scolastico ai genitori e alla cittadinanza.

 

Il festival è organizzato da ACMOS, in collaborazione con TiAscolto Aps, Il Bandolo, Telefono Amico Torino, La Tazza Blu, Aria – Spazi reali, DEB – Dialogue Explore Bond, Tuttoannodato, Cooperativa sociale L’Arcobaleno, Sbalzi – cultura in rilievo, Parole in Movimento ETS, Invərso Aps, Associazione “Il Tiglio”, Consulta Provinciale degli Studenti.

 

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Musica Libera – il contest musicale per celebrare il 21 marzo 2026

In occasione del 21 marzo, Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie, Libera Piemonte e ACMOS, in collaborazione con ARCI e Reset Festival, promuovono un contest musicale rivolto a giovani artistə, con l’obiettivo di intrecciare musica, partecipazione e impegno civile.

Il contest è aperto a artistə under 35, solistə o band, che desiderino partecipare inviando una cover o un brano inedito. Le canzoni proposte dovranno affrontare, anche in modo non esplicito o simbolico, temi legati all’impegno sociale, alla resistenza culturale, alla giustizia, alla speranza e al coraggio. Non è necessario che i brani facciano riferimento diretto alla mafia o alla criminalità organizzata: sono benvenuti anche pezzi che raccontino uno stato d’animo legato all’attualità o che esprimano forme di resistenza e impegno in senso ampio. Le cover sono ammesse, anche se i brani inediti sono particolarmente apprezzati.

La qualità tecnica della registrazione non rappresenta un criterio di esclusione: anche registrazioni semplici, realizzate con mezzi non professionali o da telefono, sono considerate valide. Ciò che conta è il contenuto, l’intenzione artistica e il messaggio che la musica riesce a trasmettere.

Per partecipare è necessario inviare il proprio brano all’indirizzo contest21marzo@acmos.net, indicando nella mail il titolo della canzone, il nome del progetto artistico o della band, la provenienza e una breve descrizione del brano e del suo significato. Avrete tempo fino al 2 marzo per inviare i vostri brani.

Dopo la selezione, lə artistə scelti si esibiranno dal vivo alla finale del contest, che si terrà venerdì 20 marzo presso OFF TOPIC a Torino.

Lə artistə vincitorə avrà la possibilità di esibirsi al Festival Armonia, in programma il 20 e 21 giugno presso Cascina Caccia a San Sebastiano Po, bene confiscato alla ’ndrangheta, e di registrare professionalmente il proprio brano.

Il contest nasce dalla volontà di creare uno spazio in cui musica e impegno possano incontrarsi, valorizzando la voglia di stare insieme, di suonare e di prendere parola attraverso l’arte, contribuendo alla costruzione di una società più giusta e consapevole.

 

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27 gennaio 2026 – Giornata della Memoria: ricomporre gli argini

Il 27 gennaio del 1945 l’Armata Rossa apriva i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz. Un’immagine che ha simboleggiato la fine di uno degli orrori più grandi della storia dell’umanità. Ottantuno anni fa si concludeva una delle pagine più nere dell’Occidente e, da quell’abisso, nascevano delle promesse: mai più la disumanizzazione, mai più la negazione della dignità, mai più la persecuzione fondata su origini, idee politiche, religione, orientamento, condizioni di vita.

 

La Giornata della Memoria nasce per tenere come monito lo sterminio di milioni di ebrei e, con loro, di tutte le persone considerate “diverse” dal progetto nazista. Vale la pena chiederci cosa sia per noi oggi Memoria: non solo commemorazione, ma profonda comprensione di un periodo storico che ci ha lasciati con un’eredità civile da custodire. Significa quindi spostare l’attenzione al presente, allenare la capacità di riconoscere i segnali di pericolo per la democrazia quando si manifestano e impegnarsi per prevenire il ripetersi di alcuni eventi.  

 

In queste settimane abbiamo assistito a eventi che hanno scombussolato la vita della nostra città, in ultimo lo sgombero dello stabile di corso Regina 47, occupato da Askatasuna a Torino, con la militarizzazione di un intero quartiere e la repressione violenta dei manifestanti. Un’operazione condotta mentre era in corso un percorso di dialogo istituzionale per trasformare quello spazio in un bene comune della città.

 

Oltre all’episodio in sé, per i cui modi resta necessaria la condanna, è preoccupante la progressiva normalizzazione della forza come unico strumento di governo del conflitto sociale. La repressione è ormai un marchio di fabbrica: criminalizzare e screditare chi protesta, chiudere spazi storici di aggregazione informale, soffocare il conflitto sociale invece di affrontarne le cause. Una scelta securitaria e muscolare che, in assenza di risposte credibili alle discriminazioni strutturali, preferisce colpire chi si organizza dal basso invece di intervenire alla radice dei problemi

 

Colpisce, ancora una volta, la selettività di questa repressione e la disparità di trattamento: gli interventi non si concentrano su spazi e realtà ricondotte all’estremismo di matrice neofascista, come CasaPound a Roma, bensì all’antagonismo politico di sinistra, in spazi che rappresentano e hanno rappresentato per decenni anche  luoghi di socialità, cultura, mutualismo. 

 

Non si tratta di sottovalutare l’importanza della legalità o della necessità che le istituzioni chiedano conto di responsabilità. Si tratta di denunciare un’azione politica istituzionale che usa questi argomenti come alibi per un’eliminazione violenta del dissenso e della socialità che lo nutre, impoverendo culturalmente la società tutta. Per chi come noi ha a cuore l’eredità morale e politica successiva ai fatti che il Giorno della Memoria evoca, e per chi sostiene quindi il valore di un sistema democratico, liberale, repubblicano e costituzionale, questi fatti sono particolarmente gravi. Sono gravi anche perché  si collocano in un contesto europeo e mondiale di retrocessione e crisi dei sistemi democratici e di alleanze internazionaliste di figure e movimenti xenofobi autoritari e imperialisti.

 

Qualcosa in queste settimane si è mosso. Diverse persone e realtà, con collocamenti politici anche distanti, hanno sentito la necessità di denunciare quanto accaduto, ciascuna secondo la propria sensibilità, e di rispondere costruendo un’assemblea nazionale e aderendo al corteo nazionale convocato il 31 gennaio a Torino. È un segnale importante che indica la gravità dei fatti che si stanno succedendo e l’adesione a queste iniziative è oggetto di un vivo dibattito: chi le governa? Qual è la prospettiva? Quando si costruiscono reti solidali tra esperienze così differenti, ci sono ragioni diverse che possono prevalere: l’azione da un lato può esser più forte, e il richiamo morale che mobilita le persone è alto. Allo stesso tempo si corre il rischio di essere strumentalizzati, di favorire tensioni e polarizzazioni che possono diventare alibi per una risposta repressiva ancora più decisa. Indipendentemente da cosa ciascuna persona e realtà deciderà di fare, riteniamo però che non sia sufficiente occupare le piazze e che alla mobilitazione debba seguire una risposta politica seria e continuativa: lasciare il terreno delle istituzioni in mano a chi lo usa per normalizzare l’erosione dei diritti e l’uso della forza come strumento politico, tradisce la lezione civile del Giorno della Memoria, e rende il pluralismo democratico e il dissenso più fragile e facilmente isolabile. 

 

Non abbiamo certezza di dove porteranno i movimenti e le agitazioni di queste settimane e di questi mesi, ma pensiamo che oltre allo scendere in piazza sia per noi urgente interrogarsi su come costruiamo un fronte democratico comune che abbia presupposti condivisi, e che tenga insieme le differenze di approcci e sensibilità. Cosa significa oggi arginare la deriva individualista e autoritaria che ha così grande consenso – nelle scuole, nei quartieri, nelle istituzioni ? Come si tradurranno queste mobilitazioni in un lavoro politico duraturo, capace di incidere diffusamente a livello culturale e anche negli spazi istituzionali? 

 

Tenere insieme questo doppio binario tra lavoro politico negli spazi istituzionali e nelle organizzazioni sociali formali e informali non è facile, e nonostante richieda molti compromessi è una scelta di efficacia e lungimiranza, non di rinuncia. Più che mai allora serve costruire connessioni e alleanze: tra chi lavora nei movimenti e chi agisce nelle istituzioni, tra chi in modo diverso condivide l’obiettivo di salvaguardare lo stato di diritto e allargare spazi di libertà, giustizia e democrazia. 

 

Evitando paragoni storici impropri e forzati, continuando a dedicare questa Giornata alla memoria delle vittime, quelle morte e quelle sopravvissute, e allo studio e alla comprensione di quei fatti, per noi il 27 gennaio continua a parlare al nostro tempo, a interrogare profondamente le nostre vite e le nostre organizzazioni e a impegnarle in esperienze continuative e compromettenti di partecipazione democratica attiva e consapevole.

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