Polo Educativo sul Caporalato

 

Progetto “Polo educativo sul caporalato”

OBIETTIVI

L’obiettivo del progetto è educare alla cittadinanza e alla legalità sensibilizzando gli studenti delle scuole del territorio regionale rispetto al legame tra mafie, lavoro e migrazioni. Il progetto focalizza l’attenzione sul fenomeno del caporalato, cioè lo sfruttamento di lavoratori indifesi, spesso stranieri, spesso ricattati e privati di ogni diritto, costretti a lavorare a condizioni di orario, di retribuzione e di vita, disumane. Il progetto intende contribuire all’approfondimento e alla prevenzione del fenomeno con attenzione particolare al caporalato in agricoltura ma anche a tutte le forme di nuove schiavitù che riguardano diversi settori produttivi, attraverso una proposta educativa che coinvolga i giovani e la cittadinanza. Per favorire la riflessione sulla presenza di infiltrazioni mafiose sul territorio, sul legame con i flussi migratori, sulla tratta e lo sfruttamento delle persone da parte della criminalità organizzata.

 

COS’È IL POLO EDUCATIVO

In un bene confiscato alla ‘ndrangheta, la cui gestione è affidata all’Associazione Acmos, si intende dare vita a un Polo educativo sul caporalato, in cui organizzare visite scolastiche, campi estivi per studenti, eventi a tema per il territorio.

Il Polo educativo è un centro di produzione culturale e artistica, dove si alternano installazioni, mostre fotografiche, proiezioni, spettacoli teatrali, performances, per testimoniare il degrado delle condizioni di vita e sfruttamento cui sono sottoposti i “nuovi schiavi”. Il fenomeno viene esplorato attraverso la sua storia, la diffusione geografica e il percorso normativo (fino alla nuova legge 199 del 2016), la rappresentazione/testimonianza di ciò che si è fatto e si sta facendo per cambiare la situazione da parte di sindacati e movimenti (le prime manifestazioni da rosarno a nardo’, passando per latina, in cui i braccianti hanno imparato ad organizzarsi e a reagire), il lavoro di documentazione e denuncia di flai cgil, associazioni e giornalisti, il continuo impegno sul campo delle forze dell’ordine e della magistratura.  Uno spazio a parte è dedicato alla storia delle migrazioni in Italia negli ultimi 30 anni.

 

PERCHÈ A CASCINA ARZILLA

Il carattere distintivo del progetto è dovuto innanzitutto all’alto valore simbolico del bene confiscato, soprattutto in relazione ai contenuti trattati nelle proposte educative.

E’ ormai chiaro infatti che si rende necessario inserire il contrasto al caporalato nel più ampio ambito della lotta alle mafie e alla tratta delle persone, e che lo sfruttamento del lavoro, soprattutto per quanto riguarda persone straniere impiegate stagionalmente in agricoltura, ma non solo, è strettamente legato alla criminalità organizzata.

In tal senso si ha l’acquisizione, per il bene confiscato, di una nuova identità intesa non soltanto come rinnovamento, ma come vero e proprio cambiamento radicale: da un’identità fortemente connotata in senso negativo, la struttura, restituita alla collettività, viene ad assumere un significato e un’utilità di forte valore civile.