Ogni tuo respiro

Robin Cavendish (A. Garfield) ha raggiunto un obiettivo considerato impossibile: conquistare la giovane Diane (C. Foy). Si sono sposati e lei ha seguito lui in Kenya, nelle sue questioni di lavoro, sul finire del 1958. Robin contrae la poliomielite, poco dopo aver appreso che Diane è incinta, e viene ricoverato in un ospedale africano. Trasferito in un ospedale inglese nel 1960, incapace inizialmente di parlare, vorrebbe soltanto morire, considerato che è paralizzato dal collo in giù, oltre che attaccato a un respiratore, e le sue speranze di vita sono da considerare stimabili in pochi mesi. La moglie non ha nessuna intenzione di assecondarlo e grazie alla sua testardaggine, Robin lascerà l’ospedale per tornare a casa e vivrà per oltre vent’anni, durante i quali, al limite dell’incredibile, viaggerà per il mondo, anche per mezzo dell’invenzione folle di un suo amico, un prototipo di sedia a rotelle con respiratore annesso.

Storia vera di Robin Cavendish, diretta da Andy Serkis (la voce originale di Gollum), qui all’esordio nella regia. Conta per i temi che affronta, al di là di avere già il merito di narrare una vicenda misconosciuta: la disabilità e il diritto all’autodeterminazione dei pazienti, il fine vita e il concetto stesso di esistenza in simili condizioni, ma quel che sorprende è, per dirla con Rosanna Benzi (andate a rileggervi la sua storia, per molti aspetti simile), il suo “vizio di vivere”, che contro ogni previsione medica ha la meglio su tutto. Un vitalismo lungo due decenni, che si deve in gran parte alla moglie che non lo abbandona al suo destino e ai suoi desideri di morte. Una coppia di attori in gran forma, con Garfield che deve comunicare con la sola voce e le espressioni del viso.

Commuove e fa riflettere, ma non è un film triste: un atto d’amore per la vita.

Prodotto da Jonathan Cavendish, figlio di Robin.

16/11/2017
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