Meridiano D’Europa 2017: which Europe?

27 gennaio, Giornata della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto: uno sterminio di massa e un crimine contro l’umanità. Milioni di ebrei e, con loro, tutti i “diversi” discriminati e sterminati dal disegno nazista.

Partiamo da questa data, il punto più basso della nostra umanità generatosi proprio nella nostra Europa, per raccontare il nostro viaggio di speranza, convivenza pacifica, accoglienza, inclusione.

Un viaggio che pone le basi dal ricordo e dalla memoria per arrivare ad azioni concrete. Percorriamo un meridiano che collega Lampedusa a Utoya. L’isola su cui quotidianamente sbarcano sfinite le nuove speranze europee con quella dove sono state sterminate idee di solidarietà, pluralismo e laicità.

Il Meridiano d’Europa, arrivato alla sua terza edizione, è un progetto della rete WeCare, capeggiata da Acmos e composta da Rime, Sermais, Prendi Parte, 21 Marzo, Uva, Le Discipline, ShAre, L’égalité – in collaborazione con il MIUR, Direzione Generale per lo studente, l’integrazione e il media partner de La Stampa- al fine di sviluppare la cittadinanza attiva dei giovani nelle scuole secondarie per facilitarne l’inclusione sociale in ottica Europea e per aiutarli a sentirsi parte dei valori di questo continente.

L’itinerario di quest’anno porterà circa 250 giovani, provenienti da tutta Italia, a visitare Calais e Bruxelles, dal 6 al 10 maggio.

 

A Torino, Verbania, Novara, Sarzana, Bologna, Firenze, Trieste, Foligno, Roma e Parma i giovani delle associazioni organizzeranno dei percorsi educativi di avvicinamento al viaggio in 15 scuole dello Stivale, per approfondire, con gli studenti che prenderanno parte al viaggio, le tematiche che sono al cento di questa esperienza.

 

Calais e Bruxelles sono due luoghi simbolo di quanto l’Unione Europea sia oggi più che mai lontana dal sogno dei suoi padri fondatori, apparendo agli occhi dei suoi cittadini frammentata, disgregata, incapace di prendere decisioni comunitarie. In questo panorama di incertezza e difficoltà, la retorica che sembra essere più vincente è quella dello scetticismo, dei nazionalismi e della chiusura. Per questo il titolo di questa: which Europe? Ce lo domandiamo, insieme, cercando risposte.

Calais e Bruxelles rappresentano l’emblema della disgregazione di questa debole Europa e dell’indifferenza che rischia di condurre le nuove generazioni a non sentirsi più cittadini e parte di una storia europea.

 

Calais, città al confine nord della Francia e ormai ultima frontiera d’Europa, è la città che, come Lampedusa, è diventata il simbolo di un’Europa incapace di rispondere alla sua missione storica di accoglienza e delle speranze disilluse di migliaia di migranti che affollano “La Giungla”, zona ormai diventata un campo profughi abusivo. Luogo che rappresenta il fallimento delle politiche comunitarie in materia di accoglienza e lo strumento retorico per alimentare la paura verso i migranti e le forze disgreganti.

 

Bruxelles, la città in cui le politiche dell’Unione Europea prendono forma, plasmate dagli incontri e dalle intese tra funzionari, deputati, uomini di governo e gruppi di pressione. Città multietnica, composita, sede affascinante delle istituzioni, ma anche grembo di grandi contraddizioni e frammentazioni sociali. Bruxelles, la città in cui dialogare con le istituzioni europee, che, prime tra tutti, hanno il dovere di regolare questi cambiamenti e queste forti incongruenze poiché non portatrici di interessi particolari, ma di un bene collettivo.

Abbiamo deciso di viaggiare, di incontrare, di approfondire, discutere, di proporre, di fare rete.

Vogliamo un’Europa diversa e per farlo siamo convinti di doverla creare solo attraverso la creazione di una cittadinanza europea: i giovani, le nuove generazioni sono loro il futuro.

28/01/2017
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