La Terra dell’Abbastanza

Manolo (A. Carpenzano) e Mirko (M. Olivetti) sono due adolescenti delle periferie romane. Inseparabili, amici da una vita, una sera investono un uomo in auto e scappano. La paura iniziale monta in sollievo, quando si scopre che il morto è un pentito di un clan criminale. Così, involontariamente, questo favore reso spalanca loro la possibilità di svoltare, entrando in un mondo illegale, violento e spietato, dove i soldi abbondano e la perdizione è dietro l’angolo. Sullo sfondo, le famiglie assenti: Manolo ha un padre (M. Tortora), delinquente fallito che vive alla giornata e Mirko una madre (con cui si relaziona a fatica) e una sorellina. La discesa agli inferi dei due ragazzi non sarà indolore e il malessere che cova sotto la superficie troverà il modo di esplodere, imprevedibile.

Folgorante esordio dei fratelli D’Innocenzo, con un film secco, senza sbavature, nè compiacimenti, bella fotografia, un’insolita partitura musicale in chiave jazz, che stride in maniera efficace con il contesto popolare e periferico della storia. Ottima direzione degli attori, tra cui anche, in un ruolo minore, Luca Zingaretti.

Lascia l’amaro in bocca. Presentato fuori concorso al Festival di Berlino, ha guadagnato 3 candidature ai Nastri d’Argento. Tanti auguri ai due fratelli registi, si meritano una luminosa carriera!

08/06/2018
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