La pazza gioia

Beatrice (V. Bruni Tedeschi) e Donatella (M. Ramazzotti) si conoscono a Villa Biondi, entrambe ospiti di una struttura di recupero per donne instabili, con disagi psichici e traumi famigliari. Sono entrambe squinternate, Beatrice logorroica alto borghese e un po’ impicciona e paranoica, ha dilapidato una fortuna per un uomo sbagliato, Donatella di estrazione più semplice, in lotta col mondo, di poche parole ma tanti tatuaggi, con un figlio portatole via anni prima, per una brutta storia. Sono il giorno e la notte, eppure legano e si supportano vicendevolmente. Quando l’occasione lo permette loro, fuggono e si danno alla macchia, senza una meta e in cerca di un po’ di felicità.

Di film on the road, che parlano di picchiatelli simpatici, è pieno il cinema. Virzì sceglie una vena agrodolce, che mescola il leggero e il malinconico, affidando la storia a due interpreti notevoli. Scritto con Francesca Archibugi, è una storia che alterna momenti più riusciti a pagine meno verosimili e personaggi di contorno più sfocati, trovando un’amalgama funzionale alla fine. E’, in fondo, la vicenda di due donne prese a schiaffi dalla vita, alla continua ricerca di una stabilità in un mondo che le considera socialmente ai margini, quando non addirittura pericolose. Inno alla libertà e alla tolleranza, non eccelso ma sincero. Nulla a che vedere con lo sguardo feroce de “Il capitale umano”, ma comunque godibile. In piccole parti, Anna Galiena e Marco Messeri. Virzì continua la sua esplorazione molto toscana della commedia, nel cinema italiano odierno.

30/05/2016
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