La paranza dei bambini

Nicola (F. Di Napoli) ha quindici anni e vive a Napoli con la madre che ha una tintoria e il fratellino. Con un gruppo di coetanei sogna una vita diversa, un’evasione dalla quotidianità abbastanza misera. Per realizzare i suoi obiettivi, insieme agli altri, il richiamo della Camorra è irresistibile: si comincia spacciando fumo davanti all’università, ma il passo verso le armi e la violenza è breve e senza ritorno. L’ubriacatura facile e rapida, di una vita al massimo (gli abiti firmati, i soldi, la cocaina, le serate in discoteca), è solo la premessa di una strada che corre a velocità sostenuta verso un vicolo cieco.

Claudio Giovannesi porta sul grande schermo l’omonimo romanzo di Roberto Saviano (che partecipa alla sceneggiatura). E’ un film che farà discutere, per l’ennesima rappresentazione senza speranza della società napoletana, dove sangue chiama sangue e non importa se sei minorenne, anzi, forse è solo peggio. C’è da chiedersi, nella realtà, dove abbiamo sbagliato, nell’educazione, nella scuola e nella famiglia (non è un caso che nella storia non ci sia una figura adulta, se non quelle legate a ‘O Sistema). Non è nelle intenzioni del regista giudicare, ma soltanto raccontare una storia possibile. Cast di ragazzi dal talento naturale, in primis il protagonista, affiancato in piccole parti da Aniello Arena e Renato Carpentieri.

Giovannesi sa cogliere con efficacia l’emblematica contraddizione della vicenda: ragazzini cresciuti troppo in fretta e capaci di premere un grilletto, almeno in apparenza, ma anche cani sciolti che non possono essere imbrigliati, desiderosi di essere capiti, amati, sognati (avrebbe detto Danilo Dolci).

In concorso alla 69sima edizione del Festival di Berlino.

 

15/02/2019
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