Il cielo è di tutti. E la terra? Lettera al Presidente del Consiglio

Una lettera collettiva, scritta da cento ragazzi provenienti da tutta Italia e da diversi paesi d’Europa, indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.

Acmos, con le altre realtà associative del wecare, si sono ritrovate a Boves per un campo dal titolo “Il cielo è di tutti”. Al centro della discussione collettiva sono state le discriminazioni: da quelle più evidenti fino ad arrivare a quelle più subdole e nascoste,  delle quali ne siamo tutti in varia misura portatori. 

La società attuale, nostro malgrado, si basa sul concetto che il sistema debba favorire una certa fascia di popolazione a discapito di tutti gli altri. 

 

In un periodo storico in cui le divisioni e le differenze vogliono imporsi sempre più prepotentemente, la scelta è nuovamente quella di non arrogarsi il diritto di sentirsi immuni dal contesto, ma di stare in mezzo al dibattito abitando il conflitto e sentendosene parte.

Le nostre democrazie sono malate delle conseguenze di queste disuguaglianze: la fame e la miseria di milioni di persone che cercano giustamente un posto dove vivere dignitosamente (e nel nostro mare Mediterraneo ne vediamo solo una minima parte); lo sfruttamento di masse di lavoratori in ogni parte del globo a favore dell’arricchimento di pochi; la disoccupazione crescente figlia della smaterializzazzione del lavoro; la distruzione dell’ambiente e dei beni comuni vitali. 

 

Tutto ciò ci spaventa, ma non possiamo arrenderci, perché abbiamo una grande opportunità, nonostante le difficoltà evidenti.

 

Conseguenza e occasione di un mondo globalizzato è una società formata da tante culture: è compito della politica favorirla e tutelarla, lavorando affinché le differenze non diventino conflitto, pretendendo il rispetto dei doveri e dei diritti di tutti.
Bisogna ritornare a parlare dei diritti e dei doveri che costruiscono il nostro legame sociale, per non dimenticarci che le uniche categorie di persone da colpire dovrebbero essere quelle che non li rispettano: i mafiosi, i corrotti, gli speculatori senza scrupoli e gli imprenditori senza responsabilità. Queste persone sfruttano e alimentano la paura, per creare distanze e gestire il potere, per prendersi il nostro futuro. Sono loro che alimentano le disuguaglianze, indeboliscono e impoveriscono le democrazie, e vivono all’ombra dei capri espiatori di cui parlavamo. 

Per contrastare tutto questo, la società civile e la politica dovrebbero impegnarsi affinché l’Europa si fondi sulla democrazia, sulla solidarietà e sul rispetto dei diritti umani, superando i muri e le divisioni. 

 

Il nostro pensiero non può che andare ai 69 giovani norvegesi e laburisti che il 22 luglio del 2011, vivendo un’esperienza simile alla nostra sull’isola di Utoya, riflettevano su come realizzarla, quell’Europa che anche noi sogniamo: per questo sono stati sterminati da un criminale nazionalista che voleva uccidere le loro idee di democrazia e multiculturalismo. 

 

Anche per loro ci stiamo organizzando e impegnando, alimentati dalla speranza di un domani migliore, lavorando nelle scuole di ogni ordine e grado, abitando i quartieri delle nostre città, incontrando e convivendo con la diversità.
Chiediamo di fare altrettanto a chi ha giurato sulla nostra Costituzione, che ci impone di garantire e tutelare la giustizia sociale e la Pace. 

 

LEGGI LA LETTERA INVIATA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

22/07/2018
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