Il ddl Cirinnà e le unioni civili

unioni-civili

Dalla prossima settimana si entrerà nel vivo, con il dibattito al Senato, dell’esame del cosiddetto ddl Cirinnà: la proposta di legge che vuole legiferare in materia di unioni civili e temi collaterali. La relatrice è la senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà, il testo integrale è consultabile sul sito del Senato e lo trovate qui.

Da settimane ormai, spesso a sproposito e con toni strumentali, infuriano le polemiche, ancora prima che la discussione sia arrivata in aula tra pro e contro, laici e cattolici, maggioranze virtuali e trasversali a favore o meno. Senza entrare nelle polemiche proviamo ad analizzare alcune questioni, in particolare che cosa introdurrebbe la legge.

In primis, ovviamente, istituirebbe la possibilità che la convivenza di coppie dello stesso sesso sia normata, attraverso il codice civile, che già tutela il matrimonio tra persone di sesso differente. Chiaramente le unioni civili sarebbero sottoposte ad alcuni vincoli di legge: certificazione ufficiale attraverso un documento, che indichi anche i dati anagrafici, la residenza il regime patrimoniale. Allo stesso tempo la legge prevederebbe la possibilità di situazioni ostative all’unione civile: infermità mentale, minore età, delitti contro l’altra parte, altro matrimonio o unione ancora vigente, legame di parentela.

La legge inoltre riconoscerebbe alla coppia diritti di assistenza sanitaria, carceraria, unione o separazione dei beni, subentro nel contratto d’affitto, reversibilità della pensione e i doveri previsti per le coppie sposate. Per quanto riguarda il regime giuridico ovvero diritti e doveri reciproci, figli, residenza, concorso negli oneri, abusi familiari, interdizione, scioglimento dell’unione nel testo Cirinnà si applicano gli articoli del codice civile.

Il passo avanti ulteriore è la cosiddetta stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare il figlio biologico di uno dei componenti della coppia (possibilità che alle coppie etero è concessa dal 1983).

Ora, in linea di principio, sembrerebbero norme di civiltà minima, nessuna rivoluzione copernicana o attentato alle fondamenta della società. Eppure le polemiche non cessano e verosimilmente andranno avanti.

Forse dovremmo ricordare alcune cose.

La prima proposta sulle unioni civili, nel Parlamento italiano, risale alla seconda metà degli anni ’80. Siamo giusto un poco in ritardo.

L’Europa ce lo chiede, e una volta tanto non è un sacrificio economico, per adeguarci agli standard di civiltà della maggioranza dei paesi occidentali.

Non si capisce come estendere il campo dei diritti a una parte della società, possa limitare o minacciare i diritti della restante componente.

La stepchild adoption, in italiano sarebbe l’adozione di un figliastro e forse suona peggio che in inglese, si potrebbe definire, con le parole del Presidente del Senato Pietro Grasso (29 maggio 2013) “prendersi cura del figlio del partner, ad esempio in caso di morte del genitore naturale. Più che un diritto a me sembra un dovere”. E la polemica sul fatto che questa possibilità aprirebbe la strada all’utero in affitto (o maternità surrogata) non sta in piedi: l’utero in affitto riguarda quasi esclusivamente coppie eterosessuali e in Italia è reato. Di nuovo non si vede come potrebbe, l’introduzione della stepchild adoption, spalancare le porte di un mercato immorale della maternità.

In definitiva, con buona pace di che intende brandire argomenti strumentali per opporsi a una legge che sarebbe solo un atto di decenza e decoro, di tutela e rispetto, il ddl Cirinnà (che non sarà mai perfetto, come nessuna legge può esserlo) si prefigge soltanto di normare una situazione che nei fatti esiste già, non di incentivare o spingere brutalmente verso discutibili pratiche di comportamento. Le famiglie omogenitoriali, i figli che crescono con due mamme o due papà, i conviventi dello stesso sesso (che non hanno ancora diritti civili), sono una realtà del nostro Paese e non solo. Che ci piaccia o no. 

Tutelare i diritti di tutti e di ognuno è il compito di una democrazia, non solo in teoria, ma nei fatti. Soprattutto se si parla di minori. Soprattutto se si parla di esseri umani, in carne ed ossa, non di numeri o pratiche economiche. Per rispetto della dignità e della nostra Carta Costituzionale. Per vivere pienamente, oltre che permettere a ciascuno di farlo, nelle sue sfaccettature, la società di questo mondo globalizzato. Oggi e non in un futuro ipotetico.

29/01/2016
Articolo di