Cronache dall’Armenia: la rivoluzione di Velluto

di Clara De Rossi
Da circa tre settimane le strade di Erevan, capitale dell’Armenia, sono invase di persone, di bandiere e di colori. Quella che da prima era nata come una protesta pacifica contro Serzh Sargsyan, ex primo ministro della Repubblica, si è poi trasformata in una festa per le sue avvenute dimissioni, fino a diventare un movimento di disobbedienza civile in seguito alla mancata nomina a Premier di Nikol Pashinyan, leader dell’opposizione.

 

Sembrava fatta. Il partito di maggioranza avrebbe dovuto permettere a Pashinyan, unico candidato in lizza, di andare al governo il 1 maggio perché era l’unico modo per ripristinare la calma dopo tre settimane segnate da grandi manifestazioni popolari.

 

E invece, al Parlamento, Pashinyan ha ottenuto 45 dei 47 voti dei parlamentari dell’opposizione, gliene servivano 53 per essere eletto (su 103 seggi), ma nessun parlamentare del partito repubblicano, al governo dal 1999, lo ha votato.

 

Da qui, la folla che aveva partecipato alle proteste, fino ad allora definite una “rivoluzione di velluto” per la loro disciplina, per la natura pacifica e per le dimensioni raggiunte, è stata invitata dallo stesso Pashinyan a bloccare totalmente il Paese, fermando tutti i mezzi di trasporto pubblico, ma sempre mantenendo il carattere pacifico.

 

La scintilla che ha acceso il movimento rivoluzionario in Armenia è stata la nomina a premier, avvenuta il 17 aprile scorso, di Serzh Sargsyan, accusato di aver manipolato la costituzione a suo favore, trasformando di fatto il Paese in uno stato autoritario. Sargsyan, infatti, era già stato eletto presidente per ben due volte alle elezioni del 2008 e in quelle del 2013, raggiungendo così il limite stabilito dalla costituzione Armena. Durante il suo ultimo mandato, però, ha promosso un referendum che ha trasferito maggiori poteri alla figura del Primo Ministro a discapito di quella del Presidente. Infine, nonostante l’annuncio di non ricandidarsi, è stato nominato proprio Primo Ministro con l’appoggio del partito repubblicano.

 

Non è ancora chiaro cosa succederà ora, chi prenderà il potere e che ruolo e che influenza manterrà Sargsyan, considerato vicino a Putin, nella politica del Paese. Va infatti tenuto conto che l’Armenia, schiacciata tra Turchia, Iran e Russia, assume attualmente la forma di uno stato-cuscinetto, che potrebbe rischiare di essere oggetto di mire espansionistiche. In ogni caso, la Russia ha dichiarato che non ci saranno interventi interni.

 

Ad oggi, Pashinyan è stato nuovamente nominato alla carica di Primo Ministro da oltre un terzo del numero totale dei deputati. Il Parlamento armeno terrà un secondo voto per eleggere il Primo Ministro l’8 maggio.

 

 

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04/05/2018
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