Con trasporto

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Ero abituata a una varietà di mezzi di trasporto relativamente limitata quando vivevo a Torino, soprattutto per andare al lavoro, bici, pullman e eventualmente macchina.

 

Qui in Colombia, dove vivo da quasi un anno e mezzo, ho dovuto abituarmi all’idea di vivere ogni giorno avventure su 2,3,4 ruote e su acqua. Lavorando nelle campagne che circondano Pasto, il capoluogo della regione Nariño, i viaggi per arrivare dalle comunità contadine, possono durare 20 minuti come 2-3 ore.

 

La regione è composta da una maggioranza di campagne andine, che lasciano spazio all’Oceano Pacifico sulla costa e, al di la di una cordigliera di separazione, alla regione amazzonica del Putumayo. 

 

I paesaggi e climi offerti da questo spicchio di Colombia sono i più diversi, tanto da passare dalle maniche corte a due pile e calze di lana nel giro di un’ora. Diversi climi, diversa vegetazione, diversi mezzi di trasporto.

 

Tra tutti, preferisco di gran lunga la moto, anche se più volte i piloti mi hanno fatto rizzare i capelli con manovre azzardate. Sia chiaro infatti che non guido io ma un mototaxista, facilmente reperibile nelle piazze dei vari pueblitos.

 

Ho avuto sempre la fortuna di incontrare mototaxisti gentili e chiacchieroni, stupiti di vedere una “gringa” farsi accompagnare in zone ben poco turistiche. Vento in faccia e paesaggi mozzafiato, le Ande, lagune, banane, caffè, canna da zucchero ma anche nebbia, denti che battono, pioggia, che rende i viaggi più lenti e freddolosi.

 

Prima di arrivare alla fase moto, bisogna sempre prendere dei taxi o dei minivan collettivi, collettivi nel senso che si divide con gli altri passeggeri il prezzo del viaggio e che finché tutti i posti non sono occupati non si parte. Il risultato è che se si è i primi si può aspettare anche un’ora, se si è gli ultimi si parte subito.

 

E’ all’interno di questi pulmini minuscoli che ho conosciuto le hit più importanti del passato e contemporanee colombiane, aggiungendo alle mie playlist salsa, bachata, vallenato, hip hop, musica caraibica e del pacifico.

 

Ci sono tutta una serie di codici da imparare per viaggiare nelle campagne nariñensi, qui una piccola lista:

  1. Saluta tutti, il come è indifferente, io ho imparato a farlo i tre modi diversi:

-Leggero cenno del capo e sguardo complice

-Gridare “Adios!”

-Sventolata di mano e sorriso (solo in caso conosca la persona)

 

2) Attento al cane

Molte case contadine hanno dei cani da guardia, che svolgono la loro funzione in modo più che eccellente. I simpatici quadrupedi si divertono infatti a inseguire le moto e cercare di azzannare i polpacci  dei malcapitati sulla strada.

Io, che già non ho un rapporto roseo con i cani, muoio di terrore e abbraccio senza ritegno il conduttore, che ride e cerca di calmare la mia ansia. Ad oggi grandi spaventi ma nessun morso.

 

3) Il segno della croce

Nonostante i culti indigeni e degli afrocolombiani, la maggioranza della popolazione colombiana è cattolica. Ogni volta che un credente passa vicino a una chiesa o una delle tante statue della Madonna, fa il segno della croce.

 

In pullman l’effetto sono una trentina di braccia che a tempo scandiscono le 4 mosse, tutte insieme. Io li osservo, con rispetto e curiosità. Immagino di essere nata qui e di aver nelle vene questa abitudine.

 

Dicevo 2,4 e 3 ruote. Essi, anche l’Ape è uno dei mezzi contemplati per raggiungere le comunità. Quello che viene da chiedersi è come una scatola di latta con tre routine riuscirà a sopportare buchi, salti, pietre e pozzanghere, eppure ce la fa e arriva in cima e tu con lei.

 

Per le avventure acquatiche invece, il mezzo per attraversare la Laguna della Cocha, a una quarantina di minuti da Pasto, è la “lancia”, una barchetta di legno con il motore. 3 metri di lunghezza e uno e mezza di larghezza, la parte davanti è chiusa per i giorni di freddo e pioggia, se no con il sole in fronte si può tranquillamente godere di spruzzi e aria fresca.

 

E’ con la lancia che si raggiungono alcune delle case dei contadini, dei paradisi di vegetazione, animati dalle famiglie che li coltivano, allevano trote, galline e conigli.

 

In città taxi gialli e pullman rossi, per raggiungere l’ufficio. A volte viaggio con i miei colleghi nei pic up dell’associazione, adoro quando a volte bisogna accompagnare a casa delle contadine e contadini anziani, così gli cedo il posto dentro e mi metto nel cassone all’aperto, in piedi o sdraiata guardando le stelle, che alle 7 sono già alte nel cielo.

 

Molte volte parto alle sei e torno alle 8 di sera… tutto quello che succede nel mezzo però lo vivo

09/12/2016
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