Cafarnao – Caos e miracoli

A Beirut vive Zain (Z. Airafeea), dodicenne figlio di due genitori che hanno un sacco di altri figli. Non va a scuola, lavora e vive ai limiti della povertà, in un quartiere degradato dove la miseria regna sovrana, ma i tetti delle case sono pieni di parabole per la tv. Lo incontriamo in tribunale, dove ha deciso di trascinare il padre e la madre, per far loro causa: la colpa sarebbe averlo messo al mondo. Lentamente, si rievoca la sua storia, fatta di sofferenza e geniale arte di arrangiarsi e sopravvivere, rabbia e frustrazione. Così scopriamo come si è legato alla giovane etiope Rahil e al suo bambino Yonas, a come hanno vissuto insieme, a come ha progettato di scappare in Svezia per cercare una vita diversa, ma soprattutto a come è finito in carcere così giovane.

Nadine Labaki scrive e dirige un film che è un colpo sotto la cintola, con un grande pathos narrativo, braccando il piccolo Zain sempre e comunque (non a caso, la storia è spesso raccontata ad “altezza bambino”). Ottima colonna sonora, ma il punto di forza sta nell’ammirevole giovanissimo protagonista, analfabeta ed esordiente nella recitazione, che porta il peso della narrazione sulle sue piccole spalle e negli occhi malinconici. Strugge il cuore e fa pensare a tante cose, in primis i diritti dei più piccoli e la crudeltà di un mondo adulto spesso cieco o complice. L’ultima inquadratura è di una catarsi disarmante.

Premiato dalla Giuria al Festival di Cannes. Cafarnao sta per luogo di grande confusione, anche se l’etimologia va ricercata nella pagine del Vangelo: lì cominciò la predicazione di Gesù.

15/04/2019
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