25 aprile: la Resistenza in Europa

a cura del Centro Studi Streben

Quando si parla di Resistenza, in Italia, si allude comunemente all’insieme di movimenti, politici e militari, che si opposero alle forze nazifasciste, successivamente all’armistizio dell’8 settembre 1943 e fino alla primavera del 1945. E’ però anche vero che spesso ci si dimentica dei fenomeni analoghi o simili, che in giro per l’Europa si verificarono nel corso della Secondo Guerra Mondiale, in contrasto all’invasione e alla presenza delle truppe tedesche. Fu probabilmente il generale De Gaulle, il primo a usare il termine resistenza, parlando da Londra alla radio, nei giorni della capitolazione di Parigi (giugno 1940) e incitando i francesi a opporsi all’invasione tedesca.

Nella primavera 1941 nei Balcani si formarono i primi nuclei che daranno vita alla resistenza all’occupazione nazista: a guidarli è Josip Broz, detto Tito, che diventerà tra mille ombre il capo della Yugoslavia, alla fine del conflitto mondiale, rimanendo al potere per 35 anni fino alla sua morte.

Nel 1942 a Praga, alcuni partigiani cecoslovacchi uccisero in un attentato il governatore della Boemia Reinhard Heydrich: era soprannominato il boia di Praga ed aveva avuto un ruolo apicale nella conferenza di Wannsee (nel gennaio dello stesso anno), in cui era stata pianificata “la soluzione finale della questione ebraica”, che avrebbe reso sistematici la deportazione e lo sterminio della popolazione ebraica, nei territori del Reich e in quelli occupati.

Tra il 19 aprile e il 16 maggio 1943 avvenne l’insurrezione del ghetto di Varsavia, con la rivolta della popolazione ebraica nei confronti dei tedeschi: la repressione fu brutale, oltre 13mila persone morirono in quelle settimane, quasi 7mila furono fatte prigioniere e deportate a Treblinka per essere uccise. Il ghetto fu raso al suolo e i superstiti costretti a finire nei campi di concentramento.

In Germania, diversi furono gli episodi in cui i tedeschi cercarono di opporsi al regime hitleriano: i fratelli Sophie e Hans Scholl avevano dato vita al gruppo della Rosa Bianca, costituito da studenti cristiani e che agiva in modo non violento, pubblicando opuscoli che invitavano alla resistenza passiva al nazismo. Arrestati insieme ad altri nel febbraio 1943, furono processati sommariamente e condannati a morte. Nel luglio 1944 falliva un complotto contro Hitler in persona, ordito da alti ufficiali dell’esercito e alcuni politici: lo scopo era quello di eliminare il Furher e creare un nuovo governo che negoziasse con gli Alleati. Tuttavia Hitler si salvò dalla bomba messa nel suo quartier generale, anche se l’esplosione uccise tre ufficiali e lo stenografo. La repressione nei confronti dei cospiratori fu ferocissima, con decine e decine di condanne a morte (lo stesso Rommel, che aveva partecipato passivamente all’operazione, fu indotto a suicidarsi).

In Italia la Resistenza, definita dallo storico Claudio Pavone “guerra civile” in un saggio del 1991, fu principalmente legata al contesto centro-settentrionale. All’indomani dell’8 settembre 1943, infatti il Paese era spaccato, con gli angloamericani che risalivano da sud, dopo lo sbarco in Sicilia del luglio di quello stesso anno, mentre al nord Mussolini aveva costituito la Repubblica di Salò, governo fantoccio voluto da Hitler, per controllare indirettamente i territori del nord Italia. Le prime formazioni dei partigiani ebbero vita già nel settembre 1943, in Piemonte e non solo, e avrebbero continuato la lotta armata fino alla primavera del 1945, con le insurrezioni nelle principali città del nord del Paese, in concomitanza con la capitolazione della Germania, mentre l’Armata Rossa sovietica e gli Alleati stavano arrivando a Berlino.

La guerra in Europa si concludeva nel maggio di quello stesso anno, nel Pacifico si sarebbe dovuto attendere l’estate, con la resa giapponese dopo le due bombe atomiche, firmata il 2 settembre 1945. La Seconda Guerra Mondiale aveva prodotto oltre 60 milioni di morti e i movimenti di liberazione e di resistenza avevano combattuto lungamente, per opporsi al nazifascismo in mezza Europa. Purtroppo, lo sappiamo bene, non sempre furono capaci di tradurre i propri ideali, in concretezza politica: in alcuni casi le eredità della Resistenza sfociarono in regimi filosovietici, in altri, anche in Italia, le vendette feroci si protrassero bel oltre la deposizione delle armi.

In ogni caso, non bisogna dimenticare, 74 anni dopo la fine della guerra, il sacrificio di decine di migliaia di uomini e donne, in Italia come in Europa, che scelsero di lottare, nella stragrande maggioranza dei casi in nome degli ideali di libertà e democrazia che Nazismo e Fascismo avevano cancellato. Per questo ha un senso ricordare il 25 aprile, per questo saremo in piazza, con l’Anpi e le altre associazioni, questa sera, come sempre da Piazza Arbarello.

24/04/2019
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