Un “Bunker” per ripensare la città

Urbe arriva in Barriera di Milano con Bunker. In molti penseranno al rifugio sotterraneo utilizzato ai tempi della guerra, in realtà si tratta di un modo nuovo e straordinario per ripensare la riqualificazione del territorio a partire da luoghi abbandonati o aree dismesse.

A raccontarci del progetto è Eugenio Dragoni, uno dei responsabili dell'associazione:

 

Eugenio, in cosa consiste il vostro operato?

L'associazione URBE si propone come attore culturale attivo sul territorio cittadino e a livello internazionale, con le finalità di apertura e ripensamento di spazi inutilizzati e dismessi quali contenitori di iniziative artistiche e luoghi di incontro e aggregazione, oltre a promuovere interventi di arte pubblica e progetti di riqualificazione urbana. Le attività prevedono l'individuazione di possibili spazi utilizzabili e la messa in sicurezza dei suddetti spazi, per poi attivare una serie di interventi artistici e di contenuti culturali di varia natura, in modo da offrire un palcoscenico inconsueto a realtà locali e al tempo stesso costruire uno spazio di aggregazione temporaneo.

 

Da dove è partita l'idea?

L'origine del progetto è individuabile all'inizio del 2011 con l'esperienza di via Foggia 28, archetipo e luogo di ideazione di URBE. Il desiderio di offrire un luogo per la pittura e l'arte indipendente dai canonici circuiti ha portato al ripensamento degli spazi di un piccolo stabilimento produttivo in disuso nel Borgo Aurora, quartiere residenziale di Torino. La generosa concessione dei proprietari, limitata ad un definito periodo di tempo, ha permesso la creazione di uno spazio libero e indipendente, in grado di accogliere artisti principalmente torinesi e arrivati successivamente dal resto d'Italia e dall'estero. Lo spazio si è gradualmente trasformato in un luogo, e la crescita del progetto ha visto la nascita dell'associazione URBE - Rigenerazione Urbana, che ha gestito il periodo di apertura durante l'estate 2011.

Come è stata costruita e realizzata?

Il Progetto è nato in modo indipendente e autofinanziato, basato sulla concessione dello spazio in modo gratuito e sull'attivazione di relazioni e conoscenze legate inizialmente al mondo della streetart torinese. Un ruolo significativo è stato giocato dall'entusiasmo degli artisti invitati a partecipare alla mostra, a cui è stato offerto uno spazio di espressione in un contesto libero e tutelato, non esposto ai rischi della strada e dell'illegalità. Con il tempo si sono aggiunte funzioni e contenuti di diversa natura, dagli sport urbani alle mostre fotografiche, dalle performance teatrali al circo di strada, e il luogo si è gradualmente trasformato in un punto di riferimento effimero, la cui durata era limitata nel tempo da progetto.

Quali sono i materiali che sono stati utilizzati?

Molte attività e molte strutture ospitate dalla Fabbrica sono state realizzate mediante l'uso di materiale di recupero. In particolare la struttura del bar e l'arredo del cortile e degli spazi interni sono stati realizzati con materiale riciclato, recuperato attraverso amici o trovato in giro per la città. Il caso più interessante però è sicuramente rappresentato dall'impianto elettrico necessario per illuminare le opere degli artisti e gli spazi espositivi, realizzato utilizzando il vecchio impianto esistente che è stato smontato e rimontato ad hoc. In questo caso, è stato inoltre possibile vendere parte del materiale in eccedenza e reperire così alcuni fondi, in base ad un accordo con i proprietari dell'edificio.

Dove avete trovato i materiali?

I materiali utilizzati sono stati reperiti all'interno della fabbrica e in altri luoghi dismessi, così come in altri luoghi in stato di abbandono. Nel corso delle opere di pulizia e smaltimento dei materiali inutilizzabili abbiamo chiesto alle discariche comunali se fosse possibile prendere del materiale per riutilizzarlo, ma ci è stata negata questa possibilità a seguito degli irrigidimenti sulle normative legate ai rifiuti sui luoghi di lavoro avvenuti a seguito della tragedia della Thyssen Krupp.

Vi siete appoggiati nei lavori all’esperienza di altre associazioni sul territorio?

Un interessante contributo legato al tema del riutilizzo è stato apportato dall'Associazione Izmo, che fra le altre cose si occupa di arredo urbano e sostenibilità ambientale. Durante il periodo estivo alcuni membri di Izmo hanno utilizzato gli spazi della Fabbrica per realizzare degli elementi di arredo urbano costruiti con pallets e legname di recupero. A questa pratica, seguita da una successiva esperienza di collaborazione con Izmo, si è aggiunto il gruppo FarWaste, che ha realizzato alcune opere nel progetto Bunker riutilizzando materiali di scarto in modo simbolico e provocatorio.

Ad oggi il Bunker è ancora aperto e continua ad ospitare artisti e concerti di musica internazionale . La data di chiusura è ancora incerta, quindi per chi non l’avesse ancora visto, si precipiti a farlo. L’indirizzo è via Paganini. Proprio a due passi dalla nostra Casa Acmos.


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Scritto mercoledì 9 gennaio 2013 | Da valentina.ciappina | Categorie: IN EVIDENZA, NEWS

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