La vita all’asta – “La migliore offerta”

Virgil Oldman è un battitore d'asta fenomenale e quotatissimo. E' anche un collezionista d'arte impareggiabile. Ma è anche un uomo solo, che vive nell'ossessione dei suoi quadri e delle sue abitudini (i guanti per evitare ogni contatto con le persone). Una misteriosa donna, Claire, che non esce di casa da quindici anni gli propone una perizia sull'arredamento della casa dei defunti genitori. Per quanto insolito per le sue abitudini, accetta e, lentamente, inizia a provare un interesse fortissimo per la misteriosa cliente. Con lei instaura un rapporto, mediato dal muro che li separa, cercando di convincere la donna a uscire dalla sua tana e dalla sua agorafobia. E' aiutato dal giovane Robert, mago della meccanica che riesce a ridare vita a qualunque congegno. Virgil, forse il vero murato in una vita di isolamento dal mondo, riesce a far breccia nel cuore di Claire. Forse.

 

Non rovineremo il finale, ma il film di Giuseppe Tornatore è un'insolita trama sentimentale, con cadenze di giallo. Mescolato con sapiente suspence (musiche di Ennio Morricone), un'abile regia e un impeccabile protagonista (Geoffrey Rush è superiore ad ogni elogio), pur con qualche difetto e un finale un po' ingorgato, "La migliore offerta" è un bel ritorno dietro alla macchina da presa, del regista siciliano premio Oscar. Più vicino a "Una pura formalità" o "La sconosciuta", che ai racconti epici di Bagheria o la storia di Novecento, pianista geniale sull'oceano, il film è angosciante e ben scritto. Bel parallelo tra realtà e finzione, nella storia, come tra arte e falsificazione. L'automa, cui Robert e Virgil ridanno vita, è la metafora del film, insieme alla stanza-bunker, con una poltrona bianca al centro, vero antro dei tesori e delle "donne" di Virgil.

 

Resta il dubbio, alla fine, di un Tornatore che si è preso gioco dello spettatore, come del suo indifeso protagonista, nell'asta più importante della vita.


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Scritto lunedì 7 gennaio 2013 | Da andrea.zummo | Categorie: NEWS, Rubriche

2 comments
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  1. Ho visto il film e mi ha turbato. Si parte da una malattia psichica, anzi due, e già siamo un un campo doloroso, andiamo poi ad un epilogo altrettanto triste e negativo, con un messaggio finale molto negativo. Un film che uccise la speranza, con errori di sceneggiatura inaccettabili da un regista premio Oscar, osannato dalla critica. Come è possibile che un uomo così pignolo, fissato per l’igiene, esperto di arte, possa tenere, nella sua sala esposizioni, linda e chiusa con una cassaforte da gioielleria, delle tele con cornice appoggiate alla parete? Come è possibile che gli attori protagonisti della truffa abbiano potuto affittare una villa con numerosissime stanze nelle quali sono conservate opere d’arte, mobili, suppellettili, ritenuti validi dal battitore di asta, tanto da accettare l’incarico di occuparsi della vendita, se sono due che aspirano ad essere ricchi? Come hanno potuto pagare queste somme di denaro? Dove hanno preso, magari in prestito, tali opere d’arte? Mica si trovano all’IKEA! In un momento del film la musica di Morricone ricorda troppo quella di “C’era una vlta in America”, la recitazione della protagonista, soprattutto in tutta la prima parte del film dove non ha volto, è di dubbia capacità recitativa, non convince, passando dalla dolcezza all’aggressività in maniera così altalenante e netta, da strappare anche qualche risata tra il pubblico. Tragi-comica. Se la trama è avvincente, gli attori uomini bravi, la scenografia e fotografia e musica ottimi, c’è qualcosa che non va in questo film.

    Saluti

  2. il film non mi ha turbato o posto interrogativi sulle situazioni un po’ paradossali, l’ho vissuto un po’ come una storia surreale e ne ho colto quest’essenza: nel gioco tra realtà e finzione, tra autenticità e falsificazione si inserisce la storia di un uomo solo, maniacale, che scopre la tenerezza e la passione e in ultimo la delusione disperata e incredula, La fine è effettivamente un po’ confusa ma rivela , credo, un concedersi qualche motivo per continuare a vivere la vita attraverso la speranza di poter rivedere la ragazza che “forse” si era anche un po’ innamorata. ottima interpretazione dell’attore , intrigante la storia e abile e impeccabile (come dice andrea) la regia.

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