Febbre elettorale: gli italiani all'estero

 

La questione degli italiani all’estero sta diventando centrale per le prossime elezioni italiane: non solo si parla in continuazione degli Erasmus italiani che quest’anno paiono decisi ad ottenere il loro sacrosanto diritto all’agevolazione di un dovere, ma le varie categorie di connazionali sparse per il Mondo stanno ricominciando a far sentire la loro voce.

 

La faccenda degli studenti in Erasmus all’estero pare ormai tramontata: gli studenti, che reclamavano delle agevolazioni economiche per il ritorno nel week-end del voto, sottolineando la possibilità di avere le suddette se si è studenti fuori sede in Italia ma non all’estero, hanno organizzato una petizione e diverse richieste tramite i social network, ma con insuccesso. Martedì scorso si sarebbe dovuto votare un decreto di legge che permettesse tali agevolazioni, aggirando la problematica del tanto discusso decreto 226 del dicembre 2012, ma la cosa non è passata. Si è messa poi di mezzo l’Unione Europea, assicurando che avrebbe fatto di tutto per garantire maggiori possibilità, ma ancora non si sa nulla. La speranza di ottenere qualcosa per l’elezione a venire sembra svanita, ma quella di un ragionamento a lungo termine è appena stata aperta. Intanto gli studenti si organizzano in tutto il Mondo con proteste di vario genere, la più diffusa tra le quali pare essere quella di organizzare elezioni fittizie all’estero e dichiarare lo spoglio degli oltre 20.000 voti Erasmus persi dall’Italia, per dimostrare eventuali cambiamenti negli esiti elettorali.

 

Ma intanto inizia a crescere lo scontento anche tra gli italiani all’estero per motivi di lavoro: «il Mondo del lavoro oggi è sempre più globale» commenta Paolo da Londra «non esistono frontiere. Molti italiani vanno a frequentare l’Università all’estero e poi si fermano altrove, nella speranza di trovare un lavoro migliore e opportunità nuove. Richiedere l’iscrizione all’AIRE con spostamento di residenza per votare è una procedura troppo complessa per la rapidità dei nostri giorni». Si prevedono infatti milioni di fogli da compilare, code alle ambasciate e alle segreterie internazionali, e lo spostamento della residenza. Eleonora, studentessa italiana trasferitasi a Zurigo per studiare e lavorare, commenta con parole simili: «ho avviato la procedura per iscrivermi all’AIRE ma non so se riuscirò a completarla prima della data delle elezioni». Se tutto va bene, si riceve poi via posta una cartolina elettorale per votare. Non mancano i casi d’errore: testimonia un ragazzo londinese che a lui arrivano per errore due buste, e che ne utilizza sempre una per far votare qualche amico non registrato all’AIRE in modo che non debba tornare in Italia appositamente. Insomma, se già spostare la residenza da Torino a Roma per motivi di lavoro è complicato, l’internazionalizzazione, invece che sveltire le pratiche, le appesantisce in modo inverosimile. E intanto molte persone restano nel limbo tra Paesi dell’Unione che parlano tanto di mercato del lavoro globale, ma non riescono a concludere accordi validi sui temi importanti. Oltretutto, anche le procedure per gli italiani all’estero registrati all’AIRE sono così contorte che i social network pullulano di siti di mutuo autoaiuto per cercare di districarsi nella burocrazia italiana.

 

Molti Paesi europei hanno pratiche assai più semplici del nostro: in Spagna, ad esempio, la comunità autonoma dei Paesi Baschi e la Galizia offrono la possibilità agli studenti Erasmus di poter votare online. Il paradosso italiano c’è stato invece con le primarie: dall’estero si poteva votare online, però a che serve –si chiedono gli studenti- se poi non veniamo agevolati nelle elezioni politiche? Non si capisce inoltre, se fosse vero che prima o poi l’Unione Europea riuscirà a convincere l’Italia a cambiare la situazione, dove dovrebbero votare gli studenti Erasmus: voterebbero nei seggi esteri nonostante il periodo ridottissimo in cui stanno all’estero gli impedisce di comprendere le politiche dei candidati? Oppure avrebbero la possibilità di votare online rifacendosi al proprio seggio di riferimento? La domanda resta ancora sospesa. Per intanto, la maggioranza degli italiani all’estero che vorranno votare a queste politiche, dovranno salire su un aereo, se vorranno difendere ancora il loro diritto di voto.

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Scritto martedì 29 gennaio 2013 | Da Camilla Cupelli | Categorie: Esteri, Rubriche