“Pace per il Messico”: la nuova campagna di Libera
Nel 2006 in Messico, il presidente appena eletto Felipe Calderòn annunciava la sua ricetta per contrastare i cartelli della droga mandando l'esercito nelle strade. A sei anni di distanza il bilancio di quell'operazione appare drammatico: oltre settantamila morti nel sexenio di Calderòn, mentre il potere dei narcos è cresciuto esponenzialmente. Intere zone del paese sono controllate dai cartelli della droga, tant'è che in molti hanno iniziato a parlare di "afganizzazione" del paese. Inoltre a livello internazionale il Messico è diventato il secondo paese per flussi di denaro illecito. Solo la Cina ha saputo fare peggio.
E' questa l'eredità che il neo presidente Enrico Pena Nieto dovrà affrontare dal giorno del suo insediamento, il primo dicembre prossimo. Le premesse non sono incoraggianti se si pensa alle dichiarazioni di Pena Nieto sulla necessità di militarizzare ancora di più la frontiera Sud vietando ai migranti centroamericani l'accesso verso il sogno statunitense. Una condizione che sembra essere stata imposta dagli Stati Uniti al governo messicano per poter intraprendere un nuovo dialogo sulla frontiera nod. Ma se da un lato la criminalità organizzata ha fatto passi avanti e la corruzione ha raggiunto livelli endemici, negli ultimi due anni la società civile ha saputo mettere in campo forme di antimafia sociale, di contrasto alla violenza, di cultura di pace e promozione dei diritti umani. Dalle associazioni di giornalisti a quelle di famigliari delle vittime fino ai centri giovanili che tolgono dalla strada l'immenso esercito dei ninis ovvero quei giovani disoccupati che non frequentano le scuole e che rappresentano il bacino ideale per i narcos. Proprio per questo Libera International, dopo aver conosciuto e lavorato insieme a queste realtà, ha appena lanciato la campagna "Pace per il Messico". Il Messico rimane un Paese dimenticato mediaticamente dai media mainstream a livello internazionale. Le azioni di Libera mirano non solo a squarciare il velo di omertà dei media messicani, piegati ai poteri forti del crimine, ma anche a portare alla ribalta mediatica le storie di giornalisti minacciati e assassinati per un'informazione libera nel loro Paese.
La campagna, che nel frattempo ha già ricevuto una menzione speciale da Global Journal, è stata presentata al festival di Internazionale a Ferrara insieme ai giornalisti Cynthia Rodriguez e Diego Enrique Osorno e il 25 novembre sarà ospite del festival Politicamente Scorretto di Carlo Lucarelli.

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