Welcome back, Mr. Punk

di Pierluigi Ubezio

 

Per cosa dovrebbe mai protestare Billie Joe Armstrong? Per la temperatura del Martini che gli hanno servito a bordo piscina, in quel di Malibu? Ma fatemi il favore…

E’ più o meno questa la frase che mi stava per uscire durante una conversazione in cui venivano celebrate le virtù punk dei Green Day.

Sono stato zitto solo perché certe frasi sono proprio da vecchi, e io non sono ancora così vecchio.

Però lo sono abbastanza da ricordare che I Sex Pistols suonavano da schifo, ma erano punk eccome. E I Clash e i Ramones invece suonavano proprio bene, ed erano anche loro davvero molto molto punk.

Il Punk: pensavo fosse morto e sepolto, e che vivesse solo in tristi e triti festival dove qualche scemo fa Johnny Rotten e sputa sul pubblico, e invece l’ho rivisto in questi giorni negli occhi di queste tre ragazzine chiamate Pussy Riot. Erano dietro un vetro, processate e condannate dai parrucconi di turno, e ridevano.

 

Non entro nel merito della performance che le ha portate in prigione né in quello dell’assurdo provvedimento cui sono state sottoposte. Non ci voglio pensare a una nazione che sta velocemente scivolando verso quella che viene comunemente chiamata ‘dittatura morbida’ (!!)

Mi interessa il punk, adesso, e quel sorriso dietro alle sbarre dell’aula di tribunale lo è.

Non è solo musica, non è solo teatro o performance, non è solo protesta. E’ tutte queste cose insieme, e molte altre ancora; è divertente, soprattutto irriverente, è genuinamente sovversivo, è un movimento culturale che ogni tanto sa ancora esprimere qualcosa. Di questi tempi è già oro.

Sento dire che queste ragazzine sono un bluff, un’operazione di marketing, che sono state addirittura pagate da organizzazioni anti Putin, ma non ha alcuna importanza. Intanto perché si sono prese due anni di prigione (e nelle carceri russe…), e poi perché non è il look, né la musica, né la performance contro il presidente ex KGB messa in scena in una chiesa ortodossa a rendere davvero punk queste signorine.

 

E’ questo ad essere così amabilmente punk.

Il fine ultimo del punk, se ne ha uno, è protestare e rendere pane al pane utilizzando più forme espressive chiare per tutti, senza troppi preamboli o formalismi.

Proprio come hanno fatto queste passere rivoltose.


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Scritto mercoledì 5 settembre 2012 | Da davidepecorelli | Categorie: NEWS

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