Sicurezza a scuola: nulla cambia
Panta rei: tutto scorre. Lo insegnano a scuola. Ma, la lezione più severa che la scuola ci ha insegnato finora è che, se da una parte tutto scorre, dall’altra Nulla cambia.
Basta sfogliare i giornali per accorgersi che dall’inizio dell’anno scolastico ad oggi sono già tre i casi in cui i problemi di edilizia scolastica si sono amaramente guadagnati la prima pagina.
A partire dal comprensivo Teodoro Ciresola, vicino a piazzale Loreto, in cui dal vano delle scale che porta alle aule, sono crollati tre metri di cartongesso. A dare l’allarme, i bidelli presenti nell’istituto prima dell’arrivo dei ragazzi. Stessa sorte è toccata ad un istituto di Cordenons in provincia di Pordenone e per ultima la scuola materna ed elementare del complesso Sciascia, evacuata dai vigili del fuoco, dopo la segnalazione da parte di un genitore di un pilastro pericolante.
Tutte storie che si ripetono nella loro drammaticità. Come quella dell’istituto Colombatto di via Gorizia a Torino, dove a maggio di quest’anno è crollato parte del controsoffitto di un’aula. A causare il crollo pare siano state infiltrazioni di acqua dal tetto. E’ successo poco prima del suono della campanella che segnala l’inizio delle lezioni. Qualche minuto più tardi e le conseguenze sarebbero potute essere tragiche.
“Queste scuole sono un colabrodo, troppe strutture sono inagibili. E’ una vergogna” lamentano alcuni insegnanti. Questo è solo l’eco di una frase che rimbomba ormai da anni.
Era il 2002 quando a San Giuliano di Puglia, in provincia di Campobasso persero la vita 27 bambini e una maestra, a causa del crollo della scuola “Iovine” a seguito di una scossa di terremoto. Il 2008 a Rivoli, quando perse la vita Vito Scafidi, a soli 17 anni.
Il 2009 quando all’Aquila a causa delle scosse del sisma crollò la Casa dello Studente, uccidendo 8 studenti universitari.
Cosa si è fatto in questi anni per evitare altre tragedie?
Di oltre undicimila scuole in Italia dove ogni giorno si recano milioni di studenti, chissà quante rispettano le norme della 626 e delle altre disposizioni relative alla sicurezza. Chissà quante sono riuscite ad ottenere e utilizzare i fondi annunciati dal CIPE(ndr. Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) e conseguentemente erogati per centinaia di migliaia di euro, in favore di numerose scuole italiane.
Prestando attenzione alla situazione attuale, verrebbe da pensare che sono davvero ben poche.
E mentre il ministro Profumo in un incontro a Torino, parla di “nuove strategie tecnologiche” che porteranno a un’evoluzione della scuola e della didattica, quasi avulso dalla realtà, pare che gli unici determinati a cambiare le cose siano docenti e genitori, seguiti dalla polemica di alcune decine di precari dei sindacati di base: «In una scuola in cui i soffitti crollano e non ci sono soldi, il ministro pensa ai tablet nelle classi».
La Fondazione Benvenuti in Italia, invece si fa avanti con una proposta concreta, approdata in questi giorni in senato. Propone a tutte le famiglie di versare l’8 per mille per la sicurezza nelle scuole.

Riparte il Futuro
Il 23 maggio è una della date simbolo della storia recente italiana. 21 anni fa, in questo giorno,...





