Altro che Schengen

Altro che Schengen: vivere all’estero può essere notevolmente problematico anche per i cittadini dell’Unione Europea. L’esempio della Spagna è lampante: tutti i cittadini europei che hanno intenzione di risiedere per più di novanta giorni all’interno del Paese devono ottenere un permesso speciale chiamato NIE (Numero de Identidad Extranjero). Questa targhetta identificativa avrebbe lo scopo di verificare l’identità del possidente e le motivazioni della sua permanenza in Spagna (studio, lavoro, ricongiungimento familiare), ma di fatto risulta molto spesso un impiccio in più.

Sul NIE infatti non compare nessuna fotografia della persona che lo possiede, il che significa che in caso di richiesta da parte delle autorità locali è necessario esibire sia il NIE che la propria carta d’identità nazionale o il passaporto. Inizialmente era obbligatorio solo per i lavoratori, ma dal luglio 2012 lo è diventato anche per gli studenti.

Per ottenere il NIE a Barcellona il cammino è lungo e tortuoso. Ci si può recare in una sola stazione di Polizia in tutta la città. La documentazione è misera, ma molto precisa, e un piccolo errore non permette di ricevere l’ambito permesso. Se si è lavoratori è necessario presentare la carta d’impiego del proprio datore di lavoro, così come se si è studenti occorre procurarsi un apposito documento da parte dell’Università di competenza, anche se si risiede solo per pochi mesi a causa di uno scambio di mobilità internazionale. I moduli sono precisi, non è possibile certificare il tutto in altro modo. Ma non è finita: naturalmente, per ottenere il NIE bisogna pagare un bollettino di poco più di dieci euro come contributo per la burocrazia messa in moto, che nella maggior parte delle banche può essere pagato soltanto se si possiede un conto bancario spagnolo, perché i contanti non sono benaccetti. Naturalmente la maggior parte delle persone che richiede di ottenere il permesso è da poco giunta in Spagna, fatta eccezione per coloro che si recano all’ufficio per rinnovarlo, e non possono quindi possedere un conto nel Paese.

Le code davanti alla suddetta stazione iniziano alle sei del mattino, e l’ufficio resta aperto soltanto dalle 9 alle 14. Alle 9.05 i numeri sono già esauriti, e gli aspiranti possessori del NIE devono tornare il giorno successivo.

La cosa curiosa è che senza questo documento si è tagliati fuori da moltissime attività: non è possibile, ad esempio, ottenere il bicing, il sistema di bike sharing presente in tutta la città; né si ha l’accesso alle biblioteche comunali; è difficile avere un contratto di lavoro regolare (il che è naturalmente un controsenso perché avere un contratto è necessario per ottenere il NIE); non si possono pagare le multe né avere un numero fisso del telefono. E la lista è ancora lunga.

Insomma, non ci sono più i controlli alle frontiere, ma il tempo perso tra uffici e burocrazia straniera non sembra ripagare a sufficienza l’apparente “europeizzazione”.


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Scritto giovedì 27 settembre 2012 | Da Camilla Cupelli | Categorie: NEWS, Nuove cittadinanze

2 comments
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  1. dai camy tieni duro che l’ambito nie lo avrai ;)

  2. Bella roba….!

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