Razzisti per legge

 

 

 

 

La maggior parte degli italiani non ritiene di essere razzista, né agisce platealmente come tale. Gli episodi di violenza sono fortunatamente pochi, la discriminazione è considerata - generalmente - quantomeno politicamente scorretta, nessuna legge impone a chi ha la pelle di un colore diverso da quella degli autoctoni di viaggiare in un vagone del treno dedicato alla propria razza. 

 

Eppure l'Italia è un Paese istituzionalmente razzista. La tesi difesa in Razzisti per legge convince facilmente. Clelia Bartoli, docente di Diritti umani alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Palermo, riesce a dimostrare che la razza non sia affatto un dato naturale, ma un oggetto sociale - qualcosa che esiste perchè collettivamente, attraverso le leggi e il comportamento, la facciamo esistere. E, concretamente, che i migranti stiano diventando una razza, quella dei clandestini.

 

Questo processo avviene in diversi modi. Un esempio è l'attribuzione "nepotistica" (cito) della cittadinanza, che può essere ottenuta solo per ragioni di sangue. Lo ius soli è formalmente una possibilità, ma far valere il diritto di nascita di fatto implica una fatica burocratica scoraggiante e umiliante. Questo contorno che finisce per inficiare il diritto stesso è razzismo istituzionale quanto le leggi.

 

Così come lo sono gli atteggiamenti di disprezzo da parte di alcuni politici e la creazione di politiche abitative marginalizzanti. Per questo, una delle tappe del viaggio di Bartoli, che tocca molti interessanti casi italiani, virtuosi e non, è stata la nostra comunità dei Tessitori, "esempio di una sapiente politica degli spazi".

 

Nel capitolo Dalla segregazione dei campi alla promiscuità abitativa, il testo segue la nascita dell'idea della comunità all'interno di Acmos, fino alla proposta al Comune e all'estensione dell'iniziativa ad altri luoghi difficili. Racconta le attività svolte nei palazzi -  un modo pratico e riproducibile per creare inclusione, laddove prima esisteva solo uno spazio di esclusione. L'enfasi è posta sul passaggio da un luogo chiuso - un "isolato" - alla messa in discussione dei confini fra chi fa parte della società a pieno titolo e chi no. 

 

Oltre ad una doverosa pars destruens, infatti, il libro presenta diverse possibili soluzioni. I punti comuni fra le varie azioni sembrano essere due. Il primo è la contaminazione, concetto basilare per l'esperienza di comunità, soprattutto in una situazione complessa come quella delle case di Via San Massimo. Una cultura monolitica, incapace di modellarsi all'incontro con un'altra, è una cultura morta. Imparare a farsi cambiare, cosa che è  avvenuta costantemente nella storia, è un esercizio utile per la fondazione di una società giusta.

 

Anche in quei settori in cui ci consideriamo dei maestri: su di tutti, la democrazia. Nel libro vengono citati esperimenti come Porto Alegre, e il dibattito, smentito dalla Primavera dell'anno scorso, sulla possibilità della democrazia di attecchire in Paesi arabi. La democrazia, come l'algebra, è una buona invenzione: nulla impedisce che venga utilizzata altrove rispetto al luogo in cui è nata. Certo, facendo attenzione a non esportarla con la forza.

 

Il secondo punto comune è la rinuncia al paternalismo, e non stiamo parlando solo del fardello dell'uomo bianco. L'empowerment, secondo Bartoli, non è utile solo ai migranti. Anche per chi nasce in un territorio e ci rimane, avere un controllo sul proprio percorso serve a ripensarsi come persone con un valore che prescinde dalla cultura. Solo chi non ritiene di essere (anche) altro deve ancorarsi alla nascita, difendendola come fonte unica di diritti, in contrasto prevaricante con chi non ne ha. 

 

Una società istituzionalmente inclusiva prevede, dunque, un intenso lavoro su sé stessi. Non basta accogliere, dare, insegnare. Bisogna essere disposti ad imparare, ricevere, cambiare. 

 

 


Tags: , ,

Scritto mercoledì 4 luglio 2012 | Da elena falco | Categorie: IN EVIDENZA, NEWS

Scrivi un commento

Associazione ACMOS Partita Iva 08480610016 - Codice Fiscale 97590480014