L’Egitto e la rivoluzione infinita
La rivoluzione non è ancora finita. L'Egitto è in attesa di un deludente ballottaggio: eliminati dalla corsa presidenziale i candidati indipendenti, fra cui alcuni attivisti di valore e protagonisti della primavera del 2011, resta la realizzazione di una profezia fatta da Moubarak in tempi non sospetti.
Come racconta Hani Shukrallah del giornale Al-Ahram, "dopo aver sbalordito sé stessi e il mondo mettendo in scena una grande rivoluzione, molti Egiziani sentono di essere di nuovo al punto di partenza, nello stesso posto dove il loro disprezzato presidente deposto li ha provocati per 30 anni: 'Io o i Fratelli Musulmani'".
L'alternativa che si profila è esattamente questa. Da una parte, Mohamed Morsi, fratello musulmano, dall'altra la vecchia guardia del regime, incarnata in Ahmad Shafiq. Fra gli egiziani si mescolano rabbia, delusione e determinazione. Per molti di loro, questo è semplicemente un inciampo per strada, e la rivoluzione continua.
Il primo gesto di dissenso sarà probabilmente un vasto boicottaggio della votazione. Se al primo turno hanno votato il 46% dei 50 milioni degli aventi diritto, al secondo si prevede un'affluenza ancora più bassa. Morsi ha ricevuto il 24.3% dei voti, Shafiq il 23.3%. Fra gli indipendenti, il migliore è stato Hamdeen Sabbahi, con il 20.4%. Quest'ultimo ha anche chiesto un riconto dei voti, dopo il quale sono state confermate le percentuali iniziali. Rispediti indietro dalla commissione elettorale, come il sospetto che 600mila poliziotti e soldati abbiano votato illegalmente per rimpolpare la percentuale di Shafiq.
Ieri è stato tolto lo stato di emergenza che ha permesso per trent'anni di governare l'Egitto a colpi di arresti arbitrari, repressione del dissenso e forti limitazioni dei diritti civili. Era stato dichiarato nel 1981, dopo l'omicidio di Anouar el-Sadat. Il Consiglio supremo delle forze armate, però, mantiene la responsabilità del paese fino all'elezione di un presidente civile.
L'altra tappa fondamentale in questa fase estremamente delicata avverrà domani in diretta televisiva: per il "processo del secolo", come viene chiamato giornalisticamente in Egitto, arriverà il momento della sentenza di primo grado. Imputato Hosni Mubarak, per aver dato l'ordine di assassinare 850 manifestanti durante la rivoluzione, insieme al ministro dell'interno Habib el-Adly e a sei collaboratori. Rischia l'impiccagione.

Nuove forme della politica: tra teoria e pratica.
di Francesco Regalzi
Quando i Fondatori hanno iniziato a pensare a come dare forma...





