Storia d’Italia in tre scandali e una legge

 

Alle volte sembra che il tempo, in Italia, sia scandito dagli scandali. Come le decisioni, soprattutto quelle collettive. Come quella, presa dal nostro Parlamento in quei bei tempi dalla politica intonsa che provocano tanta nostalgia in alcuni, di fornire finanziamenti pubblici ai partiti. Cronologia sintetica della legge:

 

Scandalo Trabucchi (dal 1965). Due fatti: prima il senatore Giuseppe Trabucchi, della Democrazia Cristiana, facilita il monopolio del mercato delle banane da parte del grossista Assobanane. Poi, la stessa operazione viene ripetuta, negli anni seguenti, sul mercato del tabacco. Questa seconda vicenda, in particolare, viene ricondotta al finanziamento del proprio partito. In scia, nel 1974, viene approvata la prima legge italiana sul finanziamento pubblico ai partiti.

 

Scandalo Caltagirone (1980). Dopo un tentativo, fallito, di abolizione della legge tramite referendum (1978), si cerca di raddoppiare l'entità dei finanziamenti. Proposta messa da parte con l'emersione di irregolarità nei bilanci dell'istituto di credito Italcasse, coinvolto nell'erogazione di fondi neri ai partiti politici. Nel 1981, però, l'indignazione affievolita permette di introdurre alcune modifiche: i finanziamenti vengono raddoppiati, ma i bilanci resi contemporaneamente pubblici. 

 

Scandalo Tangentopoli (1993). Un referendum indetto dai Radicali abroga la legge, ottenendo un solenne 90,3 % a favore. Resta, però, la legge sui rimborsi elettorali, che nel dicembre dello stesso anno arrivano, attraverso una modifica della norma, all' ipertrofico corrispondente di 47 milioni di euro.

 

L'atmosfera di generico scandalo che pervade la vita politica negli ultimi anni si accompagna all'introduzione del 4 per mille destinabile ai partiti (dal riscontro effettivo minimo). Segue, applicata dalle elezioni del 2001, la legge che prevede il finanziamento completo delle attività elettorali, fino alla fine reale della legislatura. Dal 2006, si abbassa il quorum per ricevere finanziamenti (dal 4% all'1%) e viene introdotta la durata di cinque anni, a prescindere dall'effettiva sopravvivenza del governo in carica. Quest'ultimo dettaglio, unito all'instabilità naturale della vita politica italiana, ha creato notevoli paradossi, come l'erogazione di finanziamenti a partiti di fatto inesistenti. Come stelle la cui luce arriva sulla Terra anche dopo la loro morte, Alleanza Nazionale, Forza Italia, DS, Margherita ed altri hanno ricevuto, negli ultimi anni, milioni di euro ingiustificati sul piano dell'attività elettorale. Soldi che, per la maggior parte, sono andati ai loro eredi spirituali. Ma è difficile seguirne le tracce.

 

Il paesaggio irritante emerso da questa breve storia è solo un lato della questione. Messa da parte la comprensibile indignazione, può essere utile gettare un occhio oltre il confine. Molti Stati europei prevedono finanziamenti pubblici, e per un motivo molto semplice: è giusto che tutti i partiti, anche quelli che rappresentano degli elettori meno abbienti, abbiano la possibilità di finanziarsi. E' la democrazia. Persino la Commissione contro la corruzione dell Nazioni Unite lo considera un efficace mezzo di prevenzione.

 

I rischi, di cui in Italia abbiamo un soddisfacente repertorio, vengono attenuati con secche leggi sulla trasparenza dei bilanci, e una sana moderazione nelle cifre, che nel nostro Paese sono decisamente sproprorzionate. Oltre, naturalmente, all'arginamento di fenomeni di speculazione. 

 

 

 


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Scritto giovedì 9 febbraio 2012 | Da elena falco | Categorie: NEWS, Politica

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