Diritti o privilegi d’autore?


Dal 1999, anno di nascita di Napster, ad oggi si discute su come regolamentare la diffusione dei materiali coperti da diritto d'autore. Attori del dibattito sono da un lato gli artisti, le etichette discografiche e le major del cinema, che propongono leggi fortemente restrittive per tutelare gli incassi derivanti dalle loro opere, dall'altro gli utenti, che propongono di riformare concettualmente le leggi relative al copyright, adeguandole alla progressiva smaterializzazione dei supporti audio e video. Nelle ultime settimane il dibattito si è surriscaldato a causa di due proposte di legge: il Stop Online Piracy Act (SOPA) e l'emendamento Fava alla legge Comunitaria, bocciato ieri in Parlamento.

Scioperi digitali, FBI e pirati

La SOPA è stata criticata a tal punto che moltissimi siti (tra questi Wikipedia), hanno deciso il 18 gennaio di abbassare le loroserrandedigitali per dodici ore. Se il testo presentato dal deputato Lamar Smith venisse approvato, sarebbero perseguibili anche i siti cui server risiedono al di fuori degli Stati Uniti, inoltre i provider che ospitano siti che pubblicano materiale protetto sarebbero obbligati ad oscurarli, anziché rimuovere soltanto il contenuto specifico. Nel caso decidessero di non farlo sarebbero penalmente corresponsabili. Se, ad esempio, i Metallica denunciassero una violazione del copyright, da parte di un sito che ha sede in Nuova Zelanda, il Dipartimento di Stato americano potrebbe agire contro il sito e al contempo ordinare a Google di eliminarlo dai risultati delle sue ricerche. Se Google si rifiutasse sarebbe passibile di denuncia. Il SOPA rappresenterebbe un inasprimento del già controverso Digital Millenium Copyright Act, che non permette di perseguire legalmente siti ospitati in territorio non americano e non obbliga il provider a oscurarli interamente.

Se fosse stato approvato l'emendamento Fava, avrebbe permesso ai titolari di diritti d'autore di ottenere la rimozione dal web delle loro opere, con una semplice e arbitraria segnalazione al provider e senza passare dal giudice. Il provider in questione avrebbe dovuto cancellare il materiale protetto, per evitare di essere anch'esso imputato.

Nello stesso periodo, un giorno dopo la serrata digitale, il FBI ha arrestato il fondatore di Megaupload, KimSchmitz, e oscurato il sito, tra i più famosi cyberlocker in giro per la rete. L'arresto ha scatenato la dura reazione degli hacker di Anonymous, che hanno reso temporaneamente inaccessibili i siti del Dipartimento di Giustizia USA e i siti delle principali major della musica e del cinema.

Oltre il copyright?

È difficile in un articolo riassumere tutti i nodi tematici legati a questi ultimi fatti. Si intersecano tra loro problemi giuridici, economici e filosofici, che andrebbero studiati attentamente, per evitare di formulare giudizi superficiali. È necessario riformulare concettualmente e giuridicamente il tema del diritto d'autore, perché se da una parte appare anacronistico il tentativo di alcuni governi e delle industrie dello spettacolo, di limitare in modo così drastico lo scambio di dati sul web, per mantenere privilegi economici, d'altra parte vendicare con una rappresaglia un uomo che ha sfruttato illegalmente gli attuali vuoti normativi, è anch'essa un'azione ingiustificata. Quale diritto si vuole sostenere? Film e musica gratis per tutti? Il mondo dello spettacolo crollerebbe domani.

Bisogna ripensare il modello economico, trovando un punto di equilibrio tra le posizioni che si sono polarizzate, scommettendo magari su teorie e strumenti emergenti: le licenze in CreativeCommons, lo streaminglegale, senza dimenticarsi però che, in tempi di crisi, i dati dim ercato pubblicati dalla Federazione Industria Musicale Italiana sono più che mai rosei...


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Scritto giovedì 2 febbraio 2012 | Da strano | Categorie: NEWS, PerformingMedia

Un commento
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  1. http://www.narcomafie.it/2012/02/01/megaupload-il-sito-dei-film-scaricabili-era-crimine-organizzato/

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