Le pensioni dei parlamentari in tempo di crisi

Durante questo periodo di crisi, il tema delle pensioni è un argomento spesso citato e menzionato: secondo le statistiche, ogni anno, gli italiani guadagnano un trimestre di vita in più. Si vive più a lungo e, quindi, rivedere il sistema pensionistico è - secondo alcuni - fondamentale per aiutare le finanze dello Stato.

A questo proposito, il Governo Monti ha deciso che i lavoratori pubblici e privati, nella maggior parte dei casi, andranno in pensione- forse –a 65 anni. Ciò ha destato polemiche e proteste, in particolar modo da parte delle organizzazioni sindacali. Tra le varie motivazioni che gridano all’ingiustizia, vi è anche quella che riguarda le pensioni dei parlamentari. Riconoscendone l’importanza, il neo Primo Ministro Monti non ha fatto attendere la sua risposta: è stato, infatti, deciso che, dal 2012, anche i parlamentari perderanno i loro benefici riguardo ai vitalizi di cui hanno finora goduto.

Dal 1° gennaio del prossimo anno, per loro sarà previsto il sistema contributivo, ovvero verrà calcolata la loro pensione in base ai contributi versati e non più in base agli ultimi stipendi percepiti. Inoltre, per i deputati e i senatori che hanno esercitato il mandato per una sola legislatura saranno necessari 65 anni di età (60 per più di due legislature) per iniziare a percepire il vitalizio mensile. Il sistema ancora in corso, invece, prevedeva che, anche con l’esercizio di una sola legislatura, si potesse iniziare ad ottenere il vitalizio mensile a 50 anni, senza che vi fosse nessun legame tra la pensione e il reddito percepito.

Inoltre, se prima non era possibile rinunciare al vitalizio, grazie a una clausola fortemente voluta da Rosy Bindi, dal 2012 ciò sarà possibile: se l’ex deputato o senatore reputasse la pensione troppo generosa, può decidere di diminuirla.

Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, sarebbero almeno 200 gli ex parlamentari che dovrebbero aspettare rispetto a quanto previsto dalla legislazione vigente. Tra loro Giovanna Melandri, che compirà 50 anni a gennaio: avrebbe potuto ricevere la pensione già dal prossimo anno (avendo lavorato in Parlamento per cinque legislature), ma dovrà attendere altri 10 anni. La misura riguarda anche i parlamentari in carica, ma quanto maturato fino al 31 dicembre 2011 rimane intatto. Dal primo gennaio 2012, invece, anche per loro scatta il nuovo sistema: tanto che molti onorevoli sarebbero pronti a dimettersi per evitare la stretta sui loro vitalizi.

Altri, invece, in pensione ci sono già: Cicciolina ha compiuto 60 anni il 26 novembre, e dunque riceverà un vitalizio da 3mila euro lordi; Vittorio Sgarbi è andato in pensione a 55 anni e percepisce 8500 euro lordi; Claudio Martelli, ex della prima repubblica, incassa quasi novemila euro, e un assegno consistente viene percepito anche da Alfonso Pecoraro Scanio (in pensione dal 2008, alla tenera età di 49 anni), Giuseppe Gambale (in pensione dal 2006, quando aveva 42 anni, con un vitalizio da 8455 euro lordi al mese) e Willer Bordon: quest'ultimo, autore del libro "Perché sono uscito dalla Casta", incassa 6.507 euro lordi al mese.

In questo momento di crisi è doveroso chiedere anche ai più privilegiati dei sacrifici, se così possono essere definiti.

La domanda che, probabilmente non troverà mai risposta è perché l’Italia ha dovuto attendere l’orlo del baratro finanziario e un Governo tecnico per rendere tutti i cittadini uguali di fronte a un diritto fondamentale: la pensione.


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Scritto venerdì 30 dicembre 2011 | Da Claudia Chimento | Categorie: NEWS

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