(Cyber)censura 2010: premio netizen

di Toni Castellano
Reporter Sans Frontieres, organizzazione mondiale per la libertà di informazione, ha ideato con il supporto di Google, il “Premio Netizen”.
Il premio, neonato, è stato pensato per un utente Internet, blogger o cyber-dissidente, che abbia dato un notevole contributo alla difesa della libertà di espressione online: il cittadino anonimo della rete. La cerimonia di premiazione ha avuto luogo presso la sede di Parigi di Google Francia, la sera dell'11 Marzo, alla vigilia della giornata che RsF ha deciso di dedicare, a livello mondiale, alla lotta contro la cyber censura. L'intento dell'organizzazione è quello di mobilitare l’opinione pubblica per sostenere un Internet libero e accessibile a tutti e ricordare che, creando un nuovo spazio per lo scambio di idee e informazioni, la rete non può che diventare vettore di libertà “Internet -spiega RsF- rappresenta il crogiuolo in cui le società civili soffocate nascono e si sviluppano”.
Il primo “Premio Netizen” è stato appunto assegnato alle cyberfemministe iraniane del sito web Change for Equality ( versione inglese ). Consegnato dal giornalista francese Jean-Marie Colombani a Parvin Ardalan, giornalista, blogger e attivista per i diritti umani, una delle fondatrici del sito, che ha così commentato il premio: “Internet è stato di grandissimo aiuto nel difendere la libertà e la democrazia in Iran dopo la rielezione contestata del presidente Mahmoud Ahmadinejad lo scorso giugno. La maggior parte delle foto e dei video che abbiamo visto degli eventi in Iran sono stati inviati via Internet.”
Change for Equality esiste dal settembre 2006, ed è stato creato da un gruppo di circa 20 donne. L'obiettivo del sito era quello di promuovere una campagna per le modifiche alle leggi che discriminano le donne. Dopo un cammino di tre anni e mezzo, il sito è diventato una fonte autorevole di informazioni sui diritti delle donne in una società governata da fondamentalisti. Di contro, nello stesso tempo più di 50 attiviste del movimento sono state convocate, arrestate e incarcerate. A loro Parvin Ardalan ha dedicato il premio.
RsF aveva recentemente pubblicato il rapporto “Web 2.0 contro Censura 2.0” nel quale elencava i ”nemici di internet”: i peggiori paesi per quanto riguarda le limitazioni dell'accesso on-line. Se non stupisce nell'elenco la presenza di Iran e Cina, purtroppo lo fa quella di Italia, Francia, Gran Bretagna e Australia. Il rapporto mette in evidenza con semplicità che i governi sono sempre più interessati alla libertà di espressione on-line, e come dall'interesse sia semplice passare a misure concrete di limitazione.
L’accesso a Google e YouTube è attualmente bloccato in 25 paesi nel mondo. Dalla creazione di Internet circa 120 fra blogger, internauti e cyberdissidenti si trovano dietro alle sbarre per essersi espressi liberamente online. Più della metà di questi si trovano in Cina.
Le motivazioni addotte dai governi per attuare le limitazioni, il taglio o la censura totale variano dai legalissimi controlli contro la pedopornografia e contro il furto di proprietà intellettuali, allo scarso sviluppo delle infrastrutture o la loro fase di avanzamento, al blocco dei siti estremisti e istigatori di violenza. Il confine tra un giudizio oggettivo e uno interessato non è ancora tracciato visibilmente.




















